Grandart Modern & Contemporary Fine Art. Prima edizione alla ricerca di bellezza

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair. Basta il suo nome a intitolare questo articolo, che vuole semplicemente introdurvi alla primissima edizione aperta al pubblico ieri 10 novembre, in corso fino a domani sera. Ad invitarvi a partecipare saranno le immagini della gallery di Sofia Obracaj, più delle parole.

Siamo in pieno centro a Milano nell’area di Porta Nuova, dove lo sconvolgimento architettonico della zona ha portato anche questa occasione espositiva nuova con The Mall. Qui inizia nel 2017 l’avventura di Grandart, promossa da Ente Fiera Promoberg e Media Consulter

La novità di Grandart sta nella sua vocazione, per noi avvertibile fin dai primi passi. Si vuole dedicare attenzione a pittura e scultura, con qualche esempio nelle arti applicate, vicine alla storia dell’arte e alla poetica dei materiali, ma sopra ogni cosa che mostrino la tecnica, la disciplina che forma in sostanza l’opera e il suo valore.

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Galleria Salamon con Gianluca Corona

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Galleria Salamon con Gianluca Corona, ph. Sofia Obracaj

Il comitato scientifico è composto da critici giornalisti e galleristi, promotori del bisogno di riunire in città e per la città, da offrire anche al turista culturale a Milano, una concentrazione di eccellenze della bellezza d’Italia. Parliamo di Bianca Cerrina Feroni, giornalista e critico, Martina Mazzotta, curatrice, Angelo Crespi, giornalista e critico, Lorenza Salamon, gallerista, Federico Rui, gallerista, Stefano Zuffi, storico dell’arte.

A Grandart si è cercato di ricomporre l’universo artistico del “saper fare” e la ricerca della Bellezza, come è giusto che si torni a scoprire e a farne parlare. Per noi è stato avvertibile soprattutto in pittura, dove accanto a grandissimi nomi di storicizzati, Mario Sironi solo per fare un esempio, abbiamo trovato i nuovi protagonisti, Roberto Ferri, Silvio Porzionato e Alex Folla per citarne solo tre. In alcuni casi la fiera ha rappresentato un prolungamento di visibilità rispetto alla galleria, e un ampliamento di pubblico, ad esempio chi non è riuscito a vedere l’opera Horror Vacui del duo artistico Santissimi faccia un salto a Grandart.

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Silvio Porzionato

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Silvio Porzionato. ph. Sofia Obracaj

L’omaggio a Gianfranco Ferroni è un’iniziativa voluta dal comitato scientifico, per mettere in evidenza 15 opere del maestro della figurazione italiana della seconda metà del Novecento, esponente del Realismo Esistenziale.

Sono previsti anche incontri editoriali. Dopo aver ospitato ieri il direttore editoriale di Exibart Cesare Biasini Selvaggi, stasera alle 17 il direttore artistico di Grandart Angelo Crespi introdurrà il dialogo tra Alessandra Redaelli e Bianca Cerrina Feroni sul libro Keep Calm e impara a capire l’arte(Newton Compton Editori). Domani sempre alle 17 il tema sarà la pubblicazione Arturo Martini. La vita in figure (Johan & Levi Edizioni), sul quale interverranno Elena Pontiggia e Martina Mazzotta.

Grandart

Grandart Modern Art Fair- galleria Liquid Art Sistem, ph. Sofia Obracaj

Tra i numerosi galleristi le due anime ideatrici per questa fiera sono stati Federico Rui e Lorenza Salamon delle omonime gallerie. Rui con Federico Rui Arte Contemporanea presta notevole attenzione alla pittura sin dall’inizio del XXIesimo secolo, e ha voluto creare una possibilità in più per quanti come lui vogliano dare voce alla fetta di mercato riferita alla figurazione, in quanto parte della nostra essenza italiana. Gli artisti italiani sono apprezzati all’estero ma noi portiamo fuori dai confini poco, non ci valorizziamo per quello che siamo, grandi pittori e disegnatori di pennello e matita, impugnati fino a far male per materializzare l’idea. Lorenza Salamon dirige la galleria Salamon & C. dalle scelte coerenti e consapevoli, verso l’evidenza della perizia tecnica come dato saliente della sua selezione. Due anni fa Rui si è confrontato soprattutto con lei per la futura nascita di Grandarte, che ha avuto una gestazione di due anni.

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair. Manuel Felisi

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair. Manuel Felisi con Fabbrica Eos, ph. Sofia Obracaj

 

Mancava una fiera così alla Milano che secondo le parole di Crespi “ha visto nascere e affermarsi alcuni importantissimi movimenti artistici, come lo Spazialismo di Lucio Fontana, l’arte cinetica, l’arte nucleare, il Realismo esistenziale e altri ancora, ma anche vent’anni di distanza da quell’Officina milanese che aveva nella figurazione la sua cifra espressiva più caratteristica”.

Michela Ongaretti

GRANDART. MODERN & CONTEMPORARY FINE ART FAIR a Milano, The Mall (piazza Lina Bo Bardi)

10 – 12 novembre 2017 dalle 11.00 alle 20.00

L’ingresso costa € 10,00

Gratuito per bambini fino ai 10 anni

Ecco il nostro report video di Sofia Obracaj

 

 

Grandart glia rtsiti Manzoni e Ferri

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Giovanni Manzoni, Roberto Ferri e Franco Senesi di Liquid Art System

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair . Horror Vacui di Santissimi

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair . Horror Vacui di Santissimi, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair , Liquid Art System. Ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Silvia Rastelli con Wikiarte, Ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, l’allestimento della galleria Punto sull’Arte con i dipinti di Claudia Giraudo e Jernej Forbici, scultura di Annalù, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair , galleria Salamon & C

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair , Galleria Salamon & C., ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Elisa Anfuso

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Elisa Anfuso, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Alfio Giurato

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Alfio Giurato, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Fedeico Rui Arte Contemporanea

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Fedeico Rui Arte Contemporanea, ph. Sofia Obracaj

Grandart, Pao

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Pao. Ph. Sofia Obracaj

Galliani

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, un dipinto di Omar Galliani, ph. Sofia Obracaj

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Matteo Pugliese

Grandart Modern & Contemporary Fine Art Fair, Matteo Pugliese. Ph. Sofia Obracaj

Geometria incongrua di Monica Mazzone. Galleria Giuseppe pero a Milano

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero

Geometria in mostra con 906090, titolo emblematico di ciò che potrete osservare fino al 10 novembre presso la Galleria Giuseppe Pero.

Più una “tripersonale” che una collettiva, con le artiste Monica Mazzone, Victoria Stoian e Viviana Valla. Quel che è certo l’esposizione è concepita con una linea curatoriale precisa da Nicoletta Castellaneta e Giuseppe Pero pensando all’universo femminile rappresentato dai numeri 906090, le misure ideali di un corpo perfetto, secondo le convenzioni.

 

Geometria di 906090. Tra pittura e scultura con Monica Mazzone in mostra alla galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero. Monica Mazzone, courtesy Galleria Pero

 

L’approccio a questo “emblema” della femminilità è logicamente smentito dal modus operandi delle tre protagoniste che della misura, con i centimetri, si confrontano non su loro stesse ma sulla tela. Il celeberrimo 906090 non è più valido come canone uniformante, anche se nell’immaginario rimane un’idea evocativa di fascino, ma lo studio delle proporzioni rientra nella ricerca alla base delle opere esposte, insieme all’indagine sul calcolo matematico e il rigore nella composizione, ironicamente qualità che tradizionalmente vengono associate alla mente maschile. Razionale opposto ad emotivo, istintuale secondo uno stereotipo ancora vivo nell’arte contemporanea, qui viene dimostrata l’infondatezza dell’assunto.

 

Geometria di 906090. Viviana Valla in mostra presso la galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero. Viviana Valla, courtesy Galleria Pero

 

Tripersonale perché ciascuna delle tre artiste ha un’area dedicata ad un’opera che ben rappresenti i criteri del personale processo creativo, quasi una stanza tutta per sé di woolfiana memoria ( che per chi non ricordasse fu una specie di manifesto femminista sull’importanza di uno “spazio” di lavoro indipendente). Gli ambienti della galleria stessa, nell’allestimento del percorso espositivo, sembra che abbiano preso in considerazione questa geometria: entrando sulla sinistra troviamo un lavoro di Viviana Valla con il movimento dato dalla differente texture di materiali su forme geometriche, sulla parete in fondo di destra scopriamo Victoria Stoian solo apparentemente disordinato dai molti elementi che compongono il dipinto, mentre esplorando la terza rientranza tra le pareti, quasi una vera e propria stanza, c’è un’opera site specific di Monica Mazzone. Nella grande sala terminale invece abbiamo l’opportunità di vedere tutte insieme le tre ricerche, di poterle confrontare nel loro dialogo visivo, di uscire con un’impressione corale di una poetica della proporzione di 906090.

