Ritratto di Antonio Miniaci di Giovanni Manzoni Piazzalunga per Artscore

Il messaggio dell’arte e il suo mercato: intorno al mondo e ancora a Brera. Intervista ad Antonio Miniaci

 

Il messaggio dell’arte e il suo mercato: intorno al mondo e ancora a Brera. Intervista ad Antonio Miniaci

di Michela Ongaretti

Brera, una delle zone più chic della città, un tempo concentrazione di gallerie d’arte, anche quando soltanto dieci anni fa Milano mi accoglieva tra i sui cittadini. Oggi tutto è cambiato e in via Brera sono rimasti in tre: Miniaci Art Gallery, Ponterosso e Il Castello. Lo spiegava proprio Antonio Miniaci nel 2013 per un servizio del TG2.

La personalità del gallerista ha attirato la mia attenzione per il suo metodo peculiare di presentare gli artisti e per il fatto di essere davvero uno dei pochi a continuare a vendere l’arte e puntare sui giovani. Ho ottenuto un’intervista al numero 3 di via Brera e abbiamo così chiacchierato su passato, presente e futuro, di chi opera in un settore così delicato.

Ritratto di Antonio Miniaci di Giovanni Manzoni Piazzalunga per ArtscoreRitratto di Antonio Miniaci, Giovanni Manzoni Piazzalunga per Artscore

Gli domando brutalmente cosa ha fatto si che resistesse così a lungo, quali sono gli ingredienti segreti per una ricetta di successo in un mondo che sembra non avere più bisogno di bellezza. Mi aspetto un minimo di tracotanza, e invece esce dalla sua voce fiera di uomo che si è fatto da se un tocco di umiltà, per cui “non esiste una formula certa, se non il grande amore e la grande passione per Milano e per l’Arte”, una vita dedicata a questo e la tenacia a continuare lungo la strada intrapresa accettando le possibili cadute, niente più.

miniacimod008Il dipinto di Antonio Tamburro all’interno della Miniaci Art Gallery in via Brera a Milano,  foto di Sofia Obracaj

A questo aggiungerei una capacità di saperla vendere, l’Arte. Un potere di convincimento sull’investimento, e del valore intrinseco del godimento di un bene artistico. Cosa da ben pochi nel panorama italiano, fatto di chi resta in Italia a languire e lamentarsi, o di chi ha deciso di portare il talento in altri lidi, lontani, estremamente ad Ovest negli Stati Uniti, od estremamente ad Est verso la Cina o la Corea. Antonio Miniaci ha saputo guardare oltre i confini, “girare il mondo per trovare i mercati giusti”, ed ampliare i suoi spazi e le sue conoscenze per portare il suo business e la sua passione in diverse aree del globo, ma è anche rimasto. Ha continuato a dare fiducia alle due sue patrie italiane, Milano e l’area salernitana originaria, la terra velia dei suoi antenati, “la casa della cultura ellenica”.

miniacimod005 (1)Le vetrine della Miniaci Art Gallery, foto di Sofia Obracaj

Oggi il gallerista sta passando il testimone della lunga attività in mano ad Ilaria Miniaci,  quando possiamo vedere l’espansione mondiale della sua attività: in Italia tra Milano, Siena e Positano. In Europa a Bruxelles e negli Stati Uniti a Miami, per arrivare in Cina. 

Positano è un luogo chiave per la testimonianza di un cambiamento nn verso la crescita, purtroppo. Il mio interlocutore afferma che la qualità delle opere esposte è differente perché si adatta al tipo di pubblico, in riviera il mercato d’ arte ha una tendenza più decorativa, e mi ricorda di come avesse ben tre gallerie che ora non ci sono più; però, dopo il giro del mondo, a Positano è rimasto con la “best location”, un punto per la vendita nella costiera da cui transitano persone da ogni parte del globo.  

miniacimod004 (1)Antonio Miniaci mi racconta di Positano,  foto di Sofia Obracaj

Ad Hong Kong c’è dal 2007. Mi spiega che questa location, come pure a Bruxelles, nasce dal suo desiderio di unificare diverse attività esperienziali legate alla cultura italiana come il turismo, il benessere e la cucina, all’arte. Quello che si trova in Cina sono pezzi importanti di storicizzati (Dali). e di grandi nomi d’oggi ospitati in una zona di prestigio del locale dell’italianissimo chef Umberto Bombana.

miniacimod006 (1)Una visitatrice orientale in via Brera,  foto di Sofia Obracaj

Mi presenta il figlio Gianluca che ha scelto il mestiere d’artista e che è molto attivo proprio in Cina, una famiglia dedicata all’arte se si pensa che il primissimo contatto di Antonio fu la conoscenza della moglie con un mercante d’arte. Gli chiedo se si sente più gallerista o più mercante e mi confida che ci sono stati diversi periodi e diverse necessità, aveva iniziato come mercante, senza previsioni.

miniacimod007Dalla vetrina verso il giardino interno con sculture,  foto di Sofia Obracaj

Con gli storicizzati quali Rotella, Schifano, Chia, organizza periodicamente mostre con il suo sistema di accostare il loro nome a quello di giovani o emergenti. In effetti mi aveva parlato bene di Antonio Miniaci qualche anno fa Giovanni Manzoni Piazzalunga, che lo ricorda come il suo primo gallerista, colui che prese i disegni di un ragazzo appena uscito dall’ accademia e li accostò alle opere di grandi nomi dell’arte contemporanea: nel confronto esce rafforzato il potenziale della tecnica e della poetica del giovane ma si ossigena pure l’immagine del celebre autore rapportato alla novità estrema; logicamente nel vivente serve uno stile dalla personalità identificabile e schietta perché deve reggere il tenore di quella conclamata. Per questa scelta un’esperienza di molti anni come quella di Miniaci è necessaria, non tutti possono permettersi l’ardire di accostamenti inediti.

