SetUp Contemporary Art Fair, galleria Metroquadro presenta Nicola Malnato

SetUp Contemporary Art Fair 2017. Week end d’Arte Contemporanea a Bologna.

Mancano pochi giorni alla quinta edizione di SetUp Contemporary Art Fair.

Dal 27 al 29 gennaio Artscore si potrà avventurare nelle sale dell’Autostazione dedicate alla manifestazione in piazza XX settembre a Bologna. L’apertura in fascia serale, dalle ore 17, renderà l’atmosfera ancora più festosa ed informale favorendo l’afflusso di pubblico cittadino. Bologna apre quindi l’art week end di Bologna con SetUp accanto alla più istituzionale ArteFiera: se per la seconda manifestazione l’interesse è più rivolto ai grandi nomi e agli storicizzati, quello che attira dal 2013 SetUp è proprio la presenza di nuove leve, puntando sul qualità e  nuovi stimoli della scena emergente italiana ed internazionale.

Logo e tema di SetUp Contemporary Art fair, edizione 2017

Logo e tema di SetUp Contemporary Art Fair, edizione 2017

 

Per quanto non comprendiamo la denominazione “indipendente”, siamo lieti di ritornare nella città emiliana per le nuove proposte della Fiera d’arte più giovane d’Italia, con il suo format arricchito dai diversi premi collaterali e per un numero di gallerie partecipanti sempre maggiore rispetto alle precedenti edizioni. Nell’edizione 2017 potremo vedere il lavoro di sessanta gallerie, quindici delle quali provenienti dall’estero.

Sul carattere urban style della location abbiamo già avuto modo di esprimerci ritenendola di fascino, è sempre lodevole cambiare la vocazione di un luogo cittadino di passaggio quotidiano soprattutto se è l’Arte ad animarla per un breve periodo, ma la qualità dell’esposizione è limitata nella sua fruibilità, proprio a causa della destinazione d’uso originale ed evidente dell’edificio.

 

SetUp Contemporary Art Fair, DiegoZangirolami, La-veneranda reliquia, CragChionoReiSova ArtGallery

SetUp Contemporary Art Fair, Diego Zangirolami, La veneranda reliquia, per Crag-Chiono Rei Sova ArtGallery

 

Come ogni Fiera d’Arte di rispetto la quinta edizione di SetUp muove la sua selezione a partire da un tema guida che quest’anno le due organizzatrici Simona Gavioli e Alice Zannoni, e il comitato scientifico composto da Silvia Evangelisti e Diego Bergamaschi hanno individuato nell’Equilibrio, esplicitato anche attraverso la sua opposizione. Secondo l’interpretazione di Kierkegaard la mancanza di staticità si rivela motore dell’esistenza perciò “Osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi”, intento fatto mission per SetUp Contemporary Art fair. La lettura del mondo contemporaneo attraverso l’arte può quindi può manifestarsi nel gioco dialettico complessivo dei diversi esponenti che rendano il valore sia della proporzione, dell’armonia, della simmetria, che dell’eccesso, dinamicità di forze e forme, azione e persino sbilanciamento. L’indagazione secondo queste logiche dovrà riguardare il presente nella condizione economica, sociale, politica, delle relazioni, geografica ma anche fisica, tecnologica, formale e di identità.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Sensi Arte presenta Nicola Bertellotti

SetUp Contemporary Art Fair, Nicola Bertellotti, There mains of the day,  galleria Sensi Arte

 

Set Up ha posto delle domande ben consapevole della estrema eterogeneità delle risposte degli artisti e dei progetti curatoriali presenti: Esiste, perciò, l’equilibrio? Quanto dura? Cosa significa essere in bilico? Ci può essere equilibrio etico? Il progresso è equilibrato? Il libero arbitrio è equilibrato? L’identità di schieramento produce uno sbilanciamento? L’attrazione è un’oscillazione? Come si manifesta? Lo ha fatto perché crede che il fascino della cultura contemporanea stia nella sua contraddizione.

Secondo la vocazione del format questi interrogativi sono posti agli espositori seguendo la logica di far interagire le figure dell’artista, del curatore e del gallerista.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Galleria La Linea presenta Michele Guidarini

SetUp Contemporary Art Fair, Michele Guidarini, Rotten-Jump, Galleria La Linea

 

I progetti esposti sono suddivisi in cinque categorie:Main Section, Solo Show, Drawing the World II, P(I)IGS CAN FLY e S.O.S SetUp Open Space.

La Main Section chiama a proporre un progetto curatoriale con almeno un artista under 35, presentato da un testo critico di un curatore under 35. Riunisce le gallerie italiane ed estere secondo quello che risulta ormai essere un format consolidato di SetUp, spingendo alla massima interazione artista, curatore-critico, gallerista. Insieme a questo artista le gallerie esporranno la loro intera “scuderia” per presentare la propria visione e scelta del mondo artistico contemporaneo.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sezione SOS, F05

SetUp Contemporary Art Fair, sezione SOS, Vinz Feel Free, F05

 