 

Geometria di 906090. Codri Earthquake 9'' di Victoria Stoian in mostra presso la galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero, Victoria Stoian, Codri Earthquake 9”, 2016

 

Sarà una nostra convinzione, non che all’artista sia data da Giuseppe Pero maggiore importanza rispetto alle altre, ma ci pare che l’opera nella stanza di Monica Mazzone sia emblematico del concetto di mostra, come anche la sua ricerca in generale vi si avvicini. Vediamo quella che si presenta come la proiezione ortogonale della pianta di quest’area della galleria, proiezioni che sono tipiche del percorso di Mazzone, dove però il colore contraddice un rigore assoluto, nell’illusione del volume introduce un elemento destabilizzante, all’interno di quella convenzione visiva che vorrebbe esemplificare un perimetro nella sua fredda geometria.

 

Geometria di 906090. Monica Mazzone in mostra presso la galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero. Opera di Monica Mazzone

 

Tutti i suoi lavori, lo si nota anche nell’ultima sala, sono dedicati ad una geometria cristallina nella quale si può individuare un pezzo mancante, un elemento eversivo per l’intera composizione, che mette in discussione senza scoperchiare questa perfezione matematica: è come l’artista stessa dichiara “la carica emotiva” della geometria, che è sempre comunque un prodotto dell’essere umano, del suo tentativo di costruire un’idea. Ma si riferisce nello specifico anche ai paradossi che sono parte della regola matematica, le sue dicotomie per cui “il fatto che un’affermazione possa essere vera e falsa contemporaneamente”. Possiamo dire che i suoi lavori cercano di spiegare l’impossibilità di esprimere la perfezione, come la formula 96090 ha cercato di definire quella del corpo.

 

Geometria di 906090. In mostra presso la galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero. Vista della sala principale

 

Durante la nostra visita abbiamo modo di parlare con Giuseppe Pero che ci ha invitato ad avvicinarci e poi distoglierci dalla superficie delle opere d’arte, per scoprire come sempre il materiale in un certo senso sovverta il rigore della composizione attraverso la geometria, come siano due mondi dello stesso universo. Lo sperimentiamo con l’opera di Viviana Valla dove il  “silenzio delle forme” è accompagnato dal dinamismo di colori e materiali come se fossero vivi e tattili, con grane e spessori differenziati, dalle geometrie a momenti morbide e quasi in rilievo, talvolta lucide o trasparenti. Sotto la forma o l’idea vive un organismo pulsante.

 

Geometria in un particolare di un dipinto di Viviana Valla

La geometria è donna. Particolare di un’opera di Viviana Valla

 

Per Victoria Stoian al contrario il dinamismo è del tutto esplicitato: dalle campiture cromatiche, nella composizione piena con elementi che emergono quasi figurativi e che rivelano lo studio dell’arte contemporanea, nella reminiscenza di particolari della pittura di Dubuffet. Insomma una pulsione dionisiaca pare fondere le parti costruite mediante il colore, ma è allontanandoci di almeno qualche metro che scopriamo queste forme bloccate nel loro lambirsi, irregimentate da una struttura chiara di equilibrio compositivo.   

 

Geometria di 906090. Un dipinto di Victoria Stoian in mostra presso la galleria Giuseppe Pero

La geometria è donna. 906090 alla galleria Giuseppe Pero, particolare di un dipinto di Victoria Stoian

 

In definitiva possiamo dire che la geometria di 906090 parla con rigore e logica razionale dell’anelito ad una perfezione di soggetti pensanti in carne ed ossa, l’essere umano, dentro la più grande contraddizione che è la vita, spiegabile scientificamente solo in parte.

Michela Ongaretti

 

Galleria Giuseppe Pero

via Luigi Porro Lambertenghi, 3-Milano – Italia

dal lunedì al venerdì 14.00-18.30

Sabato su appuntamento

 

Paesaggio nella nebbia con velature. Intervista di Artscore a Jorge Cavelier

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier in mostra alla galleria Ma-Ec

Paesaggio. L’incontro con quello di Jorge Cavelier è un’esperienza immersiva nella pittura pura, quella che attraverso il colore ti fa varcare una soglia percettiva, in virtù e attraverso la maestria disciplinare di cui spesso sentiamo la mancanza nei nostri contemporanei. Artscore ha incontrato il protagonista della mostra personale Le forme del Tempo, presente alla galleria MA EC fino al 4 novembre.

 

Luce rosa sul paesaggio tropicale di Cavelier

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Luce rosa nella foresta. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Una giungla brulicante e umida, la preziosa tradizione della velatura in una lenta sospensione zen, un forte legame con l’Italia e la sua storia dell’arte per un artista colombiano diplomato all’Accademia di Firenze. Tutto questo è il nucleo delle diversissime componenti culturali che ci avvolgono nell’universo pittorico di Cavelier, e che lo rendono un artista contemporaneo a tutti gli effetti.

 

Una visitatrice osserva un paesaggio dipinto di Jorge Cavelier

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Una visitatrice osserva a lungo in trittico. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Il motto che racchiude la sua poetica è Peace is Inside, esattamente l’impressione che si ha di fronte alle sue opere anche se questa pace si intuisce essere un concetto dinamico. L’armonia respirata nei paesaggi è contemplata nella composizione della nebbia umida che cala dall’alto sulle fronde degli alberi, che terminano eludendo dallo sguardo il terreno, e che suggerisce sensorialmente il microcosmo di piccoli esseri brulicanti della giungla. Possono essere definiti paesaggi ideali se si pensa che sono la risultante di molti luoghi visitati realmente, descritti come luoghi senza tempo, ovvero in un tempo eternamente presente nel suo mutare: per lui è prendere l’anima del bosco per riplasmarla sulla tavola, come un ritratto restituisce l’anima della persona.

 

Paesaggio nella nebbia con velature. Intervista di Artscore a Jorge Cavelier

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Di fronte alla sua giungla. Ph Sofia Obracaj

 

L’osservatore si dovrebbe porre di fronte a questa visione mentale senza prevenzione e senza fretta, il paesaggio va “ascoltato” progressivamente silenziando rumori e pensieri per farci avvicinare alla nostra interiorità, facendo penetrare nell’animo la calma della Natura. Cavelier dichiara : “L’emozione che si sente per prima è molto più importante di quelle che arrivano dopo. E’ vero che ci sono molti elementi nei miei dipinti ma in fondo solo uno è quello che conta, aspiro a materializzare quel pensiero astratto dell’essere di fronte a un paesaggio senza pensieri, quando noi guardiamo senza pensare a nulla, e quando non pensiamo niente ci turba, siamo in pace.”

 

Passeggiando nel paesaggio da MaEc

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Visita alla mostra. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Stiamo entrando nel territorio della filosofia buddista e zen, da Ma Ec dove spesso si respira aria creativa orientale l’artista ci conferma di essere sempre stato molto affascinato dal pensiero per cui “esiste solo l’infinita chiarezza della mente”, in particolare quella ricerca dell’essere “in un punto in cui niente perturba dove non c’è bisogno di non avere paura in nessun senso, e non avere paura indica anche non fare paura agli altri”, dove l’immersione nella natura culla questo pensiero.

 

Paesaggio di Jorge Cavelier. Scultura

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Una scultura con minerale fossile. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

L’artista si collega anche all’idea portante dei labirinti, presenti in tutte le culture del mondo, in Europa sui pavimenti delle cattedrali medievali; considerato “un luogo disegnato dall’uomo per perdere un pò il senso del tempo e dello spazio, il senso di sé stessi. Quando si termina questo percorso e si arriva in centro, lì c’è il vuoto, non c’è alcuna preoccupazione, siamo noi nella nostra essenza, da non temere, il vuoto è la pace completa. Per i monaci che lo percorrevano pregando era un momento sacro della mente”, connessa al Divino.

