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La magia di un festival di fine estate con Tutti matti per Colorno. Il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre!

La magia di un festival di fine estate. Con Tutti matti per Colorno il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre

 

E’ solo attraverso il mistero e follia che l’anima si rivela

(Thomas Moore)

 

I festival sono un pò come le persone, li  riconosci dallo stile. Di alcuni ti dimentichi quasi, altri non li puoi confondere: sembra che la loro personalità, e gli ideali che li muovono, si vedano già dall’impostazione grafica data ai titoli sul sito web. A volte senti l’adesione ad un’estetica “anglosassone”, e magari concentrata più su quel che sta attorno al festival stesso.

Bellissimo il Fringe di Edimburgo, ma ci troviamo nella Pianura Padana! Ed è proprio qui che all’inizio di settembre sarà in essere il festival più originale del momento, alla sua nona edizione.

Un momento dell'edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno

Un momento dell’edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno, ph L. Pellegrini

 

Tutti Matti per Colorno con la sua personalità schietta riunisce il meglio del circo e teatro di strada mondiale, accoglie sia gli appassionati del genere grazie all’altissima qualità del programma, sia coloro che vogliono semplicemente vivere la scanzonata e poetica  leggerezza del circo contemporaneo.

Il tutto in una cornice storica non da poco: abbracciate dalla settecentesca Reggia Farnese, dal suo cortile e dal suo giardino, le vie del centro storico sono il luogo d’incontro di artisti di strada, acrobati  e clown con il loro talento folle.

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

 

Teatro, tradizione e novità, voglia di convivialità condivisa e a cielo aperto in un contesto urbano ricco di storia, gli ingredienti ci son tutti per poter parlare di un interessante e pieno festival italiano. L’atmosfera giocosa e soprattutto sognante durerà tre giorni, dal 2 al 4 settembre con un generoso calendario fatto di eventi collaterali oltre che di spettacoli, per quanto insisto col dire che ciò che merita è la sostanza e l’importanza di quest’ultimi.

Musica per l'edizione 2015, ph. Raica Quilici

Musica per l’edizione 2013, ph. Raica Quilici

 

Per tutta questa magia dobbiamo ringraziare in primis la compagnia Teatro Necessario che nel 2007 ha creato Tutti Matti per Colorno, forse senza aspettarsi un tale successo e una tale crescita. Forti della loro passione da allora la loro direzione artistica e organizzativa ha trasformato la cittadina ducale in un palcoscenico diffuso dove in ogni via o piazza del centro storico  si possono incontrare gli universi fantasiosi ed eccentrici di artisti provenienti da tutto il mondo. In seguito si costituisce l’ Associazione Tutti Matti per Colorno, ed è coinvolto ormai da anni nella manifestazione il Comune, in collaborazione anche con la provincia di Parma e con il sostegno della regione Emilia Romagna.

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

 

Non è lontano da Milano, quell’ora e mezza di macchina per celebrare la fine dell’estate con la magia di un sorriso strappato dal talento, non tralasciando che si potrà godere della bellezza anche gustando piatti della tradizione emiliana a prezzi popolari nel ristorante dedicato, e gustare la birra artigianale creata appositamente per il festival dal locale Birrificio Farnese negli spazi bar fino a tarda notte, soprattutto dopo aver ballato come matti ad uno dei concerti in programma, appunto.. Ci si diverte con stile nell’Emilia ducale.

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

 

A proposito di stile l’ospite d’eccezione di quest’anno è nientemeno che il signor Francois Rauline Bidone, il grande pioniere del circo contemporaneo, per come lo intendiamo e amiamo ancora oggi fatto di narrazione poetica teatrale e pratiche acrobatiche, musica dal vivo, clownerie, magia senza animali sofferenti. Il suo Cirque Bidon attivo in Francia dagli anni ‘70 è quello romantico che si sposta in carovane trainate da cavalli, che con Colorno concluderà la tournée che lo ha portato ad attraversare Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna, dopo 15 anni di assenza dall’Italia. Metterà in scena l’ultimo spettacolo La Bulle de Rêve, il festival sarà quindi l’ultimo atto di  un grande evento culturale del 2016.

Molte compagnie teatrali devono parte della propria ispirazione al Bidon, tra cui Teatro necessario, anima pulsante del festival e ideatrice di molti spettacoli realizzati in tutto il mondo.

