Polimero e arte nel Museo di Arte Plastica

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Eredità nell’arte contemporanea.

Polimero Arte. Due parole per un concetto di pratica d’arte del ventesimo secolo. Le sue innovazioni e modalità di intervento hanno lasciato una traccia da seguire nel presente, un’eredità colta da diversi artisti contempornaei. Artscore intervista Giorgio Bonafè, il tecnico dell’azienda Mazzucchelli1849 protagonista di una storia tutta italiana che lega l’industria all’arte.

Nella sua casa di Castiglione Olona sono esposte molte opere d’arte, testimonianza della stagione di Polimero Arte tra il 1969 e il 1973. In quegli anni l’operazione di Mazzucchelli consisteva nel dare ospitalità a celebri artisti italiani ed internazionali per realizzare alcuni esemplari di loro opere in materiali polimerici, donate o a volte riprodotte in edizioni limitate. Sono gli stessi polimeri che hanno caratterizzato grandi innovazioni tecniche ed estetiche nel design Made in Italy, ricordiamo diversi Compasso D’Oro vinti con lo strategico accordo tra Samco (del gruppo Mazzucchelli) e Kartell, come il secchio in polietilene di Gino Colombini, Compasso d’Oro 1955.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè, opera di Man Ray

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Boule sans neige di Man Ray in esposizione al MAP

 

Polimero Arte è stato una sorta di mecenatismo a doppio senso: mettendo a disposizione degli artisti di cultura, provenienza, poetica e disciplina l’officina e le attrezzature di una fabbrica, si nobilita il materiale che l’azienda stessa produce, invitando a studiare le sue potenzialità dal punto di vista espressivo e non soltanto funzionale. Nello stesso tempo gli artisti stessi scoprono inediti risultati anche all’interno della propria ricerca, sulla scia di alcuni maestri delle avanguardie storiche come Moholy-Nagy a Georges Vantongerloo.

Blocchi, pellicole o granuli polimerici che fossero, ci teniamo ad aggiungere che solo in alcuni casi si trattava di materiale di scarto, se richiesto Mazzucchelli preparò anche miscele ad hoc per ottenere determinate colorazioni o effetti.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Nel laboratorio di Mazzucchelli 1849

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, nell’officina con gli artisti tra il 1969 e il 1973

 

L’artista Simona SantaSeveso ci ha presentato Giorgio Bonafè, una persona per bene che amava fare il suo lavoro, la cui vita fu sconvolta dall’arrivo di personalità eccentriche e geniali a cui ha prestato tutta la sua esperienza. I risultati di quel periodo unico diventarono una grande collezione e costituirono il comunale Museo di Arte Plastica di Castiglione Olona, uno scrigno del quattrocento ricolmo di modernità con Carla Accardi, Filippo Avalle, Enrico Baj, Giuliana Balice, Elvio Becheroni, Valentina Berardinone, Gianni Colombo, Medeiros De Lima, Camillian Demetrescu, Marcolino Gandini, Peter Gogel, Mario Guerini, Hsiao Chin, Fulvia Levi Bianchi, Anna Marchi, Smith Miller, Sante Monachesi, Giulia Napoleone, Edival Ramosa, Hilda Reich, Bruno Romeda, Giovanni Santi Sircana, Tino Stefanoni, Guido Strazza e Kumi Sugai, Giacomo Balla e Man Ray, insieme alle nuove acquisizioni di Vittore Frattini, Carlo Giuliano, Marcello Morandini e Giorgio Vicentini. Sempre nel MAP troviamo esempi più recenti di artisti più giovani che rappresentano l’eredità di Polimero Arte.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Nel MAP

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Dalle vetrine del Museo di Arte Plastica (MAP) di Castiglione Olona

 

L’INTERVISTA A GIORGIO BONAFÈ

Nel 1969 lei lavorava presso Mazzucchelli1849 come modellista per l’officina, giusto?

La proprietà era del Dottor Franco Mazzucchelli, del conte Ludovico Castiglioni tra loro cugini, amanti entrambi dell’arte.