Anche una sua opera si chiama Labirinto. Realizzata intagliando su una lastra circolare di ottone il profilo degli stessi alberi dei boschi dipinti, suggerisce un percorso visivo nell’osservazione del paesaggio infinito nel suo girare e capovolgersi intorno ad un centro vuoto, infinito con la moltiplicazione dei suoi elementi riflessi sul basamento.

 

Peishuo Yang, direttrice della galleria MaEC di Milano con l'artista Jorge Cavelier

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. La gallerista Peishuo Yang con l’artista. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

L’utilizzo di un suo “repertorio iconografico” applicato ad una forma diversa dal quadro fa ancora meglio comprendere la natura ideale delle foreste di Cavelier: quei luoghi potrebbero essere ovunque in una regione tropicale, non potrebbero essere espressi in un’altro modo dalla mano e della mente del pittore con tutte le componenti culturali descritte e senza il ricordo dei luoghi in cui ha vissuto per davvero o con la mente, ma intende presentarsi come “ il più universale possibile”, esiste come esempio di tutto ciò che rappresenta e simboleggia  il paesaggio per l’uomo.

L’utilità dell’arte, non solo quella visiva, può vivere nella possibilità di essere un canale attraverso cui l’uomo possa raggiungere un livello di spiritualità più alto. La pittura “come la musica e la danza sono tutte espressioni di una necessità che abbiamo, di esprimerci e riconnetterci agli altri e all’assoluto”.

 

Paesaggio di isole in mostra a Milano

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Isole. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Quello che noi vediamo sulle tele di Cavelier è un ritmo universale costante e lento che ipnotizza lo spettatore e che nel momento in cui osserva unifica tutte le esperienze che ha vissuto, rilasciando energia e aprendo un varco verso un’altra dimensione, più intima.

Quando un dipinto ci immaginare in maniera sensoriale la nebbia carica di umidità scendere verso il basso, per incontrarsi con la moltitudine vivida e brulicante che possiamo solo intuire, “in fondo non vediamo altro che la vita che si schiude”, l’incontro tra cielo e terra “come un’apparizione divina nella pioggia che la feconda. Una storia d’amore”. E’ la foresta figlia della natura originaria “una sorta di personaggio del quale ci si può anche innamorare”, un personaggio carismatico.

 

Particolare di un paesaggio scultoreo con minerale da MaEc

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Particolare di una scultura. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

L’importanza dello studio di una tecnica è fondamentale per un pittore anche nel ventunesimo secolo perché secondo Cavelier è qualcosa che permette di esprimere un’immagine interiore più facilmente, senza che esso sia fine a sé stesso, o seguito rigidamente. La pittura è soprattutto “fatta di tecnica, la stessa che ti permette ad un certo punto di lasciarla per trovare la tua strada”; lo stile personale è formato sia dai soggetti o scelte di contenuto, ma anche dalla forma imprescindibile da una perizia disciplinare, quella che identifica, “una tecnica è come un fiume sotterraneo alle tue scelte”. Nel suo caso l’antica pratica della pittura a velature è anche frutto degli anni di studio accademico in Italia e si è nel tempo accordata all’elaborazione di un universo figurativo preciso: in ogni dipinto si costruisce direttamente sulla tela una sinfonia accordata ad ogni passaggio (la velatura sulla tela differisce dalla miscela creata sulla tavolozza), per cui inizia un dialogo graduale tra i singoli elementi, uno strato alla volta si comprendera’ in che modo verranno diversamente investiti dalla luce.

 

Un paesaggio con dominate arancione in mostra da MaEc

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Un dipinto al crepuscolo. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Il paesaggio è sempre stato di primario interesse, fin dalle prime vedute dall’alto della città di Firenze. Da Fiesole dove Cavelier visse per un anno realizzò moltissimi acquerelli, facendo entrare nella propria poetica la differenza infinita di un unico soggetto, a seconda dell’ora del giorno e delle condizioni atmosferiche. Come nell’opera di Giorgio Morandi che per tutta la vita si dedicò a quelle stesse bottiglie, ogni volta in maniera diversa, e le cui incisioni Cavelier vide alla fine degli anni settanta proprio in mostra a Firenze. Morandi è la risposta alla domanda su quale incontro artistico lo avesse influenzato in maniera indelebile. Per “quello che vedevo e vedo tuttora in lui è una specie di silenzio, anche per i suoi paesaggi dall’alto, pensanti. Si capiva che tornava a lavorarli a più riprese”.

 

Il paesaggio negli acquerelli nella mostra Forme del Tempo

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Acquerelli in galleria. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Al termine dell’intervista vorremmo sapere se l’ultima produzione di sculture, dal 2007, nascono dal bisogno di materializzare concetti che la disciplina pittorica non avrebbe saputo esprimere. Scopriamo che per l’artista è cresciuta la necessità di fare avvicinare l’osservatore in maniera più attiva, con la scultura “si approfondisce quindi la ricerca tematica dello spazio, per permettere di andare attorno e dietro all’immagine”. Come accade per le cortine dipinte davanti alle quali parliamo, si può entrare nell’opera e vivere il paesaggio dall’interno, sentire anche nel nostro movimento “un respiro della Natura, perché l’esperienza del bosco è totalmente immersiva, per conoscerlo bisogna attraversarlo”. Inoltre “ la scultura mi permette di lasciare agire a sè la luce; a seconda della sua incidenza si possono vedere su queste lastre curvate dei colori diversi. Al centro però non c’è più il vuoto ma un minerale fossile, che ha attraversato milioni di anni trasformandosi in pietra dal legno originario. E’ qualcosa che oltre la cognizione umana del Tempo, perciò “il paesaggio che lo circonda è un canto del bosco per rendere omaggio a quello che fu ma che ancora è”.

 

Paesaggio su seta da attraversare, in mostra a Milano

Paesaggio e pittura zen. Intervista a Jorge Cavelier. Opera su seta. Ph Sofia Obracaj, courtesy MaEc

 

Nei dipinti siamo noi subordinati alla Natura quale nostra guida, nella scultura la Natura si fa guidare dal Tempo, orbita intorno ad esso. Nella ricerca di Cavelier il discorso del rapporto con la Natura si approfondisce, ora dialoga con l’Assoluto.

Michela Ongaretti

Video di Sofia Obracaj

 

Jorge Cavelier, Le Forme del Tempo

Galleria MaEc fino al 4 novembre

da martedì a venerdì 10:00 – 13:00, 15:00 – 19:00

sabato 15:00 – 19:00

 

 

Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura di sperimentazione. Alis/Fiol sono Eud alla Fondazione Pomodoro

Scultura. Come aspettavamo e speravamo sotto il suo segno è stata la nostra prima visita alla nuova sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro in via Vigevano, e noi l’abbiamo visitata per la prima volta in occasione della mostra Eud, prima personale a Milano del duo Allis/Fiol, formato da Davide Gennarino e Andrea Respino.

Eud come due letto al contrario, due come gli autori che lavorano come uno solo nella ricerca di un esito contemporaneo alla scultura figurativa, due come le opere al centro della sala risultanti da analisi e confronto del linguaggio di due giganti della storia dell’arte.

 

Scultura come fantascienza nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Deformazione della figura, ph. Sofia Obracaj

 

Consigliamo la visita possibile fino al 27 ottobre, proprio per la prova sperimentale degli artisti nell’ambito della scultura. L’abbiamo trovata Interessante per la rilettura disciplinare e tematica, che unita all’allestimento site specific si configura come un’installazione immersiva.

Bastano infatti dieci minuti all’interno della sala riempita di nebbia per trovarsi in un ambiente che dapprima ci disorienta e poi ci fa concentrare sulle figure che possiamo individuare dopo pochi secondi, come se attraverso una diminuzione percettiva e sensoriale la scultura in quanto unico elemento concreto e materiale ci possa avvicinare ad una realtà nuova e artificiale, che va accettata nella sua contraddizione di realtà soggettiva e fisica nello stesso tempo.

 

Sculture e Visitatori nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Visitatori durante il vernissage, ph. Sofia Obracaj

 

Attraverso questo semplice e suggestivo “effetto speciale” quasi da film horror l’attenzione è focalizzata sulla tecnica, su quello che viene definito un lavoro di scultura e soprattutto sulla scultura, un’indagine sulla storia dei suoi generi e delle sue tecniche tradizionali, come avviene in tutta la ricerca di Allis/Fiol attivi come duo dal 2007. Il riferimento preciso è in questa sede il busto commemorativo della scultura accademica ottocentesca, pur nella sua deformazione.

