Figure femminili dal bosco dell’inconscio. Opere di Federica Poletti 

by Michela Ongaretti
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Senza titolo, cover Federica Poletti per artscore.it

Figure femminili misteriose, dai corpi rivelatori del profondo per la pittrice Federica Poletti, che da pochi giorni ha inaugurato la personale Dissolvenza in Spagna, presso la galleria Leucade di Murcia.

Ho conosciuto prima lei del suo lavoro: la sua energia nel comunicarlo, nel volermi trasportare nella sua dimensione assolutamente personale, mi ha subito chiamato di fronte a una sua tela, catturandomi per la complessità compositiva e la forza cromatica. 

Figure dell'inconscio. La Luna Inferica, 2022. Federica Poletti- artscore.it
Federica Poletti, La Luna Inferica. 2022
Da una piccola serie di dipinti ho capito che su tutti non avrei letto una scenario pacificato, ma tanti indizi del fatto che ci si trovasse in un territorio di confine.

Elementi che agitano l’immaginazione e la fanno atterrare fuori dal tempo e dentro lo spazio dell’inconscio, squarciando il nero con la definizione delle figure illuminate come da un flash. Nella sua pittura si vive l’istantanea del silenzio, come quando si scoprono visioni proibite: magari credendo di non esser visti si trattiene il fiato, anche se poi quel che si nota scioglie la tensione, perché è una liberazione poter sospendere l’incredulità di fronte a certe rivelazioni.

Dice bene Barbara Codogno, che ha curato diverse mostre della pittrice, che quell’azzeramento di suoni è una tregua momentanea dalle agitazioni esteriori. E’ anche giusto descrivere la Poletti come una “Francesca Woodman col pennello, anche le sue opere sono istantanee dell’anima, meravigliose e disperate, piene di grazia e tristezza eppure forti, risolute”.

Federica Poletti, Essere disparte, olio su legno, 2021- artscore.it
Federica Poletti, Essere disparte. 2021
Sono molti gli artisti della mia generazione, le nate e i nati tra gli anni Settanta e Ottanta, che assegnano al corpo il ruolo di interprete di emozioni e guida verso universi allegorici.

Serve qualcosa di concreto, tangibile, per attraversare la realtà e trovarsi oltre lo specchio della rappresentazione oggettiva; osservare qualcosa e qualcuno di riconoscibile, eppure appartenente ad un altrove, conduce alla soggettività del verosimile, in grado di far emergere verità dai profondi abissi della psiche. In questo sogno ad occhi aperti, in questo passaggio tra reale e immaginario di Federica Poletti la scoperta dell’umano avviene attraverso una peculiare combinazione di definizione e di sottrazione della figura. E’ come togliere la rassicurazione di un assunto dato per certo, la conclusione di un discorso.

Troncare, celare, distorcere parti anatomiche caratterizzanti e dall’indiscutibile valore simbolico, ad esempio il viso o gli occhi, oppure isolarli, potenzia l’evocazione di un’identità inquieta, minacciata dunque fragile. In questa sottrazione avvertiamo la carezza del dolore ma al contempo siamo attivati alla ricerca di senso da una distanza emotiva, perché le creature mutanti della pittrice vivono su un pianeta misterioso che non è quello attuale, anche se ci somigliano.

Federica Poletti, La caduta, olio su legno, 2021- artscore.it
Federica Poletti, La caduta. 2021
Non è mai giorno nell’ambiente in cui appaiono le figure diafane. 

La luce livida e la scelta di una gamma limitata di colori accentuano la sensazione di una visione notturna, rubata parzialmente all’oscurità in un istante che ferma l’azione. Tra quelle tenebre è riservato il nostro punto d’osservazione: su scene e personaggi isolati nei loro gesti solitari, senza sosta. Sembra che il loro manifestarsi sia reiterato, o eterno, come in un limbo privo di rassegnazione. 

In questo regno dark surreale la popolazione è quasi esclusivamente femminile, soprattutto nei lavori degli ultimi anni. “Antiritratti” dai lineamenti celati o disturbati da pattern che ben poco hanno a che fare con l’epidermide umana, talvolta solo suggeriti dal corpo di schiena, o mettendo letteralmente in luce soltanto le gambe, le protagoniste incarnano moderni archetipi al cospetto dei parametri di normalità imposti dalla società. La loro lenta trasmutazione, anche nella stratificazione pittorica, nel negare una coerenza col reale, denuncia la verità del mostruoso. Enfatizzando la maschera si rompe l’aspettativa di una presenza femminile armoniosa, ma soprattutto statica, si rivela un volto in crisi attiva con la sua stessa rappresentazione. 

