Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Oriental Design Week, Sarpi Bridge-Fuorisalone2016 con i gioielli di Danesi Atelier.

Come tutte le edizioni della Design Week – non è dedicato solo a mobili, lampade e complementi d’arredo, ma coinvolge tutte le creatività legate al design, al progetto e alla sua produzione. Tra questi talenti ho notato il lavoro di Danesi Atelier, un team di sorelle che hanno fatto della passione per il gioiello una realtà imprenditoriale e creativa.

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

L’azienda concentrata nella realizzazione di gioielli d’arte prodotti in edizione limitata ha fatto parte della Milano Design Week lo scorso anno con il progetto internazionale 902 (TIME-the necklace collection) promosso da Sarpi Bridge Oriental nella centralissima via delle Asole. L’intento di riunire sotto lo stesso tetto diverse aziende, designer o brand italiani e cinesi, per mostrare il risultato della loro collaborazione, e in questo caso Danesi Atelier e lo studioJimu Design si sono coadiuvati vicendevolmente.

Anche per il 2016 MDW, ha inserito nella ricca esposizione i gioielli unici di Silvia e Laura Danesi, potrete quindi assaporare dal vivo l’esito della lunga ricerca su forma e materiali di chi è approdato all’oreficeria dopo un percorso in ambito artistico-performativo.

Una delle due designer a Macao in Cina

Una delle due designer a Macao in Cina

 

Le creazioni sono molto diverse tra loro nella necessità di una ricerca polimaterica, e attingono sia alla tradizione orafa che all’arte contemporanea.

E’ dal 2003 che Danesi Atelier coadiuva il lavoro di diversi artisti provenienti dal campo della musica e della danza. L’idea fondante è sempre stata quella di realizzare opere non solo da esporre o installare nell’ambiente, ma da fare vivere sulla pelle, intimamente vicine alla personalità di chi le indossa. Erano progetti per abiti-scultura principalmente in metallo e cuoio, da mettere in mostra sole ma pronte a prendere vita insieme alle sembianze umane.

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

 

Partendo da queste idee un periodo è interessato a produzioni video dove le arti performative si fondono in performances multimediali cresciute sotto l’ideale dell’opera d’arte totale, attenta alla contaminazione costante.

Da questa visione inizia il lavoro sulla gioielleria, superando l’idea di design industriale per puntare al pezzo d’arte in edizione limitata, dal pezzo unico fino al massimo di 100 riproduzioni per modello corredato ciascuno di documento di certificazione, e si progettano e realizzano anche linee in esclusiva per i clienti più esigenti.

L’ispirazione viene dalla storia del’arte dall’antichità al novecento: forme scolpite sulla cera che diventa gioiello con una grafia di un carattere personale, impressa sulla superficie attraverso incisioni, scalfiture o fiammeggiature. E’ un concept che lega la polimatericità al gesto nella sua unicità, che infine affida la finitura dei pezzi ai grandi maestri artigiani torinesi come ceramisti, orafi e pellettieri.

Allestimento presso la manifestazione a Macao

Allestimento presso la manifestazione a Macao

 

La collezione Shapes si ispira agli elementi naturali, in particolare alla vegetazione, dalla grafia contemporanea delle cortecce alla forma tortuosa e sinuosa delle radici dalla rievocazione primitiva.

Si divide in due serie: Non Finito e Sintesi.

Non Finito comprende gioielli soprattutto in bronzo, il materiale per eccellenza della scultura, che rimanda alla poetica del suo indimenticabile interprete, Michelangelo. Il non finito anche qui esprime la condizione tormentata dello spirito che lotta con la materia, nella sua manifestazione. E’ il fuoco primitivo sul metallo nella fusione grezza associata alla finitura precisa.

Non Finito, Danesi Atelier

Non Finito, Danesi Atelier

 

Il fuoco è evocato dal mantenimento dei colori della fusione mentre vediamo una finitura lucida o diamantata come guizzi di luce solo su alcune parti. I prototipi sono scolpiti direttamente sulla cera, dando un’impronta emotiva unica attraverso la scalfitura o fiammeggiatura, segno che si riproduce poi sulle fusioni.

La serie Sintesi invece stilizza le forme naturali, come ben esprime il nome. Si caratterizza per parure studiate sull’equilibrio della composizione. la realizzazione del prototipo sempre su cera modella e definisce con cura ogni linea curva, spessore o spigolosità

Il numero 902 è il nome del progetto e del brand creato da Sarpi Bridge nel 2015.

