Joseph Beuys rivive a teatro nelle CONTROIMMAGINI di Dalisi

by Michela Ongaretti
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Contrimmagini. Omaggio a Joseph Beuys, l'artista sciamano
Joseph Beuys, l’artista sciamano, è riapparso dal buio al Teatro Cucina in occasione del festival Da Vicino Nessuno è Normale, organizzato dal 1996 da Olinda Onlus negli spazi dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano.
L’arte è l’enigma più grande, che si risolve con l’uomo”. 

A distanza di alcuni giorni dallo spettacolo sono parole che continuano a rimbalzarmi in testa, anche se sono molte le citazioni, o sarebbe meglio dire gli estratti, della ricerca artistica celebrata intimamente da Michelangelo Dalisi, autore e protagonista dello spettacolo CONTROIMMAGINI. Omaggio a Joseph Beuys, l’artista sciamano.

Joseph Beuys in scena. Cacciola e Dalisi
Controimmagini. In scena Marco Cacciola e Michelangelo Dalisi. Ph. Ivan Nocera

Nell’oscuro ambiente irrompe in principio Marco Cacciola, che interpreta un cronista alla ricerca di Joseph Beuys, lo rievoca come uno spirito, battendo forte sul pavimento e recitando suoi motti in lingua tedesca, incomprensibili alla maggior parte degli spettatori, generando così un senso di attesa nella soluzione di un mistero, rintracciando infine con una torcia l’apparizione umana in carne e ossa.

L’intrusione in quello che sembra un museo abbandonato è l’irruzione in un mondo che in un certo senso già appartiene al giovane, è un universo che prende forma attraverso una sorta di intervista che si trasforma man mano in dialogo e che riflette la necessità di comunicare qualcosa che davvero è stato importante in un percorso di crescita. Chiamerò discepolo, invece che cronista, il personaggio di Cacciola, perché forse proprio il suo slancio, il suo coinvolgimento, ha saputo far rinascere drammaturgicamente Joseph Beuys nelle sue azioni più memorabili, anche per chi non lo conosceva. “Maestro dove sei? E’ una vita che ti cerco”.

Maestro e discepolo. Controimmagini, omaggio a Joseph Beuys
Maestro e discepolo. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli
Da subito, dalla rievocazione si parla la lingua di Beuys, la lingua del simbolo: così quel tipo di richiamo alla vita in scena è chiaramente un appello alla figura dello sciamano, nel senso di intermediario tra lo spirito e la materia

L’artista infatti pensava che la realizzazione del singolo e il progredire della società può avvenire solo con l’ascolto della propria interiorità, nell’espressione libera e accessibile a tutti. Controimmagini è è la storia di un pensiero cresciuto attraverso un’esistenza profondamente legata al fare artistico. In scena e nella ricerca ogni oggetto e ogni azione hanno una forte connotazione simbolica, e siccome per Beuys vita, pensiero e arte si sono intrecciate senza soluzione di continuità, allo stesso modo procede questo testamento postumo.

Controimmagini. Dalisi è Beuys al festival di Olinda
Michelangelo Dalisi interpreta Joseph Beuys. Ph. Ivan Nocera

Ogni domanda e ogni risposta nell’immaginaria ( e immaginifica) intervista avvengono sempre nel riferimento ad azioni d’arte, ovvero il racconto teorico si scioglie sempre mentre il personaggio Joseph Beuys realizza opere o inscena performance, con l’aiuto del discepolo e attraverso gli strumenti e i materiali usati nella reale carriera. Ad esempio spesso per portare alla luce concetti cardine, ed ampliarli in disquisizioni, il duo scrive e cancella frase su lavagne di scuola, come faceva Beuys nelle sue discussioni e dibattiti con il pubblico per stimolare la creatività di ogni uomo sensibilizzando dagli anni Sessanta verso temi oggi attualissimi, come il rapporto e la difesa della Natura

Appare un personaggio disarmante nella sua utopica necessità di abbandonare le regole per lasciarsi guidare dall’istinto e raggiungere una dimensione spirituale, per lui identitaria dell’essere umano, e poter cambiare il mondo. 
Marco Cacciola in Controimmagini. Omaggio a Beuys, l'artista sciamano
Marco Cacciola richiama l’atttenzione del pubblico nello spettacolo Controimmagini. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli

Disarmante perché nonostante teorizzi non ambisce a mitizzare la sua storia portando alla luce ciò che gli viene chiesto a volte con riluttanza, sempre stimolato dal discepolo, alter ego dell’autore desideroso di trasmettere agli spettatori la sua fascinazione. A volte pare non voler rispondere limitandosi ai suoi celebri Ja ja ja ne ne ne, ma più spesso a risultare eloquenti sono gli emblematici motti che sintetizzano l’invito ad accedere a un’esistenza piena secondo la guida della creatività come “Ogni uomo è artista” o “ La rivoluzione siamo noi”. 

