Disegno bellezza e fiere d'Arte. Ritratto di Lorenza Salamon

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon

Dopo la nostra entusiastica visita alla fiera Grandart per la sua apertura al panorama del figurativo, abbiamo avuto il piacere di visitare la mostra di Gianluca Corona presso la Galleria Salamon. Il successivo passo logico è stato una conversazione con Lorenza Salamon creatrice del format Grandart con Federico Rui. Con lei abbiamo avuto un incontro molto istruttivo non solo sull’arte contemporanea nel mondo delle fiere internazionali, ma sulla storia di un’attività con la sua personale  visione che privilegia gli aspetti che Artscore vorrebbe venissero accolti sempre più nel contesto, il valore del disegno e della bellezza, la nobiltà della carta e il riconoscimento obiettivo della perizia tecnica degli artisti, contro a tendenze frutto di logiche di mercato e moda per noi sempre meno vitali.

 

disegno e colore dei Flowers di Gianluca Corona

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Particolare di un dipinto di Gianluca Corona, ph. Sofia Obracaj

 

Ci troviamo nella Galleria Salamon che ha tutta l’aria di essere un luogo di studio, un ambiente come quello alla base dell’idea originaria di collezione dal cui sviluppo sono nate le gallerie e i musei moderni, le wunderkammer,  dove gli esemplari di naturalia e artificialia erano entrambi mirabilia, presenti al fine di destare meraviglia. Così le opere in mostra con Salamon destano meraviglia : qual è il loro punto di forza? Lo stupore emerge attraverso quale aspetto in particolare?

Proprio così. L’idea è in effetti quella di avere uno spazio ordinato e pulito ma non asettico, un ambiente che si avvicini il più possibile a quello che si vive nel lavoro quotidiano. La meraviglia arriva su due canali diversi: quello della tecnica, vogliamo cioè strabiliare ancora con un’arte che mostri un’abilità ed un talento declinato in vari personalità dai diversi artisti ma sempre unico, e il canale della bellezza. Questi sono i due argomenti portanti sui quali viene fatta una primissima selezione degli artisti che vengono poi seguiti nel tempo. I rapporti di collaborazione sono duraturi,  in molti casi ventennali come con Marzio Tamer, al punto da diventare percorsi di vita trascorsi insieme nel lavoro per l’arte.

 

Disegno e bellezza dipinta ci attendono alla galleria Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. L’ingresso della galleria Salamon, ph. Sofia Obracaj

 

L’origine della sua avventura come gallerista è famigliare?

Si, per me è stata una grande fortuna essere una gallerista di terza generazione. Hanno iniziato mio nonno che non ho conosciuto e mia nonna che era una donna straordinaria, visse una vita rarissima per essere nata nell’11, svolgeva un lavoro impegnativo, fu partigiana..insomma una storia densa di valori particolari per l’epoca. Io ho iniziato con mio padre nel 1986 e  le mie prime esperienze sono sulla stampa antica originale di grandi maestri, cosa che secondo me ha educato l’occhio alla ricerca spasmodica dei limiti di quello che il figurativo oggi può portare nella massima originalità possibile, perchè l’incisione ancora più di altre arti porta inventiva e originalità. il primissimo rapporto è stato con Maurizio Bottoni e Ivan Theimer, grandi pittore e scultore. Ma ad essere decisivo del mio nuovo interesse verso un certo tipo di arte contemporanea e stato Marzio Tamer che ho iniziato a seguire nel 1992. In sincerità secondo me tutti questi pittori devono a Bottoni con le molte mostre da noi curate una sorta di riconoscenza culturale, viene un pò dal suo lavoro l’apertura e l’interesse al “realismo”, giocato in maniera molto diversa da quello da quello americano ma sicuramente di realismo dobbiamo parlare. Il gruppo di artisti contemporanei è diventato sempre più nutrito e oggi costituisce il 90 per cento del lavoro, ma non abbiamo dimenticato le stampe antiche.

 

Disegno e Bellezza nell'intervista a Lorenza Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon, conversazione tra Tamer e Corona, ph. Sofia Obracaj

 

Tra le diverse meraviglie noto una componente, alla quale Artscore è molto legato, quella del disegno. E’ alla base di questa pittura o che comunque lo prende in considerazione mentre in tanta arte contemporanea si tende a tralasciarlo. In un mondo come in nostro dove spesso la bellezza è considerata anacronistica o proprio negata in senso programmatico qui osserviamo dipinti legati all’idea dell’opera fatta bene: questa è una vocazione di Salamon.. ma risponde anche in effetti ad una nuova esigenza, non solo del pubblico ma in crescita nel mercato?

L’impressione è che ci sia. Finora abbiamo sicuramente lavorato in controtendenza.

Dall’entusiasmo con cui è stata accolta la mostra di Grandart che è un progetto nato proprio da questa galleria, la fiera ha agito come cartina al tornasole di quelle che erano forse delle speranze più che una certezza, direi che questa ricerca di bellezza è stata sempre più viva. Non che da punto di vista mediatico ci sia una valanga di segnalazioni ma nel pubblico c’è una rinnovata ricerca di questa bellezza, sicuramente un grande interesse perchè non si può e non si vuole vivere nella bruttura, equivale a vivere in maniera disagiata. Tutti noi vorremmo che la città sia più pulita e gradevole  possibile per chi la frequenta e la vive, così è chiaro che anche all’interno delle proprie case c’è l’esigenza di avere opere semplicemente belle e comprensibili, da giudicare con i propri occhi e il  libero arbitrio del fruitore, non come nell’arte concettuale dove c’è sempre bisogno di un intermediazione culturale. L’unico rischio di queste opere è che un errore viene percepito subito in primis dall’acquirente , insomma devono essere perfette.

Tornando sul disegno mi viene spontaneo venendo dalla stampa antica associarlo alla carta. Non riesco a considerare un’opera d’arte senza dimenticarmi della carta con tutto quello che ha portato della pittura del mondo, asiatica e occidentale, proprio per il fascino e la durevolezza incredibili che ha. Ci sono opere importanti dalla seconda metà del duecento che si conservano perfettamente, quindi dalla carta e la stampa d’arte per proprietà transitiva l’interesse passa al disegno, abbiamo tantissimi disegnatori e ancora più acquerellisti.

Non tutti gli artisti che tratto stranamente però praticano il disegno, caso raro e clamoroso è ad esempio quello di Tamer che non disegna sotto all’acquerello parte direttamente da bozzetti di 30 cm e da lì riesce a trasferirli per realizzare opere di grandi dimensioni anche due metri di altezza. Tra chi ama il disegno c’è invece chi lo tratta come vezzo personale: lo scultore Ugo Riva disegna per il suo piacere con una passione quasi superiore alla scultura, poi regala le carte agli amici.

 

Disegno e bellezza nell'acquerello di Marzio Tamer

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Acquerello di Marzio Tamer del 2014, courtesy galleria Salamon

 

A proposito di carta siete tra le poche gallerie che la trattano, c’è D406 ma con una selezione molto differente. Nel ‘900 la carta è stata un pò bistrattata forse perché associata al bozzetto, all’opera solo preparatoria. Qual è la sua visione di questo antichissimo e tutt’oggi vivo supporto?

Da tanti è considerato per errore come un supporto povero, può aver dato questa impressione anche  la necessità di proteggerla col vetro. Oggi si dimostra invece il danno nel non lasciarla respirare. Arrivando io dalla stampa antica le posso dire che un’acquaforte di dürer con 600 anni sulle spalle si conserva assolutamente intatta, lui consapevole della sua bravura e del suo mercato ha sempre dedicato denaro tempo ed energia nella scelta di carte adatte e di buona qualità. Le ammiriamo integre se vengono trattate al minimo della decenza, senza parlare di climatizzatori ma restando nei limiti  della tutela casalinga, E’ poi falso che non si debbano bagnare, perchè bulini acqueforti e litografie possono essere lavate con un bagno di acqua, a meno che non ci siano problemi specifici e patologici tipo il pesciolino d’argento o foxing.

 

Disegno con l'acquerello. Opere di Giorgia Oldano in mostra da Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. Opere di Giorgia Oldano nella galleria Salamon, ph. Sofia Obracaj

 

Secondo lei i suoi collezionisti non sono coloro che comprano opere d’arte per riporle in un caveau quindi considerando l’acquisto d’arte come investimento, vogliono invece godere dell’opera che hanno comprato?

Lo affermo con certezza perchè conosco bene i miei collezionisti. Posso dirle che ci sono dei trustees americani che stanno comprando quindi accanto agli acquirenti per piacere si sta immaginando una rivalutazione. Certo non illudiamoci che uno si porti a casa un’opera a prescindere dal suo valore. Diciamo gli italiani sono persone di successo protagonisti dell’imprenditoria sana, proprietari di piccole imprese che sanno muoversi nel mercato.  Mi rallegra che abbiano ancora più consapevolezza di me sul fatto che queste opere si rivaluteranno, però fondamentalmente le acquistano per il piacere di vederle.

 

Disegno colore e bellezza. Presso la Galleria Salamon

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. In visita alla mostra Flowers di Gianluca Corona, ph. Sofia Obracaj

 

Quindi lei vede un futuro nella carta?

Si ci credo. Prendiamo come esempio la fiera WOP Art ( Works On Paper) che ha avuto un successo notevole e sta crescendo molto. Prendiamo un altro dato ancora più significativo secondo me: la Francia intera da sette-otto anni sta investendo moltissimo sul disegno a livello statale ( operazione di tutela da noi inesistente vuoi per colpa della burocrazia). Forse è una reazione alla perdita del testimone come piattaforma mondiale del contemporaneo dalla Francia, tenuto in assoluto fino alla seconda guerra mondiale per poi passare a New York. La Francia oggi sta cercando di recuperare il terreno perduto proprio con il disegno. A Parigi le mostre sul disegno antico e moderno aperte in contemporanea sono tante e di primaria importanza, e questo dà garanzia sul futuro: se uno Stato che si è sempre culturalmente mosso con lungimiranza maggiore di tutti gli altri si dedica al disegno ciò ci da la certezza che la carta è in assoluto in crescita.

 

Disegno senza disegno nello sfondo per l'intervista a Lorenza Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon, intervista con Artscore, ph. Sofia Obracaj

 

La Carta è protagonista solo per il disegno l’incisione e l’acquerello?

Anche per la scultura! Attualmente sto trattando Alice Zanin, giovane artista che attualmente espone in Triennale e al Mondadori Multicenter di Piazza Duomo. Le sue sculture in papier mâché sono molto eleganti e aeree. Qui come per molti artisti della galleria sono animali…non si tratta di una scelta predefinita, ma è pur sempre una casualità molto ricorrente vedere elefanti fenicotteri uccelli..

 

Disegno e bellezza anche in cartapesta per Alice Zanin

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Un leggero levriero in papier mâché di Alice Zanin, ora in mostra in Triennale

 

E dal punto di vista dei collezionisti? Le tematiche predilette sono proprio gli animali?

Di predilette non ne individuo, ammetto che sto ancora cercando alcuni artisti su dei temi che non tratto in galleria solo perchè non ho ancora trovato autori adeguati che se ne occupino. Mi interessa avere qualcuno che rappresenti delle città in parte come fa Papetti, ma nessuno mi ha ancora convinto come resa o originalità, qualcuno tende poi a copiarlo…

 

Disegno, Bellezza e Nudo con il talento di Simone Geraci da Salamon

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Il nudo di Simone Geraci, ph. Sofia Obracaj

 

Da Salamon si tratta il Nudo?

Poco. Ma a giugno esporrò un artista giovane che è arrivato a me con il Premio Selvatica, che prevede per il vincitore una mostra in galleria. Si chiama Simone Gerace e fa solo nudo, parte di una “scuola” di giovani pittori siciliani molto originali formata da personalità uniche.

 

Disegno e pittura nella natura mporta di Corona

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte . La versione di Lorenza Salamon. Dipinto di Gianluca Corona in mostra con nature morte di frutta e fiori, ph. Sofia Obracaj

 

Parliamo della bellezza che ci circonda in questo momento. Sul comunicato per Gianluca Corona si legge che le opere sono create appositamente per Salamon e che che “il suo virtuosismo tecnico si accompagna a delle composizioni innovative e moderne”. In cosa consiste l’innovazione?

Nella pulizia.  Corona intraprende una sfida difficile perchè è difficile essere innovativi in due generi di successo come il ritratto e la natura morta. La natura morta ha almeno cinquecento anni di storia dove ogni tre o quattro generazioni c’è stato un fuoriclasse, lui è riuscito a ritagliarsi uno spazio personale con composizioni molto nitide. Ultimamente ha persino scelto il monocromo che va incontro a questa idea di pulizia mai negando il suo amatissimo colore. I fiori e la frutta molto colorata sono da sempre suoi prediletti in pittura: quello che notiamo in questa serie è come ha schiarito al massimo i fondi. Ad esempio per “Le tre torri” ha tolto tutti quei barocchismi che facevano parte dei suoi primissimi anni, si concentra molto sui tre oggetti come se fosse il ritratto del mirtillo o del lampone.

 

Disegno e pittura all'antica di Gianluca Corona

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Particolare del dipinto Le Tre Torri di Gianluca Corona in mostra presso la galleria Salamon, ph. Sofia Obracaj

 

E’ sempre uno il soggetto?

Questo ultimamente, fa anche nature morte composite anche su richiesta. Ad esempio un viticoltore di Amarone ha chiesto una bottiglia con la sua etichetta e tutta una serie di elementi  legati a momenti della lavorazione di quell’uva come la cannella il melograno perchè tipicamente invernali.

Il soggetto appare come  una visione teatrale come se ci accendesse solo su di lui una luce, non c’è qualcosa che disturbi il suo presentarsi isolato, un backstage.

Il backstage c’è nei riflessi dei vasi, lo ricostruisce lì da quando ha scoperto questa abilità, se osserva da vicino c’è la percezione della stanza perchè è riflessa. Il contesto si manifesta attraverso un espediente degno della sua educazione artistica, nel vaso non c’è quello che lui vede ma quello che si riflette, il resto è molto pulito.

 

Disegno e colore in una splendida natura morrta di Gianluca Corona

Disegno, Bellezza e Fiere d’Arte. La versione di Lorenza Salamon. Fiori di Gianluca Corona con il particolare del riflesso sul vaso, in mostra presso la galleria Salamon, ph. Sofia Obracaj

 

E’ come se citasse noi spettatori nella natura morta, la nostra presenza celata e manifesta secondo quell’ espediente.

E’ vero siamo presenti nello spazio alluso con il riflesso della finestra, sempre la stessa perchè è quella del suo studio. Queste sono piccole innovazioni che con la pulizia e il colpo di luce rendono l’originalità dell’opera di Corona che si capisce appartenere ai nostri giorni. Questa linda visione è stata proposta da altre personalità ma parliamo di forse tre nell’arco di secoli! In generale noi lo riconosciamo a noi coevo definire cosa identifica la sua originale identità, certo non è di oggi la tecnica perchè è tradizionale al massimo, non credo esista nessuno oggi più bravo di lui a percorrere tutte le fasi di lavorazione rinascimentali, anche molto attento nella filologia perchè questo di nuovo porta ad una conservazione impeccabile. Ci tengo molto ad affermare quest’azione  in un’epoca in cui la maggior parte degli artisti non sa e non interessa se i supporti delle loro opere siano deteriorabili, conta solo l’esprimere un attimo di vita contemporanea.

Chi viene trattato in questa galleria è attento alla cura dei materiali, e questa per me è una forma di rispetto assoluta nei confronti del collezionista, è qualcosa che ha un valore intrinseco a prescindere: io ti sto fornendo un qualcosa che è durevole per tutto quello che potevo fare nella mia capacità manuale e nella mia conoscenza dei materiali o nelle fasi creative..

 

Disegno e pittura nello spazio della galleria Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon, intervista tra la natura morta di Corona, ph. Sofia Obracaj

 

Parliamo di fiere d’arte. Sono fondamentali per gli artisti? Sono molto più utili agli artisti dei galleristi, ne sono consapevoli e disposti a fare carte false pur di parteciparvi. La comunicazione oggi è molto complicata, ormai chiunque arriva a chiunque con un click dal cellulare e questo crea confusione, perchè non è detto che quel click si riveli un effettivo interesse, però bisogna combattere dal mare magnum di Instagram che propone una valanga di immagini di opere e fotografie. La fiera permette un rapporto umano, consente al cliente di vedere in tre quattro ore piuttosto che in tre quattro giorni tutto quello che gli può interessare. La maggior parte delle persone lavora oggi dieci ore al giorno quindi non ha più tempo di venire in galleria e stare a chiacchierare col gallerista a lungo, come faceva negli anni settanta.

E’ buffo pensare come la fiera, inventata nella notte dei tempi, sia oggi lo strumento migliore per mostrarsi e mostrare le proprie opere con estrema trasparenza verso colleghi e pubblico, per conoscere clienti nuovi.

 

Disegno, bellezza e fiere d'arte. Gianluca Corona tra pe meraviglie della galleria Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon con Gianluca Corona in mostra, ph. Sofia Obracaj

 

In linea con il valore di economicità del tempo che lei rammenta, una fiera non sarebbe ancora più efficace se tematica? Il collezionista saprebbe già di andare per trovare qualcosa di valido per i suoi gusti.

E’ secondo me una tendenza reale che lei coglie,  dimostrata da WOP Art alla suddivisione francese con Gran Palais sul disegno antico separato da altre mostre dedicate a quello moderno e contemporaneo; nello stesso tempo io credo molto nella formula all’inglese che è esattamente agli antipodi.

Un esempio su tutti Maastricht, la punta di diamante d’Europa. Ci vogliono tre giorni per vederla bene e lei passa a cose diversissime tutte di livello, il costo impedisce la partecipazione di gallerie di second’ordine, dal gioiello di nicchia al contemporaneo a tutte le arti più impensabili prendendo in considerazione tutte le culture e le tecniche da quella africana sconosciuta fino a dieci anni fa a quella maya, dalla ceramica ai tappetti..insomma il panorama più vasto possibile di epoche artisti tecniche e culture, la sua presentazione all’apice del mercato.

Sono due forme agli antipodi che possono funzionare. Io ad esempio ho creduto molto nella fase iniziale ad Affordable per il suo principio. Ripartendo dalle mie origini: l’incisione è stata in una fascia estremamente colta ma assolutamente democratica, quindi per me Affordable rappresentava una mostra che possa avvicinare chi non fa parte di un’élite economica, mi sembrava un’idea geniale.

 

Disegno bellezza e fiere d'arte tra gli argomenti della conversazione di Artscore con Lorenza Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon, conversazione dall’alto, ph. Sofia Obracaj

 

Affordable Art Fair. Nell’ultima edizione a Milano non sembrava ci fosse stata grande selezione.

Il problema è che la selezione si ferma ad un certo punto. A Grandart dove mi sono trovata da entrambe le parti della barricata, come ideatore e organizzatore ma anche presente come espositore, ho visto per la prima volta cosa dovevano affrontare coloro che offrono gli spazi. Le fiere sono operazioni costose e quindi i budget funzionano se lo spazio predefinito è usato tutto. Magari con la prima selezione si riempiono due terzi e se non si copre l’altro terzo non si riesce a ripagare le spese, quindi si inserisce quel che le capita. Questo è il vero problema, è molto banale ma molto concreto. Da un lato non dico che comprendo Affordable di Milano di turno perchè inserire opere di scarsa qualità poi va a discriminare il lavoro di tutti quelli lavorano bene, si va a pensare che sotto i 5000 euro non ci siano pezzi importanti. Ci sono in effetti incisioni disegni e opere di piccolo formato validi, una percentuale che va dall’82 all’86 per cento del mercato mondiale è costituito da opere al di sotto di quella cifra,  stiamo parlando di un potenziale pazzesco reale di mercato vero e sano. Non è la formula sbagliata che anzi trovo democratica intelligente e giusta, probabilmente la cosa è dovuta al fatto che per molte piccole gallerie, volendo venire a Milano che è la città che probabilmente funziona meglio dal punto di vista economico, l’opportunità più logica sembri Affordable.

 

Disegno e pittura nell'allestimento presso la galleria Salamon

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. Scorcio dell’allestimento nella galleria Salamon, ph Sofia Obracaj

 

A Grandart  questo problema ce lo siamo posto, bisogna avere una serie di esperti davvero validi per la selezione, ma il problema dell’arte contemporanea è che a volte le opere di dubbio valore si trovano anche da Sotheby vendute per migliaia di dollari..la logica di mercato spesso non giustifica la domanda che anche lei si porrà, di quale sia la reale differenza tra una stampa della Zuppa Campbell di Warhol che costa molto e l’equivalente di un artista meno noto. In questo ginepraio io taglio la testa al toro e decido di investire su artisti che inequivocabilmente sanno dipingere e sono davvero innovativi.

Per questo le fiere specialistiche sono in crescita e in quest’ottica è nata Grandart che vogliamo migliorare moltissimo, diciamo che il sessanta per cento era esattamente quello che avremmo desiderato, è nel nostro disegno che ci siano anche artisti internazionali di peso. Vogliamo dare spazio a quegli incisori disegnatori pittori e scultori che si sono mossi nell’ambito della loro tecnica, prevalentemente non esclusivamente nella figurazione: la perizia disciplinare dovrebbe essere una discriminante ha poca voce per ora in Italia quindi noi vorremmo dargliela.

 

Disegno e bellezza dipinta di Gianluca Corona

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. Allestimento di Gianluca Corona nella galleria Salamon, ph Sofia Obracaj

 

Durante la vernice di Corona mi disse che in Francia e in Spagna ci sono delle gallerie particolarmente rivolte al figurativo.

Più in Spagna. Da Claudio Bravo in poi il figurativo ha avuto un seguito enorme in Spagna con le prime edizioni di Arco, una fiera molto importante che c’era a Madrid . Parlavano di realismo non di figurativo. Adesso in America sta riprendendo molta attenzione ed è declinato verso il pop, colori molto sgargianti nel recuperare oggetti che fanno parte della quotidianità conosciuti dove la cultura delle persone ci si riflette, in Spagna e in Sudamerica è invece più declinato alla Corona, nel recupero di soggetti classici visti e rivisti ma riproposti con un occhio contemporaneo. In Spagna sono tanti i galleristi sull’onda di quella cultura più profonda delle nostra, perchè già alla terza generazione.

Entrambe le due scuole sono legittime nel contesto, mi piacerebbe che a Grandart andassero a colmare quel vuoto.

 

Disegno e bellezza, ritratto di Lorenza salamon durante la conversazione con Artscore

Disegno Bellezza e Fiere d’Arte. Ritratto di Lorenza Salamon durante l’intervista concessa ad Artscore

 

Mi confidò anche che sul collezionista straniero noi manteniamo un fascino enorme sull’onda della discendenza dal Rinascimento…Quindi in teoria il figurativo italiano ha più appeal dell’astratto italiano, all’estero?

Non li paragonerei ma l’abilità dei nostri artisti e l’originalità viene riconosciuta a prescindere dal genere in cui si muovono. L’immagine dell’italiano all’estero è ottima a Londra prima di tutto perchè i galleristi italiani si sono mossi molto bene. Hanno esportato eccellenza sia nell’antico che nel contemporaneo, addirittura in prima fascia, pensiamo a Voena, a  Carlo Orsi, a Schinasi che addirittura ci arrivò negli anni ottanta, ci hanno aperte delle porte meravigliose.

Michela Ongaretti

 

Disegno e bellezza tra gli argomenti della concversazione accanto al dipinto di Marzio Tamer

Disegno Bellezza e Fiere D’Arte. La versione di Lorenza Salamon, in compagnia di un’antilope di Marzio Tamer, ph Sofia Obracaj

Giovanni Manzoni cita  Andrea Pazienza, ma il suo eros sa di caffè

L’eros disegnato di Giovanni Manzoni Piazzalunga

L’eros disegnato di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

“Non lo vedrete mai in compagnia di uomini dopo le sei di sera”

L’uomo che amava le donne, F. Truffault 1977

 

Il corpo e il suo rituale di svelamento per Giovanni Manzoni, in un recente disegno

Il corpo e il suo rituale di svelamento per Giovanni Manzoni, in un recente disegno

 

Noi siamo carne sensibile. Animali razionali con un’intelligenza diversa per un gruppo ristretto della nostra specie: gli artisti. Tra questi c’è chi esprime con il disegno la propria personalità come un filtro sul mondo. Anche il corpo si comporta come una matita, lascia il segno.

L’eros non si ferma ad osservare, cerca l’incontro con l’altro e quando lo trova traccia un percorso fatto di gesti e inviti, il corpo si svela e si cela per avvicinarsi o fare avvicinare. Il desiderio si accende attraverso il linguaggio e per l’artista che ama le donne è una lingua fatta di segno morbido e di momenti infiniti.

 

Uno degli ultimi disegni di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Uno degli ultimi disegni di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

I disegni erotici di Manzoni sono come realizzati dall’uomo e dalla sua musa: entrambi vivono una promessa di felicità dove la modella dichiara la propria esistenza immanente e l’artista tenta di fare propria quella bellezza estranea, di farla entrare nel proprio mondo dal tratto unico, dove resterà per sempre.

 

Dalle serie dei piccoli disegni erotici, Giovanni Manzoni Piazzalunga, 2015

Dalle serie dei piccoli disegni erotici, Giovanni Manzoni Piazzalunga, 2015

 

Quella magia non viene solo dal mondo per chi, come Manzoni, ha costruito la sua storia sull’arte ( in primis Michelangelo) e i suoi esempi, che non rispondono mai ai canoni femminili del nostro tempo. Gli esempi di erotismo della vita fuori dall’arte appaiono sempre banali e scoloriti rispetto alla potenza sensuale di una Valentina di Crepax, o di una schiena fastosa nella sua abbondanza carnale di Rubens. Nell’Arte il Senso diventa l’Assoluto, quando la personalità artistica emerge attraverso una perizia disciplinare unica.

Michela Ongaretti

 

L'artista nel 2014, al lavoro sull'intreccio di corpi de Carneade..chi era costui?

L’artista nel 2014, al lavoro sull’intreccio di corpi de Carneade..chi era costui?

 

L'erotismo di Manzoni nel 2013

L’erotismo di Manzoni nel 2013

 

Particolare di un'opera del 2016

Particolare di un’opera del 2016

 

Giovanni Manzoni Piazzalunga, La mia danza, 2016

Giovanni Manzoni Piazzalunga, La mia danza, 2016

 

 

Eros pensoso, Giovanni Manzoni Piazzalunga

Eros pensoso, Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Dall'album dei disegni erotici, 2015

Dall’album dei disegni erotici, 2015

 

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

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Il gioco dell’Arte e del Design per Marc Kalinka

Il gioco dell’Arte e del Design per Marc Kalinka

di MICHELA ONGARETTI

Marc Kalinka è un artista poliedrico, attivo da molti anni sulla scena artistica internazionale con installazioni multimediali, performance, fotografia, stampa digitale, serigrafia e scultura. Era ad esempio presente alla Biennale di Mosca nel 2005 e 2007, alla Biennale di Venezia nel 2007 e nel 2011, al Frieze Art Fair London, Just Madrid e Loop Barcelona. Nel 2014 si vedevano sue opere ad Art Brussels e Manifesta 10. Durante il Fuorisalone 2015 l’abbiamo notato in veste di designer con Qbo, un prodotto a cavallo tra il design e la scultura, presentato in anteprima presso lo spazio Raw. Ora si trova al Nhow Hotel di Milano, per la mostra del MAD-Milano Art Design, in corso fino alla fine di Expo 2015.