Analizzando le sue cifre capiamo la sua filosofia: “9 è gestazione, nascita di un progetto”, 0 è nulla, “dal nulla” , 2 è opposti, “grazie ai due opposti, Oriente ed Occidente”. Inoltre il numero romano corrispondente CMII contiene le iniziali del nome estesoChina & Made In Italy, perché si vuole indicare come dal legame del Made in Italy con la Cina possa rinascere il made in Italy.

Ad essere coinvolte certo sono solo eccellenze dei due paesi, per creare opportunità economiche e di scambio, creando oggetti di design e capi unici per qualità sotto il segno della collaborazione.

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

 

Danesi Atelier con Jimu Design della designer Yiping Zeng ha dato alla luce la collezione TIME- the necklace collection. Insieme per creare, partendo da punti di vista e modalità operative diverse, sotto il segno di due culture millenarie, una sfida e un dialogo aperto nella comprensione per la scelta stilistica o per l’utilizzo di una tecnica che è diventata una risposta concreta nella realizzazione di un oggetto culturale; esso è nato da due menti creative che pur restando fedeli alla propria concezione del manufatto,hanno unificato le personalità e le culture.

La collezione Fusione infine riedita in forma artistica le materie prime più preziose provenienti dalla Terra. Sono gioielli in metalli preziosi e pietra su base di ceramica, con disegni originali e realizzate dalle sapienti mani di artigiani de Il Sigillo d’Oro. Ci sono alcuni modelli prodotti in serie ma la lavorazione è per ogni pezzo curata nei dettagli in ogni fase della creazione, tale da rendere unico il risultato del prezioso decoro.

Michela Ongaretti

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Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

DI MICHELA ONGARETTI

Bologna SetUp Contemporary Art Fair dal 29 al 31 gennaio 2016.

Una settimana fa partivo per Bologna per passare un week end nella città che sarebbe stata letteralmente invasa d’arte, con eventi sparsi per tutto il centro storico. L’idea non era tanto di visitare Arte Fiera, con quel senso di immortalità che ti può dare una quarantesima edizione, quanto di passare del tempo nei locali dell’autostazione di piazza XX settembre, organizzati per la quarta volta per ospitare SetUp Contemporary Art Fair. Ero incuriosita da questa manifestazione indipendente con gallerie e artisti giovani, e che non avevo mai visto e che mi faceva pensare alla milanese Affordable, senza il discorso sul valore di vendita.

Il logo di SetUp

Forse stiamo assistendo ad un interesse maggiore verso gli eventi fieristici nuovi e meno pretenziosi, con la possibilità di esporre senza investimenti esagerati,perché le adesioni sono cresciute dallo scorso anno di più dell’80%, da 23 a 44 gallerie italiane, e pare che anche all’estero abbia riscosso successo e fiducia, con un incremento da tre a otto realtà provenienti da Spagna, Germania, Regno Unito e New York.

La fiera si è svolta con l’obiettivo raggiunto e consueto di coinvolgere un pubblico eterogeneo e vasto, vuoi per la vicinanza alla stazione dei treni, vuoi per il basso costo di entrata, ma anche per la selezione delle gallerie indipendenti con tutta la freschezza del linguaggio più recente, non unicamente degli artisti emergenti.

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina's Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina’s Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Sono arrivata in serata all’incrocio con via dell’Indipendenza, davanti alla scritta gialla autostazione che si ergeva nella nebbia, affascinante perché poteva sembrare un quartier generale segreto di un film di spionaggio, ma mi sono ricreduta perché non appena varcata la biglietteria l’atmosfera era piuttosto “casalinga”, sia nel senso di calore quotidiano sia perché pensavo naturalmente pensare al disordine di casa mia, dove lo spazio non basta mai, e viene riorganizzato a seconda dei bisogni. Sarà un’anima del contemporaneo, quella della riqualifica o riutilizzo, del cambio di identità a favore della creatività di luoghi e oggetti, però in questo caso, a parte la felice posizione e l’identità di location di scambio e integrazione di culture, di transito di persone, non ho trovato molto agevole osservare delle opere d’arte al suo interno.

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

 

Se qualcuno ritiene che un’opera sia meglio percepita in un luogo vissuto, quotidiano appunto, e l’arte giovane è sempre più vicina alla strada, ciò non toglie che dalla classica struttura museale ai corridoi angusti che impediscono il giusto respiro allo sguardo, ci sia anche una via di mezzo. Tutta SetUp si svolge infatti al primo piano: il percorso circolare è semplice e ripercorribile senza problemi, con le gallerie ad occupare stanze indipendenti affollate data l’ora, ma tutto l’esposto nel percorso non è ben fruibile.