In ordine alfabetico vedremo: 3)5 ArteContemporanea (Sipicciano Graffignano – VT), A100 Gallery (Galatina – LE), A-Space gallery (Rheinfelden – Svizzera), Addaya Centre D’Art Contemporani (Maiorca – Spagna), ART and ARS Gallery (Galatina – LE), BBelgravia arte contemporanea (Bologna), BI-BOx Art Space (Biella), BONELLILAB (Canneto sull’Oglio – MN), Cartavetra (Firenze), CASA FALCONIERI Centro di ricerca e sperimentazione (Cagliari), Città dell’Arte (Venezia), CRAG – CHIONO REISOVA ART GALLERY (Torino), Eggers 2.0 Let’s do it together (Torino), Etra Home Gallery (Napoli), exfabbricadellebambole (Milano), Falcinella Fine Art (Mantova), FEDERICO RUI ARTE CONTEMPORANEA (Milano), Galleria B4 (Bologna), Galleria 13 – arte moderna e contemporanea (Reggio Emilia), Galleria 33 (Arezzo), INCREDIBOL – Erika Deák Gallery (Bologna – Budapest), Il Cerchio e Le Gocce (Torino), InConnection Art Center (Orte – VT), ISCULPTURE (San Gimignano – SI), LuxLuxury Group (Bologna-Miami-Dubai – Abu Dhabi-Doha), MARTINA’S GALLERY (Giussano –MB), metroquadro (Torino), MuseoNuovaEra (Bari), PORTANOVA12 (Bologna), SENSI ARTE (Colle Val d’Elsa–SI), spaghettiparty.it (Udine), Spazio Espositivo EContemporary (Trieste), Spazio Lavit (Varese), Stefano Bartoli (Vezzano sul Crostolo –RE), Vibra Spazio contemporaneo di idee (Ravenna), Viridian Artists (New York), VV8 ARTECONTEMPORANEA (Reggio Emilia).

 

SetUp Contemporary Art Fair, Martinas Gallery presenta Stikki Peaches

SetUp Contemporary Art Fair, Stikki Peaches, Martina’s Gallery

 

Solo Show intende presentare i progetti di sei gallerie che mostrano il lavoro di un unico artista, italiane ed internazionali.

Partiamo da lontano con la State of The Art Gallery and Magazine di Clermont (Florida), insieme ad ABC arte Bologna Cultura (BO), ADD-art (Spoleto – PG), Galleria La Linea (Montalcino – SI), STUDIO 38 CONTEMPORARY ART GALLERY (Pistoia), Stefano Bartoli (Vezzano Sul Crostolo – RE).

Le categorie Solo Show e Main Section concorrono per il Premio SetUp, per artisti e i curatori under 35, il vincitore sarà deciso dalla giuria composta dal comitato scientifico unito al Comitato Direttivo, Simona Gavioli e Alice Zannoni.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Stefano Bartoli presenta Alessandra Zini

SetUp Contemporary Art Fair, Alessandra Zini, Atterraggio sulla Terra, galleria Stefano Bartoli

 

Il progetto P(I)IGS CAN FLY a cura di Eleonora Battiston, riunisce cinque realtà internazionali, cinque stati denominati dall’acronimo PIIGS caratterizzati da economie deboli e situazioni di debito pubblico:per riagganciarsi al tema di SetUp 2017, sono luoghi dove è venuto meno l’equilibrio sociale, politico ed economico ripercuotendosi nell’ambito culturale con notevoli tagli economici, ma dove non è mancata continuità nella produzione artistica di alto livello, anche in reazione all’instabilità, generando nuovi contenuti e suggerendo tematiche ad interpretare con nuove visioni la situazione in corso  A Set Up  ecco quindi la Spagna con le gallerie Blanca Soto di Madrid e Artizar di TenerifePortogallo, il Portogallo con Módulo–Centro Difusor de Arte di Lisbona, la Grecia con ALMA GALLERY di Atene,  e l’Irlanda con Steambox Gallery di Dublino.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sez. PIIGS, Artizar presenta Jose Luis Serzo

SetUp Contemporary Art Fair, sez. PIIGS, Jose Luis Serzo, Teatrorum-nocturno, galleria Artizar

 

Drawing the World II è la categoria di Mónica Álvarez Careaga, curatrice e direttrice di Drawing Room Madrid, che ha selezionato quattro gallerie di fama internazionale per presentare altrettanti artisti provenienti da paesi diversi, accomunati dalla pratica del disegno come disciplina fondamentale per la costruzione delle opere e per l’interpretazione del mondo. Le gallerie sono: Ulf Larsson Galerie di Colonia, la Rodriguez Gallery di Poznan, Saida Art Contemporain di Tetouan e della Galleria Siboney di Santander, e gli artisti Natarajaa dall’India, la polacca Dorota Buczkowska , il marocchino Mohamed Larbi Rahhali  e Teresa Moro da Madrid.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sez. Drawing The World, Rodriguez Gallery presenta Dorota Buczkowska

SetUp Contemporary Art fair, sez. Drawing The World, Dorota Buczkowska, One year in sanatorium, Rodriguez Gallery

 

S.O.S SetUp Open Space è una novità del 2017, la sezione funziona come spazio per 9 progetti sperimentali, e valorizza artisti che siano innovativi e rivoluzionari attraverso il proprio linguaggio. A promuovere e presentare questi artisti saranno Artegiro (Conzano – AL), C.A.C.C.A Centro per l’Arte Contemporanea sulla Cultura Alimentare (Bologna), Collaterart A.P.S. (Salerno), Current (Milano), Peninsula (Berlino), Polisonum (Roma), PrintAboutMe (Torino), Vinz Feel Free (Valencia – Spagna), (Bolzano).

E’ la sezione che comprende gli iscritti al Premio Alviani ArtSpace, per il quale la galleria di Pescara si impegna a dare davvero spazio in galleria durante la stagione 2017-2018, in linea con la sua finalità di ricerca e di contaminazione tra linguaggio artistico e tecnologico.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Artegiro presenta Talaatharb, sez. SOS

SetUp Contemporary Art Fair, SOS, Talaatharb, Pink, per Artegiro

 

Gli altri premi in programma saranno:  il Premio Residenza Casa Falconieri che offrirà dieci giorni all’artista vincitore per lavorare all’interno dello Studio Casa Falconieri, nel cuore della Sardegna, e il Premio fotografico Tiziano Campolmi. Quest’ultimo sarà suddiviso in due fasi, prima la selezione avverrà attraverso i like espressi sulla pagina facebook del premio, in seguito una commissione in carne ed ossa, composta dal presidente dell’associazione Campolmi Andrea Benericetti e dal direttivo di SetUp, sceglierà tra i cinque lavori selezionati dal pubblico online.