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

 

Altro grande ospite, e varrebbe la pena di recarsi a Colorno anche solo per questo, è  la compagnia Quidams fondata da Jean-Baptiste Duperray, dal villaggio di Etrez al confine con la Svizzera francese un ensemble di artisti e tecnici provenienti da diverse discipline artistiche. Hanno portato in tutto il mondo i loro spettacoli onirici, e qui a Colorno potremo vedere il loro progetto FierS à Cheval: un’apparizione di cavalli “speciali” guidati da burattinai in costumi da fiaba, un passaggio dalla realtà al territorio del fantastico che sospende il tempo in un’atmosfera che si fa sempre più coinvolgente. La potenza dell’immagine accompagna l’andatura equestre e la musica sinfonica leggendaria. Passo, trotto, galoppo e a tutta birra nella giostra della fantasia e del sogno.

utti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

Tutti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

 

Sono presenti molte altre compagnie prestigiose come EIA, acronimo di “Elans imprevus accordés”, ossia “Slanci imprevisti concordati”. Il nome stesso ci fa comprendere l’essenza creativa fondante: qualità  e precisione fisica, coreografica e acrobatica, orientata alla valorizzazione della singola e personale espressione artistica dei suoi membri. Dopo aver vinto diversi premi internazionali con lo spettacolo “Capas” sono quest’anno al Festival con l’abilità di quattro acrobati che con il nuovo show “InTarsi” esploreranno tematiche come la solitudine, la condivisione, la convivenza. Il tutto raccontato con malinconica e comica dolcezza dal teatro fisico, danza e arti circensi (portés acrobatici, banchina, mini-tramp, bascula).

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

 

Più comici i Bunette Brothers, dalla Danimarca con il loro vecchio Camion Teatro, un bizzarro spettacolo di figura creato con 50 artisti eccezionali nelle vesti di bozos (clown). Da tredici anni girovaghi di professione combinano il genio creativo mediterraneo colorato e colorito alla metodicità danese, un “caos orchestrato” che che torna acclamato nella cittadina ducale.

Ed ecco Adrian Schvarzstein arriva tutto verde, carico di oggetti verdi con uno scooter verde. Imbastisce uno spettacolo basato sull’interazione e  travolge i presenti con le sue gag folli ed esilaranti. No, non è un “vero” matto, ma un attore, regista teatrale e di circo contemporaneo vincitore di prestigiosi premi come il Miramiro Prize nel 2008. Proveniente dal Circus Ronaldo in Belgio, dal 2004 tutt’ora in turnée il progetto Circus Klezmer .

Adrian Schvarzstein con il suo spettacolo d'interazione col pubblico

Adrian Schvarzstein in uno dei suoi spettacoli d’interazione col pubblico

 

Un altro spettacolo da non perdere è “Olé Flamenco Comedy Show”, ideato nel 1993, in arrivo dagli Stati Uniti all’Australia passando per la Spagna. Parliamo del teatro comico-musicale “Paul Morocco & Olé!” con protagonista un maldestro intrattenitore-clown ossessionato dal flamenco, originale e dissacrante nel ridicolizzare machismo e seriosità. Morocco, nome d’arte di Paul Williams, è di padre americano, e madre marocchina, ha una carriera lunghissima alle spalle, iniziata al Covent Garden di Londra nel 1978 e cresciuta conquistando un bagaglio eclettico per creare spettacoli musicali in cui combina il romanticismo all’informalità del classic comedy. Un vivacissimo vortice dal ritmo incalzante con danza e teatro fisico.

Poi ancora dalla Francia: “Concerto per due Clown” con Les Rois Vagabonds, spettacolo che comprende acrobazie, musica, danza al teatro fisico, e  che ricreano un’atmosfera futurista nel collegamento tra l’uomo e la macchina, interagiscono con il pubblico invitandolo a far parte dell’azione folle di esperimenti assurdi e gioiosi. Solo in questa dimensione di fantascienza possiamo usufruire del jukebox ambulante, della cinebiciletta o di una perfetta festa a pedali.

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

 

Anche per i concerti si respira atmosfera internazionale. Segnalo il sound elettronico, swing tech dei Dirty Honkers da Berlino, ma lui israeliano e lei francese; la musica balcanica della Zastava Orkestar , composta da musicisti italiani strumentisti rigorosamente acustici ( con ottoni, fiati e percussioni), che riprende la tradizione e compone brani originali. Mescolano alla musica teatro e giocoleria nella festa tipicamente “di strada” che coinvolge il pubblico.