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

 

Nemmeno a farlo apposta c’è un tema scelto dal presidente Simona Gavioli e dalla direttrice Alice Zannoni, che per quest’anno è l’Orientamento, cioè il modo di rapportarsi allo spazio circostante e in base a questa conoscenza prendere una direzione. Io ho seguito quella circolare dell’esposizione, per il gusto della sorpresa delle 44 gallerie coinvolte. SetUp ha previsto anchericonoscimenti per artisti, curatori ed espositori, una parte dedicata all’arte performativa,la sezione per l’editoria all’inizio del percorso, e la collaudata area per i bambini. C’è il format dedicato agli under 35, curatore e artista e critico d’arte, che impostino la creazione sulla complessità di oggi per capire quali possano essere le espressioni di domani. L’arte giovane è limitata da quel giro di boa, ma mi domando se è davvero ciò di cui abbiamo bisogno per dare uno scossone al sistema in letargo, se se essere under 35 ti garantisse una profondità o una lungimiranza maggiore di un trentottenne.

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

 

Il comitato scientifico impegnato nella selezione delle proposte, che considero mantenersi su un livello qualitativo di rispetto, comprendeva Silvia Evangelisti, curatrice, storica e critica dell’arte, fino al 2012 Direttore artistico di Arte Fiera, e Giuseppe Casarotto, collezionista e Presidente del GAMeC Club, associazione culturale no profit dal 2005 a sostegno e promozione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sicuramente due nomi che testimoniano l’accresciuto prestigio negli anni di SetUp.

La locandina dell'installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

La locandina dell’installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

 

Il tema come ci si aspettava rivela visioni legate al contesto storico e sociale odierno: ho visto gli esempi di rilievo di ABC, Art and Ars, ARTspaceBasel, B4, Barcel-ONE, BI-BOx Art Space, Bonioni Arte, Burning Giraffe Art Gallery, Casa Falconieri, Casa Turese, D406 fedeli alla linea, Eggers 2.0,exfabbricadellebambole, Federico Rui Arte Contemporanea, Flavio Stocco, Galleria AM PI, Galleria13, INCREDIBOL,LAB, Galleria Loppis OpenLab, Martina’s Gallery, MMCA, Museo Nuova Era, Opificio Arti Performative, Portanova12, Galleria PrimoPiano,Print About Me, Riccardo Costantini Contemporary, RRN Project, Sponge Arte Contemporanea, Tedofra Artgallery, Viridian Artists, vita privata home gallery, VV8 artecontemporanea, White Noise Gallery, Yab (young artists bay), Galleria Zak. In neretto chi mi ha particolarmente stimolato e di cui potrete leggere futuri approfondimenti.

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho'

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho’

 

Segnalo il progetto speciale per SetUp Drawing the world–Focus Santander, a cura di Mónica Álvarez Careaga. In rappresentanza del ricco tessuto di gallerie per l’arte contemporanea in Spagna, con il sostegno del governo della Cantabria e della città di Santander, ci sono : JosédelaFuente, Creative Space Alexandra,Siboney e Estela Docal, da tenere sott’occhio per l’importanza riposta nel disegno come medium nella formazione dell’opera, non per forza grafica, con gli artisti Antonio Diaz Grande, Hondartza Fraga, Daniel R. Martin e Nacho Zubelzu. Altri progetti speciali rimasti nella mia memoria sono stati: Un grande disegno di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli, a cura di Valerio Dehò con la collaborazione della Fondazione Carlo Zinelli, presentato dalla d406 Galleria d’arte contemporanea e Moduli d’arte, e l’installazione fotografica di Paolo Balboni, Ozzheg e il castello di Chiara

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

 

Qualcosa site specific è invece Direzioni: dona un senso in più all’utilizzo dell’Autostazione di Bologna, nel segno della riqualificazione dell’atrio come spazio urbano da vivere e non solo per transitarvi. La bellezza che cambia la percezione del luogo almeno secondo gli intenti degli street artists Corn79 e ETNIK con gli wall painting di geometrie astratte. C’è poi Raul con l’opera Symbols che accoglie il visitatore sulle scale dell’ingresso, a demarcare e connettere le due aree dentro-fuori la visione artistica.

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Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object a Parigi. Edizioni limitate e Radical Design

Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object 2016 a Parigi: edizioni limitate e Radical Design

Il noto brand italiano Gufram, sarà presente alla fiera parigina MAISON&OBJET, dal 22 al 26 gennaio 2016. L’evento sarà un importante riferimento per i buyer nel mercato internazionale, addetti ai lavori e amanti del design.

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

 

In questa occasione l’irriverente Gufram festeggia i suoi 50 anni di attività con l’anteprima di una nuova edizione speciale della seduta Pratone, iconica e pop come è l’impronta del marchio, e con le edizioni limitate del divano Bocca nella versione Oro e della seduta THE END 1516 ideata da Toiletpaper, realizzate per la celebrazione dell’anniversario che prevede altre iniziative per tutto il 2016.