Ma il grande fan non risparmia le contraddizioni dell’uomo artista

Quando i due personaggi sono entrati in confidenza, circa a metà spettacolo decidono di spostarsi tra il pubblico dove ragionano sulle implicazioni politiche del pensiero artistico, implicazioni da cui Beuys prese le distanze pur avendo contribuito alla nascita del primo partito verde nella Storia, e di come pur allontanatosi dall’idea di un’istruzione basata su dettami accademici, infine avesse fondato una sua Università. La stessa origine quasi mitica della vocazione artistica nata da un fatto tragico come la caduta dell’aereo su cui viaggiava il giovane militare Beuys nella seconda guerra mondiale, tocca l’osservazione scomoda del fatto che l’uomo fosse arruolato nell’esercito nazista. Salvato e curato da una tribù tartara che lo avvolse nel grasso e nel feltro, tornerà in vita come artista spesso utilizzando proprio le materie della sua salvezza  tanto presenti e ricorrenti nella futura opera.

Michelangelo Dalisi in scena al festival Da vicino nessuno è normale
Un momento dello spettacolo che omaggia Beuys. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli
Ogni racconto fatto di parole in realtà è sempre spinto dal discepolo, è lui che vuole indagare cosa e perché, e al quale non sempre risponde l’artista, troppo impegnato sul come, ad agire per costruire arte come azione sociale con i suoi simboli materiali. 

Avviene con gli alberi di limone che “re-interpretano” le 7000 Querce a Documenta di Kassel (1982) e altri interventi che coinvolgono la costruzione concreta e ideale di nuovi boschi, o  forse indirettamente il rapporto con Napoli e l’Italia, succede ancora con il feltro con cui imbottisce insistentemente una semplice sedia. Viene esplicitamente chiesto un ricordo delle esperienze italiane, della mostra La rivoluzione siamo noi nel 1971, della lunga collaborazione con il gallerista Lucio Amelio che lo aveva anche coinvolto nel progetto Terrae Motus, per il quale l’artista realizza l’installazione Terremoto in un Palazzo (1981).

Joseph Beuys a teatro
Ricordando Terremoto in un palazzo. Ph. Ivan Nocera. Courtesy Teatro di Napoli

A proposito della confidenza che ritrovano i due: la sua manifestazione ricalca ciò che successe nella performance, forse la più celebre, I Like America and America likes me. Dalla differenza di punti di vista al contatto visivo, dal gioco della provocazione all’accettazione pacifica dell’altro, fino all’ intesa. Questi meccanismi di conoscenza tra individui sono quelli che hanno caratterizzato il rapporto con un coyote, per tre giorni chiuso in una gabbia con il tedesco, rappresentante con semplicità simbolica lo spirito dell’America dei nativi, ma è anche in generale l’avvicinamento del giovane all’amato artista. Infatti, senza preamboli, il Beuys scenico si chiude nella coperta inforcando il bastone curvo come nel 1975 e istintivamente il ragazzo diventa l’animale che balza avanti e indietro a quattro zampe, che tenta di acchiappare lembi di feltro e che infine si accoccola accanto all’uomo. 

Come in I like America and America likes me
Come nella performance del 1975. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli
L’artista riesce infine a sua volta a farsi contagiare dall’entusiasmo del discepolo.

Si scioglie l’atmosfera dello spettacolo in un attimo esilarante, quando Beuys /Dalisi acconsente a riproporre l’intento di attivare il pubblico contro la guerra, attraverso lo strumento popolare della canzone. Persino straniante risuona l’effetto di Joseph Beuys mentre canta Sonne Statt Regan insieme ad una persona del nostro tempo, che si diverte su un argomento serio regalando un’ulteriore sfumatura alla già poliedrica, e in parte sfuggente personalità moderna ma del secolo scorso. 