Figure dal profondo di Federica Poletti. L'errore, olio su tela, 2022- artscore.it
Federica Poletti, L’errore. 2022
La forma con cui si dichiara l’anti-bellezza nel surreale porta con sé però, come esemplifico con la citazione di Codogno, una poetica ambivalente.

Se i personaggi dipinti o disegnati dall’artista possono essere definiti mostruosi, è proprio perché l’etimologia di monstrum viene dal tema del verbo monere, avvertire e mostrare. Richiama esseri dalle caratteristiche fuori dell’ordinario senza necessariamente una connotazione negativa.

Ciò che le creature di Poletti possiedono è senz’altro la capacità di elaborare tematiche profonde dell’essere umano; reali paure, desideri o frustrazioni sono esorcizzati nell’oltrepassare il confine di un regno magico nel quale galleggiano. Diventano emblemi visibili attraverso la pittura, senza più curarsi di comunicare con il nostro mondo. Figure di donne solitarie, liberate, nel consumarsi o di mescolarsi ad altre materie, naturali o artificiali. Per questa ragione sono meravigliosi avvertimenti.

Figure dal profondo di Federica Poletti. Licht, 2023
Federica Poletti, Licht. 2023

Il dipinto Licht, 2022, mostra ad esempio il corpo femminile diventare emblema visibile attraverso la pittura, come “idea di un viaggio verso il sacro, la luce”, secondo le parole dell’artista. Osserviamo un personaggio distante dal ruolo di vittima, immerso nel mistero nutrito dall’istinto sia femminile che maschile. Così potente da spaventare la mente debole che non sa accoglierlo, a cui non resta che aggredire. Il punto di vista è sulla forza, non sul pericolo nel presente. “Non siamo a pezzi, siamo sacre”.

Una finestra su una nuova dimensione ha per titolo un estratto da Sylvia Plath. 

Stare sdraiata è per me più naturale.

Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,

e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:

finalmente gli alberi mi toccheranno.

Figure dal profondo di Federica Poletti. Senza titolo, olio su carta intelata, 2022. artscore.it
Federica Poletti, Senza titolo, 2022

Nell’opera la posizione del corpo esprime l’aspirazione a darsi tempo, a trovare spazio per se stessi cambiando prospettiva. Il richiamo alla morte della poetessa perde valore nelle immagini della pittrice, dove le fronde della vegetazione circostante simboleggiano una Natura che collega le protagoniste a quel viaggio nell’inconscio, invitando ad un’esplorazione sempre emotiva, non fisica.

Qualcuno potrebbe restare su una visione cimiteriale, un corpo così bianco e nascosto ma appoggiato su un prezioso tappeto come un arrangiato sepolcro. E’ invece più vivo che mai quell’organismo, solo in un momento di passaggio. Da qualunque sonno sia cullata la donna, anche nella più tragica delle ipotesi, stare sdraiata l’avvicina al mistero del bosco fatato annunciato dai fili d’erba: il suo cuore e il suo cervello sono pura coscienza, hanno già oltrepassato il confine ultraterreno.

Senza titolo, tecnica mista su tela, 2022. Opera di Federica Poletti, artscore.it
Federica Poletti, Senza titolo. 2022
Quel regno di magia è popolato, anche se privo di rumore, da antiche potenze ctonie, animali sacri, piante sussurranti che proteggono e inglobano corpi frammentari.

Non sono anatomie ma simboli, non sono persone ma perturbanti e sensuali guide. Ora attraverso richiami mitologici, ora affondando nel folclore immaginifico, le figure offrono apparizioni che non esauriscono il loro potenziale evocativo. Non può risultare univoco il senso della loro presenza, perché proteggono segreti arcani, che la pittrice scioglie nella materia.

Federica Poletti, Lagrimosa, matita e capelli su carta intelata, 2023- artscore.it
Federica Poletti, Lagrimosa. 2023

Poletti confonde capelli a lacrime, increspa la superficie pittorica sui volti, raschia l’epidermide dalla crosta di colore o traccia su di essa tatuaggi come tessuti, chiude occhi con bruciature o con stratificazioni nerissime per esasperare l’alchimia inconclusa, il mistero irrisolvibile della psiche. Eppure i cervi di Diana, le Naiadi in trasformazione, tutto il repertorio simbolico lunare dell’artista modenese, tutte queste figure archetipiche, riescono ad avvicinarsi maggiormente alla sensibilità contemporanea proprio grazie alla pulsione iconoclasta della pittura materica.

Per conoscere la storia e le prossime esposizioni di Federica Poletti vi invito a visitare il suo sito federicapoletti.com

Per chi invece si trovi a Murcia, Dissolvenza resterà aperta fino al 27 dicembre presso Galería Léucade, in Calle Jacobo de las Leyes, 8.

Michela Ongaretti

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