Ci sarà anche Roberto Esposito, grande pianista che passa dalla musica classica al jazz più irruento e improvvisativo, mescolando con sapienza il folk del sud Italia.

 

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

 

La musica a Tutti Matti per Colorno c’è sempre, e quest’anno tra gli intermezzi musicali e le jam session Esposito sarà il protagonista.

Last but not least,ricordo l’alta ecosostenibilità del Festival. Pensando a come il comune di Colorno sia tra i primi comuni virtuosi verso questo impegno, nei punti di ristoro si applicano le buone pratiche di riciclo, i bicchieri sono un simpatico gadget in plastica riutilizzabile. Si è scelto di utilizzare stoviglie e posate biodegradabili e persino la stampa del materiale promozionale è avvenuta su carta ecologica riciclata.  

Infine…nel pieno spirito giocoso e gioioso a Colorno sono così matti da utilizzare per tre giorni un autobus così ecologico da muoversi..a piedi! Il Piedibus è per tutti coloro che hanno superato il metro di altezza e che trasporta una guida-autista e i suoi passeggeri da uno spettacolo all’altro.

Per il programma completo potete visitare il sito www.tuttimattipercolorno.it

Michela Ongaretti

Un estratto di questo articolo lo potete leggere anche a questo link

Tutti matti per Colorno 2016 festival, circo e teatro di strada – di Michela Ongaretti

 

 

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica di S. Ambrogio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica

Fuorisalone 2016. Santambrogio Design District

L’area attorno a Santambrogio è la più antica di Milano, ora nuovissima come district dedicato al design nella fatidica settimana del Fuorisalone, quest’anno dal 12 al 17 aprile patrocinata da Comune e Regione.

Intorno alla splendida e unica Basilica si aggireranno molti visitatori, centinaia di migliaia in città, appassionati, turisti, professionisti e designer, rendendo la Design Week, secondo le parole del sindaco Pisapia, “una grande festa per tutti”.

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

 

La manifestazione costituita da una miriade di eventi, quello che porta ogni anno Milano al centro dell’attenzione internazionale, permette anche di accedere a luoghi non sempre aperti e nel caso di Santambrogio Design District di avvicinarsi a dei beni culturali per qualcuno sconosciuti, anche se non direttamente interessati alle esposizioni della Design Week. Il progetto di Re.Rurban intende valorizzare infatti il quartiere promuovendo sia il design che i beni storico-artistici e le attività del terzo settore.

Si può passare così dall’antichità della Basilica al Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie, dalla Triennale ai numerosi musei della zona, dalla Vigna di Leonardo al Museo della Scienza e della Tecnologia, dagli affreschi di S. Maurizio al Monastero Maggiore alla moderna contemporaneità della Milano Design Week, visitando esposizioni, partecipando ad eventi o seguire itinerari turistici studiati ad hoc per scoprire i misteri dell’antichissima area urbana.

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Segnalo anche che partner per l’ospitalità dell’edizione 2016 del Salone del Mobile sarà l’ormai celeberrimo Airbnb. Secondo le parole del country manager italiano Matteo Stifanelli l’augurio è che la formula di soggiorno proposta “possa convincere i visitatori a soggiornare un maggior numero di notti”.

Vi presento con entusiasmo il palinsesto degli eventi Fuorisalone della Zona Santambrogio, che coinvolge diversi spazi già attivi sul territorio, come enti di rilievo culturale come la Fondazione Castiglioni e quella dedicata a Franco Albini (che fanno parte anche di Storie Milanesi, circuito delle Case Museo di Milano).

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

 

Si parte subito, e si parte di qualche giorno in anticipo sul Salone vero e proprio, con l’esposizione internazionale della Triennale di Milano “Design after Design”, un ritorno dopo vent’anni di assenza.

Sempre in viale Alemagna troviamo la mostra “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”: 11 installazioni che interpretano il futuro dell’interior design attraverso lo sguardo di altrettanti architetti e designer a cura di Beppe Finessi. Entrambe le mostre proseguiranno poi fino al 12 settembre.

Altre due mostre correlate saranno: “W. Women in Italian Design” e “Anni Luce. Lumiere’s journey through 25 years of history”.