 

Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro. Alis Fiol sono Eud. Un altro ritratto di Rodin, disegno di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ riconoscibile il modello di Medardo Rosso e Rodin nella resa dei ritratti barbuti delle due sculture, costrette ad essere unite e incastonate in quest’opera come per la legge del contrappasso dei due artisti storicamente “rivali” in un girone dantesco. Il linguaggio disciplinare però esaspera il superamento di una logica oggettiva come quella di Rodin concepito da Rosso, innestando altre figure alla struttura verticale che le sorregge e le ingloba, come in una lapide che confonde l’immagine dei commemorati, tra la molteplicità dei soggetti e la materia volutamente informe e adescrittiva della base. E’ insomma un descrivere e un cancellare, rivelare e celare, tutta la dinamica di visita a questo spazio, nell’avvicinarsi fisicamente all’opera per scoprire particolari e a questo punto non afferrare la logica volumetrica dell’insieme.

 

Scultura e doppio ritratto nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Rodin e Medardo Rosso nel 2017, ph. Sofia Obracaj

 

Anche nelle opere precedenti del duo artistico l’evocazione di un immaginario contemporaneo avviene attraverso la rilettura di tecniche e generi della tradizione, o la sua paradossale negazione. Ad esempio nel ciclo “ Fusione a neve persa” del 2008-2010, dove la cera da fonderia fu gettata in uno stampo di neve pressata, trasformando la cera persa, quella che solitamente si elimina nello stampo per creare un pezzo unico, in materiale restante, definitivo rispetto alla neve destinata a sciogliersi. Ancora l’inversione concettuale e pratica del “non finito” michelangiolesco in “non finibile” viene esplorata nel 2014 con l’opera “Fratelli”: due teste grottesche che resteranno per sempre presenti in senso precario e reversibile grazie al suo materiale di modellazione, il grasso industriale.

 

Sculture nel paesaggio nebbioso. Uno scatto ad Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud.  Uno scatto nella nebbia, ph. Sofia Obracaj

 

L’esposizione di Alis /Fiol è la quinta della serie delle Project Room, la terza nel 2017 con il progetto scientifico di Simone Menegoi. l’intero progetto della Fondazione Pomodoro nasce per mettere a disposizione di artisti under 40 le sue competenze e i suoi spazi al fine di promuovere i progetti sperimentali, ma anche per avvicinare l’arte contemporanea al pubblico dei giovanissimi, attraverso una serie di attività didattiche ideate e curate dal suo Dipartimento Educativo.

Michela Ongaretti

 

ALIS/FILLIOL. eud

PROJECT ROOM #5

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Via Vigevano 9 . 

Fino al 27 ottobre 2017 dal martedì al venerdì, 11:00-13:00, 14:00- 19:00

 

Due figure. Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol sono Eud. Due volti noti

Particolare di un dipinto in mostra alla galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella alla Galleria Rubin. Landness

Presso la galleria Rubin in via Santa Marta è in corso la mostra Landness di Maurizio L’Altrella. Assolutamente da visitare prima della chiusura del 9 giugno, per l’alta qualità dei dipinti ad olio di un artista che attraverso il colore restituisce materialmente un’atmosfera atemporale ed eterea, portatrice di una bellezza solenne.  Accompagna l’esposizione un testo critico di Emanuele Beluffi, illuminante dell’universo immaginifico della pittura a cui si riferisce.

 

Landness. Un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin, Second interaction between rabbit jack, snake plissken and the primal garden, 2016

 

Non sono per numerosissimi i lavori nelle due sale della galleria, e questo garantisce una fruizione lenta, come è giusto che sia, del valore pittorico, del rapimento materico e dello stimolo al pensiero nell’osservatore. Sono dipinti degli ultimi anni, scelti insieme ai galleristi per creare un’antologia dell’ultima tappa stilistica di una ricerca in continua evoluzione. Emergono due risultati della ricerca personale dell’artista, due elementi fondanti: la scelta di rappresentare quasi sempre animali e l’uso maturo e consapevole del colore, entrambi dedicati a formare un universo squisitamente esoterico.

La prima volta ho visto i dipinti di Maurizio L’Altrella in foto. Ero colpita da come la luce continuasse a riverberarsi attraverso la composizione fluida del colore, anche se non lo stavo guardando dal vivo. Quando ho osservato davvero e da vicino quella superficie l’effetto vivido del colore ad olio confermava la prima impressione mediata dalla stampa fotografica, che riusciva comunque a identificare bene l’impronta di uno stile unico e molto personale della pennellata.

Il dato saliente più eclatante nel lavoro di questo artista riguarda proprio il colore, prima di tutto. Prima di ogni giudizio od osservazione sui soggetti, sul loro mondo descritto lasciando misteriose le loro azioni, esiste la materia di cui è fatto il pittore.

 

Landness. Il grande dipinto Golden calf di Maurizio L'Altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Landness. Il grande dipinto nell’ultima sala, Golden calf, 2016

 

Potrebbe anche non esistere un disegno preparatorio tanto la potenza del colore riesce a costruire un senso e a creare un’immagine carnalmente presente, per quanto l’esistenza dei personaggi, figure umane e animali, si affacciano alla mente da un immaginario onirico vibrante, concreto ed irreale nello stesso tempo, per come essi nell’attimo in cui si presentano vividi si sfaldano e tendono a cancellarsi nel loro palesarsi. Pare quasi che rappresentino un processo mentale della visione pittorica: attraversino una dimensione spaziale che dalla mente del pittore giungono alla nostra osservazione per dichiarare la loro presenza mutevole, in un atto di metamorfosi perenne.

 

Il territorio del colore di Maurizio L'Altrella. Landness presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Due dipinti nell’allestimento della galleria Rubin, ph. Sofia Obracaj

 

C’è qualcosa di apocalittico nei quadri popolati spesso da uno o due soggetti, comuni nel nostro mondo ma spostati in un diverso territorio, quello ben descritto dal neologismo Landness, collocato oltre il visibile umano e terreno. Immagino essi in un mondo di sogno perché quella è solitamente una dimensione all’interno della quale noi crediamo di sentire delle sensazioni fisiche, ed è con questa sottile contraddizione che il pennello di l’Altrella fa muovere la mente dello spettatore, oltre che l’occhio che trova un senso estetico, raffinato dalla precisione della sua gestualità squisitamente coloristica. da una semplice osservazione approdiamo oltre il visibile, nel terreno spirituale e fortemente simbolico attraverso la materialità pura, che a sua volta si alleggerisce del suo peso fisico, acquisisce evanescenza nel gesto pittorico che cancella una precisa definizione delle forme anatomiche. In realtà non è il sogno ma più generalmente il trascendente ultra-terreno spiegato con gli strumenti sensibili.

 

Landness. Un dipinto ad olio di Maurizio L'Altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Da Rubin in via Santa Marta a Milano. Eve turns away from the Earthly Paradise, 2016

 

Coerentemente con questo discorso cade la scelta degli animali come soggetti rappresentati: in primis come presenze di pura essenza, l’animale secondo le parole stesse di L’Altrella “E’”, e “Vive la luce e vive l’ombra senza giudicarle. L’animale vive la sua esistenza: non è né buono né cattivo, non si autodefinisce preda o predatore,l’animale è.” L’artista si sente unito in un rapporto di intesa intimo e profondo con gli animali, soprattutto con il cane, il suo soggetto privilegiato più rappresentato; descrive questa relazione “atavica”, cioè nel senso etimologico “trasmesso dagli antenati”, confermando così l’analisi che avvicina il significato simbolico degli animali alle filosofie religiose ed esoteriche arcaiche. Fin dalla culla delle civiltà a noi conosciute diversi animali hanno avuto una loro rappresentazione simbolico-religiosa per impersonificare personaggi soprannaturali o dei, in stretto legame con elementi naturali. L’Uomo si riflette nella Bestia come lo Spirito si identifica nella Natura: la potenza evocativa dei dipinti viene da questi rapporti antichi, nel mantenimento di una suggestione figurativa per giungere alla convinzione più universale di come la nostra sia una condizione di passaggio tra diverse dimensioni per cui “ tutti gli esseri viventi sono immortali” e… ciò che conta per un artista, più comprensibile attraverso l’estetica del colore.