Un momento cruciale, per me commovente per la sorpresa e per quel senso di intimità che manifesta Dalisi con la storia di Beuys, è quando inaspettatamente esce dal personaggio e parla di sé, della sua esperienza di bambino in visita alla mostra Palazzo Regale tenutasi a Capodimonte nel 1985. 

L’autore parla per alcuni istanti della meraviglia suscitata dall’opera, ricordando che sarebbe stata l’ultima esposizione di Joseph Beuys in vita, ma anche dall’uomo che si nutre della sua arte, facendo trascolorare la sua figura in quella del padre.  

Con questo lavoro, che nasce quindi da un ricordo personale, intendo fare un omaggio a Beuys, a mio padre, e a quelle figure mitologiche, controverse e sfuggenti e forse indefinibili che chiamiamo artisti.

Dialogo postumo tra artista e discepolo
Un dialogo postumo. Controimmagini. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli

Per questa ragione si può leggere come intimo il desiderio di raccontare al pubblico lo sviluppo totalizzante della ricerca di una vita, intercettata in quell’età speciale in cui i pensatori, e i padri, sono eroi misteriosi. In questo rapporto in divenire ancora una volta Joseph Beuys può essere chiamato sciamano, perché la sua arte ha offerto un ponte spirituale tra generazioni

Devo ammettere che da spettatrice avrei esplorato volentieri le dinamiche, o le emozioni di quella mediazione della memoria. Invece lo spettacolo è incentrato sul testamento culturale di Joseph Beuys, coerentemente al titolo. Per l’appunto il finale torna solenne, ed è apprezzabile che nel corso della narrazione si giochi su diversi tone of voice. 

Così il protagonista evoca la presenza di un’altro materiale simbolico come il miele e guardando in avanti, oltre la scena, il pubblico, il Teatro, verso il futuro, inscena una delle prime paradigmatiche performance: Come spiegare la pittura a una lepre morta. 
L'omaggio di Michelangelo Dalisi all'artista sciamano
Idee e Natura. Controimmagini. Omaggio all’artita sciamano. Ph. Ivan Nocera, courtesy Teatro di Napoli

Dopo essersi cosparso il viso con del miele, materiale vivo, esempio della cooperazione delle api a cui la società umana dovrebbe ispirarsi, e applicato su di esso diversi lembi di foglia oro, che rendono il senso di ciò che dell’uomo è più prezioso, le idee, tiene tra le braccia una lepre, per esigenze sceniche un pelouche. Nel 1965 a quell’animale venivano sussurrati ragionamenti sui dipinti in mostra alla Galerie Schmela di Düsseldorf. a quel simbolo di irrazionalità, ma anche per il suo rapporto con la terra e la fertilità.

Nei gesti lenti si legge il testamento artistico di Joseph Beuys. Si coglie l’invito ad affidarsi all’intuito, contro la fredda razionalità, e a lasciarsi guidare verso una dimensione più spirituale. Il pubblico rimane concentrato, suggestionato, ma resta il dubbio su quanti abbiano appieno compreso le azioni drammatizzate. Controimmagini è uno spettacolo non facile, che richiede preparazione sul suo protagonista, oppure sarebbe meglio non sapere nulla e vivere le emozioni del racconto di una visione affollata di molti argomenti? 

Marco Cacciola. Ph. © Ivan Nocera per Teatro di Napoli
L’omaggio (anche) giocoso di Marco Cacciola a Joseph Beuys. Ph. Ivan Nocera per Teatro di Napoli
CONTROIMMAGINI. Omaggio a Joseph Beuys, l’artista sciamano, è una produzione Teatro di Napoli (Teatro Nazionale, Campania Teatro Festival) con Fondazione Campania dei Festival, creato in collaborazione con Olinda/TeatroLaCucina in una residenza del 2024.

La prossima data sarà il 29 giugno a Villa Lysis, Capri, in una versione pensata per spazi non teatrali. Il festival Da vicino nessuno è normale prosegue invece fino al 2 luglio.

Per maggiori informazioni: teatrodinapoli.it , sul festival teatrolacucina.org/da-vicino-nessuno-e-normale

Michela Ongaretti

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