Arricchisce lo stand di Gufram la presentazione di pezzi della collezione Functional Pop: prodotti più tradizionali e ortodossi per l’uo domestico, ad ampia tiratura.

La versione bianca di Pratone è ridenominato Nordic Pratone ed esce nell’edizione di soli 50 pezzi, come il divano Bocca in Oro, mentre la serie di The End 1516 sarà in 500 esemplari.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

 

Pratone e’ stato simbolo dell’antidesign e del progetto radicale nel 1971 quando fu creato da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso.

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

Realizzato in poliuretano espanso flessibile e rifinito interamente a mano, permette una sensazione unica nello sprofondare tra i suoi steli, versatile nell’uso giocoso di oggetto per il riposo singolo o collettivo. E’ ricoperto di Guflac, una vernice speciale ideata dal marchio che preserva la morbidezza del materiale e permette la realizzazione di molte differenti finiture. Proprio l’elasticità materica rende Pratone uno strumento per il relax momentaneo, giocoso, imprevedibile.

Charley Vezza, Global Creative Orchestrator di Guframspiega la scelta del bianco: anche qui si scherzando sull’interpretazione ironica del trend del design scandinavo. Per capire le condizioni basilari della creatività nordica dice: “ci siamo infilati in una cella frigorifera a pensare”, il Pratone si è così congelato diventando Nordic. Come sempre il gioco pop materializza l’idea per Gufram.

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile


Chi ha visitato Miami durante l’Art Week avrà notato
THE END 1516, esposto in anteprima. E’ prodotto con la scritta oro su “vero-finto” marmo di Carrara, ovvero in Guflac, per rendere unico e legato al marchio l’epitaffio studiato da Toilet Paper alias Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, un memento mori che con ironia decreta una fine e suggerisce un nuovo inizioBocca in Oro, collaborazione storica tra Studio65 e Gufram, mantiene la forma iconica del design originale, allora rosso fuoco come le labbra delle star di Hollywood oggi color oro per enfatizzare il cinquantesimo anniversario, e rendersi ancora più prezioso dopo la comparsa in musei di internazionali e in dimore sofisticate.

Se passiamo alla collezione Functional Pop parliamo di prodotti dal nuovo restyle,contraddistinti dallo stesso spirito giocoso nell’estetica peculiare di Gufram, qui però al servizio della funzionalità per ogni giorno: sono prodotti innovativi e versatili per ogni tipo di casa.

Blow è un daybed che parte dal ricordo contemporaneo del design dei materassini degli anni Settanta, regalando un continuo “sapore di vacanza”. La struttura è in poliuretano schiumato, fiore all’occhiello tra i materiali di Gufram, rivestita dall’innovativo Waterborn della danese Kvadrat,mentre le gambe semplici sono intubolare di alluminio

In linea con le esigenze più odierne lo Waterborn è stato scelto sia per la sua facilità di lavorazione che per la sostenibilità della sua realizzazione: per produrlosi risparmiano infatti il 70% di acqua e il 35% di CO2 rispetto ai normali tessuti in microfibra.

Alvar dagli anni settanta riprende la versatilità e la leggerezza, per poter spostare facilmente questachaise-longue in poliuretano espanso strutturale appoggiata a terra.

Rimane quarant’anni dopo in tessuto naturale, seguendo una vocazione hippie, solo che oggi può vantare il successo nella ricerca contemporanea sugli orditi. All’epoca aveva rappresentato la sfida dell’arredamento moderno di Gufram opposto a quello manierista, ed ecco che Alvar dimostra come nel 2016 abbia vinto il gusto nella creazione e diffusione di prodotti dinamici, essenziali e dalle linee organiche.

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA fu disegnata nel 1968 da Giuseppe Raimondi, e ancora oggi conserva la possibilità di adattarsi a differenti usi abitativi, nel sapore dell’”appeal rivoluzionario” delle sue origini. Lariedizione odierna snellisce la forma a tronco di cono rovesciato e tagliato in obliquo: vista così pare scomoda senza sostegno per la schiena ma una volta seduti il peso crea una struttura con schienale e persino braccioli. Una trasformazione così inimmaginabile da farla sembrare una magia. Anche questo arredo gode di un’alta versatilità, e mobilità grazie alla leggerezza dei materiali. Indicata sia per i salotti domestici che come poltrona di servizio nelle hall di hotel di design internazionali, citazione dello stile del design radicale italiano.

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, acronimo di Design, Tecnica e Matematica, unisce in sé questi valori.

