Oki Izumi. Concetto e stratificazione nel progetto di scultura in vetro

by Michela Ongaretti
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Oki Izumi e la sua scultura in vetro. Alla sua costruzione iconica attraverso tagli che generano rifrazioni e opacità va il pensiero di questa fine marzo 2020, dopo diverse occasioni di visita milanesi. Quello che manca in questo periodo d’isolamento è l’arte da vedere da vicino, quella che parla con i suoi materiali che possano essere toccati con gli occhi.

Manca anche l’arte che si abita, l’architettura, quella che costruisce un’idea con la forma dentro alla quale puoi entrare e uscire. Quella da attraversare con lo sguardo e con tutto il peso della tua persona, vivere un’atmosfera. La stessa sorte tocca al design che nella primavera milanese è evento, occasione d’incontro tra l’idea che lavora per una funzionalità coinvolgendo una ricerca estetica. Quando c’è genialità si può configurare in una spazialità scultorea, con materiali costitutivi rivelatori una sensibilità personale, un’idea del mondo e del suo possibile viverlo.

 

Ozi Izumi, scultura del 2003

Oki Izumi, Transparent memory, 2003

 

Liberate dalla funzionalità tutte queste componenti si ritrovano in una scultura di Oki Izumi, artista cresciuta in Giappone, figura di spicco del panorama milanese dagli anni Ottanta. Tra i tagli del suo vetro c’è tutto questo: la poetica di uno spazio attraversabile con lo sguardo che sia anche simbolico di una dimensione interiore, un oggetto che nasca da un progetto e da una sensibilità peculiare, con la materializzazione di un concetto.

 

Oki Izumi, Collect 2020 con ESH gallery

Oki Izumi a Collect 2020 con Modern Vase I and II. Courtesy ESH Gallery

 

Oki Izumi e il progetto scultoreo

L’operazione che sottende la nascita della scultura, la sua volumetria labirintica che offre un percorso ottico mediante stratificazioni e la cesure, è senz’altro di matrice progettuale. Oki Izumi lavora sulla sovrapposizione di comuni lastre in vetro industriale, che nel loro accostamento o sviluppo ottengono precisi effetti di rifrazione. Al contempo diventano anche suggerimento della rappresentazione fenomenica verso un percorso mentale, immaginativo. 

 

Oki Izumi, come un palazzo di ghiaccio

Oki Izumi, Nuova Costruzione, 2011

 

Le parzialmente riconoscibili componenti racchiudono spazio che insegue altro spazio, che esploriamo come se dell’architettura rimanesse l’idea processuale, metodica. E’ come se la costruzione esplicitata nella moltiplicazione dei riflessi fosse traccia di un evento cristallizzato nella memoria della sua logica. E’ un fenomeno in corso, e già avvenuto. Resta luce di una grazia leggera negli sfasamenti cromatici sugli spessori di un verde liquido, rendendo evanescente un’opera fatta di materia pesante.

 

Oki Izumi, opera del 2011

Oki Izumi, Costruzione celeste, 2011

 

L’osservazione partecipante ed esistenziale

Già da questa premessa pare chiaro il mio porre nel regno del concettuale non tanto l’effetto della scultura di Oki Izumi quanto l’esposizione del procedimento costitutivo nella trasparenza. Si rende evidente nell’evidenza della forma chiusa attraverso una sostanza aperta, attraversabile con lo sguardo da parte a parte. Eppure possiamo continuare a ritenere il suo lavoro interessante solo su base estetica, sulla raffinatezza dell’oggetto. Nella magia di trasformazione di un materiale così comune, inaspettatamente utile all’effetto di trattenere o amplificare la luce per le sue qualità cromatiche nate per uno scopo pratico, troviamo l’eleganza minimalista e lo stravolgimento postmodernista. Ancora il progetto non basta a se stesso perché prende in considerazione un attore concreto: la nostra osservazione.

 

Oki Izumi, Transparent reflexes

Oki Izumi, Transparent reflexes. Museo Luciano Minguzzi, Milano, 2014

 

Se è vero che noi siamo quel che siamo in relazione all’ambiente che possiamo modificare, mettendo in parallelo le teorie sullo sviluppo cognitivo di Vygotskij all’evoluzione di una visione, l’oggetto si configura mediante la memoria di altri oggetti a cui attribuiamo una sensazione, che aggiunge suggestione personale alla visione oggettiva. Nel lavoro di Oki Izumi la reminiscenza della forma d’insieme si amplifica e al contempo si materializza grazie alla stratificazione dei piani. Le sue componenti esplicitate disegnano un percorso interno nel quale l’occhio indugia nella consapevolezza di perdere la visione originaria. Queste opere dall’aspetto solenne racchiudono ciascuna tanti piccoli attimi esperienziali, di luce riflessa e opacità, tante tappe di un percorso di dialogo tra esterno e interno. 

 

Oki Izumi, Sea Form

Oki izumi, Sea Form, 1996

 

Un’evoluzione spaziale

Pensando invece al rapporto della scultura con l’ambiente che l’accoglie, che contribuisce alla diversa percezione luministica e volumetrica, la produzione di Oki Izumi ha avuto esiti diversi a seconda dei diversi periodi di ricerca. Prima degli anni Novanta l’ispirazione era chiaramente quella architettonica, nella forma assimilabile ad edifici. In seguito le strutture si sono aperte in installazioni ambientali che occupino una sala museale. 