Negli anni settanta esisteva una ricerca artistica riguardante i polimeri, specialmente a Roma. Artisti anche stranieri venivano in italia per trovare materiali. Così in quegli anni la Mazzucchelli ha aperto le porte agli artisti di questa grande industria attiva dal 1849, per lavorare sui materiali sui suoi prodotti. Come nessun’altra azienda aveva fatto crearono un laboratorio nel Castello di Monteruzzo attrezzato con macchine utensili adeguate. Al piano superiore c’era la foresteria che accoglieva i creativi per il tempo utile alla realizzazione delle opere.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Con Boule Sans Neige di Man Ray

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, sorridente mentre mostra l’opera di Man Ray durante l’intervista ad Artscore

 

Chi fu il primo partecipante? 

Guido Strazza. Un grande artista romano, oggi novantenne ancora insegna a Roma. Ha utilizzato lastre in metacrilato. Anche poco prima gli artisti usavano i materiali dell’azienda: Bruno Contenotte e Carla Accardi negli anni sessanta venivano a prendere i fogli di sicofoil, su cui dipingevano.

In cosa consisteva la collaborazione? 

L’artista mi spiegava cosa aveva in mente di fare, lo portavo in fabbrica e toccava con mano cosa fosse disponibile, chiedeva in che modo i materiali dell’azienda si potessero utilizzare allo scopo, li sceglievamo insieme e iniziavamo al laboratorio. Erano gratis. Per questioni di sicurezza non erano ammessi esterni nella fabbrica, quindi era stata creata un’area dedicata da dove attingere comodamente. Si trattenevano un mese un mese e mezzo.

Il loro lavoro veniva visto come un’opportunità: mia, per l’artista e per la società che investiva in questa ricerca. Io ero orgoglioso di prendere parte al processo realizzativo delle opere che usciva con il marchio Polimero Arte.

 

Polimero arte al Map. Mario Guerini

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Particolare di Artemide di Mario Guerini, 1971, courtesy MAP

 

Non dire plastica

Perchè non bisogna usare il termine plastica ma polimero? 

Perchè tutti i materiali prodotti dalla Mazzucchelli erano polimeri. Non dirò mai plastica ed esorto a non farlo!

Per dare l’idea del valore complesso di un’opera, è importante il nome di un materiale. Quando presentammo l’opera di Man Ray Boule Sans Neige una sfera in resina di 2 kg e mezzo, egli era affascinato come un bambino, il nome dell’opera era già stato assegnato sul catalogo e lui doveva mettere le specifiche tecniche. Mi chiese di elencare  tutti i materiali costitutivi: resine fenoliche, metacrilato, la serigrafia sul metacrilato, la forbice di cotone, la sabbia di marmo di Carrara polimerizzata. L’artista era contento perchè elencando e non generalizzando le materie costitutive di ogni opera gli si dà il valore tecnico, se avessimo detto che era semplicemente plastica, l’artista non avrebbe inteso il valore della sua opera nel contesto dell’operazione.

Noi diciamo barbaramente plastica anche quando sono polimeri, negli oggetti comuni.. Plastica è un termine generico. Giulio Natta creò i materiali polimerici ( vinse il Nobel per la Chimica nel 1963 per il polipropilene isotattico o MOPLEN), che possono avere molteplici applicazioni. Ad esempio se il metacrilato ha una polimerizzazione violenta, rende effetti nemmeno possibili con il vetro di Murano.

 

Polimero Arte, opere

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, La collezione del Map tra gli affreschi quattrocenteschi

 

Giorgio Bonafè e gli artisti di Polimero Arte

Ha insistito lei per avere uno spazio apposito dedicato agli artisti nella Mazzucchelli? 

La fabbrica era molto grande, se ogni tanto cambiava la lavorazione chiamavano me. Quando venne in mente al Conte Castiglioni di fare questo laboratorio, mi dette carta bianca per cercare le macchine sufficienti per diversi artisti. Da profano all’inizio ingenuamente non capivo il senso di quelle produzioni. Era ciò per cui dovetti cambiare la mia vita adeguandomi ai tempi degli artisti, per capire il valore aggiunto ad un modello. Stare dietro agli artisti voleva dire anche perdere alcuni valori di casa, non c’erano orari e routine per loro che rivoluzionavano la mia vita quotidiana. Ad esempio nel 1969 non c’era la macchinetta del caffè in azienda, bisognava uscire: l’architetto americano Smith Miller mi invitò fuori, ma io non potevo lasciare il lavoro… lui disse dai vieni rispondo io e volle fermarsi per un pò su delle panchine ad ascoltare il canto degli uccellini, io pensai che un operaio non avrebbe mai avuto questi privilegi. Insomma l’artista ti portava in questo modo diverso di vedere le cose, in tutto. Anche nel denaro, vendevano quadri da 100 milioni ma capitava che non molto dopo non potessero permettersi il pranzo.