Nel 1967 infatti il fisico Tullio Regge trasformò un’equazione matematica di quarto grado in un volume con caratteristiche volutamente ergonomiche. Gufram omaggia quel momento unico nel rimettere in produzione, nel 2014, questa seduta dall’approccio progettuale davvero rivoluzionario nella storia del design. Non è definibile in categorie di arredamento precise..pouf o chaiselongue?

Nessuna delle due ed entrambe secondo quella concezione abitativa che dopo alcuni decenni prenderà piede come fenomeno di massa.

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Detema è di nuovo attuale: formata dalla formula matematica parametrica “open source” tratta dal Ciclide di Dupin, in colori gradienti chiamati così perché coprono l’intero spettro cromatico con tinte sature e sfumature uniche, in sei versioni che nel loro insieme rappresentano tutte le tonalità possibili.

GUFRAM

E’ tra le aziende che simboleggiano nel mondo il made in Italy. Nasce nel 1966costruendo il proprio nome sulla contaminazione tra approccio industriale e artigianale e intuito artistico. I suoi pezzi unici, che spesso hanno cambiato il segno alle regole del design, non sono solo ironia pop ma anche attenzione e ricerca sulle tecnologie dei materiali. Si affidarono a Gufram i maestri del radical design per realizzazioni tra le più visionarie, quarant’anni dopo continua ad essere partner insostituibile per i progetti più anticonformisti e all’avanguardia. Tra le collaborazioni storiche notiamo personalità come Piero Gilardi, Giuseppe Raimondi, Franco Audrito (Studio65), Giorgio Ceretti, Pietro Derossi, Riccardo Rosso, Franco Mello, Guido Drocco.

Mentre gli autori e designer protagonisti del nuovo percorso, con un rilancio nel 2011, sono:Fabio Novembre, Ross Lovegrove, Dante Donegani, Giovanni Lauda, Denis Santachiara, Karim Rashid, Marcel Wanders, Studio Job, Valerio Berruti, Pier Paolo Ferrari, Maurizio Cattelan.

Michela Ongaretti

Illustri, Biennale dell'Illustrazione di Vicenza

ILLUSTRI Festival, la biennale dell’Illustrazione a Vicenza

ILLUSTRI Festival, la biennale dell’Illustrazione a Vicenza

4 – 8 dicembre 2015: ILLUSTRI Festival è la biennale dell’Illustrazione a Vicenza con grandi mostre ed eventi.  Il primo week-end di dicembre per i milanesi è Sant’ Ambrogio e per tanti occasione di spostarsi. Illustri Festival potrebbe in questo caso trasformare la città di Vicenza in una desiderabile meta per chi ama il disegno, il colore e la fantasia, in una parola sola l’illustrazione. Dal 4 all’8 dicembre la città palladiana si animerà con diverse iniziative: tre importanti mostre e molti eventi distribuiti nel centro storico. Previsti incontri con gli illustratori, workshop per professionisti e semplici appassionati, portfolio review rivolti a giovani artisti emergenti, momenti formativi per le scuole.

Manifesto per Illustri Festival 2015

Manifesto per Illustri Festival 2015

 

Illustri Festival è una creatura dell’associazione Illustri: come biennale di illustrazione è alla sua prima volta nel 2015, mentre le tre mostre principali seguono la formula dell’edizione Illustri passata e tutte, a differenza degli eventi, proseguiranno fino al 31 gennaio del 2016.

Ci sarà la personale di un grande illustratore noto internazionalmente, quest’anno l’argentino Pablo Lobato, una collettiva di undici artisti italiani emergenti, e una per quelli di lunga carriera.

Borges visto da Pablo Lobato

Borges visto da Pablo Lobato

 

Anche le location sono tutte da guardare, soprattutto per chi scopre per la prima volta Vicenza.

Gli emergenti di Saranno Illustri sono in Palazzo Chiericati. la collettiva Illustri con i grandi nomi degli illustratori italiani si terrà nella Basilica Palladiana, mentre la mostra di Lobato, Illustrissimo sarà presso le Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari. L’area degli interrati del Palazzo Chiericati è studiata per l’innovazione contemporanea ed è stata denominata Chiericati Underground, per il Festival ospita la mostra collettiva delle opere di undici tra le speranze dell’illustrazione italiana, già apprezzate e valorizzate da alcuni brand.

Il Manifesto di Saranno Illustri

Il Manifesto di Saranno Illustri

 

In Basilica Palladiana torna la mostra con 150 opere dei big del settore, negli spazi del piano nobile. Si presenterà composta da undici mini-personali sul linguaggio peculiare di ciascun illustratore, mondi eterogenei in un confronto valorizzante e vivace. Infine l’altro storico Palazzo Leoni Montanari, sede delle Gallerie d’Italia, vedrà il genio internazionale di Pablo Lobato con un omaggio a tutta la sua carriera, nella selezione della sua produzione migliore accostata ad opere inedite. Le vernici di queste mostre sono appositamente sfalsate per riuscire ad incontrare il pubblico del week end, rispettivamente il 4, il 5 e il 6 dicembre.