 

Cani metafisici da Rubin fino al 9 giugno 2016. Maurizio l'Altrella

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Predominanza rossa per By fire, 2014

 

Soprattutto per la figura del cane la cultura religiosa dell’Antico Egitto è  un punto di partenza nella connessione dell’animale-simbolo con altre tradizioni, prima di entrare nell’universo personale del pittore, come mi spiega: “La visione di Anubi è molto stimolante ed è in relazione con Xolotl, che per gli Atzechi era un dio che aiutava le anime nel loro passaggio verso Mictlan. Xolotl, veniva definito anche stella della sera, protettore del sole. Il cane è sempre una presenza che fa da guida e protettore.”

 

Materia e spirito in un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin: Two dogs the moon and the Leviathan. Luna 3, 2016

 

E’ una nebbia atavica o futuristica quella da cui emergono e riaffondano i personaggi come evocati e rimandati indietro nel non-sensibile attraverso la pittura, evocati per materializzarsi come farebbe uno sciamano nell’evocare degli spiriti, solo che qui la presenza è tutt’uno con la sua dissoluzione, perché questo simboleggiano le figure, un ponte. Sono esseri simbolici comunicanti tra due mondi nel venire rappresentati non completi, distorti nella parte anatomica corrispondente ad una espressione, il volto, non confermando quindi la loro concreta e completa esistenza nel nostro mondo terreno. Come sciamani appartengono al qui ma non ora, ad ora ma non qui, in territorio di interregno che è Landness.

Forse aiuta la collocazione in questa dimensione “altra” il fatto che ogni dipinto vive di una predominante coloristica, in un dialogo vivace e di dipendenza tra figure e sfondo, che porta verso un’identificazione simbolica tra il colore e animale-sciamano rappresentato. Questo è vero da alcuni anni della ricerca di L’Altrella soprattutto da quando la tavolozza  è più luminosa e ampliata nelle cromie, come ha notato giustamente Beluffi , abbracciando una gamma più ampia di colori, e avvicinandosi maggiormente al loro valore simbolico codificato, quindi più accessibile e universale, aggiungo.

 

Landness. Un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin: Paul of Tarsus falls asleep and dreams IV, 2016

 

Se le figure rappresentate sono un ponte tra la dimensione terrestre e quella ultraterrena attingendo liberamente a diverse tradizioni iconografiche, è coinvolta anche la spiritualità religiosa più vicina a noi nel tempo e nello spazio: lo intuisco e poi comprendo quando guardo un quadro più piccolo nella prima sala, dove ad essere raffigurato è un cavaliere di nome Paolo, Paolo di Tarso. Resto ipnotizzata dalle pennellate che descrivono e celano il volto, per l’intensa suggestione materica che fa apparire una sembianza fantasmatica. La folgorazione del cavaliere colpisce anche noi che comprendiamo le parole dell’artista quando dice “i soggetti si sfaldano compenetrando lo spazio che li circonda, poiché sono particelle della stessa materia”, una materia corposa e fluida come solo il colore ad olio riesce ad essere, che anela all’infinito del territorio dello spirito. San Paolo continuerà per sempre quell’attimo di passaggio, per imprimersi di luce assoluta.

Da vedere: per uscire dalla galleria ottimisti. Un pittore  italiano che lavora molto all’estero può essere presentato in Italia, ed essere apprezzato su base meritocratica della sua ricerca disciplinare, della sua capacità di suggestionare attraverso l’uso del colore.

Michela Ongaretti

 

Una bella immagine di L'Altrella al Lavoro

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. L’artista al lavoro nel suo studio

 

 

 

 

Affordable Art fair, Milano 2017. Paolo Pettignani

Anche nel 2017 l’arte contemporanea è Affordable a Milano. Arte e Fiera al Superstudio Più

Nel 2017 ritorna con un pizzico in anticipo. Non sentiamo ancora l’odore di primavera quest’anno mentre la città è invasa dai manifesti rosa shocking di Affordable Art Fair, visitabile dal 10 al 12 febbraio. L’arte contemporanea accessibile è in fiera presso il Superstudio Più di via Tortona, per la settima volta, sotto la direzione di Manuela Porcu. Tornano in scena pittura, scultura, fotografia e installazioni proposte da ben 85 gallerie, inoltre nelle diverse giornate sono in programma talk di approfondimento e workshop con artisti per bambini e adulti.

 

Paolo Vergano, Affordable Art Fair 217 a Milano

Affordable a Milano, 2017. Paolo Vergnano con Evvivanoé Esposizioni D’arte

 

Parola d’ordine: Affordable. Arte accessibile in termini economici, tutte le opere sono acquistabili con un budget massimo di seimila euro, ma anche nell’intento di portare le persone ad interessarsi alle diverse proposte della produzione artistica, rendendola  alla portata di tutti, compresi coloro che ne siano attratti senza esserne degli esperti, nella fruizione più comprensibile dell’arte contemporanea, meccanismo che ci auguriamo possa continuare a svilupparsi nella realtà italiana. A Milano, in una location raggiungibile con facilità, non solo i collezionisti ma anche i semplici curiosi hanno quindi l’occasione per farsi un’idea del panorama artistico italiano e europeo in un contesto informale e vario.

 

Affordable Art Fair Milano 2017, Nicola Bergolio

Affordable a Milano 2017, Nicola Bertoglio, Zoia Gallery

 

Un week end all’insegna del talento nell’arte contemporanea come lo è stato per l’art week end di Bologna ma con una connotazione più precisa, forse più glamour e raccolta pensando alla location sempre più nota per Affordable e per il Fuorisalone fisso in aprile in concomitanza del Salone del Mobile.

Il principio su cui si basa questo format è in teoria esaltante, nato dalla mente del fondatore inglese Will Ramsay nel lontano 1999 con la prima Affordable Art Fair a Battersea Park, Londra, è stata e sicuramente continua a rappresentare un nuovo modo di collezionare l’arte contemporanea anche se Artscore si domanda, e non è l’unico interlocutore a farlo, se ad un allargamento del bacino di utenza possa corrispondere un abbassamento di qualità del prodotto e dei suoi contenuti.  In linea di massima risponde che non parliamo di “prodotto” con parametri fissi per l’arte contemporanea, e che un prezzo più contenuto può provenire dalla giovane età e iniziale carriera di un artista valido, oppure dall’utilizzo di  materiali meno costosi e di misure ridotte nelle opere. E’ certo che non stiamo ragionando sul valore di investimento tout court, ma dal valore estetico che un collezionista reputa di un’opera d’arte contemporanea, e ricordiamo che il parametro nel mercato dell’arte può crescere in seguito…ma deve pur formarsi grazie a chi crede in un talento.

 

Affordable Art Fair, Milano 2017, Lars Tunebo

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Lars Tunebo, High in New York.

 

Detto questo non resta che cedere alla curiosità e andare a toccare con mano la situazione dell’arte contemporanea a prezzo contenuto. Potremo rimanere delusi o scoprire che nella rivoluzione di Affordable a Milano lo stato democratico dell’Arte può entrare nel nostro mondo quotidiano.

In ogni caso accanto ai giovani riconosciuti nel loro valore e a emergenti di cui sentiremo parlare, (Artscore si riserva una valutazione onesta solo dopo la visita), saranno presenti ad Affordable a Milano anche grandi nomi nel panorama dell’arte contemporanea come Ugo Nespolo, Michelangelo Pistoletto, Enrico Castellani, Piero Gilardi, Giosetta Fioroni, Altan, Paul Kostabi e Toccafondo.

 

Affordable Artfair, Milano 2017, Gian Piero Gasparini

Affordable a Milano nel 2017, Gian Piero Gasparini, Carly, 2016.

 

Le Sezioni

La consueta sezione Main prevede un rinnovamento negli attori coinvolti: tra le gallerie che ormai sono una presenza e una garanzia fissa nel 2017 entrano nel circuito realtà provenienti da tutto il mondo, con artisti dall’Australia, dal Giappone e dall’Europa dell’Est.

La novità per l’edizione 2017 è la sezione Milano Contemporary, che si focalizza sulle gallerie della città ospite. L’intento è di fare conoscere le realtà che promuovono arte contemporanea, che a dispetto di quanto in tanti credono possono anche rivelarsi accessibili. Affordable anche a Milano quindi con l’intento e l’augurio che i collezionisti nuovi, o semplicemente gli amanti dell’arte, possano venire a conoscenza dei luoghi e delle attività delle gallerie attive tutto l’anno.