 

Polimero Arte, la collezione del Map con Hsiao Chin

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. La grande sala al pianterreno del Museo d’Arte Plastica, al centro un’opera di Hsiao Chin

 

Al Castello di Monteruzzo gli artisti si fermavano a dormire nella foresteria, quindi capitava che mi facessero tardare anche fino alle tre di notte, solo che io alle otto dovevo rientrare in fabbrica mentre loro… dormivano! Per la stagione di Polimero Arte potei stare a lungo con loro perchè non avevo figli ma una moglie comprensiva.

Chi selezionava gli artisti? 

A selezionare era il Conte Castiglioni che aveva una grande cultura dell’arte antica e contemporanea.

Quali artisti sono stati per lei memorabili? 

Ricordo bene il lavoro con Giulia Napoleone, e il grande Man Ray che ha dato moltissimo valore a tutta la stagione (aveva già ottant’anni ma una grande energia), poi le figlie di Balla, Pomodoro, Hsiao Chin. Con Man Ray abbiamo fatto in tempo a fare 11 opere, le ho firmate tutte io ma lui dava una foto con l’autentica a ciascun collezionista.

 

Polimero Arte al MAP con Marcolino Gandini

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè- Opera di Marcolino Gandini nella collezione del MAP di Castiglione Olona

 

Ci racconti di qualcuno con cui ha avuto rapporti burrascosi.  

Con Gandini. Insisteva a morte per vedere come andava avanti il lavoro, non avevo più tempo libero e continuava a farmi richieste, un giorno il Conte Castiglioni mi ha mandato il controllo a casa perchè dovetti prendere 7 giorni di malattia. Abbiamo fatto una bella mostra a castiglione con le sue opere ed eravamo soddisfatti ma alla fine gli confessai che era stato intrattabile, da allora non ebbi più problemi con lui perchè era consapevole di quanto fossi necessario per la realizzazione delle sue opere. E con Man Ray? No lui era un signore.

 

Polimero Arte. Bruno Contenotte tra i suoi protagonisti


  Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, Bruno Contenotte, Senza Titolo

 

Polimero Arte in alcuni aneddoti

Qualche aneddoto su come gli artisti la portarono in un mondo non comune

A Roma fui invitato a casa di Camillian Demetrescu, marito e moglie erano persone estremamente gentili ma…non trovavo un tavolo! Poi ne vidi uno bassissimo, mi chiesi chissà come mangiare comodamente. In un angolo c’era un grande totem con delle cassette della frutta dipinte, un’opera d’arte pensai. Lui mi disse prendi una cassetta capovolgila e siediti come noi, pranziamo. Era all’altezza giusta di questo strano tavolo. Una persona comunemente non pensa che tutto funzioni in questo modo, attraverso l’originalità, per me era un mondo alla rovescia.

Anche in casa di De Chirico a Roma vi fu un episodio memorabile. Io ero là per la mostra alla galleria S.M. 13 in via Margutta e i suoi agenti commissionarono a Mazzucchelli il restauro di un’opera della sua collezione. Chiesto il permesso di assentarmi dall’esposizione, io ero comunque un dipendente,  la casa di De Chirico. Mi aprì questo omone con gli occhi spiritati, io mi emozionai e lui mi disse: “tu non devi essere emozionato come ti vedo, io devo essere emozionato”.

