Ultrareale. Cinque visioni che superano il sensibile, in mostra a Varese

by Michela Ongaretti
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Ultrareale. Valentina Ceci, disegno illuminato Impianto No.24, 2021

Ultrareale. Non basta oggi dire reale, o realistico? Non per l’arte capace di restituire allo sguardo, e al pensiero, qualcosa che superi lo specchio del sensibile, pur descrivendo la sua materia. Anche quando si parla di iperrealismo, non si rammenta che attraverso la pratica disciplinare è possibile raggiungere un mondo interiore, unico, che rifugga il bisogno di riconoscersi in un’estetica convenzionalmente “contemporanea”.  A Varese cinque declinazioni ultra-figurative vivificano un’indagine profonda, che sappia portare in superficie significati reconditi. 

La mostra Ultrareale, a cura di Alessandra Redaelli, si compone delle ricerche di Roberto Bernardi, il duo artistico Casagrande & Recalcati, Valentina Ceci, Ottorino De Lucchi e Nicola Nannini. E’ visitabile presso la galleria Punto sull’Arte fino al 4 giugno 2022.

Ultrareale. Dipinto di Casagrande-Recalcati-Ipervanitas-1715-2019
Ultrareale. Casagrande e Recalcati, Ipervanitas 1715
Sono cinque visioni pittoriche che non competono con l’oggettività di tanta fotografia, piuttosto riescono a rendere palpabile una verità soggettiva.

Attraverso i dettagli sorprendenti, la descrizione minuziosa e talvolta ossessivamente seriale, la pazienza certosina di chi conosce il “mestiere” di rappresentare il vero attraverso gli strumenti del pittore, del disegnatore o dello scultore, si invita chi osserva l’immagine ad attraversarla, con la mente. Per ciascun artista, nella ripetizione di elementi che inseguono una frontiera simbolica, in un lavoro o in un percorso coerente negli anni, la precisione cristallina conduce ad un punto di non ritorno. Una moltiplicazione formale che cela il suo dividersi, disfarsi o evaporare verso altri sensi, altri universi, anche grazie al rimando a tradizioni iconografiche sinora giunte a noi.

Ultrareale. Installation view da Punto sull'Arte- artscore.it
Ultrareale. Installation view. Courtesy Punto sull’Arte, Varese
Casagrande & Recalcati

Il duo Casagrande & Recalcati realizza dipinti che sono la quintessenza dell’esagerazione di un genere che trasmette un concetto: la Vanitas. I loro titoli lo ricordano, ma le immagini scelgono l’ingrandimento di una sua componente più leggiadra, dietro cui nascondono indizi di verità sulla caducità della vita. Con la sensualità dei petali opulenti, i fiori delle Ipervanitas potrebbero essere originali ingrandimenti di opere fiamminghe del XVII secolo, con una suggestione dall’inglese Richard Dadd. Il pittore fu uomo di un periodo storico denso di dualismi e doppiezze non solo letterari, l’Età Vittoriana, che fu una culla culturale del Decadentismo. In mostra vediamo oli ricchissimi di dettagli che colgono il momento di massimo splendore della fioritura, di quella fugace esplosione di colore prima della decadenza.

Ultrareale. Dipinto di Casagrande e Recalcati, Ipervanitas 1641, capriccio VIII, 2022
Ultrareale. Casagrande e Recalcati, Ipervanitas 1641, capriccio VIII

Rosa, rosso, violaceo, bianco screziato, la corolla allude alla carnalità, in un’età della vita, e del corpo, in cui tutto è possibile. Come l’ispirazione ad una tradizione indica quella fulgida dimensione, allo stesso tempo contiene in sé elementi della sua disfatta. Un petalo essiccato, insetti o altri animali simbolicamente infidi che si cibano o sporcano quella bellezza. Oggetti estranei al racconto che cambiano il suo senso comune, la sua logica. Sono tutti indizi del fatto che dietro alla conclamata perfezione esiste sempre una seconda via, spia della complessità inquieta della psiche.

Ultrareale. Impianto No.13A di Valentina Ceci- artscore.it
Ultrareale. Impianto No.13A di Valentina Ceci
Valentina Ceci

Ultrareale è senza dubbio la ricerca di Valentina Ceci. La sua penna a sfera procede inesorabilmente mappando ogni minimo dettaglio, come un ritratto che riesca ad evidenziare la più piccola lentiggine su una gota. Quella precisione quasi maniacale non la leggiamo però sui volti ma sugli elementi che compongono raffinerie o stabilimenti industriali. In ogni caso l’utilizzo dell’acquerello annulla la convenzionale aridità delle strutture, il colore tenue applicato in alcuni punti le fa somigliare a castelli nell’immaginazione di un bambino dopo la scoperta di una fabbrica abbandonata, magari durante una gita in bicicletta.