La Triennale durante la Design Week

La Triennale durante la Design Week

 

Per tutta la settimana l’head quarter sarà invia S. Vittore 49 dove troveremo DOUTDESign ad ospitare Next Design Innovation, esposizione di prototipi di design. Inoltre Eat Urban con 9 Food truck si prepara all’edizione della Milano Design Week 2016 nel giardino del palazzo: la selezione del migliore street food su ruote è presente nel ristorante open air.

Womade.org ha curato per ogni sera dopo le diciotto un evento speciale, che sia un semplice aperitivo, una performance artistica o musica dal vivo, l’intento è di comprendere altri ambiti creativi al di fuori del design e non ci sarà mai lo stesso scenario per ogni giornata.Lo sponsor sarà Birra Moretti.

Next Design Innovation

Next Design Innovation

 

Per i miei interessi legati all’ecosostenibilità e alla risposta creativa alle problematiche ambientali attendo con ansia l’apertura di viU – VISION OF YOU nell ’ex oratorio della Confraternita della Passione alla Basilica di S. Ambrogio. La mostra collettiva presenta designer e aziende impegnanti in tale ambito, riciclo e riuso tra le parole d’ordine insieme al rispetto per la natura e all’impiego di materiali naturali.

Nei chiostri da venerdì a domenica si chiamano a raccolta tutti gli amanti del verde con la mostra Flora e Decora dedicata all’arredo outdoor e al florivivaismo.

In via Telesio 13 c’è la Fondazione Franco Albini molto attiva durante la design week: lo spazio prevede infatti visite guidate all’archivio storico con i suoi studi originali, un laboratorio per bambini dal titolo “C’era una volta il design, e persino lo spettacolo teatrale “Il coraggio del proprio tempo.

Presso la Fondazione Achille Castiglioni di piazza Castello faremo un emozionante balzo nel tempo a ritroso, perché l’esposizione “Dimensione Domestica riproponel’Ambiente di Soggiorno che Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano realizzato nel 1957, per la mostra Colori e forme della casa d’oggi a Villa Olmo.

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

In Via Matteo Bandello è visitabile lo Spazio Rossana Orlandi, considerato un luogo di culto che unisce il design vintage al contemporaneo, tappa sempre ricercata durante l’intensa Design Week.

Presso il Palazzo delle Stelline, sede dell’omonima Fondazione, interessante per la qualità della sue mostre nel panorama dell’arte contemporanea, si ospita una mostra di dipinti e sculture sulle gallerie milanesi nel ventennio successivo alla Prima Guerra Mondiale.

Palazzo Litta presenta Belgian Matters: il risultato dell’incontro professionale di tredici designer belgi con altrettante aziende. L’esposizione è frutto del team di creativi prevenienti da tre regioni del Belgio.

Le Officicne Saffi nell’omonima via esibiscono già dal 30 marzo il lavoro dell’artista Kati Tuominen Niittylä con la mostra di ceramiche Kuvia, la sua prima personale in Italia. Ospiterá inoltre una selezione di mobili di design finlandese, a cura di BeModern.

Le Mignon, tra i protagonisti dell'Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all'Arco della Pace

Le Mignon, tra i protagonisti dell’Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all’Arco della Pace

Infine Kitchen, concept store di via De Amicis dedicato alla cucina, mostra la sua passione attraverso diverse iniziative. Lunedì 12 si inaugura e dura tutta la settimana la mostra “ Punti di Vista” con le foto sul food di Ioris Premoli. Il 12 aprile ci sarà un evento speciale per sperimentare nuovi dessert e creare un dolce personalizzato con lo chef Danilo Angè, mercoledì 13 ci sarà l’aperitivo-incontro con Anastassia Khosizova, “When healthy food meets fashion and design”, giovedì 14 sarà invece la volta della class cooking di cucina nippo-brasiliana con lo chef Fabiano Goncalvecon. Venerdì 15 aprile c’è l’aperitivo che sempre spero di trovare..il Veggy Hour! Uno chef preparerà appetizer mentre Marco Orsini offrirà cocktail di frutta e verdura alcolici e analcolici con la dimostrazione della centrifuga Magimix. Sabato sarà dedicato allo shopping con sconti sui prodotti e utensili per la cucina, e sui corsi che si tengono in sede.