 

Polimero Arte, Semisfera di Giavanni Santi Sircana

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, una delle opere nella collezione del MAP e di Bonafè, Semisfera di Santi Sircana del 1970 Sircana

 

Con Mazzucchelli1849 a Roma

A Roma mi trovavo in una situazione fortunata perchè là Mazzucchelli aveva il magazzino il più grande d’ Italia: tutti i migliori artigiani romani e dei dintorni andavano ad attingere. Io non avevo che da presentare al responsabile, si chiamava Gasperini, un problema con un’opera da riparare e chiedere se poteva mandarmi qualche artigiano bravo. Due di loro hanno risolto con l’opera di De Chirico in tre giorni e lui era stupefatto dalla nostra efficienza “nordica”. In effetti Mazzucchelli era un’eccellenza nell’unire il valore del lavoro artigiano all’uso di macchinari all’avanguardia.

Nel magazzino era tutto un via vai anche di artisti, c’era il marchio della grande azienda, fornivamo materiali, know how, ospitavamo..quindi tutti volevano lavorare.

 

Polimero e arte nel Museo di Arte Plastica

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Visita alla collezione di Mazzucchelli1849 al MAP

 

Mostre e gallerie

Era un’operazione indipendente o c’erano delle gallerie coinvolte?

Abbiamo fatto diverse mostre in galleria. A Parigi , quella di S.M. 13 con Camillian Demetrescu a Roma con tanto di catalogo, in Sicilia ho portato varie opere, a Milano ci fu una bella esposizione da Studio Marconi. Ho un meraviglioso ricordo della Biennale a Caorle nel luglio-agosto 1969. In concomitanza dell’atterraggio sulla Luna ci fu la prima esposizione di Polimero Arte con sculture e installazioni di vari artisti. C’era Mario Guerini che in anticipo sui tempi  aveva creato dei robot con le teste in metacrilato, si muovevano e camminavano con dei tiraggi laser dall’interno che puntavano verso l’esterno. Nel momento dell’atterraggio sulla Luna si accese tutta Caorle, fu una biennale bellissima. A Bolzano delegarono direttamente me per gestire la realizzazione di una mostra, ero con Strazza e gli altri artisti coinvolti, avevo preso molto a cuore il progetto e loro si fidavano di me.

 

Polimero Arte con quadridimensionale verde di Fulvia Levi Bianchi

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè- Particolare di Quadridimensionale verde di Fulvia Levi Bianchi, courtesy MAP

 

Dalla Cellulosa al Rhodoid

Cosa rappresenta il Rhodoid nel mondo industriale e in quello artistico? 

Nel 1980 ero responsabile della ricerca di colori e lavoravo con i designer di occhiali, tra i clienti Giorgio Armani e molti altri, creavamo blocchi di rhodoid per produrre montature. E’ un materiale vegetale, inventato in Francia da Rhône-Poulenc.

Partiamo dall’inizio: Mazzucchelli per primo in Italia compra la celluloide e il know how in America, nel 1921 fonda la Società Italiana Celluloide e nel 1924 inaugura a Castiglione Olona il primo stabilimento dedicato alla sua produzione, nel 1927 firma l’accordo commerciale con Du Pont, depositaria del brevetto. Negli anni trenta la celluloide serviva per gli elementi della petineuse femminile, forcine, pettini, spazzolini, molti altri oggetti come penne, bottoni, bigiotteria.. Poi negli anni trenta scoprirono che negli occhiali le componenti che toccano il corpo vicino alle orecchie e sul naso creavano un arrossamento, perchè il materiale utilizzava la cellulosa della betulla mescolata con acidi e coloranti che conteneva molto acetone. Serviva qualcosa di nuovo.

 

Polimero Arte. Al Map una scultura di Valentina Beraedinone con Guardone, 1970

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè- Vista del MAP con Guardone di Valentina Berardinone in primo piano

 

Il procedimento è uguale a quello per la celluloide con un vantaggio: i solventi e i coloranti sono tutti vegetali quindi questo materiale non può più chiamarlo plastica, è plastico solo perchè si modella. Quel Pouf di Kartell si muoveva tutto e lo hanno chiamato Plastic per questo motivo. Si utilizza anche oggi in occhialeria per riprodurre i maculati tartaruga, noi abbiamo importato questo know how dai francesi per avere grande successo. La mia scultura di Gandini è formata da blocchi di rhodoid, dagli stessi si può fare un occhiale tagliandoli di 8, 6 o 4 millimetri, oppure di diversi spessori se serve per un rivestimento.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Catalogo della mostra in Triennale

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, la copertina del catalogo della mostra Dalla Tarataruga all’Arcobaleno, 1985

 

Dalla Tartaruga all’Arcobaleno

Grazie al rhodoid ci fu una grande mostra, anche se la stagione di Polimero arte era già finita.