 

SetUp Contemporary Art fair, Arredamento a cura di Camisa11

SetUp Contemporary Art fair, arredamento area relax e bookshop a cura di Camisa11, Volta Rosso

 

Ulteriore novità, fuori dalle categorie espositive di SetUp ma perfettamente in linea con gli interessi di ARTscore, è HANDOVER, dove l’equilibrio sarà esplorato nel suo confine tra arte e design. Handover significa letteralmente staffetta e l’intento è in effetti quello di passare le conoscenze o la sensibilità necessaria a far funzionare una sfera creativa rispetto all’altra, nell’orientamento ad esempio del designer si accoglie una visione scultorea o pittorica dell’oggetto progettato. Ciò che ne risulta è un pezzo di art-design, che dopo l’approccio culturale che lo determina va oltre la sua funzionalità. Sono aziende di design di rilievo ad aver aderito a questo esperimento di mostrare la vita donata al design dall’arte, Alessandra Francesca Borzacchini,Camisa 11 Design, StoneLab Design Gumdesign, Walter Vallini.

Il design sarà protagonista anche nella Collectors Lounge, con spazi esclusivi per un numero collezionisti. il merito dell’allestimento va a Gianpaolo GAZZIERO, del noto tempio del design e arredamento a Bologna; pietre miliari del design saranno a disposizione grazie alla prestigiosa collaborazione con Cappellini.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Sensi Arte presenta Elisa Mearelli

SetUp Contemporary Art Fair, Elisa Mearelli, Il sogno di Icaro, galleria Sensi Arte

 

Sono molti i progetti speciali quest’anno, per lasciarvi alcune sorprese ci limitiamo a segnalare l’opera K17 di Fabrizio Fontana all’ingresso, presentata da Ars and Ars di Galatina, un Kalashnikov enorme rivestito di piccoli giocattoli, ironicamente feroce nel suo messaggio.

D’obbligo citare l’omaggio ai 50 anni di Corto Maltese, in concomitanza con la grande mostra sull’eroe a fumetti presso Palazzo Pepoli a Bologna, con la proiezione dello Speciale e delle prime apparizioni televisive, a cura di Andrea Losavio in collaborazione con gli eredi del disegnatore Secondo Bignardi.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Bonelli Lab presenta Anna Stella Zucconi

SetUp Contemporary Art Fair, Anna Stella Zucconi, Barbie is not dead, galleria Bonelli Lab

 

L’atrio dell’’Autostazione torna nel 2017 ad essere interessato dall’Area Talk, con il suo ampio programma originale e gratuito, costituito da 13 interventi tra incontri, conferenze e tavole rotonde, sempre sul tema dell’Equilibrio. Una sezione parlerà dei progetti per Le capitali della cultura Mantova, Pistoia e Matera e l’equilibrio nell’arte contemporanea, quelli già realizzati e quelli ancora da produrre, a cura di Serena Achilli, curatrice indipendente e Direttore artistico di Algoritmo Festival.

La seconda sezione è Remember The Future, un format di contenuti itineranti, appendice al festival Voglia di Vintage di Mantova, a cura di Fabio Lucarelli.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Luigi Petracchi, galleria MMXII presenta Luigi Petracchi

SetUp Contemporary Art Fair, Luigi Petracchi, LuxLuxory, galleria MMXII

 

L’Area Bookshop e Area editoria gestita da Agenzia Nfc: quest’anno accanto a cataloghi e libri d’arte troveremo i quaderni d’autore in edizione limitata, creata ad hoc per la manifestazione. Oltre alla consolidata partnership con Exibart l’Area Editoria vedrà poi le nuove collaborazioni con Urban Magazine, Edizioni del Rio e Art Bag, progetto editoriale ideato da Alessandra Alliata Nobili ed Emiliano Zucchini.

 

Il programma è piuttosto intenso..vi basta per una serata a Bologna?

 

Michela Ongaretti

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Metroquadro presenta Nicola Malnato

SetUp Contemporary Art Fair, Nicola Malnato, The importance of breathing. Dreaming a Whale, galleria Metroquadro

 

SetUp Contemporary Art Fair, Saida Art Contemporain presenta Mohamed Larbi Rahhadi

SetUp Contemporary Art Fair, sez. Drawing The World-Mohamed Larbi Rahhadi, OMRI, Saida Art Contemporain

 

SetUp Contemporary Art Fair, Galleria La Linea presenta Michele Guidarini

SetUp Contemporary Art Fair, Michele Guidarini, DADA, Galleria La Linea

 

Martin Disler ritratto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

 

Martedì 10 gennaio sono stata per la seconda volta presso la nuova sede dello Studio D’Arte Cannaviello, qui ho visto una delle ultime mostre interessanti del 2016, la delicata opera onirica di Sofia Rondelli, e sempre qui ho avuto la fortuna di trovarmi al cospetto della produzione degli anni ottanta e novanta dello svizzero Martin Disler.