 

Una foto di Tea Falco ad Affordable Art Fair a Milano nel 2017

Affordable a Milano, 2017. Galleria Gli Eroici Furori, fotografia di Tea Falco

 

ARC Gallery, Deodato Arte, Pisacane Arte, Gli Eroici Furori, Morotti Arte Contemporanea, STATUTO13 Arte Contemporanea, Alidem- L’arte della Fotografia, Spaziofarini6, Carré d’Artistes, Martina’s Gallery, Carte Scoperte , Milano Style Art, Artematta, Independent Artists.

La fotografia continua ad avere un grande seguito nella specifica sezione di cui indico le gallerie coinvolte: Capital Culture Gallery, Monteoliveto, The Bleach Box Photography Gallery, The public House of Art, Alidem- L’arte della Fotografia, Spaziofarini6, LUMAS, G2Atelier.

 

Affordable Art fair, Milano 2017. Paolo Pettignani

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Paolo Pettigiani

 

Presente nel 2017 la sezione Young, composta di artisti under40 e gallerie emergenti come : Young Folly & Muse, Federica Morandi Art Projects, Zoia Arte contemporanea, Burning Giraffe Art Gallery, Winarts, StART UP, The Outartlet Gallery, ExpArt Studio and Gallery, Studio Ida Harm.

I Talk

Anche l’approfondimento di temi attuali per l’arte è alla portata di tutti: Affordable a Milano propone MILANO CONTEMPORARY e FALL IN ART, due cicli di incontri e conferenze con grandi personalità del settore. Nell’ area talk ogni giorno dell’edizione 2017 sono previsti i racconti ispiratori di curatori, artisti e fondazioni, coloro insomma che intorno all’arte contemporanea hanno costruito una vita e una carriera.

Alle 15,30 per MILANO CONTEMPORARY: Il 10 febbraio Elena Zaccarelli e Barbara Guidotti di Christie’s Milano parleranno di mercato e funzionamento della casa d’asta, soffermandosi anche sul boom dell’arte italiana del dopoguerra. L’11 febbraio sarà la volta di Roberto Ungaro, direttore di Pisacane Arte che spiegherà le varie attività della galleria nel territorio milanese tra cui il Progetto Milano Vola Alto. Il 12 Febbraio si potranno ascoltare Andrea Zardin (Carte Scoperte Art Gallery) e il critico Luciano Tellaroli che racconteranno dei progetti di scambio e promozione tra giovani artisti, tra Milano e il Giappone.

 

Affordable Art Fair, Milano 2017, Johan Thunell

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Johan Thunell con l’opera Nylle

 

Alle 17,30 per FALL IN ART. Il 10 febbraio ci sarà Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che nel 1995 trasformò la sua attività di collezionista in una vera  propria Fondazione. Il programma culturale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è sviluppato in collaborazione col critico Francesco Bonami: il talk verterà sulla nascita dell’ente e sulle ultime tendenze registrate nell’arte contemporanea.

 

Affordable Art fair 2017 a Milano. Stefano Bonora

Affordable a Milano, 2017. In fiera Stefano Bonora con Artakademy

 

Sabato 11 Febbraio Giorgio Fasol, uno dei più importanti collezionisti italiani, prezioso nel saper riconoscere i talenti emergenti che emergeranno, converserà con Marco Trevisan, economista pasionario dell’arte contemporanea che nel 2010 ha portato Affordable a Milano e insieme a Fasol collabora alla piattaforma di di crowdfunding Artraising.org.

Domenica 12 Febbraio i talk sono con Independent Collectors: piattaforma specializzata in mostre online, interviste e storie di collezionisti, sono questi ultimi gli ospiti d’onore, che parleranno delle nuove generazioni del collezionismo e saranno a disposizione per le domande del pubblico. Nienke van der Wal, giovane collezionista olandese che spiegherà perché ha fondato Young Collectors Circle, la piattaforma per incoraggiare i giovani ad acquistare arte. Amy Binding  discuterà dell’importanza di condividere la sua esperienza attraverso un portale, mentre Roswitha Wille parlerà del ruolo delle donne nel mercato dell’arte, e della sua collezione al femminile.

 

Affordable 2017 a Milano, Pep Marchegiani

Affordale a Milano nel 2017, Pep Marchegiani, Galleria Colonna e Hipponion Art Gallery

 

Workshop

Per Affordable a Milano ogni giorno alle 16,30 si svolgeranno diversi workshop tenuti dagli artisti proposti dalle gallerie di Milano. Deodato Arte propone il primo workshop venerdì 10 febbraio con Tomoko Nagao, sabato sarà la volta di Enrico Macchiavello per Artematta, mentre domenica 12 Gli Eroici Furori Arte Contemporanea presenta i celebri Urbansolid.

Progetti Speciali

Molto attiva quest’anno la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a tre giovani curatori provenienti dalla CAMPO, il corso per curatori Campo della Fondazione, è stata affidata  la selezione degli Young Talents del 2017, creata per gli artisti emergenti. I loro nomi saranno una sorpresa fino alla serata inaugurale del 9 febbraio.

 

Affordable Milano 2017, Felipe Cardena

Affordable a Milano 2017, Felipe Cardena con Deodato Arte, Lost Memories, serigrafia in edizione limitata a 100 pezzi

 

Attesissima per la seconda edizione durante Affordable a Milano la Warsteiner Art Battle: una sfida a colpi di pennello e spray tra talenti nuovi del mondo della street art. I migliori arricchiranno la collezione privata di Warsteiner, partner affezionato di Affordable a Milano.

La piattaforma Art Sweet Art ideata da Laura Caruso e Saverio Verini è una novità della settima edizione di Affordable a Milano: nata nel marzo 2016 è dedicata alle residenze d’artista in abitazioni private, dove il collezionista interviene in maniera attiva nella creazione dell’opera d’arte, in collaborazione con l’artista e parte del processo creativo. Legato ad Art Sweet Art e al suo intento di interazione nuova del pubblico con l’opera d’arte, la serata inaugurale del 9 febbraio vedrà  in scena il ritratto fotografico con la performance del collettivo fotografico Pogovic Photo Circus, modificato in diretta dopo la posa di persone dal pubblico.

 

CBM IItalia ad Affordable nel 217

Affordable a Milano nel 2017. Un laboratorio di CBM Italia Onlus

Affordable a Milano è sempre più accessibile anche nell’attenzione a persone con necessità particolari.  CBM Italia Onlus, parte della più grande Organizzazione Umanitaria internazionale, parteciperà ad Affordable a Milano con i laboratori artistici e tattili Vietato non toccare, percorsi sensoriali per esplorare la realtà con la vista, il tatto e l’udito. Venerdì 10 dalle 14.00 alle 18.00 e Sabato e Domenica dalle 11.00 alle 18.00 sarà organizzato il laboratorio per partecipanti dagli otto anni in su, dove saranno esposte le opere dello scultore non vedente, ambasciatore di CBM, Felice Tagliaferri.

Sono moltissimi gli stimoli proposti il prossimo week end in fiera, e noi siamo curiosi di capire quanto l’arte contemporanea possa essere Affordable a Milano, e viceversa.

Michela Ongaretti 

 

 

Da Mustacchi

Supereroi pelosi. Baffi e capigliature nelle illustrazioni di Antonio Bonanno

Supereroi pelosi. Baffi e capigliature nelle illustrazioni di Antonio Bonanno

 

Give me a head with hair, long beautiful hair, shining gleaming steaming flaxen waxen. Give me it down to there, hair, shoulder length or longer, here, baby, there, mamma, everywhere, daddy daddy hair! Flow it, show it, long as God can grow it, my hair! (Hair ,1979)

 

Non solo libri da Gogol & Company in via Savona. Anche se varrebbe la pena andarci solo per quelli, soprattutto per i piccoli e grandi volumi di illustrazione, essi sono un punto di partenza.

Il 28 aprile, accanto a delle tavole originali de El Gato Chimney, c’erano quelle dei protagonisti della mostra collettiva “Codex Arboreum Maior”, una sorta di erbario visionario sul tema dell’albero, declinato secondo l’immaginazione di ventidue creativi su carta.