C’era sempre un pò di gioco della direzione con i creativi, e un giorno venne a trovarmi Bruno Munari che invitava a Milano per conoscere altri artisti, ricordo lo scultore Romano Rui che lavorò per il Vaticano. Vide sul mio tavolo una gran quantità di fiches che recano il numero del blocco da cui provengono e mi chiede per cosa le utilizzassimo, io spiegai il vasto ventaglio di applicazioni d’intaglieria. Mi chiese allora di parlare con la direzione perché sarebbe stato interessante far conoscere meglio il materiale. Così si sviluppò l’idea della mostra “dalla tartaruga all’arcobaleno”, esposta in un grande e bel capannone Mazzucchelli degli anni trenta, ristrutturato. Abbiamo chiesto l’intervento di  tanti designer associandoli a produttori, per creare con il rhodoid fornito gli oggetti più disparati da manici d’ombrello ai coltelli, credo fossero più di duecento. Ad esempio Enzo Mari con Artemide, Daniela Puppa con  Kartell, Paola Navone con  Alessi, Bruno Munari con Danese, Ruggero Barenghi con Olivari , Handler Rosemberg con Pomellato. Missoni produsse fiori colorati, Denis Santachiara con B&B propose un tavolino che reggeva un primordiale computer. La mostra fu presentata alla XVII Triennale di Milano grazie all’allora presidente Eugenio Peggio, con un prestigioso catalogo Electa.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Rose di rhodoid di Missoni

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè, spille di Missoni a forma di rosa in rhodoid, per la mostra Dalla Tarataruga all’Arcobaleno

 

Negli anni ottanta Mazzucchelli aveva picchi di produzione col rhodoid, in certi periodi di moda nel design era il metallo e allora scendeva drasticamente la produzione. Dopo la mostra seguì una grande richiesta di lavoro, non facevamo in tempo a fare i blocchi. Quel successo enorme faceva un pò tornare ai vecchi tempi di Polimero Arte, ma si può dire ancora che polimero arte continua perchè finchè io ci sarò gli artisti mi chiederanno consigli e pareri, e qualche artista continua questa storia bella di cui parliamo ancora con la sua eredità. 

 

Polimero Arte raccontata da Giorgio Bonafè. L'artista Simona SantaSeveso nel Map tra una sua scultura e quella di Man Ray

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Simona SantaSeveso con una sua Candy Skkinn al MAP, accanto all’opera di Man Ray

 

Il MAP di Castiglione Olona

Come si arrivò al  MAP? 

L’idea del Museo risale agli anni ottanta. Il Conte Castiglioni e Franco Mazzucchelli ci pensarono vista la collezione immensa, ogni artista per ricompensare l’azienda lasciava una o due opere. Il Museo coincide praticamente con la collezione completa, 51 opere prima in vari locali della fabbrica. Ci siamo riuniti per deciderlo io, il sindaco di Castiglione Olona Giorgio Luini, il professore di Brera Rolando Bellini, la proprietaria Silvia Orsi. Per la la costituzione del Museo di Arte Plastica il comune ha concesso un’area dello splendido palazzo, che contiene ancora affreschi di Masolino. L’arte moderna incastonata nell’architettura del Quattrocento. Abbiamo così dato un valore democratico alle opere piuttosto che lasciarle visibili ai pochi clienti importanti, e senza un supporto curatoriale. L’allestimento fu deciso per mettere a nudo ogni opera, da poter esser vista secondo ogni angolazione. Ho pensato io alla parte tecnica e la curatrice ha documentato ogni imperfezione, per valorizzare la storia e la qualità nello stato perfetto dell’opera.

Il Map apre nel 2004 con la collezione Mazzucchelli di Polimero Arte. All’inaugurazione erano presenti Santi Sircana, Gandini, Strazza, Valentina Berardinone, Giuliana Balice e molti altri.