 

Oki Izumi, installation view

Oki Izumi, installation view nel Museo di S. Giulia. Brescia, 2014

 

E’ notevole l’esempio dell’opera Harmony Spiral del 1995 e delle due installazioni all’interno del Museo di Santa Giulia a Brescia, per la mostra antologica Stratificazioni del 2014. Io ho incontrato il suo lavoro in quegli anni, osservando le eleganti sculture di dimensioni più contenute. Sono forse concettualmente più intime nel richiamo formale agli elementi naturali, nella strabiliante resa di un materiale apparentemente poco duttile. Anche le opere successive sono interpretabili come oggetti d’arte, basati su un solido progetto di genesi senza trasformarsi in oggetto di design. 

 

Oki Izumi, Venus captured

Oki Izumi, Venus captured 2011. Realizzata in vetro e marmo

 

La frattura intervallata delle lamine viene effettuata in punti precisi, che calibrando l’effetto dell’incidenza luminosa da determinate angolazioni,  è studiata da Oki Izumi per rivelare dei segni, curve, virgole, spirali o allusioni a lettere. “Impalpabili e fluttuanti” come le definisce Gillo Dorfles, misteriosamente scopribili solo per chi indugia sull’opera.

 

Oki Izumi, Past-present‒future

Oki Izumi, Past-present‒future, 1992. Vetro e marmo

 

Rappresentazione e tecnica

Nei confronti dell’architettura queste creazioni ripensano la sua iconicità fatta di rapporto tra i volumi, superando l’idea dello spazio fisico per invitare a quello mentale. Stimolano un’emozione attraverso la forma concepita per quel materiale specifico mediante non tanto l’architettura quanto la sua idea di rappresentazione. La ricerca estetica risulta dunque inseparabile dalla sapienza tecnica, come Oki Izumi apprende dalla tradizione orientale.  

Il vetro industriale se preso a sé appare sordo a un’espressione, nella freddezza della sua superficie piatta e neutra. Nell’opera dell’artista diventa strumento e simbolo di percezioni in evoluzione, di una complessità immaginifica nel movimento partecipante per l’osservatore. Tra la percezione ideale di esterno e interno, chiusura e apertura nella moltiplicazione delle superfici, la fragilità del vetro può richiamare il principio zen di costituzione armonica in potenza di una sua distruzione. Tuttavia il bilanciamento della proporzione precisa, quasi matematica e illusionistica, riporta alla ricerca rinascimentale del tutto occidentale.

 

Oki Izumi, Ocean, scultura del 2003

Oki Izumi, Ocean 2003. Vetro e ferro

 

La costruzione stessa diventa concetto, è costruttività, per citare Tommaso Trini, autore di uno storico testo critico (1991). Questo avviene attraverso lo studio geometrico per la procedura di taglio, il progetto dell’incastro e dell’esposizione delle lastre su diversi lati. “Attraversa (e ci fa attraversare) varie stratificazioni delle nostre percezioni, sia ottiche sia mentali”.

 

Oki Izumi. Water Signal

Oki Izumi. Water Signal, particolare

 

La potenza simbolica del vetro

Il vetro suggerisce un ulteriore parallelismo tra struttura e simbolo: per sua natura duro e fragile, composizione materica creata dall’uomo per separare dall’ambiente esterno pur lasciandone visione. Allo stesso modo la stratificazione organizzata permette di incastonare trasparenza e opacità, di chiudere e aprire un percorso percettivo dove una resa è complementare e illusoria per l’altra. La nostra psiche è stimolata dall’occhio a muoversi pur restando su un oggetto statico. In esso si riconosce la fragilità intrinseca di una forma forte, massiccia, ricca di moduli geometrici che sono pure traiettorie di sfaldamento. 

 

Oki Izumi, vetro attraversabile

Oki Izumi, Le regard d’Ulysse, 2005

 

Anche su questo punto ringrazio l’intuizione di Trini che accosta i tagli di Ōki Izumi alla teoria delle catastrofi del matematico e filosofo René Thom, nel senso di una visualizzazione di fenomeni discontinui perchè causati da una variazione continua dei parametri. Anche il mondo scultoreo di Oki Izumi non è caotico, ma fatto di strutture razionali che mutano. Solo che ad innescare questa variazione, a renderla reale, ribadisco la necessità dell’osservatore. Ecco perchè l’augurio è di trovarci presto catalizzati nella cristallina geometria di questo vetro, “monumentale” aldilà della dimensione. Affinchè la magistrale precisione dell’artista possa attivare una visione fenomenica  con la nostra esperienza diretta.

 

Oki Izumi, stratificazioni in Drop, 2013

Oki Izumi, Drop, 2013

 

Alcune esposizioni

L’ultima occasione di mostra internazionale per Oki Izumi è stata recentissima. Ha partecipato in Febbraio a Collect 2020 con ESH Gallery, presso la Somerset House di Londra.  Lo stand era dedicato al vaso secondo diverse declinazioni, funzionali e non. Sempre con la galleria milanese ad ottobre 2019 è stata la volta di Paris Asia Now, fiera esclusivamente dedicata all’arte contemporanea orientale durante la settimana di FIAC 2019.

 

Oki Izumi, Mare Mosso

Oki Izumi, Mare Mosso, 2013

 

La galleria ha presentato l’artista nell’ottobre 2016 per la bipersonale con Mauro Bellucci, Riflessioni: Giappone/Italia. Ancora a giugno 2018 con la mostra BLU. Segni dal Mare.  ESH gallery tratta inoltre i gioielli di Oki Izumi realizzati con mini-sculture, pezzi unici da indossare.

Michela Ongaretti

 

Oki Izumi, braccialetto

Oki Izumi, Walking micro sculptures, braccialetto

 

 

 

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