 

Martin Disler visto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

Martin Disler visto dall’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

L’omaggio all’artista, a poco più di vent’anni dalla sua dipartita, arriva da Enzo Cannaviello che lo apprezzò e lo scelse da proporre al pubblico e al mercato italiano fin dal 1980, data della sua prima personale nella galleria. Ho avuto modo di sfogliare cataloghi che testimoniano la continuativa collaborazione in altre mostre nel corso degli anni, con l’apporto critico che accorda interesse per la sua ruvida ed espressionistica violenza del segno, la voluta costruzione di un linguaggio che rifiuta ogni velleità decorativa a favore della gestualità immediata.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

 

Per mettere in evidenza, e portare all’attenzione di chi non lo conosce, la sua poetica nella sua necessità di fare emergere anche con l’uso di colore il tratto veloce e istintivo, si è scelto di presentare una retrospettiva delle opere su carta. Il supporto era prediletto perché congeniale ad un’esecuzione rapida, al concatenarsi di segni frenetici intorno ad un’idea e alle forme spesso facenti emergere la figura umana, poche linee a suggerirne un peso ed un volume, con l’esplosione di vigorosi e nervosi altri segni a darne un movimento in parte avvolgendola e in parte celandola.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

 

Troviamo come è giusto che sia una selezione ristretta e coerente a questa visione, in totale una ventina di lavori anche su grande formato, dove accanto a pennellate e linee a carboncino o grafite e pennarello notiamo l’intrusione della stampa a monotipo usata come tecnica additiva nella logica di sovrapposizione e accostamento di tutto ciò che partecipa al flusso creativo, vorticoso, di chi non ha usato la carta come materiale preparatorio perché non concepisce fase preparatoria.

L’atto è tutto, l’arte è azione che scuote nel suo manifestare l’esibizione del suo processo, del suo farsi come atto iniziale e finale.

 

Tritico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d'Arte Cannaviello, dove si nota l'uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d’Arte Cannaviello, dove si nota l’uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

 

Tritico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

 

La dimostrazione del valore  di queste carte per l’artista stesso viene dal fatto che sono state intelaiate con cura per presentarsi come opere finite, pronte per l’osservazione inquieta di chi le voglia scrutare.

Cannaviello mi parla dei suoi esordi come “street-artist” ante-litteram per l’Europa, quando nella pulitissima e ordinata Zurigo realizzò dei dipinti murali dal forte intento provocatorio. Lo conosceva bene il gallerista, aveva seguito l’artista che pur rifiutando l’accademismo inseguendo la volontà di “dipingere male” e di non andare incontro al gusto del pubblico “aveva attraversato di diversi linguaggi espressivi del nostro tempo”, ponendosi come rivoluzionario e anticipatore di un linguaggio nella solitudine del suo personale processo creativo e nel rifiuto della modernità e dei suoi strumenti.

 

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

 

Il gesto primitivo e istintivo che lo portava a realizzare quelli che possono sembrare scarabocchi infantili era funzionale nel suo movimento continuo alla messa in crisi dello spazio del tempo. Emergono così puri come apparizioni i suoi temi ricorrenti, crudamente proposti senza descrittività, sono squarci di sentimenti ancor più violenti perché frammentari, come incontenibili e urgenti di tutta la loro irrazionalità soggettiva, la morte la sessualità. Argomenti senza tempo, fuori e dentro il tempo atavico: non c’è nostalgia nel suo “primitivismo” perchè non ha bisogno di cercarlo nel lontano passato trovandolo invece nell’animo dell’uomo che non può nascondere la sua natura selvaggia, non a chi considerava l’atta artistico una “ribellione romantica” come confidò a Demetrio Paparoni nel 1994. La modernità è smascherata con la soggettività brutale che informa la sua pittura, la sua scultura e la sua letteratura, dove lo stato naturale dell’essere umano è violento in quanto vivo.

 

Disegni di martin Disler in mostra presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Disegni di Martin Disler in mostra presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Vista della mostra "Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

Vista della mostra “Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

 

Anche quando le linee tratteggiano corpi stilizzati o parti di essi, queste figure trasudano sempre una carnalità accesa che emerge da una lussureggiante selva di segni, e tendono ad accostarsi o congiungersi ritualmente tra loro, de-componendosi nel loro movimento verso un’altra forma. La carne, o l’atto sessuale esplicito non fa differenza perchè entrambi presenti allo stato di Natura, evoca l’irrefrenabilità vitale e rivela allo stesso tempo il suo limite esistenziale nel disfarsi, nell’avvicinarsi all’idea di Morte. In questo la ricerca di Disler si avvicina alla poetica di Francis Bacon come egli stesso riconosceva,  per l’evocazione della dialettica tra dolore e gioia, vita e morte impressi e rivelati dall’anatomia sensuale.

 

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d'Arte Cannaviello

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d’Arte Cannaviello

 

Vista con gli occhi di oggi la pittura di Disler, dove il pennello segue la stessa forsennata e veloce scrittura di grafite e gessetti, pare avere assimilato la lezione espressionista di area germanica, interesse già avvertibile dalla sua giovanile unione al gruppo “Neue Wilde”, e si pensa ad un’influenza di Vlaminck e Kirchner in primis, mentre Munch o Ensor sono idealmente vicini nell’idea di trasfigurare il volto per rivelare il disagio sotto l’apparenza di normalità.

 

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti, ph. Sofia Obracaj

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti. Ph. Sofia Obracaj

 

Durante l'inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Durante l’inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Durante la visita penserete che esiste una forma di bellezza nelle opere su carta di Disler, è un vortice lucido e passionale allo stesso tempo, che non uno sguardo di considerazione non malevola sull’uomo per quello che dalla notte dei tempi ha ritualizzato, l’azione per l’affermazione della sua esistenza.

L’invito è a raggiungere lo Studio d’arte Cannaviello entro il 18 febbraio per questo protagonista del ventesimo secolo. In Piazzetta Bossi 4 a Milano.