 

Polimero Arte, Il MAP dall'interno

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè il Museo Arte Plastica, vista del cortile attraverso i polimeri, courtesy MAP

 

L’eredità di Polimero Arte

Considera il lavoro di Simona SantaSeveso erede di Polimero Arte con altri giovani

Si, tutti gli artisti aggiunti alla collezione rappresentano questa continuazione.

Ho conosciuto Simona SantaSeveso durante una sua mostra al Castello di Monteruzzo. L’assessore alla cultura Stefano Uboldi me la presentò. Lei voleva inglobare nel plexiglas il calco della sua mano precedentemente racchiuso nella resina. Uboldi le parlò di me come tecnico e conoscitore della materia che poteva consigliare come strutturare il lavoro. Abbiamo parlato e ho creduto nel suo progetto. Raccomandai Gesiplast di Gerardo e Paolo De Luca con cui collaboro e che oggi apre le porte agli artisti, visto che in Mazzucchelli non esiste più quel reparto. Ora siamo qui con lei a raccontare la mia storia.

 

Polimero Arte. Intevista di Artscore a Giorgio Bonafè. Una Candy Skkinn Hands di Simona SantaSeveso

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Opera di Simona SantaSeveso con il calco della propria mano, realizzata con Gesiplast. Ph. Sofia Obracaj

 

Con Gesiplast lei stesso ha portato avanti il lavoro di alcuni artisti? 

Avevo già lavorato con loro, ho fatto fare cinque sfere di Santi Sircana perchè il padre di Silvia Orsi  era innamorato dell’opera, le abbiamo prodotte per loro e altri collezionisti.

Paolo De Luca è venuto a fare prima due foto all’opera già pronta, e si è messo al lavoro nella sua ditta con il blocco che abbiamo fornito. Solo con certe macchine si possono ottenere alcune lavorazioni, con le loro a sei assi il risultato fu soddisfacente. Per Frattini da una piccola scultura abbiamo creato un oggetto d’arte grande inglobando nel metacrilato, in quel caso serve un autoclave dove questo materiale a 120 gradi polimerizza e diventa solido. Con Gesiplast non possiamo parlare di “Polimero Arte” perché fu un progetto specifico di Mazzucchelli1849 ma i principi sono gli stessi, e ha valore la collaborazione mia come tecnico storico di quell’operazione. Insomma Gesiplast è la prima azienda che raccoglie l’eredità lasciata.

 

Polimero Arte. Locandina della mostra di Simona SantaSeveso al MAP

Polimero Arte raccontato da Giorgio Bonafè. Simona SantaSeveso al MAP

 

Così diciamo degli artisti che oggi affidano ai polimeri la loro ricerca, che hanno lavorato con me e che sono inseriti nella nuova collezione del MAP, ma solo coloro che sono stati selezionati dallo stesso comitato scientifico del primo nucleo espositivo. Ad esempio un’altra giovane leva che si riallaccia alla stagione di Polimero Arte è rappresentata da Roberto Carullo.

La collezione del MAP può aumentare ancora? 

Dipende dagli spazi che sono limitati, e solo gli assessori possono deciderlo. Il nucleo centrale resta comunque di proprietà di Mazzucchelli (Orsi), mentre le più recenti sono donazioni al Comune oppure in comodato d’uso come la mia, quella di Frattini, e dei nuovi inserimenti come SantaSeveso e Carullo.

Michela Ongaretti

Staygreen Sedute Pepper_

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Fuorisalone 2015 Milano. Staygreen sarà presente nel distretto di Brera District – allo showroom Seventy in via Pontaccio n. 10  – con la collezione Le Anime di Carta, ma vedremo l’azienda protagonista anche in veste di mecenate per l’Arte alla Casa Museo Spazio Tadini – zona Fuorisalone Lambrate, via Jommelli 24 – dove i suoi materiali costruttivi saranno la base delle creazioni dell’artista Luca Moretto (molto in vista anche nella recente Asta Flash di Basezero ad Affordable Art Fair presso Superstudio) – con siliconi colorati Mungo e Saratoga – nella mostra A misura d’uomo. Inoltre Staygreen sarà in via della Spiga dove sarà allestita l’area Lounge di Global Blue.