Alle esposizioni principali si aggiungono altri protagonisti.  Sempre in Basilica Palladiana:

Shout2016 mette in mostra i lavori di Alessandro Gottardo in arte Shout, in collaborazione con Burgo Group, azienda leader tra i produttori europei di carte grafiche e speciali. Vedremo le sei illustrazioni per il calendario Burgo 2016 insieme a disegni originali e bozzetti preparatori sul tema della carta.

Omaggio a Toni Vedù alla Basilica Palladiana celebra il pittore vignettista ed illustratore vicentino, scomparso questa primavera. Un’ampia visuale su molte tavole originali per mostrare il suo tratto, e il suo colore dall’ironia sferzante e popolare.

Un'illustrazione di Toni Vedù

Un’illustrazione di Toni Vedù

 

Nel Chiericati Underground ci saranno anche gliOlimpic Frames, un’illustrazione inedita per ogni squadra olimpica italiana che gareggerà in Brasile nel 2016. Diciotto come gli illustratori italiani partecipanti, tutti legati a brand e magazine del mondo sportivo. Quest’iniziativa è possibile grazie a Kinder + Sport, il progetto di Responsabilità Sociale Ferrero a sostegno della pratica sportiva giovanile, il cui tema focale per la mostra è la “Joy of Moving”. I disegnatorisono Roberto Blefari, Bomboland, Stefano Colferai, Matteo Cuccato, Federica Del Proposto, Ilaria Faccioli, Ilaria Falorsi, Mauro Gatti, Ale Giorgini, Riccardo Guasco, Federico Mariani, Simone Massoni, Rita Petruccioli, Francesco Poroli, Giulia Sagramola, David Sossella, Totto Renna e Jacopo Rosati.

Il Manifesto di Illustri

Un Manifesto di Illustri 2015

 

Per quanto riguarda i portfolio review il 4 e il 6 dicembre, forniranno la loro consulenza professionisti come Malika Favre, oggi tra i più importanti disegnatori mondiali, e l’agenzia di Londra Dutch Uncle, nota internazionalmente con sedi a Londra, Tokio e New York, ha tra i propri clienti marchi come Adidas, Audi, Coca Cola, Gucci, Honda, Tiffany.

La review dei due direttori creativi Helen Cowley e Dan Chrichlow sarà selettiva la massimo perchè solo quattro tra i candidati potranno far visionare il proprio lavoro, dopo un’attenta valutazione di Illustri. L’associazione le propone dopo averle sperimentate in diverse città italiane con un un notevole successo.

Per chi andrà al festival come disegnatore segnalo l’imperdibile Illustri lab, un ciclo di laboratoridedicati al ritratto presso leGallerie d’Italia, che proseguiranno anche a gennaio. Sono quattro i professionisti a tenerli con quattro approcci molto diversi: il tutto incentrato sullo studio del proprio viso. Paolo Lobato in due ore parlerà del suo processo creativo della caratterizzazione facciale nelle sue illustrazioni. Il duo Bomboland resterà con i partecipanti tre ore per un Paper Selfie con la tecnica dell’illustrazione papercut, Stefano Colferai aiuterà a creare un modello 3d in plastilina del viso dei partecipanti con il laboratorio Plastica facciale: creare il proprio avatar in plastilina. Infine Cartoonati: diventare un personaggio dei cartoni animati tenuto da Matteo Cuccato.

Illustrissimo

Illustrissimo

 

Inoltre per cinque giorni, Illustri lab sarà anche presso il polo B55, con un ciclo di workshop per professionisti e studiosi, amatori creativi e bambini. Tra gli otto proposti: lo showcase di Mauro Gatti che presenterà progetti con disegni per gif, giochi, animazioni e progetti interattivi.Francesco Poroli racconta il brief attraverso diversi case-histories, come si traducono le parole in immagini . Il Character design sarà spiegato da MatteoCuccato con l’utilizzo di materiali da disegno Faber Castell, e un ci sarà un laboratorio-dimostrazione con l’acquerellista Marina Marcolin. Le iscrizioni sono aperte on-line e alcuni corsi già chiusi..bisogna affrettarsi!

Michela Ongaretti

Fields of Tomorrow in notturna

Fields of Tomorrow, Israele ad Expo2015. That’s Edutainment!

Fields of Tomorrow, Israele ad Expo2015. That’s Edutainment!