Un ringraziamento speciale alla disponibilità e professionalità del prof. Enzo Cannaviello, dell’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga e all’insostituibile fotografa Sofia Obracaj

Michela Ongaretti

Artscore da Cannaviello

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Natividad di Manu Invisible in Piazza Duomo

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

 

Durante le feste natalizie uno spettro si aggirava per Milano. Quello del TerrorismoDopo l’episodio di Berlino del 19 dicembre, il Comune ha pensato di piazzare alcuni new-jersey antisfondamento nei punti nevralgici e di maggior transito di persone della città. La necessità di impedire l’ingresso a qualunque mezzo si è però subito trasformata in una possibilità per gli street artists di esprimere la propria creatività in maniera legalizzata, anzi con l’invito esplicito delle autorità a ricoprire di graffiti le barriere anticarro.

 

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

 

Tutto è partito da Piazza Duomo, allargandosi a macchia d’olio con gli interventi sull’asse verso la Darsena, poi nella zona, sempre ritenuta ad alto rischio attentati, tra il quartiere Isola e piazza Gae Aulenti.

 

Streetart sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

Street art sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

 

Leggo da fonte ANSA che si tratta di “ Un’iniziativa del Comune di Milano per scongiurare la paura del terrorismo con l’arte”.

A parte che la funzione dell’arte non mi pare sia quella di scongiurare timori, per quanto per qualcuno la bellezza può avere una funzione consolatoria sulle brutture del mondo e dei new-jersey in cemento in zone ricche di beni architettonici di pregio, e a parte che queste strutture non sembrano dare una gran parvenza di reale sicurezza in presenza di un kamikaze ben camuffato da turista, il risultato di questa operazione artistica lascia un po’ a desiderare.

 

Murale di Max Gatto verso Piazza Cordusio

Murale di Nemesi in Piazza Duomo verso Piazza Cordusio

 

Il patrimonio artistico della città poteva davvero arricchirsi se si fossero coinvolti artisti che presentassero ai passanti un progetto interessante, magari con un concorso pubblico rivolto a chi proponesse immagini ben costruite con la perizia tecnica di chi ha padronanza delle principali tecniche artistiche usate nella street art, stencil e bombolette al servizio di contenuti identificativi di una ricerca, realizzati con lo stile maturo di molti protagonisti della scena urbana.

 

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

 

Invece in pochi giorni la fretta ha colmato queste “pareti libere”, senza una logica di valorizzazione delle forze creative cittadine, ma con l’illusione di un lavoro ben fatto notato dalla popolazione. Ecco le parole dell’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza : “abbiamo deciso di partire con l’iniziativa subito dopo la cattura di Anis Amri a Sesto San Giovanni, per far vivere un Natale più sereno ai cittadini nonostante l’insidia terrorismo”.

Il fine è politico e sopra ad ogni cosa, se pensiamo che la vista di molti di questi murales è coperta parzialmente dalle barriere in ferro e dai cartelli stradali che invitano al passaggio laterale, come ben si vede in Piazza Fontana.

 

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

 

Non è privo di una certa grazia, per quanto non eccezionale, l’intervento in Piazza Duomo di Manu Invisible, lo street artist sardo che si presenta con una maschera nera lucida , residente da un mese e mezzo in città e qui presente con altre opere. Nella piazza centrale Manu ha realizzato “Navidad”, una sorta di Presepe che simboleggia la Famiglia con i profili di due renne, madre e figlio, colorati al loro interno seguendo sfumature cromatiche. L’artista definisce il soggetto come metafora del calore famigliare in un “periodo storico colmo di crudeltà e violenza”, inserendosi coerentemente nel programma demagogico della giunta comunale.

 

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

 

Manu Invisible è intervenuto anche sulle barriere di Piazza Fontana, accanto ad un gatto in bianco e nero firmato Jennifer che copre solo una piccola porzione del cemento armato, e con un pappagallo e vegetazione tropicale ai piedi del Bosco Verticale, uno dei più nuovi ed imponenti edifici residenziali della renovatio urbanistica tra l’Isola e il centro Direzionale verso Porta Garibaldi, progettato da Stefano Boeri. 

 

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

 

Altri street artists protagonisti dell’iniziativa comunale che segnalo sono: Frode con la raffigurazione di un riccio “simbolo di amicizia e spensieratezza”, e Berto 191 con il suo paesaggio boschivo tra il cemento.

Certo non è tutto inutile dal punto di vista della sicurezza, almeno non potrebbe passare un camion come a Berlino con la tragedia dei dodici morti e quaranta investiti; tutti sono interventi che perlomeno alleggeriscono la vista delle strutture, ed è sicuramente lodevole il tentativo di rendere meno opprimente, di sdrammatizzare la presenza non solo dei new jersey ma dei militari in tenuta mimetica, mitra e camionetta nelle diverse postazioni. Però l’augurio è che la cosiddetta operazione “Muri Sicuri”, parte del complessivo e più continuativo piano “Muri Liberi”, non resti soltanto la disponibilità di metri da riempire, ma diventi un terreno d’azione per writer italiani ed europei con un progetto site specific più strutturato, che presenti esempi di qualità.

 

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

 

Grande, indiscriminata libertà è lasciata ai graffitari con l’unico limite di non essere offensivi verso religioni, paesi, persone ed organi di Stato, mentre ci si aspetterebbe una mobilitazione artistica che davvero faccia pensare prima ai soggetti raffigurati che al loro supporto.

Per fortuna questo è solo l’inizio, sul sito del comune di Milano è disponibile l’elenco completo delle pareti disponibili. Con l’augurio di vedere delle aree investite da un vero e proprio progetto.