Staygreen lampada Marylin

La lampada Marilyn prima dell’intervento di Moretto, design Staygreen, particolare

I prodotti Staygreen sono per noi molto interessanti perché esempio eccellente di quel filone di design votato a dare forma e comfort alla vita quotidiana, tentando di non impattare negativamente e violentemente sull’ambiente. Definiamo eco-friendly furniture i letti, tavoli, lampade, divani e sedute sono costruiti con materie prime ecosostenibili e selezionate; inoltre sono tutti pezzi unici, realizzati a mano in Italia. Parliamo di cartone a doppia onda rigorosamente riciclato, segatura di recupero e collanti naturali, tessuti biologici. La resistenza all’acqua e all’usura è garantita da un isolante trasparente solvent free ad alta penetrazione.

Il knowhow dell’azienda nasce dall’esperienza originaria nell’ambito degli arredi imbottiti che interviene sul cartone con finiture di vario tipo, sempre in materiali “green” come gli inserti in legno, cotone rigenerato, acciaio o Corian. Il cartone stesso proviene dal recupero di imballaggi e dalla filiera del riciclo della carta da macero, mentre la segatura dal riuso di sfido di lavorazione.

Non è un caso quindi che gli stessi materiali diano forma alle creazioni di Luca Moretto, tra cui la lampada Marilyn – scultura di quasi tre metri – nella mostra a Spazio Tadini sponsorizzata anche da Saratoga per questo Fuorisalone 2015.

sgabello-staygreenLuca Moretto – intervento sulla seduta Cork, design Staygreen

Le opere che esplorano e celebrano il rapporto tra Uomo e Natura, e tra Natura e Tecnologia, si sposano con il concetto di design racchiuso nei prodotti Staygreen. Come spiega il project manager Mauro Marcenta si intende creare qualcosa di idealmente più alto che semplici mobili scelti per la loro praticità: conta molto la ricerca del Bello, l’impronta dello stile dei progettisti, e la manualità artigianale con cui sono costruiti. Inoltre, come per Moretto la tensione dialettica dell’uomo verso la Natura è costante, così per Staygreen l’avvicinamento di estetica, funzionalità ed ecosostenibilità è in continuo processo di affinamento, e di scoperta. L’azienda può ben rappresentare l’esempio concreto nell’ambito del design del discorso artistico di Moretto, che è ragionamento ontologico sulla possibilità dell’uomo di esistere in Natura: in questo caso design e arte condividono gli stessi strumenti, usando semplicemente altri linguaggi.

La fiducia della casa di produzione verso la creazione di questa mostra viene senz’altro dal riconoscimento del valore dell’artista, di quanto riesca ad esprimere la propria visione del mondo con una personalità incisiva, ma anche per l’abbinamento sinergico dei materiali: i siliconi colorati della gamma Leed di Mungo srl, con cui Moretto ha inondato il cartone a doppia onda. Per Marcenta cartone e silicone sono “molto diversi tra loro ma accomunati dal concetto che più abbiamo a cuore: l’ecosostenibilità.”

Staygreen Libreria Omm

Libreria Omm, design e produzione Staygreen

Da sempre Staygreen ha cercatoconnessioni con altri mondi, come gli hotel e gli store. Ha all’attivo un’altra collaborazione artistica con Studio Prince presso la Queeen Gallery di Desenzano, coinvolgendo l’opera di Pietro Romano, e presto sarà la volta dell’artista Edoardo Menini.

Roberto Pamio, fondatore dello studio Pamio e Partners, è stato l’ideatore della linea di arredamento che Staygreen ha contribuito a sviluppare e concretizzare. Secondo l’architetto e designer il cartone è il materiale del futuro: riciclabile, sostenibile, leggero ma soprattutto personalizzabile con facilità: una materia povera che può essere nobilitata attraverso il design.