Il Padiglione d’Israele Fields of Tomorrow. Due grandi pareti verticali, una per il video che attira l’attenzione anche da lontano, e una per un mosaico di coltivazioni dai diversi colori, riso, grano e mais. Così si presenta nel suo appariscente impatto visivo il padiglione di Israele, dal nome rappresentativo Fields of Tomorrow. All’interno troviamo diverse installazioni multimediali con un’accoglienza spettacolare, dove prevale l’entertainment sull’education.
Il padiglione israeliano all'apertura di ExpoIl padiglione israeliano all’apertura di Expo

Il padiglione si trova in prossimità dell’incrocio tra Cardo e Decumano accanto a Palazzo Italia ed è stato progettato dall’architetto David Knafo con Knafo Klimor Architects, mentre le installazioni multimediali sono a cura di Avant Video Systems. Lo promuovono il Ministero degli Affari Esteri Israeliano ed è sponsorizzato da KKL-JNF, Keren Kayemeth LeIsrael – Jewish National FundIl vantaggio del padiglione Israele è in primis la chiarezza. Il visitatore può aspettare in coda, come in altri padiglioni, ma non appena varcata la soglia non gli si permette di perdere tempo. La visita non è libera ma guidata dall’inizio alla fine per dare importanza all’approccio ottimistico del paese del ” latte e del miele”, nel quale la costante ricerca tecnologica serve a reinventare il presente e il futuro, nel superamento progressivo dei limiti imposti dalla Natura.

La parola edutainment è l’unione di education ed entertainment, e in questo padiglione è chiaro fin dall’ingresso tutta l’importanza data a questo tipo di approccio, che vuole essere spettacolare attraverso la tecnologia video. Ci accoglie un attore come in un programma televisivo che non introduce subito alla rilevanza agricola di Israele, ma ci preannuncia quanto vedremo e passa a presentarci come sua sorella una nota attrice e cantante nazionale, ovviamente bellissima, per dirci alcune parole generali sul paese e la sua varietà di stimoli, forse da un punto di vista più turistico. Già dall’architettura esterna si anticipa scenograficamente un grande risultato della tecnologia agroalimentare del paese, il Vertical Planting, innovativo ed ecosostenibile perchè permette di risparmiare e ottimizzare acqua e territorio.

Il campo verticale nel rendering delle quattro stagioniIl campo verticale di Fields of Tomorrow nel rendering delle quattro stagioni

Se sentite un tono leggermente sarcastico nelle nostre parole è perché si, all’inizio abbiamo arricciato un po’ il naso. Poi ripensando all’insieme, in considerazione della serietà dei contenuti interni, non possiamo che ammirare questa tecnica affabulatoria, che mira ad attirare l’attenzione anche dei pigri sui meriti fondamentali di Israele riguardo il cibo e la sua produzione.

La ricerca tecnologica per l'irrigazione, nel padiglione di Israele ad ExpoLa ricerca tecnologica per l’irrigazione, nel padiglione di Israele ad Expo

Lo spettacolo dei primi minuti è tutto incentrato sui due attori: quello in carne ed ossa parla con la ragazza presente solo attraverso un pannello video scorrevole, cambiando location ed infine passando attraverso e davanti il monitor un bicchiere di buon vino del luogo al ragazzo che “magicamente” ritira la mano da dietro lo schermo, reggendo realmente il bicchiere. Tutti notano il gioco di prestigio tecnologico e sale il desiderio di vedere l’interno.

L’idea di far parlare i membri di una stessa famiglia è come dare un senso di continuità nella Storia all’innovazione scientifica e tecnologica, e da qui in poi, attraverso i filmati e le proiezioni sarà l’attrice Moran Atias a dialogare con altre persone, il nonno o il bisnonno, o la cugina ricercatrice, che hanno trovato delle soluzioni incredibili per le tecniche di coltivazione in un luogo con pochissima riserva d’acqua. La famiglia se ci si pensa bene è la tradizione più solida in un paese così giovane, il legame di Israele con la storia è attraverso le generazioni, nel ventesimo secolo.

Un'installazione video nel Padiglione di IsraeleUn’installazione video nel Padiglione di Israele ad Expo2015

Nella prima sala un nuovo stratagemma della comunicazione: la sorpresa. Pensiamo di accedere ad un arido deserto e ci troviamo invece in una foresta. E’ la Keren Kayemeth LeIsrael dove il Jewish National Fund si impegna da settant’anni a trasformare il paesaggio dello stato: sono stati piantati 240 milioni di alberi e per dare nuove possibilità di sopravvivenza ad ecosistemi a rischio, è stata creata una banca di semi e sono state sviluppate nursery botaniche. KKL-JNF continua a sviluppare inoltre progetti ambientali e sociali su tutto il territorio grazie alle donazioni israeliane ed internazionali.. Oggi Israele vanta di poter essere l’unico paese al mondo che ha più alberi di 100 anni fa. Questa storia è raccontata nel grande video dove gli alberi si animano con occhi e bocche parlanti, che i visitatori osservano in sala seduti su una tribuna come al cinema.