Sono permanenza  di un sogno ad occhi aperti nel quale la volumetria dell’edificio costituito da alte “torri” trascolora in una nebbia, in una misteriosa e soffice bruma sotto a un cielo talvolta  grigio  talvolta azzurro, sempre in una dimensione temporale sospesa. Anche il peso architettonico perde consistenza nella sfumatura ( o sfocatura dell’immagine nitida), tra i ricordi della modernità grafica di Sant’Elia e la fiaba di Moebius, senza fondamenta terrene ma con un’allure cinematografica in un contesto di archeologia industriale.

Valentina Ceci, Impianto No.19, 2020
Ultrareale. Valentina Ceci, Impianto No.19, 2020
Nicola Nannini

Alessandra Redaelli racconta seguire Nicola Nannini da diverso tempo. Come si legge nel suo testo critico sul catalogo a corredo di Ultrareale : “il suo lavoro ha camminato in perfetto equilibrio sul filo teso tra la definizione del dettaglio e il calore della pennellata, tra l’ipnotica resa millimetrica della realtà e il gioco intrigante del non finito”. Prima di questa mostra l’incanto pittorico di Nannini si era rivolto alle facciate delle case nel Ferrarese, poi le sue pennellate hanno descritto il biancore di paesaggi innevati o il chiaroscuro di suoi notturni, nei quali la prospettiva “sbalzava in avanti”. Da Punto sull’Arte l’artista si spinge oltre la soglia domestica portandoci nel luogo più intimo, la camera da letto.

Ultrareale. Nannini-Nicola-Interno-con-letto-e-coperta-a-pois-2020-Olio-su-tavola
Ultrareale. Nicola Nannini, Interno con letto e coperta a pois
C’è tutta una sceneggiatura del reale scritta intorno a quei materassi, dai panneggi ad altri elementi che descrivono accadimenti privati non sempre felici.

Rivive la solitudine di lenzuola matrimoniali occupate solo a metà, oppure si ridestano nel colore i movimenti di un amplesso che lascia tra le pieghe ricordi ancora caldi. Nella stanza gli oggetti narrano storie di vita e sentimenti diventati assenza, una calza nera o un cellulare in carica, “come un’ultima zattera alla quale aggrapparsi per un contatto con il mondo”.

Installation view- Punto sull'Arte- opere di Nannini
In mostra da Punto sull’Arte. Courtesy la galleria

Nel testo si mette in relazione le opere pittoriche con My Bed di Tracey Emin, entrambi parlano di emozioni  da camera soltanto che la britannica le affida a tanti oggetti materiali e quotidiani, che nell’insieme diventano installazione. Invece sulla tela la veridicità (leggi coinvolgimento) della scena è possibile mediante una cifra pittoriale misurata, data da colore e disegno. Il primo fluido e attento all’aspetto tattile, il secondo affidato ancora una volta alla prospettiva “rialzata ci precipita nel quadro, come se da quel letto noi ci fossimo appena alzati”.

Ottorino De Lucchi, Dopo la pioggia, 2021- artscore.it
Ultrareale. Ottorino De Lucchi, Dopo la pioggia
Ottorino De Lucchi

Se i dipinti di Nannini ci adagiano nel tumulto mnemonico dei sentimenti, le nature morte di Ottorino De Lucchi sono calate in un “altrove di pura metafisica”. La strada verso quell’universo è iniziata con lo studio dei lavori di Andrew Wyeth, da cui apprende e poi padroneggia la tecnica dell’acquerello a secco. Grazie al suo insolito utilizzo De Lucchi personalizza e rinnova un genere antico: rendendo vellutate le superfici ed esaltando l’effetto nella scelta di toni caldi e vibranti, al punto da dare l’idea di  frutti appena colti e ancora turgidi. Il gioco dei riflessi si rapporta alle differenti texture nei contenitori e continua a condurci in un regno dove l’illuminazione pare generarsi da dentro i corpi dei suoi abitanti, che sorgono dal buio degli sfondi. L’inquadratura “equatoriale”, denuncia come sia irrealistico il nostro punto di vista e di conseguenza l’oggetto.

Ultrareale, Roberto Bernardi, Rainbow, 2022
Ultrareale. Roberto Bernardi, Rainbow
Roberto Bernardi

Chiudo il percorso con Roberto Bernardi perché il bon ton vuole il dolce alla fine. Caramelle dipinte e scolpite invitanti, dai colori accesi, vetri e cellophane che avvolgono i sogni di ogni goloso. Sono dipinti definiti sinestetici perché oltre ad allietare la vista suggeriscono un profumo e fanno immaginare una consistenza cedevole al tatto. Anche il gusto lo conosciamo bene, è quello dell’età delle illusioni, com’è giusto che sia. Il punto è che tutto ciò che luccica in maniera attraente cela insidie, e che quel ghiottone dopo l’abbuffata non troverà pace. Un passo indietro dalla tela e l’incantesimo terminerà lasciando un retrogusto amaro. Come nel Paese dei Balocchi la seduzione della società moderna è una patina superficiale e frivola, che continuiamo ad accarezzare.

Michela Ongaretti

Per maggiori informazioni: https://www.puntosullarte.com/mostre/

Installation view 2. Punto sull'arte- Varese- artscore.it
Ultrareale in mostra. Courtesy Punto sull’Arte, Varese

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