miniacimod009La vetrina di Miniaci e la città,  foto di Sofia Obracaj

La stessa sensibilità ha riconosciuto anche la portata culturale di chi giovane non è e nemmeno artista del pennello tout court come Dario Fo. Una parte della storia del nostro pensiero e della nostra immaginazione è tributario delle sue parole, e la sua pittura è stata testimone e compagna della composizione di molte opere teatrali: a lui fino all’11 giugno  Miniaci Art Gallery ha dedicato una mostra personale.

miniacimod015 (1)Alcune pubblicazioni sugli artisti rappresentati,  foto di Sofia Obracaj

Sono lieta del messaggio positivo che mi trasmette pensando al ruolo del critico d’arte, per lui fondamentale perché è colui in grado di far capire il messaggio culturale custodito nell’opera d’arte; deve riuscire a farlo capire anche al gallerista e deve esserne conscio anche il mercante, che chiude sensatamente il cerchio della trasmissione di questo messaggio al collezionista.

miniacimod013 (1)Miniaci Art Gallery, un dipinto di Dario Fo.  Foto di Sofia Obracaj

Nella galleria di via Brera 3 vedo chiaramente la linea seguita da sempre, ci sono opere di autori storicizzati come Chia, Mimmo Rotella, Chagall, Guttuso, Manzù, Sassu, Vedova, Morlotti, Warhol,  insieme a giovani personalità, spesso anche emergenti. Con questi Antonio Miniaci si assume un doppio incarico, quello di gallerista che segue con attenzione la produzione degli artisti per due o tre anni, per poi proporre un contratto in esclusiva e trasformarsi quindi in mercante d’arte.

miniacimod003 (1)“Chi ne fa una ragione di vita”, sullo sfondo un dipinto di Domenico Marranchino.  Foto di Sofia Obracaj

La sua selezione avviene come mi dice eloquentemente con gli “artisti che fanno del loro lavoro una ragione di vita”, non ci sono improvvisati o senza esperienza. Tutti coloro le cui opere sono passate tra le mani di Antonio Miniaci dedicano le loro forze alla sperimentazione e alla disciplina dell’apprendere una specifica tecnica che li contraddistingue. Miniaci intende rappresentare chi per lui continua una tradizione, quella che ha reso l’Italia grande nel mondo nei secoli passati, e che ha avuto grandi protagonisti nel XX secolo. E’ importante per lui “saper lavorare” che si traduce nel sapere piegare alla visione interiore un discorso pratico e tecnico.

miniacimod011Dall’interno verso il quartiere,  foto di Sofia Obracaj

Guardandomi intorno vedo che non si è lasciato sfuggire il recente interesse italiano per la street-art. Con coraggio Miniaci punta sulla crescita di questo fenomeno che sta prendendo piede da noi e che secondo il gallerista riuscirà ad espandersi. Vedo infatti alle pareti un lavoro di KayOne, giovane senza dubbio e sperimentatore sulla tela di tecniche apprese dal muro.

miniacimod014 (1)Ruben D’amore, direttore della galleria, posa di fronte ad un lavoro di Kay-One, foto di Sofia Obracaj

Mi racconta di come l’incontro con la street-art è avvenuto per Miniaci a Miami. Della città della Florida ha avuto modo di vedere un modello di sviluppo economico basato sull’arte. “E’ un reale esempio vincente” continua a spiegarmi, quello del quartiere di Wynwood. Lui lo vide quarant’anni fa prima della sua trasformazione, quando ancora la Florida era un luogo dove svernavano i pensionati; poi la città si è davvero risvegliata, complice anche la presenza del lusso di Gianni Versace, e mobilitata anche la classe politica per renderla un centro esclusivo con nuovi investimenti anche per i giovani.

miniacimod010Riflessi scultorei, foto di Sofia Obracaj

Il modello di risveglio nel puntare su arte e cultura anche in termini economici per lui è osservabile al Sud Italia nell’esempio del paese di Praiano, ma in generale lo auspicherebbe ovunque in questo che “potrebbe essere un museo a cielo aperto”.

Art Basel si è inserita a Miami con la sua “selezione ferrea” per i galleristi e artisti, un merito per Miniaci, che “hanno puntato sugli storicizzati”. Ma Miniaci continua a credere in tanti italiani che stanno crescendo. Oso chiedere chi..lui mi parla di Davide Disca, Fabio Giampietro, KayOne, Domenico Marranchino, Antonio Tamburro.

miniacimod019 (1)Un’ultima stretta di mano presso la Miniaci Art Gallery, foto di Sofia Obracaj

La vita intensa per e con l’arte ha permesso ad Antonio Miniaci di realizzare molti dei suoi sogni ma lui dice di sentirsi come all’inizio, con il mistero del futuro e con la stessa elettricità del bambino che guarda le nuvole e continua a sognare di girare il mondo.

Michela Ongaretti

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miniacimod021 (1)Interno della Miniaci Art Gallery, foto di Sofia Obracaj

miniacimod017 (1)Di fronte ad un dipinto di Gianluca Miniaci, foto di Sofia Obracaj

miniacimod018 (1)Antonio Miniaci e Sandro Chia, foto di Sofia Obracaj

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti