Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Le parole sono una mia ossessione, e ultimamente mi capita spesso di vedere come entrino a pieno titolo nel gioco dell’arte.

Il 14 dicembre ho visitato lo spazio di via Lazzaretto 15 a Milano che ospita Kunstverein per la prima personale italiana dell’artista tedesco Michalis Pichler, dal titolo Exposition Littéraire autour de Mallarmé. Quello che scopro qui è proprio la presenza di parole e versi a dare forma a manufatti che si costruiscono attraverso la morfologia dei primi, per farci entrare in un universo dove le parole stesse lasciano la loro impronta per diventare altro da sé.

 

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

 

Fino al 28 gennaio, con una pausa natalizia dal 23 dicembre all’8 gennaio, sarà possibile entrare nell’atmosfera raccolta e riflessiva dell’ultima fase di ricerca artistica di Michalis Pichler dove il termine chiave per comprendere il senso complessivo è “appropriazione”, come mi spiega Andrea Wiarda, una delle curatrici del progetto europeo dedicato all’arte contemporanea Kunstverein.

 

Andrea Wiarda di Kunstwerein parla dell'opera di Pichler

Andrea Wiarda di Kunstverein parla dell’opera di Pichler

 

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

 

Già, perché parliamo di rilettura formale o conversione dello stile in partitura grafica di Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. POÈME, esempio di una rivoluzione che fu soprattutto letteraria, come vediamo dalle note originali di Mallarmé sul testo prima della pubblicazione del 1897 su Cosmopolis, dove il poeta richiedeva un layout preciso, come le parole poetiche dovevano essere disposte in stampa, leggibili dall’alto verso il basso ma anche orizzontalmente. Quella scrittura d’avanguardia è interpretata in senso materiale prendendo in considerazione lo spazio occupato dai gruppi di parole, i versi, già da un altro artista, Marcel Broodthaers, nel 1969, quando espose al Wide Space di Anversa Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. IMAGE.

 

Un coup des dès jamais aboliras le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

 

Da questa operazione parte il discorso di Pichler. Come leggiamo nelle sue Dichiarazioni sull’Appropriazione infatti “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”, e qui la rielaborazione di una prima appropriazione del testo mallarmiano utilizza lo stesso processo su differenti media e discipline. Le parole cambiano negandosi su carta, vetro, in musica, nel cinema o nell’opera editoriale.

Pichler, la copertina dell'opera

Michalis Pichler, la copertina dell’opera

 

Appoggiato su un tavolo del loft c’è Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. SCULTURE: sono tanti fogli di cartoncino quante le pagine della poesia, la disposizione tipografica è fedele a quella originale ma al posto delle parole ci sono dei tagli eseguiti al laser. Pendenti dal soffitto vediamo invece delle lastre di vetro, sempre corrispondenti alle diverse pagine, con incisioni satinate nel luogo dei versi, attraversabile e liberamente “sfogliabile” come testo di una “leggibilità senza significato” secondo le teorie di Jacques Derrida.

 

Un momento durante l'inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

Un momento durante l’inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

 

Mallarmé non c’è eppure resta, non è più quel testo perché Pichler se n’è appropriato, fagocitato quello l’artista mostra senza filtri la sua visione, che inglobato il senso del contenuto lascia a noi il suo odore, la sua eredità è trasmessa mediante il senso dell’assenza dell’originale e la presenza viva per ciò che ne resta, filtrata da una seconda, anzi una terza mente.

 

Michalis Ichler durante Miss Read a Berlino

Michalis Pichler durante la manifestazione da lui organizzata a Berlino, Miss Read: the Berlin Art Book Fair.

 

Pichler si richiama apertamente all’esperimento di Broodthaers in Belgio declinando sulle diverse discipline scelte il titolo di quella, citando e facendo propria un’esperienza di rilettura e trasformazione nata dalla rivoluzione di una rivoluzione. Il dialogo che idealmente Pichler porta avanti attraversa quindi le generazioni artistiche e travalica il senso del pezzo unico originale per espandere quello del lascito letterario attraverso la concettualizzazione riproducibile, trascende la sua matericità perché sceglie sì di ripetersi su diversi media: carta o vetro per restare in una resa vicina alla scultura dove però protagonista non è il gesto che nega parti di testo per lasciarlo vivere in differente maniera nella mutilazione, come avvenne in Italia con Isgrò, ma continua attraverso la musica e la teatralizzazione di un’ossessione quale è il collezionismo.

 

Un coup des Dés jamais aboliras le Hasard.SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

 

Per quanto riguarda la musica è a disposizione nella sala una pianola che tutti possono suonare, basta azionare col pedale il movimento di un tracker roll di 288 millimetri sempre costruito con lo spazio vuoto dei tagli sui versi di Mallarmé. Ecco come un pensiero trasportato a noi grazie alla letteratura continua a sopravvivere diventando altro, genera un contenuto grazie alla sua forma, e quel contenuto si è liberamente spostato da un campo disciplinare all’altro.

 

M. Pichler, Un coup de dès musique, la pianola che "suona" Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

M. Pichler, Un coup de dés..MUSIQUE, la pianola che “suona” Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

 

Sopra una gradinata lignea, utile ad accogliere persone sedute per delle performance nello spazio, troviamo invece la collezione dell’artista di opere editoriali sull’opera iconica di Mallarmé, edizioni storiche o contemporanee ed interventi artistici intesi come “appropriazioni”, partendo da Cosmopolis a Un coup des dés jamais aboliras le Hasard. IMAGE, la ripresa di Mallarmé secondo Broodthaers in tre variazioni, sostituendo interamente le parole con strisce nere. Parliamo di autori come Jérémie Bennequin, Bernand Chiavelli, Jim Clinefelter, Mario Diacono, Cerith Wyn Evans, Ernest Fraenkel, Elsworth Kelly, Michael Maranda, Guido Molinari, Aurelie Noury e Eric Zboya. Ci sono poi pubblicazioni dove si legge “Coup des Des” in copertina senza riferimento esplicito al poeta francese, varia et memorabilia di una collezione sempre in-progress.

 

Un pezzo della collezione Un coup des...

Un pezzo della collezione Un coup des…

 

Quest’ area si configura come un’installazione spaziale, che rafforza l’idea di riappropriazione come processo inglobante, che tiene conto di uno storico nella diffusione del poeta e delle sue successive manipolazioni, a confermare l’ultimo postulato delle “Dichiarazioni” scritto e rilasciate per i visitatori in mostra, secondo cui “nessun poeta, nessun artista di nessun’arte, preso per sé solo, ha un significato compiuto”.

 

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n'abolira le hazard. SCULPTURE

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULPTURE

 

 Altre edizioni sono esposte in un angolo di lettura de Il lazzaretto, questi testi fanno tutti parte dei “greatest hits“, ovvero per Pichler la tecnica di parafrasare un predecessore storico o contemporaneo specifico nel titolo, nello stile e/o nel contenuto: tra di essi notiamo oltre a Broodthaers, Baudelaire, Mel Bochner, Ulises Carrion, Katsushika Hokusai, Stéphane Mallarmé, la Monsanto Company, Dante Gabriel Rossetti, Ed Ruscha, Seth Siegelaub, Gertrude Stein, Max Stirner e il New York Times.

 

Un coup des dèsjamais aboliras le hazard

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. Il testo originale

 

Come dicevo anche il cinema partecipa a questa appropriazione, e lo fa in maniera più esplicita, in linea con il principio del greatest hit. In un angolo della sala troviamo infatti un proiettore che manda in loop i fotogrammi di di due iniziali. Broodthaers realizzò su pellicola 35 millimetri il film “Une seconde d’Éternité”, dove apparivano le sue iniziali MB in 24 fotogrammi, per un secondo. Pichler si appropria di questo lavoro spostando gli stessi fotogrammi su una pellicola 8 millimetri: la durata è sempre di un secondo ma bastano 18 fotogrammi per riprodurre con la stessa scrittura di Broodthaers le iniziali MP, Michalis Pichler. Il greatest hit ha abolito la pancia e mostrato che “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”.

In mostra è presente anche il flipbook di Une seconde d’Éternité, realizzato dallo stesso Pichler e in vendita per sostenere le attività di Kunstverein Milano.

 

Un'immagine della collezione di Pichler

Un’immagine della collezione di Pichler

 

Michalis Pichler si è formato come scultore sul sito conservativo dell’Acropolis Monuments di Atene. Ha conseguito la laurea in Architettura alla Technical University di Berlino e si è diplomato in Belle Arti alla Art School Berlin-Weissensee. È co-fondatore e organizzatore di Miss Read: The Berlin Art Book Fair e di Conceptual Poetics Day. Lavora come artista concettuale, poeta, editore, sul confine immaginario tra arte visiva e letteratura. La monografia sul suo lavoro MICHALIS PICHLER: Thirteen years: The materialization of ideas è stata pubblicata nel 2015 per Printed Matter, Inc. in collaborazione con Spector Books.

Il Lazzaretto è una giovane e attiva Associazione Culturale  che ha come scopo principale quello di generare idee, aggregare persone e creare opportunità di lavoro in ambito culturale, la sua accogliente sede si trova al numero 15 di via Lazzaretto nel vivace quartiere di Porta venezia a Milano.

 

 

Il logo do Kunstwerein Milano

Il logo do Kunstverein Milano

 

Kunstverein significa in italiano “associazione d’arte” , il nome trae origine delle istituzioni nate nel diciannovesimo secolo  in Germania per sostenere  e diffondere l’arte coeva. E’ una piattaforma sperimentale nata nel 2010 in Germania come progetto di ricerca e produzione d’arte contemporanea; Kunstverein Milano è la sezione italiana di una rete internazionale di “Kunstvereins in franchise” con sede ad Amsterdam, New York e Toronto ed è diretto da Katia Anguelova, Alessandra Poggianti e Andrea Wiarda.

Kunstverein Milano si avvale di metodi non convenzionali per la presentazione dei linguaggi delle arti visive, nella ospitalità, nella produzione di mostre e nel modo di fare ricerca, collaborando con artisti, curatori e professionisti dell’ambito culturale, dando così il proprio contributo alla scena artistica italiana e internazionale. Funziona come uno spazio aperto, di dialogo e scambio, come meeting-point e screening-room, per artisti e pubblico. Concentra la propria ricerca material-semiotica a partire dalle pratiche artistiche, concependo lo spazio espositivo come itinerante. Senza scopo di lucro si avvale del supporto di persone private, aziende e istituzioni interessate a partecipare alla vita culturale supportando le attività di Kunstverein.

Per saperne di più vi invito a consultare il sito www.kunstverein.it

Michela Ongaretti

 

 

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La magia di un festival di fine estate con Tutti matti per Colorno. Il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre!

La magia di un festival di fine estate. Con Tutti matti per Colorno il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre

 

E’ solo attraverso il mistero e follia che l’anima si rivela

(Thomas Moore)

 

I festival sono un pò come le persone, li  riconosci dallo stile. Di alcuni ti dimentichi quasi, altri non li puoi confondere: sembra che la loro personalità, e gli ideali che li muovono, si vedano già dall’impostazione grafica data ai titoli sul sito web. A volte senti l’adesione ad un’estetica “anglosassone”, e magari concentrata più su quel che sta attorno al festival stesso.

Bellissimo il Fringe di Edimburgo, ma ci troviamo nella Pianura Padana! Ed è proprio qui che all’inizio di settembre sarà in essere il festival più originale del momento, alla sua nona edizione.

Un momento dell'edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno

Un momento dell’edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno, ph L. Pellegrini

 

Tutti Matti per Colorno con la sua personalità schietta riunisce il meglio del circo e teatro di strada mondiale, accoglie sia gli appassionati del genere grazie all’altissima qualità del programma, sia coloro che vogliono semplicemente vivere la scanzonata e poetica  leggerezza del circo contemporaneo.

Il tutto in una cornice storica non da poco: abbracciate dalla settecentesca Reggia Farnese, dal suo cortile e dal suo giardino, le vie del centro storico sono il luogo d’incontro di artisti di strada, acrobati  e clown con il loro talento folle.

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

 

Teatro, tradizione e novità, voglia di convivialità condivisa e a cielo aperto in un contesto urbano ricco di storia, gli ingredienti ci son tutti per poter parlare di un interessante e pieno festival italiano. L’atmosfera giocosa e soprattutto sognante durerà tre giorni, dal 2 al 4 settembre con un generoso calendario fatto di eventi collaterali oltre che di spettacoli, per quanto insisto col dire che ciò che merita è la sostanza e l’importanza di quest’ultimi.

Musica per l'edizione 2015, ph. Raica Quilici

Musica per l’edizione 2013, ph. Raica Quilici

 

Per tutta questa magia dobbiamo ringraziare in primis la compagnia Teatro Necessario che nel 2007 ha creato Tutti Matti per Colorno, forse senza aspettarsi un tale successo e una tale crescita. Forti della loro passione da allora la loro direzione artistica e organizzativa ha trasformato la cittadina ducale in un palcoscenico diffuso dove in ogni via o piazza del centro storico  si possono incontrare gli universi fantasiosi ed eccentrici di artisti provenienti da tutto il mondo. In seguito si costituisce l’ Associazione Tutti Matti per Colorno, ed è coinvolto ormai da anni nella manifestazione il Comune, in collaborazione anche con la provincia di Parma e con il sostegno della regione Emilia Romagna.

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

 

Non è lontano da Milano, quell’ora e mezza di macchina per celebrare la fine dell’estate con la magia di un sorriso strappato dal talento, non tralasciando che si potrà godere della bellezza anche gustando piatti della tradizione emiliana a prezzi popolari nel ristorante dedicato, e gustare la birra artigianale creata appositamente per il festival dal locale Birrificio Farnese negli spazi bar fino a tarda notte, soprattutto dopo aver ballato come matti ad uno dei concerti in programma, appunto.. Ci si diverte con stile nell’Emilia ducale.

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

 

A proposito di stile l’ospite d’eccezione di quest’anno è nientemeno che il signor Francois Rauline Bidone, il grande pioniere del circo contemporaneo, per come lo intendiamo e amiamo ancora oggi fatto di narrazione poetica teatrale e pratiche acrobatiche, musica dal vivo, clownerie, magia senza animali sofferenti. Il suo Cirque Bidon attivo in Francia dagli anni ‘70 è quello romantico che si sposta in carovane trainate da cavalli, che con Colorno concluderà la tournée che lo ha portato ad attraversare Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna, dopo 15 anni di assenza dall’Italia. Metterà in scena l’ultimo spettacolo La Bulle de Rêve, il festival sarà quindi l’ultimo atto di  un grande evento culturale del 2016.

Molte compagnie teatrali devono parte della propria ispirazione al Bidon, tra cui Teatro necessario, anima pulsante del festival e ideatrice di molti spettacoli realizzati in tutto il mondo.

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

 

Altro grande ospite, e varrebbe la pena di recarsi a Colorno anche solo per questo, è  la compagnia Quidams fondata da Jean-Baptiste Duperray, dal villaggio di Etrez al confine con la Svizzera francese un ensemble di artisti e tecnici provenienti da diverse discipline artistiche. Hanno portato in tutto il mondo i loro spettacoli onirici, e qui a Colorno potremo vedere il loro progetto FierS à Cheval: un’apparizione di cavalli “speciali” guidati da burattinai in costumi da fiaba, un passaggio dalla realtà al territorio del fantastico che sospende il tempo in un’atmosfera che si fa sempre più coinvolgente. La potenza dell’immagine accompagna l’andatura equestre e la musica sinfonica leggendaria. Passo, trotto, galoppo e a tutta birra nella giostra della fantasia e del sogno.

utti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

Tutti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

 

Sono presenti molte altre compagnie prestigiose come EIA, acronimo di “Elans imprevus accordés”, ossia “Slanci imprevisti concordati”. Il nome stesso ci fa comprendere l’essenza creativa fondante: qualità  e precisione fisica, coreografica e acrobatica, orientata alla valorizzazione della singola e personale espressione artistica dei suoi membri. Dopo aver vinto diversi premi internazionali con lo spettacolo “Capas” sono quest’anno al Festival con l’abilità di quattro acrobati che con il nuovo show “InTarsi” esploreranno tematiche come la solitudine, la condivisione, la convivenza. Il tutto raccontato con malinconica e comica dolcezza dal teatro fisico, danza e arti circensi (portés acrobatici, banchina, mini-tramp, bascula).

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

 

Più comici i Bunette Brothers, dalla Danimarca con il loro vecchio Camion Teatro, un bizzarro spettacolo di figura creato con 50 artisti eccezionali nelle vesti di bozos (clown). Da tredici anni girovaghi di professione combinano il genio creativo mediterraneo colorato e colorito alla metodicità danese, un “caos orchestrato” che che torna acclamato nella cittadina ducale.

Ed ecco Adrian Schvarzstein arriva tutto verde, carico di oggetti verdi con uno scooter verde. Imbastisce uno spettacolo basato sull’interazione e  travolge i presenti con le sue gag folli ed esilaranti. No, non è un “vero” matto, ma un attore, regista teatrale e di circo contemporaneo vincitore di prestigiosi premi come il Miramiro Prize nel 2008. Proveniente dal Circus Ronaldo in Belgio, dal 2004 tutt’ora in turnée il progetto Circus Klezmer .

Adrian Schvarzstein con il suo spettacolo d'interazione col pubblico

Adrian Schvarzstein in uno dei suoi spettacoli d’interazione col pubblico

 

Un altro spettacolo da non perdere è “Olé Flamenco Comedy Show”, ideato nel 1993, in arrivo dagli Stati Uniti all’Australia passando per la Spagna. Parliamo del teatro comico-musicale “Paul Morocco & Olé!” con protagonista un maldestro intrattenitore-clown ossessionato dal flamenco, originale e dissacrante nel ridicolizzare machismo e seriosità. Morocco, nome d’arte di Paul Williams, è di padre americano, e madre marocchina, ha una carriera lunghissima alle spalle, iniziata al Covent Garden di Londra nel 1978 e cresciuta conquistando un bagaglio eclettico per creare spettacoli musicali in cui combina il romanticismo all’informalità del classic comedy. Un vivacissimo vortice dal ritmo incalzante con danza e teatro fisico.

Poi ancora dalla Francia: “Concerto per due Clown” con Les Rois Vagabonds, spettacolo che comprende acrobazie, musica, danza al teatro fisico, e  che ricreano un’atmosfera futurista nel collegamento tra l’uomo e la macchina, interagiscono con il pubblico invitandolo a far parte dell’azione folle di esperimenti assurdi e gioiosi. Solo in questa dimensione di fantascienza possiamo usufruire del jukebox ambulante, della cinebiciletta o di una perfetta festa a pedali.

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

 

Anche per i concerti si respira atmosfera internazionale. Segnalo il sound elettronico, swing tech dei Dirty Honkers da Berlino, ma lui israeliano e lei francese; la musica balcanica della Zastava Orkestar , composta da musicisti italiani strumentisti rigorosamente acustici ( con ottoni, fiati e percussioni), che riprende la tradizione e compone brani originali. Mescolano alla musica teatro e giocoleria nella festa tipicamente “di strada” che coinvolge il pubblico.

Ci sarà anche Roberto Esposito, grande pianista che passa dalla musica classica al jazz più irruento e improvvisativo, mescolando con sapienza il folk del sud Italia.

 

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

 

La musica a Tutti Matti per Colorno c’è sempre, e quest’anno tra gli intermezzi musicali e le jam session Esposito sarà il protagonista.

Last but not least,ricordo l’alta ecosostenibilità del Festival. Pensando a come il comune di Colorno sia tra i primi comuni virtuosi verso questo impegno, nei punti di ristoro si applicano le buone pratiche di riciclo, i bicchieri sono un simpatico gadget in plastica riutilizzabile. Si è scelto di utilizzare stoviglie e posate biodegradabili e persino la stampa del materiale promozionale è avvenuta su carta ecologica riciclata.  

Infine…nel pieno spirito giocoso e gioioso a Colorno sono così matti da utilizzare per tre giorni un autobus così ecologico da muoversi..a piedi! Il Piedibus è per tutti coloro che hanno superato il metro di altezza e che trasporta una guida-autista e i suoi passeggeri da uno spettacolo all’altro.

Per il programma completo potete visitare il sito www.tuttimattipercolorno.it

Michela Ongaretti

Un estratto di questo articolo lo potete leggere anche a questo link

Tutti matti per Colorno 2016 festival, circo e teatro di strada – di Michela Ongaretti

 

 

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Oriental Design Week, Sarpi Bridge-Fuorisalone2016 con i gioielli di Danesi Atelier.

Come tutte le edizioni della Design Week – non è dedicato solo a mobili, lampade e complementi d’arredo, ma coinvolge tutte le creatività legate al design, al progetto e alla sua produzione. Tra questi talenti ho notato il lavoro di Danesi Atelier, un team di sorelle che hanno fatto della passione per il gioiello una realtà imprenditoriale e creativa.

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

L’azienda concentrata nella realizzazione di gioielli d’arte prodotti in edizione limitata ha fatto parte della Milano Design Week lo scorso anno con il progetto internazionale 902 (TIME-the necklace collection) promosso da Sarpi Bridge Oriental nella centralissima via delle Asole. L’intento di riunire sotto lo stesso tetto diverse aziende, designer o brand italiani e cinesi, per mostrare il risultato della loro collaborazione, e in questo caso Danesi Atelier e lo studioJimu Design si sono coadiuvati vicendevolmente.

Anche per il 2016 MDW, ha inserito nella ricca esposizione i gioielli unici di Silvia e Laura Danesi, potrete quindi assaporare dal vivo l’esito della lunga ricerca su forma e materiali di chi è approdato all’oreficeria dopo un percorso in ambito artistico-performativo.

Una delle due designer a Macao in Cina

Una delle due designer a Macao in Cina

 

Le creazioni sono molto diverse tra loro nella necessità di una ricerca polimaterica, e attingono sia alla tradizione orafa che all’arte contemporanea.

E’ dal 2003 che Danesi Atelier coadiuva il lavoro di diversi artisti provenienti dal campo della musica e della danza. L’idea fondante è sempre stata quella di realizzare opere non solo da esporre o installare nell’ambiente, ma da fare vivere sulla pelle, intimamente vicine alla personalità di chi le indossa. Erano progetti per abiti-scultura principalmente in metallo e cuoio, da mettere in mostra sole ma pronte a prendere vita insieme alle sembianze umane.

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

 

Partendo da queste idee un periodo è interessato a produzioni video dove le arti performative si fondono in performances multimediali cresciute sotto l’ideale dell’opera d’arte totale, attenta alla contaminazione costante.

Da questa visione inizia il lavoro sulla gioielleria, superando l’idea di design industriale per puntare al pezzo d’arte in edizione limitata, dal pezzo unico fino al massimo di 100 riproduzioni per modello corredato ciascuno di documento di certificazione, e si progettano e realizzano anche linee in esclusiva per i clienti più esigenti.

L’ispirazione viene dalla storia del’arte dall’antichità al novecento: forme scolpite sulla cera che diventa gioiello con una grafia di un carattere personale, impressa sulla superficie attraverso incisioni, scalfiture o fiammeggiature. E’ un concept che lega la polimatericità al gesto nella sua unicità, che infine affida la finitura dei pezzi ai grandi maestri artigiani torinesi come ceramisti, orafi e pellettieri.

Allestimento presso la manifestazione a Macao

Allestimento presso la manifestazione a Macao

 

La collezione Shapes si ispira agli elementi naturali, in particolare alla vegetazione, dalla grafia contemporanea delle cortecce alla forma tortuosa e sinuosa delle radici dalla rievocazione primitiva.

Si divide in due serie: Non Finito e Sintesi.

Non Finito comprende gioielli soprattutto in bronzo, il materiale per eccellenza della scultura, che rimanda alla poetica del suo indimenticabile interprete, Michelangelo. Il non finito anche qui esprime la condizione tormentata dello spirito che lotta con la materia, nella sua manifestazione. E’ il fuoco primitivo sul metallo nella fusione grezza associata alla finitura precisa.

Non Finito, Danesi Atelier

Non Finito, Danesi Atelier

 

Il fuoco è evocato dal mantenimento dei colori della fusione mentre vediamo una finitura lucida o diamantata come guizzi di luce solo su alcune parti. I prototipi sono scolpiti direttamente sulla cera, dando un’impronta emotiva unica attraverso la scalfitura o fiammeggiatura, segno che si riproduce poi sulle fusioni.

La serie Sintesi invece stilizza le forme naturali, come ben esprime il nome. Si caratterizza per parure studiate sull’equilibrio della composizione. la realizzazione del prototipo sempre su cera modella e definisce con cura ogni linea curva, spessore o spigolosità

Il numero 902 è il nome del progetto e del brand creato da Sarpi Bridge nel 2015.

Analizzando le sue cifre capiamo la sua filosofia: “9 è gestazione, nascita di un progetto”, 0 è nulla, “dal nulla” , 2 è opposti, “grazie ai due opposti, Oriente ed Occidente”. Inoltre il numero romano corrispondente CMII contiene le iniziali del nome estesoChina & Made In Italy, perché si vuole indicare come dal legame del Made in Italy con la Cina possa rinascere il made in Italy.

Ad essere coinvolte certo sono solo eccellenze dei due paesi, per creare opportunità economiche e di scambio, creando oggetti di design e capi unici per qualità sotto il segno della collaborazione.

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

 

Danesi Atelier con Jimu Design della designer Yiping Zeng ha dato alla luce la collezione TIME- the necklace collection. Insieme per creare, partendo da punti di vista e modalità operative diverse, sotto il segno di due culture millenarie, una sfida e un dialogo aperto nella comprensione per la scelta stilistica o per l’utilizzo di una tecnica che è diventata una risposta concreta nella realizzazione di un oggetto culturale; esso è nato da due menti creative che pur restando fedeli alla propria concezione del manufatto,hanno unificato le personalità e le culture.

La collezione Fusione infine riedita in forma artistica le materie prime più preziose provenienti dalla Terra. Sono gioielli in metalli preziosi e pietra su base di ceramica, con disegni originali e realizzate dalle sapienti mani di artigiani de Il Sigillo d’Oro. Ci sono alcuni modelli prodotti in serie ma la lavorazione è per ogni pezzo curata nei dettagli in ogni fase della creazione, tale da rendere unico il risultato del prezioso decoro.

Michela Ongaretti

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Homi. Il risveglio del 2016 di design e lifestyle, con Design Competition in Fiera a Rho

Homi. Il risveglio del 2016 di design e lifestyle, con Design Competition in Fiera a Rho

DI MICHELA ONGARETTI

Milano si risveglia nel nuovo anno con la settimana della moda maschile, in attesa dell’evento per lei più importante dell’anno, di ogni anno, il Salone del Mobile 2016. Nell’ambito dell’arredamento però si inizia a respirare l’aria di primavera e di novità: dal 29 gennaio al 1 febbraio Rho Fiera Milano infatti ospita HOMI, appuntamento per i professionisti dedicato interamente a design e lifestyle, che si rivolge alla persona e ai suoi spazi.

Alcune creazioni di design del gioiello a HOMI

Alcune creazioni di design del gioiello a HOMI

Il nome HOMI unisce la parola home, dove la O è come un cerchio che avvolge simbolicamente l’uomo come fa la sua casa, lo spazio dove è racchiusa la vita quotidiana, alla parola Milano, in omaggio alla città ospite.

HOMI si articola in dieci differenti declinazioni secondo le tendenze più nuove dell’abitare, rappresentate dalle dieci sezioni dell’esposizione. Si tratta di aree denominate satelliti per tutti i settori di HOMI, visioni del benessere sotto ogni punto di vista, fuori e dentro la casa, di giorno e di notte, nel tempo libero e durante le occupazioni quotidiane, legate ai nuovi stili di vita contemporanei.

Living Habits è dedicato alla tavola, la cucina con i suoi arredi e complementi, illuminazione inclusa. Home Wellness riguarda il benessere in bagno, nel relax, nello sport. Fragrances & Personal care accoglie l’universo della profumazione per la persona e per l’ambiente. Fashion and Jewels include le novità del design di gioielli, abbigliamento ed accessori. Nel satellite Gift & Events possiamo vedere tutto ciò che riguarda regali, eventi, licenze e merchandising. In anticipo sulla bella stagione Garden & Outdoor è dedicato al gardening, tutti gli arredi e complementi per l’esterno, sistemi ed accessori per animali, mentre Kid Styleschiude al mondo le novità di moda, accessori, arredi e complementi per i bambini. L’universo del tessile, homeware e organizer si trova in Home TextileHobby and Work comprende hobby, musica, viaggio e lavoro. Infine Concept Labsi orienta su concept design companies, editors, contract e food.

Vista degli stand dell'edizione passata di HOMI

Vista degli stand dell’edizione passata di HOMI

Uno dei motivi per cui si parla di HOMI è senza dubbio la presenza di giovani designer grazie a due importanti concorsi: Design Competition, iniziativa della Regione Lombardia in collaborazione con ADI, Associazione per il Disegno Industriale e Unioncamere Lombardia, tutt’ora in corso, e il concluso Homi Maker Design Award organizzato da HOMI in collaborazione con Artex, Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana e con il patrocinio di CNA e Confartigianato, rivolto a giovani artigiani e/o creatori auto produttori under 35.

Il logo di Design Competition

Il logo di Design Competition

 

Design Competition ha lanciato a dicembre, per la quinta volta, il bando della Regione Lombardia. Le idee di 40 giovani designer si uniranno alle potenzialità di altrettante piccole e medie aziende manifatturiere lombarde. Durante l’edizione HOMI di gennaio i designer presenteranno il frutto della loro ricerca alle imprese, in seguito le opere saranno selezionate da una Commissione di esperti e il matching tra progetti e aziende selezionate renderà possibile la realizzazione dei prototipi in mostra durante HOMI settembre2016. La fiera sarà quindi veicolo e laboratorio per innovative soluzioni che potranno diventare parte della storia del design italiano d’eccellenza; sarà quindi l’opportunità per i designer di collaborazioni concrete, e di rinnovamento del mercato attraverso nuovi prodotti di punta per le aziende. I settori interessati rappresentano alcuni dei principali mercati di riferimento per HOMI: il Living habits, che comprende complementi d’arredo come articoli per la cucina,la tavola, e il bagno, oggettistica decorativa, tessile domestico, articoli da ufficio e illuminazione. Outdoor nell’illuminazione, decorazione e gardening, Kids, con accessori dedicati al sonno, al cibo e al relax dei bambini.

Una-creazione-di-Michela-Damone-vincitrice-di-Homi-Maker-Design-Award

Una creazione di Michela Damone vincitrice di Homi Maker Design Award

 

Mauro Parolini, assessore allo sviluppo Economico di Regione Lombardiaesprime tutta l’importanza della partnership con Unioncamere Lombardia e ADI,per garantire un reale accrescimento di competenze per i giovani, affiancati da tutor esperti, e di avere visibilità grazie a questa vetrina internazionale. Inoltre quest’anno ci sarà un accresciuto orientamento al risultato nella realizzazione dei prototipi, favorendo ancora le imprese con la dimostrazione dell’efficacia nella sperimentazione, attraverso un percorso che vuole ricalcare le fasi reali di una produzione, dal progetto, alla sua scelta da parte di un’azienda, al prodotto finito, perché “le manifestazioni fieristiche devono essere sempre più facilitatori di business”, come indica Corrado Peraboni, Amministratore Delegato di Fiera Milano, in modo da creare idee e stimoli alla crescita economica lombarda, per il mercato dei prodotti e del lavoro.

Orecchini in oro di Inner Gestalt Jewellery, vincitrice di Homi Maker Design Award

Orecchini in oro di Inner Gestalt Jewellery, vincitrice di Homi Maker Design Award

 

A Rho si vedranno anche i vincitori di Homi Maker Design Award, un concorso di ampio respiro perché coinvolge artigiani; artisti; diplomati e/o laureati provenienti da tutti i livelli d’insegnamento artistico e progettuale; giovani in fase di creazione d’impresa. Per candidarsi bastava avere una produzione propria e non avere in precedenza esposto ad HOMI.

I premi sono tre per ciascuna delle due sezioni: Living Habits, per tutte leautoproduzioni di decorazione domestica e in generale al lifestyle, e Fashion & Jewels, rivolto ai settori del gioiello ed accessorio moda.

All’interno dell’ area Creazioni la novità Sperimenta di HOMI è lo stand preallestito a disposizione delle nuove creazioni vincitrici, designer e produttori italiani ed internazionali. Questa parte dell’esposizione è organizzata anche grazie alla collaborazione di Artex, sia nell’area Homi Creazioni Design che propriamente in Homi Maker Design Award.

Un prodotto di Interno99 ad HOMI grazie alla vittoria di Homi Maker Design Award

Un prodotto di Interno99 ad HOMI grazie alla vittoria di Homi Maker Design Award

 

Le proposte innovative ed originali presentano uno stile prezioso e semplice apprezzabile soprattutto negli accessori moda come borse e bijoux. Inner Gestalt JewellerySpazio Am, Jenia DesignInterno 99Dunadesign, Michela Damone hanno vinto con il loro fresco talento emergente, in grado di coniugare l’artigianato d’arte alle aziende che rendano possibile la realizzazione di un’idea,unendo l’innovazione alle tecniche artigianali .

Il mio augurio per i creativi impegnati e premiati è che HOMI sia una vetrina che se forse non definirà una carriera, ma potrà comunque essere un gradino fondamentale. Per tutti loro un arrivederci..ad Aprile Milano vi aspetta da ogni angolo del mondo per il Fuorisalone 2016.

Michela Ongaretti

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

 

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

DI MICHELA ONGARETTI

Anche quest’anno i chiostri dell’Università Statale saranno uno spettacolo all’insegna del design e dell’innovazione creativa per il Fuorisalone. L’evento ricco di esempi di progetti e installazioni Energy for Creativity, è come sempre organizzato dalla rivista Interni e sarà allestito dal 13 aprile al 24 maggio. Degna di nota OperaFood curata dall’architetto Valerio Maria Ferrari con VMCF Atelier. 
Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Si tratta della versione in scala ridotta del suo progetto Visual Music Facilities Theatre (VMFT), che rappresenta un concetto spaziale inedito in cui l’architettura interagisce con filosofia e teatro. “Un progetto di spazio alternativo alla tipologia tradizionale del teatro dell’opera italiano” come indica il suo creatore.

L’opera viene definita una “spirale di Architettura Musica e Cibo”: le tre tematiche confluiranno nelle cinque proiezioni video che i visitatori potranno azionare in modo interattivo sulla creazione. Si potranno visionare alcune messe in scena virtualmente inserite nel concept architettonico di opere liriche nelle quali il cibo e i piaceri della convivialità a tavola, e il vino sono protagonisti. In tutto sono cinque, una tratta dal Don Giovanni di Mozart, una dalla Traviata di Verdi, poi Tosca di Puccini, Cenerentola di Rossini e il Belfagor di Respighi.Nel chiostro ci apparirà un grande contenitore rosso, la cui larghezza è pari a sette metri, che conterrà il modello del VMFT. L’apertura frontale dell’installazione si palesa sotto forma di un occhio o una bocca con il modello inclinato di 30° verso l’osservatore. Main sponsor dell’opera sarà Bioseutica.