Da Mustacchi

Dalla mostra al libro, il gruppo di illustratori dell’entourage della scuola di illustrazione del Castello Sforzesco ha autoprodotto un bel volume con tutti gli interventi, e dal libro alla mostra, perché quel giorno la mia curiosità mi aveva portato a scoprire i due albi di Antonio Bonanno “Mustacchi” e “Coiffures”. L’artista era presente insieme ai disegni originali e alle stampe numerate.

Codex Arboreum per me ha funzionato come anticipazione del lavoro di Bonanno, che racconta con alcune immagini a colori la storia del suo “Albero dei Baffi”. Nei volumetti di Logos edizioni raddoppia la sua “ossessione” per barbe e capelli.

Coiffures di Antonio Bonanno, edizioni Logos

Sono una seconda edizione prima distribuita in Francia con Edition du Lampion e testimoniano la fortuna dell’illustratore oltralpe. Apprezzato il gusto retrò del racconto di prodigi moderni e inspiegabili, il tratteggio incrociato con ordine a china, il “circo” di personaggi che vivono accanto alla normalità del resto della popolazione, senza impedire alla propria diversità di prendere il sopravvento. Non sono freaks ma solo rispettabili signori e signorine usciti dall’età vittoriana o da un film muto, con baffi o capelli straordinariamente rigogliosi capaci di azioni fuori dalla loro funzione originaria, vitali di una personalità propria, compagni di avventure accanto alle persone a cui appartengono i corpi con cui convivono, stravolgendo le loro esistenze.

Antonio Bonanno e Silvio Boselli

Secondo la mia visione queste intricate masse “pelose”, presenti prepotentemente a caratterizzare personaggi maschili e femminili, hanno una funzione di simbolo forte di resistenza nella stravaganza. Non è la condizione esistenziale esclusivamente dell’artista, è quella di ogni persona che vive con coraggio una diversità, che anzi riesce a migliorare la propria condizione attraverso la liberazione di questa peculiare caratteristica. Pelosi supereroi.

Le stampe numerate di Mustacchi e Coiffures

Conferma della propria esistenza, femminilità o mascolinità estrema, desiderio di differenziarsi o di sentirsi liberi, la nostra peluria è una dichiarazione di indipendenza.

Lunghi capelli quale simbolo di rottura per la controcultura hippy, o baffi scolpiti a marchiare una signorilità nel diciannovesimo secolo, se sono stati osannati per la loro bellezza da artisti, poeti e letterati come il citato Dalì che disse “Senza baffi un uomo non è vestito correttamente”, nessuno li ha mai immaginati se non fluenti. Qui l’esagerazione rende le illustrazioni gradevoli e allo stesso tempo grottesche, come una raccolta di immagini di memorabilia di un viaggio, con quel pizzico di ironia in più.

Da Coiffures

Davanti al bivio della scelta tra i due albi non mi so decidere, ma anche se finché vivrò vorrò una chioma come quella auspicata dal personaggio del musical Hair, mi tuffo nell’universo inesplorato dei baffi. Se devo scoprire un mondo mi affaccio all’altra parte del cielo per capire: quali sono i poteri di un paio di mustacchi prodigiosi?

Michela Ongaretti

Fotografie di Sofia Obracaj

Il volume L'albero dei Baffi

Antonio Bonanno durante la presentazione dei volumi

Dedica disegnata

Illustrazioni da Gogol e Company

L'albero dei Baffi per Codex Arboreum Maior, particolare

Illustrazione di Antonio Bonanno

L'albero Nuvola di Silvio Boselli per Codex Arboreum Maior

Le mani dell'illustratore vicino ai volumi di Coiffures

L'illustratore firma una copia di Mustacchi

Particolare di una stampa

Particolare di una delle illustrazioni L'albero dei Baffi

Particolare di una tavola per L'albero dei Baffi in Codex Arboreum Maior

Un estratto del testo di Mustacchi

Visitatori della mostra presso la libreria Gogol e Company

Tavola originale de L'albero dei Baffi

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Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

E’ successo il 27 aprile 2016 a Milano.

Ha inaugurato la mostra Rapsodia, bipersonale di Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo presso gli Eroici Furori di via Melzo 30.

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Due generazioni lontane, un uomo e una donna, la fotografia e la scultura, con le loro sperimentazioni come punto di contatto. La curatrice Silvia Agliotti spiega che il concetto di rapsodia è suggerito dagli scatti che Cattaneo ha realizzato sulle opere e nello studio dell’artista, entrata a far parte della collezione del Museo del ‘900: essi sono “spunti melodici quasi improvvisati” e nello stesso tempo narrazione di un processo che ha portato alla realizzazione delle sculture, come quelle presenti in forma antologica in galleria. Sono ceramiche che esibiscono una gloria materica frastagliata che pare fermata nell’atto di sbocciare, di aprirsi.

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Un ulteriore e reciproco passaggio di “congiunzione” è evidenziato nello studio preparatorio della scultrice nella prima sala, a richiamare la vocazione al bianco e nero del fotografo, lui che ha ritratto nella lunga carriera le espressioni dei grandi artisti del novecento come Fontana, Beuys, Boetti e Munari, solo per fare alcuni nomi. Quell’inchiostro su carta pare complice nella forma degli ultimi “esperimenti” vicini alla pittura di Cattaneo, intitolati “germinazioni”: acidazioni su carta fotografica incredibilmente attinenti alla poetica di una natura in “migrazione” di Nadia Pivetta. I loro riflessi metallici sono cangianti al punto di trasformarsi ancora nel corso del tempo? Domanda legittima della curatrice, alla quale il fotografo con candore risponde con l’augurio di un no. L’impressione fissata risponde al risultato desiderato, il pensiero sulla mutevolezza si esprime sempre nella visione di un attimo infinito, di uno scatto.

In mostra fino al 20 maggio

Michela Ongaretti

Fotografie di Sofia Obracaj

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Edera visto dall'alto, design Studio Ito

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo. Intervista di Michela Ongaretti prima della Design Week2016

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito – Milano Design Week 2016 e Salone del Mobile

Eventi Fuorisalone 2016 Milano Design Week : Setsu Ito –  intervista diMichela Ongaretti.  L’anno scorso ho scritto (vedi articolo) della partecipazione alla Design Week della coppia di designer Setsu & Shinobu Ito: sono un’importante presenza fissa da tempo e anche nel 2016 ci sarà la possibilità di vedere il loro lavoro sia al Salone del Mobile che al Fuorisalone. Quest’anno ho avuto l’onore di essere ricevuta nel loro studio aMilano, dove ho rivolto alcune domande a Setsu Ito e mi sono immersa nel suo mondo creativo, fatto di compenetrazione tra la cultura giapponese di origine e quella italiana.

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito

Noi che ora guardiamo all’estremo est come luogo di opportunitàper chi opera in ambito artistico e progettuale, dovremmo sempre pensare cheper il design quella italiana è da sempre reputata una grande scuola.

E’ il ricordo delle esperienze giovanili, dell’entusiasmo di un mondo nuovo a far brillare gli occhi di Setsu Ito quando mi racconta del suo “incontro” con il nostro paese.

Era la fine degli anni ottanta e in Giappone si parlava moltissimo delmovimento postmodernista italiano, il giovane non sapeva ancora esattamente in che modo far nascere la propria carriera e dal paese stesso ebbe un’impressione assai positiva ma del tutto differente dalla cultura del paese d’origine. Ciò che lo impressionava maggiormente era come qui gli oggetti vecchi e antichi avessero un valore e fossero usati da tutti anche dalle menti brillanti mentre in Giappone ciò che è vecchio è considerato povero, poco utile o soddisfacente. In Giappone ogni cosa è nuova, mi dice.

Salone del mobile 2016, Studio Ito per Adrenalina

Setsu ha lavorato con Studio Alchimia di Alessandro Mendini, Angelo Mangiarotti e Aldo Cibic, che lo meravigliò per il fatto voler aiutare l’amico in un trasloco con una vecchia.. Cinquecento! Insomma per lui tutti gli incontri con i grandi del design sono stati all’insegna della semplicità, i nomi presenti nei media più prestigiosi, con le idee più rivoluzionarie e una gran “voglia di fare”,erano umani, non “facevano barriera” come nel contesto nipponico.

E’ quindi entrato nel gotha del design italiano adottando questo entusiasmo genuino, e il suo talento ha potuto svilupparsi unendo la filosofia giapponese a quella di casa nostra.