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The many me. Who is the real Kalinka? – Installazione video 2009-2011


Ciò che non ci lascia indifferenti è il suo grande entusiasmo per lavori diversissimi tra loro, e il
desiderio di veicolare concetti profondi attraverso un’impostazione giocosa, spesso ludica del proprio lavoro e della sua fruizione. Può darsi che questo provenga dal suo imprinting dato dall’esperienza decennale nel mondo del teatro, per cui l’intrattenimento e la narrazione sono una cosa sola. Abbiamo quindi deciso di incontrarlo per conoscere la sua storia, e abbiamo scoperto il suo coinvolgimento in diversiprogetti interdisciplinari, nei quali la memoria e l’attivazione di chi osserva sono fondamentali.

Estrae dalla borsa un dono: è una scatola che ci porge presentandola come il catalogo della mostra Club 21:Remaking the Scene, a cui ha partecipato nel 2010 presso la galleria One Marylebone di Londra. Si trattava dell’incontro tra diversi artisti da tutto il mondo, tra cui Adrian Paci, Roberto Cuoghi e Jota Castro , impegnati a reinventarsi il concetto e l’atmosfera di un club degli anni ottanta, dove performance e sound art sono presentate insieme ad installazioni, favorendo e stimolando l’interazione con l’audience. Il musicista Steve Piccolo, che fu un protagonista della scena underground neworkese aveva curato la parte sonora e performativa, mentre la curatela era di Oxana Maleeva con Art Apart.

Consequences, 2011 (1)Marc Kalinka – Consequences, 2011


Nel 2015 ha partecipato alla mostra
La Casa dei tuoi sogni, organizzata a Bratislava dall’Istituto di Cultura Italiana, sempre curata da Oxana Maleeva e Steve Piccolo. Alcuni pezzi di design storico italiano erano accostati ad opere d’arte di Vedovamazzei, Steve Piccolo, Gabriele di Matteo, Aldo Damioli e Antonio Paradiso, per presentare l’eccellenza italiana in occasione della Festa della Repubblica.Il progetto era organizzato dal Mudam Museum of Luxembourg and Victoria e the Art of Being Contemporary Foundation di Mosca. Kalinka aveva presentato l’opera Consequences, e ancheil concept del catalogo-scatola è suo. Pare studiato per cambiare l’abitudine del lettore, che non sfoglia pagine ma manipola un oggetto: lo deve girare, aprire, e far suonare come uno strumento musicale o un gioco infantile per conoscere i contributi dei curatori sul mondo del clubbing di cui facevano parte personaggi come Andy Wahrol e Jean Michel Basquiat. Il design del catalogo testimonia la sua necessità di usare linguaggi diversi e insoliti che formano un’opera con un contenuto che che si espande con l’interazione, il coinvolgimento di un’azione che può far cambiare o aggiungere senso, sempre facendo scoprire a chi compie quell’azione la propria natura di giocatore curioso.

Qbo nell'allestimento dell'hotel Nhow (1)Qbo nell’allestimento dell’hotel Nhow

Anche Qbo rappresenta un possibile ponte tra l’arte e il design, nel suo trovarsi in una zona affascinante di confine, dove convivono senza soluzione di continuità entrambe le parti. L’estetica cerca una funzione e la funzione si rifugia nella bellezza del materiale e della forma pura. E’ un mobile ed una scultura componibile e scomponibile, che pare ispirarsi al concetto del cubo di Rubik nella possibilità di muovere le diverse facce, soltanto che per Qbo tutte hanno la stessa elegante venatura del legno da mostrare, in questo modo comunque siano posizionate la struttura mantiene una sua organica completezza.

Qbo aperto in una delle sue numerose configurazioni (1)Qbo aperto in una delle sue numerose configurazioni

L’artista stesso definisce l’opera una “forma che custodisce segreti”: per questo chi se lo trova di fronte, può essere chi ha deciso di tenerlo all’interno della propria casa e fruire della sua funzionalità, oppure chi lo nota in un contesto espositivo, non può non “viverlo”, ed esplorarlo nella sua trasformazione. Qbo mantiene quindi la sua armonia monumentale da chiuso, ma può assumere oltre venti configurazioni dalle forme di base,due cubi e due esaedri, mediante lo spostamento dei volumi attraverso l’uso di cerniere e tessuto architettonico.

E’ ideato come un’opera d’arte, la cui ispirazione e genesi avviene attraverso “ una sequenza di immagini che si ricomponevano continuamente, disposte su più dimensioni che si inseguivano e si sovrapponevano”, rivelando come per Kalinka l’opera, fin dalle sue origini, è sempre narrazione. E’ racconto dell’opportunità di essere diverse personalità in una sola.