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Sebbene non parliamo solo di opere italiane, la celebrazione del bel canto e del melodramma in generale sono associati al Bel Paese. In particolare il melodramma è stato un genere a cui l’Italia ha dato grande impulso creativo, e per il quale siamo famosi in tutto il mondo. Inoltre il riferimento alle gioie delle libagioni si riferisce alla tematica del grande evento di Expo2015 ormai imminente, che vorrà essere anche promozione dell’Italia e della sua attitudine e leadership mondiale al gusto.

Il CIBO e IL CANTO sono considerati dal diciottesimo secolo due elementi tipici della cultura italiana, parte importante della nostra filosofia di vita. Si usano termini gastronomici nelle varie scene di feste e banchetti ma il cibo assume sempre un ruolo simbolico, è metafora della vita stessa.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Gioacchino Rossini ci illumina sulla questione quando scrive “Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in realtà i quattro atti di quest’opera buffa che si chiama vita”, dove aggiunge che la vita è sfuggevole e per questo bisogna goderne. Era il pensiero dell’uomo all’inizio della rivoluzione industriale, ma ancora sopravvive quest’idea di italianità gaudente nella convivialità alimentare.

Sono chiaramente afferenti a diversi contesti narrativi i riferimenti al cibo in queste opere: se sempre per Gioacchino Rossini, di cui i testi poi musicati escono dalla penna di Goldoni, nel pezzo “Mi risveglio a mezzogiorno” il cibo esprime lo status sociale e il benessere dei personaggi, altrove l’alimentazione è legata al concetto di amore e morte , come nel Don Giovanni di Mozart nell’aria “Ah che piatto saporito…”,suo ultimo invito a cena. “Libiam, libiam nei lieti calici” nella Traviata di Verdi è sempre un invito al godimento nella prospettiva di un futuro incerto. Gli altri pezzi sono “ La mia cena fu interrotta” nella Tosca di Puccini e “Cipolle e peperoni sottaceto” per il Belfagor di Respighi.

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Il Visual Music Facilities Theatre è frutto dell’intensa ricerca di Valerio Ferrari, un progetto che si presenta come concezione globale dello spazio nel teatro , legato ad una nuova fruizione dello spettacolo, nella sua forma a spirale e nella separazione tra pubblico e scena del tutto innovativo: non esiste più una vera e propria divisione ma la forma della spirale accompagna i due settori come in un percorso, che termina con la parte di palcoscenico vero e proprio. E’ per Ferrari l’architettura stessa a generare nuove forme di spettacolo d’opera attraverso la sua configurazione, certamente alternativo alla musica classica o contemporanea strumentale, dove i suonatori si trovano al centro della scena, mentre qui la mobilità dei cantanti, il loro spostamento da una zona all’altra del teatro, cambia la percezione del suono e il modo in cui viene vissuto tutto lo spettacolo.

Possiamo definire la fruizione dello spettacolo “democratica” perché nella struttura a spirale non ci sono posti privilegiati da cui si possa godere del suono in modo migliore: semplicemente uno spettatore può decidere se trovarsi in balconata oppure “dentro l’azione” della performance in un punto della spirale. Si vivono visuali diverse nei vari punti, sebbene non gerarchiche.Il concept coinvolge persino chi compone la musica, perché da questo tipo di fruizione possono nascere creazioni musicali nuove, tenendo conto delle relazioni integrate tra strumenti, voce e pubblico.

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

Come spiega l’architetto nel VMTF il pubblico e i cantanti sono legati in una spirale ascendente, forma che simboleggia la nozione di Tempo, nella quale l’orchestra e il direttore si trovano al centro. La forma geometrica è il punto d’incontro ideale tra l’evolversi dell’opera musicata e la sua permanenza nello spazio; il suo ascolto sarà esperienza unica in ogni occasione diversa perchè dipenderà dalla distanza variabile dei cantanti rispetto al pubblico. Se la percezione sarà differente a seconda del posto, quello che per tutti sarà assicurato in ugual misura è l’acustica, ideale e identica per ogni seduta.

Per potenziare l’effetto coinvolgente dello spettacolo è prevista una scenografia di luci e immagini led. Il VMTF è adattabile a concerti rock o pop, conferenze o sfilate e alle loro riprese video, mediante un sistema brevettato molto semplice per trasformazioni di configurazione necessarie. Questo teatro d’avanguardia misura 60 metri di diametro in scala reale, e prevede ben 1400 posti: 800 sulla balconata e 600 nella spirale. Le nuove tecnologie sono onnipresenti: pavimento e muri sono rivestiti di led con proiettori 2D o 3D. Altre scenografie sono potenzialmente costituibili con proiettori, droni e telecamere ad infrarossi.

Fattore fondante e d’ispirazione quindi le nuove tecnologie segnalate nelle pubblicazioni sul progetto. Nel libro“Site and Sound” di Victoria Newhouse, pubblicato negli Stati Uniti da Monicelli, si definisce il progetto “teatro del futuro”, replicabile in diversi luoghi, mentre sulla rivista svizzera Dissonance, il giornalista David Verdier sottolinea la portata della sua innovazione in termini di acustica.

Michela Ongaretti