I clienti per ora sono soprattutto stranieri, ma le recenti numerose commesse stanno dimostrando che anche nel nostro paese si sta allargando l’interesse per il green design. I mobili della collezione si trovano in molte prestigiose location in tutto il mondo: dalla Google House di Milano al ristorante La Cantine de Faubourg aDubai, presso l’albergo ecosostenibile Mari e Monti di Grado. Hanno accompagnato importanti eventi come il Salone Nautico di Genova e la Barcolana di Trieste, in collaborazione con Eataly, ed hanno arredato il Padiglione Italia all’International Golf Travel.

Secondo Marcenta la collezione è stata creata partendo con complementi semplici per arrivare , galvanizzati dal successo ottenuto, a strutture molto più complesse come letti e divani, che riprendono la linea di design ma introducono elementi diversi, come il cotone rigenerato.

Staygreen Poltrona Dahlia in ecopelle

Poltrona Dahlia in ecopelle, design e produzione Staygreen

Abbiamo chiesto di cosa il team di Staygreen sia particolarmente orgoglioso, e sono stati fatti i nomi di due modelli di sedute: Wendy e Dahila. Wendy si compone di quel celebre cartone a doppia onda, appoggia su piedini conici e il suo volume è definito da una seduta profonda e una imbottitura soffice su seduta e braccioli, rivestiti in cotone rigenerato lavabile o ecopelle. Dahlia esprime eleganza grazie alla commistione di linee rette e curve, dall’aria retrò e avanguardistica allo stesso tempo. Struttura e rivestimento come per Wendy, dotata di fettucce di velcro per un rapido smontaggio e rimontaggio. Le spalle interne ed esterne sono in MDF (medium density fiberboard) con finitura in laccato bianco o nero. Entrambe le sedute sono intese per gli interni.

Si segnalano i prodotti di illuminotecnica, sviluppata di recente. Questi ultimi saranno presentati al Fuorisalone 2015 con la collezione “Le Anime di Carta”.

Staygreen Poltrone wendy_19_L_2Poltrone Wendy, design e produzione Staygreen

Sono in cantiere molte idee per il futuro, sia sul design che su materiali inediti, ma la grande novità nei prodotti presentati al Salone è il colore, ancora work-in progress, che Staygreen ritiene abbia un impatto fortissimo sull’immagine degli arredi. Inizialmente tutti i pezzi erano disponibili in bianco e in cartone naturale mentre ora si sono arricchiti di diverse nuances: oro, argento, bronzo, nero, bianco, arancio, grigio e tortora. In via Pontaccio 10 lo showroom sarà occupato dalla versione Colour, dove il colore è dato da vernici all’acqua senza componenti chimici, esclusivamente composto da coloranti vegetali, applicato anche agli elementi scoperti in cartone. Anche le colle impiegate sono ecosostenibili perchè a base di cellulosa naturale al cento per cento. Presso l’area Lounge di Global Blue in via della Spiga vedremo invece gli arredi nella versione argento, per tutta la durata dell’Expo.

Staygreen divano Scaccomatto

Scaccomatto, un divano Staygreen

Il lavoro di Moretto accentuerà anche questo aspetto di novità di Staygreen, dato che attraverso il colore l’artista aggiunge o cambia significato ad un oggetto. Come scrive Francesco Tadini usare l’espressione ” a misura d’uomo” significa riportare la realtà alla nostra dimensione impedendole di “spersonalizzarsi divenendo un semplice ingranaggio di un mondo produttivo e, quindi, di riconsiderare la scelte che disumanizzano anche gli habitat da noi edificati”, direzione condivisa da tutti coloro che in ambito imprenditoriale e creativo si impegnano affinchè tutti noi possiamo progredire a contatto con le risorse del pianeta, senza danneggiarlo.

Staygreen Sedute Pepper_Sedute Pepper di Staygreen, in un bell’allestimento “modulare”

Allo stesso tempo Moretto rappresenta la capacità di adattamento ad una difficoltà fisica, nella sua trascendenza nella vitalità del colore e della scultura biomorfa nata da riuso della forma, e da un materiale divenuto industriale,che però nasce dal naturale silicio. L’Arte è una forma ancora più generale di ecosostenibilità. E’ biosostenibilità nel senso che senza l’invenzione e l’emozione del gioco infantile, combinatorio all’infinito e generativo di e dalle emozioni, non possiamo davvero parlare di vita.

Michela Ongaretti