Il progetto tecnico dello scorso anno è stato curato da Supercake, uno studio di progettazione composto da giovani architetti e designer di Milano nato nel 2011, il cui intento è proprio quello di creare sistemi e arredi flessibili e in grado di adattarsi a differenti funzioni ed esigenze. L’approccio progettuale, in accordo con l’ideatore del design, segue i valori di originalità e intuizione, flessibilità nel pensiero, capacità di analisi e sintesi, e ovviamenteridefinizione, uniti all’attenzione verso tematiche socio-economiche e ambientali da applicare di volta in volta nella produzione.

Per quanto riguarda Qbo quello in mostra a Milano è in legno antico d’abete rosso ossidato al sole per un anno, e alveolare in alluminio, ricavando uno stile sofisticato dall’unione tra la linea contemporanea e il pregio del materiale, con un chiaro rimando al mobile fatto a mano.La realizzazione è invece affidata alla competenza di Haute Material in termini di know how del legno: della sua ingenierizzazione e lavorazione artigianale, interamente made in Italy. Haute Material è un’azienda valtellinese che seleziona legni pregiati, antichi e di recupero, e li lavora con finiture specialirispettando la memoria racchiusa nelle loro venature, per produrre pezzi unici nati dalla commistione tra materiale senza tempo e design moderno.

Qbo nella posizione chaise long (1)Qbo nella posizione chaise longue

Kalinka ci spiega come sia in cantiere il proposito di realizzare il progetto in materiali differenti, sempre legnami perchè non sono soltanto ecologici ma continuano una storia centenaria, come il rovere della Croazia dal colore bluastro per l’antichità, ( due o tremila anni!), e la sua immersione prolungata nel fango. Rimane in gioco la riflessione sull’ecosostenibilità nella creazione di un oggetto pensato per durare “per sempre”, senza bisogno di un riciclo del materiale o di un riuso delle componenti, soltanto confidando nella robustezza durevole dell’artigianalità. L’artista insiste quindi sul concetto di necessità e non di utilizzo, dove terminato questo si tende a gettare gli oggetti, mentre sarebbe soddisfacente sapere che tra trecento anni Qbo esisterà ancora.

Marc Kalinka“The fear of the abandonment. Cells”. Lambda print on alluminum, 30x45cm, edition of 25.Marc Kalinka “The fear of the abandonment. Cells”. Stampa lambda su alluminio, edizione di 25 esemplari.

Ci esprime anche il suo desiderio di non dimenticare nemmeno quel “ passato glorioso d’Italia in ogni campo”, nell’architettura e nel design industriale: purtroppo non si pensa che gli oggetti o gli edifici possono essere riparati e destinati ad altri utilizzi, soprattutto per strutture ancora autosufficienti ma che nessuno più usa per dover apportare modifiche, quindi si preferisce non spendere tempo per un ripensamento della funzione, magari affidando questi spazi ad enti culturali, e lasciare all’abbandono il luogo. Ripensando alla memoria senza valore del luogo sono nate le opere ambientate nella cittadina di Consonno, che fanno parte della serie Will it be of me e sono foto di luoghi distrutti nei quali si vedono opere di Kalinka, trattate allo stesso modo, per riflettere sulla tutela e il destino dell’Arte, in particolar modo la sua. Un secondo progetto affine è Fear of Abandonment: una serie di foto nelle quali sono ripresi manifesti fatti stampare per lo scatto, su di essi è impressa l’immagine di beni culturali italiani molto noti, che si mescolano alla spazzatura e allo stato di abbandono dell’edificio che li ospita, la Pozzi-Ginori di Corsico. Le affiches sono una metafora di tutto ciò che è legato alla memoria e alla bellezza, di cui si denuncia una mancata politica conservativa, che resiste all’interno di un sistema che privilegia il rifiuto.

Vista03_3L’installazione finale de “Apostasia della Bellezza” di Marc Kalinka

Lo stesso discorso sulla cancellazione prosegue in Apostasia della Bellezza,un’installazione luminosa e sonora itinerante del 2014. E’ stata presentata a Roma nella chiesa di Santa Rita in Campitelli, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, poi a Zilina nella Repubblica Slovacca, nella mostra personale dallo stesso titolo. Un’apostasia è una rinuncia ad un credo, un abbandono di fede volontario, come lo è la violenta distruzione della Bellezza e di ogni altra testimonianza: l’installazione però non si concentra solamente su ciò che è perduto, ma anche sulla capacità umana di immaginare e ricreare con poco un mondo nuovo, di fare sopravvivere una parte di Bellezza. A suggerire questa possibilità interviene la voce eterea di un coro a più registri, che alleggerisce la presenza delle numerose sculture come lampioni veneziani, nella nebbia del momento dopo l’esplosione di una bomba.

Michela Ongaretti