 

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

 

Per ora posso solo dare informazione del posizionamento dei new-jersey di “Muri sicuri”, pensando che se dovesse verificarsi quanto previsto e accettato comunemente nella storia dell’arte di strada, cioè un futuro intervento copra senza regole quanto già lasciato allo sguardo, questo possa essere uno stimolo a nuove visioni.

Trovate le barriere: in Via Dante – Piazza Cairoli, Via Dante – Via Meravigli, Piazza Duomo – Via Mazzini, Piazza Duomo – Via Manzoni ,Piazza Duomo – antistante via Carminati, Piazza Duomo – Piazza Fontana, Piazza Gae Aulenti – Via De Castillia, Piazza Gae Aulenti – Corso Como, Largo Gino Valle (area Portello), Piazza Cantore – Viale Papiniano, Piazza XXIV Maggio (lato Darsena).

Michela Ongaretti

 

pietas_rondelli_modificato-1

Le carte dell’immaginario. Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli presso lo Studio D’Arte Cannaviello

Le carte dell’immaginario. Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli presso lo Studio D’Arte Cannaviello

E’ una sensazione che a volte ci spinge ad agire, come quella che mi ha portato giovedì 10 novembre a vedere la mostra Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli dopo aver letto del suo lavoro, non andavo certo a caso visto che a presentarla è lo Studio D’Arte Cannaviello, una tra le realtà protagoniste dell’arte milanese da decenni, a me più nota per la qualità delle opere esposte che della mondanità del luogo.

Lo spazio è ubicato nel pieno centro storico, tra Brera e Cordusio, ma non esiste una vetrina, semmai un discreto e citofono accanto all’elegante portone, poi un corridoio, alcuni gradini ed eccoci nel vivo dell’esposizione. Parlo di questo percorso perché stavolta quella sensazione che mi ha guidato ha seguito un flusso continuo, come se ci fosse una coerenza tra la vecchia Milano, l’introduzione in un palazzo storico, il mio passo risonante tra le pareti beige e l’apparizione dei trenta piccoli e notevoli lavori su carta, che vivono in primis grazie alla sovrapposizione di epoche e di ricordi, nella materia e nella mente dell’autrice.

 

Sofia Rondelli, Precipitoso Volo

Sofia Rondelli, Precipitoso Volo, tecnica mista su carta

 

Seguendo questa logica ho esplorarto una ricerca che incontra un gusto per la linea, integrata e potenziata dalla scelta del supporto cartaceo, a sua volta modificato dall’assorbimento dell’acquerello e dei ricami cuciti sul disegno.

Il supporto ha già una vita propria perché l’artista cerca tra rigattieri e antiquari  delle carte che nelle macchie del retro abbiano una storia: come un terreno fertile questo sostrato può far nascere nuove forme a partire dalla sua stessa sostanza, per diventare qualcosa che riemerge dalle profondità della visione dell’artista.

 

Sofia Rondelli, Siamo lapilli che s'incontrano, 2016

Sofia Rondelli, Siamo lapilli che s’incontrano, tecnica mista su carta, 2016

 

Questa carta diventa altro da sé, rafforza e rinnega le sue origini vetuste per trasformarsi in un leggero passo di danza malinconico e personale, dove le figure non sono definite ma galleggiano evanescenti su sogni reminescenze e sentimenti dell’artista. L’esito poteva essere opposto, le macchie brune potevano diventare forza oscura, massa cromatica e drammatica, magari lacerata, ma questo non è il mondo di Sofia Rondelli dove il simbolo è sublimato con dolcezza rarefatta.

I soggetti nascono dunque come visioni oniriche o dell’immaginazione, dove il mistero si costruisce attraverso la colorazione tenue che si concentra intorno alle figure senza un limite netto, amalgamandosi alle macchie preesistenti che spesso suggeriscono esse stesse le anatomie, come si vede nello splendido “Le sentinelle del Silenzio”.  

 

Sofia Rondelli, Le sentinelle del silenzio, tecnica-mista-su-carta 2014

Sofia Rondelli, Le sentinelle del silenzio, tecnica mista su carta, 2014

 

Ci troviamo in un territorio intimo, in un’atmosfera che sospende la velocità del passaggio contemporaneo per approdare ad una lenta e tonale narrazione: perché se è vero che c’è del mistero nel silenzioso viaggio dall’interiorità all’emersione materica, dalla natura consunta dell’antichità della carta al suo farsi geometria anatomica di oggi, è anche vero che esiste sempre un racconto. Quello che si vede è sempre lo svolgersi di un’azione, si capisce cosa accade anche con l’intenzionale aiuto dei titoli, mentre resta in sospeso il dove e soprattutto il quando. Quale tempo, quale luogo se non quelli dell’immaginazione scevra da ogni logica se non quella della verosimiglianza.  

 

Che il mio albero si tinga di rosso, Sofia Rondelli 2013

Che il mio albero si tinga di rosso, Sofia Rondelli, tecnica mista su carta, 2013

 

Questo mistero ha spesso un suo preciso codice di decriptazione nei riferimenti dotti, filosofici e letterari: appiglio fondamentale per la nostra comprensione del racconto, per l’artista parte ormai imprescindibile dal suo universo intimo e visionario. Le letture fondanti per la vita e l’arte di Sofia Rondelli sono Rainer Maria Rilke, Bruno Schulz, Max Picard, Paul Valéry, Dostoevskij e la poesia di Antonia Pozzi, Camillo Sbarbaro, Giorgio Caproni, Anna Achmatova.

In mostra vediamo “Insonnia” ispirata al pensiero di Emil Cioran, nella sua descrizione morbosa della condizione dell’insonne, che come un miserabile si trascina nell’esplorazione notturna delle strade, al peso insopportabile che hanno i pensieri notturni, come macigni sull’anima.