Con mia grande gioia mi regala il libro di Virginio Briatore che ha seguito il progettista fin dagli esordi. Nel volume definisce lo studio Ito east-western designer, mettendo in risalto cinque concetti, Ito mi dice come le cinque dita, che esemplificano questa visione.

Space Rythm evidenzia per i giapponesi lo stretto rapporto – tattile – con il terreno.

Nella nostra tradizione non c’è la sedia e il modo di sentire il terreno viene dal fatto di essere un popolo molto legato all’agricoltura.” Per Ito ciò che è tattile lo è materialmente e nel senso della forma, come in alcuni lavori dove non ci sono linee parallele; proseguono verso il pavimento con un andamento che cambia a seconda della visuale, come ad esempio per il divano Cosmos con inclinazioni diverse per ogni angolo, e per le boccette di cosmetici Vecua.

Anche Senscape descrive il paesaggio della linea, dettato da questo input sensoriale dal terreno.

Emotional Island è l’idea creativa che pone sempre priorità nei rapporti,anche con l’ambiente e con la possibilità di esplorarlo intorno, da diversi lati, come per la cucina chiamata appunto Isola nel 2004.

La cucina Isola ad Abitare il tempo, Verona2004

Sott’acqua i pesci le rocce e le alghe formano un universo che sembra un festeggiare intorno ad un’isola”, che per Ito è una funzione. In Giappone la cultura architettonica fa sì che un’abitazione sia flessibile, le mura movibili a seconda dell’uso momentaneo e non c’è un luogo fisso come per noi, dove ad esempio una cucina ha una strumentazione separata e specifica dal resto della struttura. E’ un’idea che aveva messo in pratica l’occidentale Le Corbusier. Il divano Edera si muove, cambia la propria organizzazione dei volumi a seconda del momento, e dei rapporti tra chi vi è seduto.

Il concetto di Leaf solid regala pure all’Italia parte del pensiero del Sol Levante.Setsu mi spiega che il Giappone è naturalista prima di essere minimale:è osservando gli elementi naturali come una foglia che ci si ispira, e non è detto che siano elementi semplici. Dal punto di vista geometrico una foglia è complicata! Inoltre molte forme della Natura hanno una poliedricità innata, quindi in un progetto di interior se “serve la linea semplice e pulita è necessaria anche la vivacità, quella naturale. Se in Occidente l’uomo e la Natura sono due opposti, il primo vuole lasciare il segno nella seconda, in Giappone invece si vuole rispettare il più possibile perché anche l’uomo ne è parte. Ed è stato parlando con Mendini che me ne sono reso conto”.

Per la mostra Frottage nel 2013 ho mescolato tutti i materiali naturali tra cui la pietra che è un materiale tipicamente occidentale. Esso è nato tridimensionale, mentre la carta che è nata unidimensionale può espandersi in bi-multi dimensionale con il meccanismo degli origami. Anche qui si sente il tattile della natura, ma la modularità nella pietra ha anche la funzione di alleggerire, avvicinarsi all’idea del solido composto da una superficie sottile.

L'installazione per Grassi Pietre, design Studio Ito

Se penso a Marmomacc nel 2012 mi viene spontaneo domandare..in che modo si sviluppano i vostri progetti riguardo alla tematica ecosostenibile.

Per Setsu Ito ciò che conta è l’approccio nel riutilizzo di un materiale, nella sua scelta oculata di ciò che può durare anche con la sperimentazione. La parete per Grassi Pietre è infatti in pietra di scarto, graffiata o spezzettata poi ricomposta, e muschio: è la sua frammentarietà intrinseca ad enfatizzare la modularità ritmica. Per il Salone di quest’anno i mobili in cartone pressato diStay Chair e Botto Armchair con pouf di Staygreen subiranno invece un nuovo trattamento impermeabilizzante, per aumentare la durata del pezzo e renderlo più versatile.

Mi fa l’esempio di un resort su un’atollo, che in nuce mostra le stesse problematiche della città, solo che non si possono nascondere: la spazzatura non si può trasportare altrove e se non c’è acqua di sorgente bisogna crearne di potabile dal mare. Setsu Ito pensa alla responsabilità che hanno le aziende verso tutto ciò che rimane occulto dei nostri consumi: i designer devono pensare al lungo periodo con reale attenzione al problema e per fare tutto questo ci vuole unsistema attivo. Quello che serve è un’attenta sperimentazione dei materiali riciclabili che costano ancora molto, quali e come usarli. Ad esempio si può utilizzare il legno di potatura, ma oggi è mescolato con la plastica che va bene per l’estrusione ma non per iniezione, quindi difficile produrre in serie con uno stampo. Insomma la strada è ancora lunga.

Salone del Mobile 2016,Setsu e Shinobu Ito per Staygreen

Chiedo se lavorando in coppia esiste una divisione netta dei compiti nello studio, ma mi risponde che non c’è un ruolo preciso, “l’importante è essere in due per confrontarsi”. Shinobu ha una visione più commerciale e funzionale, avendo lavorato a lungo alla Sony Creative guarda con lungimiranza al mercato, ma spesso le sue idee creano una svolta. E’ ripensando ad Edera, un progetto ormai iconico, che Setsu ricorda come i de pezzi fossero concepiti come porta sale e pepe, Shinobu suggerì la sua realizzazione come mobile.

Continua a parlarmi del suo lavoro con grande naturalezza e modestia, quando accenno ai premi internazionali vinti mi spiega che Good Design in Giappone rappresenta per un prodotto o prototipo la qualificazione per poter essere industrializzato, ciò che dimostra qualità e perfezione. Per lui è stato ilportapenne How senza angoli, “tutto un difetto”, con cambi di spessore che creano una non-omogeneità: prima di capire come produrlo si è dovuto buttare lo stampo alcune volte eppure..la caparbietà di questi progettisti ha fatto premiare il lavoro. Vedo sullo scaffale le ciotole coloratissime Guzzini My Fusion e Setsu mi spiega l’innovazione della tecnologia, nello stampo ad iniezione di tre coloriCon la stessa intonazione di voce mi dice che può andare in lavastoviglie e che un mese prima ha vinto il tedesco Design Plus2016.

MYFUSIONGUZZINI_01

Per il 2016, come il 2015 del resto, la presenza dello studio Ito alla Milano Design Week 2016 è notevole.

Mi mostra il sistema di schienali per sedute in luoghi pubblici Maji diAdrenalina, differente nel concetto di creare con l’ambiente non un contatto ma una separazione per la privacy, e il progetto che mi ha più colpito: si tratta di unmobile per macchine da cucire di New Days- Futaba Aisin, del gruppoToyota, che ha iniziato come Suzuki a produrre prima delle auto macchine di questo tipo, ora super-computerizzate. Ciò che conta sono anche qui i rapporti e questo arredo con due pouf è inteso come una work station, favorisce la comunicazione “del passaggio”, quella che si instaura quando si lavora in due, quella del maestro sarto e del suo apprendista. Vedremo anche il tavolo Kukiper Riva 1920, mentre per Desirée del gruppo Euromobil gli Ito hanno disegnato i side table Yori e Sabi e il letto Shellon.

Al Salone del Mobile 2016 Aisin Futaba, design Studio Ito

Altri pezzi sono in anteprima al Fuorisalone 2016 presso lo showroom di via Rossini Hands on Design, brand che ha come mission la collaborazione tra noti designer con officine artigiane, che nel caso di studio Ito provengono dalla tradizione giapponese. Parliamo dei bicchieri in vetro Dondolino, si chiamano così perché la forma ne consente il dondolio, decorati in tre maniere diverse con la lacca Urushi dall’artigiano Maruyoshi Kosaka. E ancora i piatti Traccia inpietra nera di Ogatzui e Giardino Sasso in porcellana Risogamafabbricata da Terauchi. Altri artigiani della ceramica di tradizione coinvolti, stavolta italiani di Faenza e Albisola, alla Fabbrica del Vapore per la mostraTogether L’oggetto per due. Si tratta del set di tre vasi Hybrid Family, ironici e sinuosi con i pattern decorativi a suggerire l’idea del felino: dimostrano ancora una volta il legame forte con la patria d’origine e la scelta professionale e di vita tutta italiana dei designer.

Fuorisalone 2016 Hybrid family dello Studio Ito alla Fabbrica del Vapore

Michela Ongaretti