Un'installazione video dove Moran Atias parla con gli aviUn’installazione video dove Moran Atias parla con gli avi

In seguito ci riappare Moran Atias per non lasciarci fino alla fine del percorso. Inizia un filmato composto da episodi nei quali l’attrice incontra i suoi avi: sono i ricordi della storia di tre generazioni di contadini, che grazie alla loro tenacia e ostinazione sono riusciti a coltivare nell’area desertica. Su questa cocciutaggine del carattere israeliano si insiste molto per sottolineare la capacità di trasformare la difficoltà in sfida, e ottenere infine il successo attraverso l’estenuante ricerca e sviluppo dell’innovazione scientifica e tecnologica, possibile con gli investimenti di chi crede in quella che Elazar Cohen, commissario generale del padiglione, chiama Start-Up Nation.


Poi si presenta
“3.0 Agriculture” cioè l’applicazione di tecnologie satellitari digitali alla gestione dei campi, un progetto all’ avanguardia per l’irrigazione esportato in Africa e infine un secondo esempio di esportabilità dell’innovazione avanzata riguardo le tecnologie zootecniche, stavolta in un centro di mungitura industriale in Asia.Al termine si entra nella seconda eultima sala completamente al buio, dove il soffitto è come un cielo notturno virtuale sul quale vedremo una dopo l’altra proiezioni sui quattro progetti d’eccellenza selezionati per l’occasione. Sono tutti raccontati attraverso l’interazione di Moran con dei personaggi protagonisti della realizzazione di queste innovazioni, che li coinvolge chiedendo loro informazioni su ricerca e risultati: nell’ambito della Biotecnologia parliamo della riproposizione del “Super Wheat”, il grano originario ( e biblico) che cresceva nella zona tremila anni fa, non geneticamente modificato.

Moran Atias tra i Pomodori Ciliegino, nati dalla ricerca israelianaMoran Atias tra i Pomodori Ciliegino, nati dalla ricerca israeliana

Lo studio Knafo Klimor Architects che ha reso possibile quest’opera per Expo2015 ha sede in Tel Aviv e Haifa ed è stato fondato nel 1980 da David Knafo e Tagit Klimor , in collaborazione con diversi professionisti, anche in ambito urbanistico.. I due progettisti, che considerano l’architettura una scienza sociale che prenda in considerazione l’identità delle comunità locali per costituire ambienti nuovi ma sostenibili per l’ambiente, anche culturale circostante, è stato fondamentale per il design del padiglione saper promuovere i valori della salvaguardia delle preziose risorse naturali, e l’impegno di Israele nel benessere sociale per le generazioni future. Lo studio Knafo Klimor Architects ricerca quindi una sostenibilità non solo per l’ambiente, ma anche del genius loci in combinazione all’innovazione costante e la tecnologia responsabile.

Il campo verticale è fondamentale nella comunicazione al pubblico del successo e l’eccellenza agricola, che ricade sulla produzione di cibo per tutto il pianeta, e mostra sui suoi settanta metri di lunghezza e dodici in altezza, i settori interessati a questa eccellenza, come la coltivazione di verdura nel deserto, i miglioramenti nella qualità delle sementi e le nuove tecniche di irrigazione. L’aspetto scenografico sarà garantito dalla varietà e mutabilità dei colori e delle texture in relazione al cambio delle stagioni.

Il campo verticale di Israele nell'estate di ExpoIl campo verticale d’Israele nell’estate di Expo

La parete verticale è formata da unità modulari coltivabili, e ciascuna di esse ottimizza la crescita delle piante attraverso un sistema computerizzato di irrigazione goccia a goccia, ma l’intero padiglione impiega le tecnologie più avanzate per risparmiare acqua ed energia, inoltre Israele dichiara che la struttura sarà integralmente riciclata al termine di Expo.

Nell’ambito agroalimentare la tenacia israeliana ha fatto crescere gli ortaggi nel deserto, con quella tenacia che mio nonno premiava consapevole ogni volta che comprava un pompelmo proveniente da Jaffa, quando io ero bambina. Qui ad Expo in quindici minuti di visita sono stati riassunti i primati israeliani nel settore, certo con grande auto-celebrazione, ma possiamo dire di avere appreso senza difficoltà, con leggerezza, che vince chi insiste. That’s edutainment!

Michela Ongaretti