 

Insonnia, Sofia Rondelli

Insonnia, Sofia Rondelli, Insonnia, tecnica mista su carta

 

Il titolo stesso della mostra, frutto del lavoro degli ultimi due anni, nasce dalla lirica “I ritorni” di Salvatore Quasimodo, dove il poeta ripensa alla sua vita passata, ai momenti che solo nel ricordo esistono nella loro limpidezza. Tema molto sentito da chi come l’artista toscana ha cambiato città per approdare a Torino, nutrendo la propria poetica di un’atmosfera vissuta come scrive Casorati “dove la nebbia è più luminosa del sole”.

 

Sofia Rondelli, Giove e Io, tecnica mista su carta

Sofia Rondelli, Giove e Io, tecnica mista su carta

 

Se il suo immaginario si è nutrito nel corso degli anni di letteratura e poesia, sulla carta pittorica vediamo quella che parla di attimi contemplativi e di incontri, di fusioni tra corpi e anime, suggerite dal non finito della tecnica dei piccoli segni, sostenuti dalla materia, sospesi nell’acquerello integrato alla patina del tempo sulla carta. Spesso l’opera pittorica traduce componimenti scritti dall’artista, altrove la suggestione è mitologica come in “Giove e Io” che lascia in sospeso l’azione dell’amplesso rendendo il racconto universale, simbolo di ogni unione nel trasmigrare da una dimensione fisica a quella spirituale, nella sua impossibilità di una definizione. Il soggetto è sentito come tra i più seducenti ed erotici nella Storia dell’Arte, e in questo caso la visione è mediata da quella pittorica di Correggio, dove la fitta rete di linee e punti traduce in leggerezza la matericità cinquecentesca.

 

Sofia Rondelli, Topografia di un sentimento II, tecnica mista su carta, 2016

Sofia Rondelli, Topografia di un sentimento II, china, acquerello e ricamo

 

Non ci sono sempre le figure a materializzare un’emozione, in “Topografia di un sentimento II” vediamo in alto le stesse vette del primo lavoro con lo stesso titolo, metafora di un innalzamento di condizione esistenziale, delicate come in una sottile carta giapponese e suggerite all’istante dal coagularsi dell’invecchiamento del supporto in un punto. Verso il basso siamo condotti dalla cucitura rossa,  una colata lavica da un monte, a quel regno più ricco di elementi contemporanei come il colore rosso e il blu, e il ricamo di una sagoma arborea, racchiude al centro ciò che pare nascere da sottosuolo, condensato in una forma circolare definita nei tipici piccoli punti: è il sottosuolo della profondità del desiderio umano, della spinta che avvicina un individuo verso un altro.

 

Sofia Rondelli, Pietas, tecnica mista su carta

Sofia Rondelli, Pietas, tecnica mista su carta

 

Pur nella personale delineazione della tecnica il lavoro di Rondelli si è senza dubbio nutrito della lezione di Omar Galliani, studiata e rielaborata nel suo percorso con l’insegnamento di Claudio Cargiolli e Stefano Ciaponi. Tutti grandi maestri di come la stessa tradizione gloriosa del disegno possa dare esiti, molto diversi tra loro, squisitamente contemporanei nell’esibire un linguaggio che veicola concetti con l’uso sapiente di una tecnica.

 

Sofia Rondelli, Punta Manara, grafite china e ricamo su tela

Sofia Rondelli, Punta Manara, grafite china, acquerello e ricamo su tela

 

Mi racconta della formazione liceale con Cargiolli, fondamentale per la trasmissione dell’entusiasmo verso la disciplina unita all’osservazione attenta, ad una sensibilità gioiosa e tangibile verso la scelta del supporto. Fu molto più di un’istruzione artistica pratica, ma una educazione dell’anima “all’auscultazione sensibile delle cose e lo sguardo al continuo senso di meraviglia”. Per Rondelli Omar Galliani ha rappresentato invece un breve ma importante incontro formativo, per la comprensione del linguaggio contemporaneo, anche nei rapporti con il mondo delle gallerie. Si vede con chiarezza l’influenza di Galliani nelle figure di alcuni pezzi come “Punta Manara”, anche se la declinazione tecnica di Rondelli è molto differente perchè tende a definirsi attraverso la delicatezza dei punti e non per l’incisività della grafite.

La mostra sarà visitabile fino al 7 gennaio presso lo Studio d’Arte Cannaviello in piazzetta Maurilio Bossi 4 da martedì a sabato dalle ore 11 alle 19 o su appuntamento.

Michela Ongaretti

taccuino eleonora prado

Moleskine e i viaggi d’artista, la visione disegnata da Eleonora Prado. Un percorso da scoprire allo Spazio Tadini

Moleskine e i viaggi d’artista, la visione disegnata da Eleonora Prado. Un percorso da scoprire allo Spazio Tadini

DI MICHELA ONGARETTI

Moleskine e viaggi d’artista di Eleonora Prado, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.

Quando un artista osserva il mondo dotato anche solo di penna e taccuino, è in grado di trasportare lo spettatore dall’altra parte del globo, senza muovere un dito. Io come osservatrice ho viaggiato attraverso i disegni di Eleonora Prado che ha scelto di muoversi in luoghi vicini e lontani accompagnata dai suoi preziosi taccuini, e voi sarete altrettanto fortunati se andrete a vedere la sua mostra “Moleskine e i viaggi d’artista” allestita nella sala grande di Spazio Tadini fino al 18 maggio.

Testi e immagini di Eleonora Prado

Testi e immagini di Eleonora Prado

 

Si possono visionare gli originali sui quaderni di Moleskine, gli stessi che utilizzò il più celebre dei suoi testimonial storici, Bruce Chatwin che considerava una perdita ben maggiore del proprio passaporto.

Alle pareti delle 36 splendide stampe giclée fine art autenticate, tratte dagli “scatti a china” selezionati dalla giovane artista.

Misterioso Vietnam allo Spazio Tadini, ph. Sofia Obracaj

Misterioso Vietnam allo Spazio Tadini, ph. Sofia Obracaj

 

Dai disegni non si è arrivati solo alle stampe, infatti sono presenti in mostra diverse sperimentazioni tecniche nate dallo stimolo della peregrinazione asiatica: dai timbri intagliati da Eleonora Prado a disposizione di tutti, al grande dipinto in bianco e nero raffigurante il groviglio di cavi che caratterizza diverse opere, alle parole che accompagnano sui taccuini i disegni originali.

La produzione spazia da una notte invernale nella città di Brescia, alla visita al Castello di Vezio per poi concentrarsi soprattutto sull’ultimo di due viaggi in Indocina, per la precisione in Vietnam. Un motivo in più per varcare la soglia di Spazio Tadini è l’occasione di osservare da vicino l’utilizzo del nuovissimo Smart Writing Set di Moleskine, l’innovazione che permette per la prima volta di trasferire il disegno su taccuino “in diretta” sul formato digitale, con l’ausilio di un’apposita penna .

La locandina della mostra nello Spazio tadini durante la mostra, ph. Sofia Obracaj

La locandina della mostra nello Spazio tadini durante la mostra, ph. Sofia Obracaj

 

Piccoli e grandi creativi potranno muoversi con un lieve peso come se avessero con sé una tavoletta grafica istantanea. Io l’ho provata il giorno dell’inaugurazione ma potrete farlo anche voi in alcune occasioni durante l’esposizione, con il supporto e l’entusiasmo di Eleonora Prado.

L'artista alle prese con lo Smart Writing Set

L’artista alle prese con lo Smart Writing Set

 

Nella cornice della casa museo Spazio Tadini – un tempo studio di Emilio Tadini – vedo l’esotico nel senso etimologico del termine. Tutto ciò che è fuori dal nostro vicino campo d’indagine. Come ho avuto già modo di osservare nel lavoro di Prado esiste in lei una vocazione alla meraviglia nelle piccole cose: nulla di sensazionale, nulla di spavaldamente scenografico bensì un gusto per la vita quotidiana, che cela lo straordinario nel suo rivelarsi mentre si attraversa uno spazio inconsueto, scoperto come vivido e personale nel momento in cui si manifesta, anzi in cui viene svelato dall’occhio in movimento.

Quattro stampe giclé da Moleskine ei viaggi d'artista, ph. Sofia Obracaj

Quattro stampe giclé da Moleskine ei viaggi d’artista, ph. Sofia Obracaj

 

La viaggiatrice incontra sul suo cammino delle apparizioni, siano essi giungle lussureggianti, volti o insediamenti umani, essi sono come personaggi con una storia densa, e si lascia ai dettagli il potere di raccontarla. Così si indugia su particolari descritti dal tratteggio veloce, e si lasciano scoperte, come non a fuoco, altre zone della stessa visuale: è ciò che colpisce il senso della sosta, tutto il resto fa parte dello stesso attimo ma è accessorio. In alcuni lavori si assiste al processo opposto, come per il ritratto femminile che emerge dal nero dello sfondo tra le lanterne di carta, si assiste alla lavorazione per negare la luce a ciò che sta a margine di un’emozione, donando il bianco ai veri protagonisti.

Un particolare del viaggio in Vietnam, ph Sofia Obracaj

Un particolare del viaggio in Vietnam, ph Sofia Obracaj

Un volto secondo la visione e il tratto di Eleonora Prado, ph Sofia Obracaj

Un volto secondo la visione e il tratto di Eleonora Prado, ph Sofia Obracaj

 

Un artista viaggia anche quando non si allontana dal proprio studio, la mente crea un luogo e lo esplora, lo espande nello spazio e nel tempo della visione, e noi continuiamo quel percorso nella fruizione di un opera, anche quando questa viene fissata sulla tela, o sulla carta. Qui il tragitto è lento nella rielaborazione di un vissuto reale o immaginario, è così sempre e lo è anche quando il viaggio intrapreso è concreto, perché i volti, i paesaggi o i monumenti, l’ingresso ad una città che l’artista incontra, entrano nella memoria visiva e all’istante sono catturati dal vortice emozionale, invischiato nella sua tecnica. Se talvolta un letterato contempla, il pittore o il disegnatore non può fermare in quell’istante ciò che sotto la sua matita o il suo pennello diventa altro da sé.

Visitatori per il vernissage accolti da Socrate dei Metaborg, ph. Sofia Obracaj

Visitatori per il vernissage accolti da Socrate dei Metaborg, ph. Sofia Obracaj

 

Io credo fortemente che oggi l’artista figurativo sia naturalmente e incoscientemente un surrealista, che crea immagini oltre la soglia della percezione comune. Il soggetto può essere rispettato, come fa Eleonora Prado che illustra le tappe dei suoi pellegrinaggi, ma prevale la poesia, prevale il mistero insito nel dato concreto, quella sensazione che ci può fare dubitare si tratti di qualcosa di realmente esistito. Non è mai accaduto nella realtà oggettuale perché è sublimato dalla storia personale e artistica di chi lo presenta i nostri occhi. Come è certo che non ci si bagna mai alla stessa acqua dello stesso fiume, così è sicuro che il medesimo scorcio non potrà esistere mai più come le ombre o i tratti incrociati lo stanno non descrivendo, non analizzando, ma reinventando, come un sogno ad occhi aperti i disegni su Moleskine di Elonora Prado.

Michela Ongaretti