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

 

Per quanto riguarda le visite guidate il 13 aprile il tour “Ori e Tesori apre le porte della Basilica del Patrono alle 15,30, con il suggestivo mosaico fondo oro che ritrae il Dottore della Chiesa S. Ambrogio, le cui storie sono narrate sull’altare scintillante sempre in oro. Si prosegue con la visita della chiesa barocca S. Vittore al Corpo, e ai suoi mosaici.

Da giovedì a domenica la Casa degli Atellani apre al pubblico l’appartamento dell’architetto razionalista Piero Portaluppi, autore della splendida Villa Necchi Campiglio ora in custodia al Fai. Il ritrovo è nella stessa sede sabato, solo dalle 17 per la visita con guida “Milano è la vigna di Leonardo?. Un viaggio sulle tracce di Leonardo da Vinci da S. Maria delle Grazie alla Vigna e casa degli Atellani, con attenzione sulla corte rinascimentale di Ludovico Il Moro.

L’ultimo tour sarà domenica 17 aprile con Esplorando Zona SantAmbrogioalla scoperta dei principali monumenti storici della zona.

Sapete cos’è il moss? Venitelo a scoprire il 14 aprile per l’inaugurazione dello spazio MOSSMania in viale Col di Lana. E’ semplicemente e meravigliosamente lichene stabilizzato utilizzato oggi per la realizzazione di pareti decorative Mossmania è un nuovo brand di Floema, progettato da Re.Rurban Studio per prodotti di design realizzati con il moss.

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

 

Sempre giovedì, presso il nuovo showroom di arredamento Actual Spotti in Viale San Michele Del Carso, si potrà assistere ad uno showcooking organizzato da Electrolux con degustazione vini Cantine Cottini di Verona.

Domenica torniamo nel quartier generale di via San Vittore dove si saluterà la Milan Design Week 2016 con il design market di Eat Urban: in vendita i prodotti dei migliori hand-makers italiani.

Zona Santambrogio, inoltre, sostiene il Milano Design Award, giunto alla sua sesta edizione. Si tratta di un premio per i migliori allestimenti nelle date del Fuorisalone 2016, ed è un progetto condiviso del comitato Milano Fuorisalone da quest’anno.

Michela Ongaretti

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti

nhow

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

La hall dell’hotel nhow a Milano

Hotel nhow via Tortona 35, showroom permanente, galleria d’arte e design. E’ dalla sua fondazione uno dei protagonisti della settimana del Fuorisalone, nella zona calda di via Tortona, e il luogo dove con certezza si trovano e si troveranno novità nell’ambito del design con la garanzia di una ricerca che coniuga l’aspetto estetico alla funzionalità, stiamo parlando del nhow hotel a Milano. Non è soltanto un albergo dall’innovativo design ma un luogo che ospita per tutto l’anno mostre site specific con opere d’arte e pezzi di design.

Devo ammettere che nella mia esplorazione di luoghi e persone impegnate nella promozione dell’arte ho incontrato poche figure femminili, ho quindi trovato con piacere in Elisabetta Scantamburlo, l’art director di hotel nhow da marzo 2007, un esempio di eccellenza. Mi ha accolto con tutta la sua professionalità per rispondere alle mie domande sulla peculiarità di questo luogo, il cui nome è legato alla ricca selezione del progetto espositivo.

Mi spiega che nhow Milano nasce nel settembre del 2006 con la vocazione dell’hotel galleria da un’idea di Emanuele Garosci, creatore anche di Palazzina Grassi a Venezia: per la catena NH in Europa la famiglia nhow è la più creativa dove ogni struttura si lega al concetto di creatività della città ospitante, con design personalizzato e con i colori del logo a riprendere questa visione. Ad esempio a Milano l’arancione richiama il colore del tipico tram milanese, la mitica vettura del 1928 ancora in uso. Il tipo di creatività privilegiata a Berlino è invece la musica, c’è persino uno studio di registrazione interno, con l’interior design curato da Karim Rashid nel 2011, tema portante a Rotterdam nel 2014 è invece l’architettura e il suo colore il rosso. Le prossime aperture saranno a Santiago del Cile, Amsterdam e Londra.

L'interior del bar di Karim RashidL’interior del bar di Karim Rashid

A Milano la presenza dell’hotel nhow si ricollega anche alla storia del quartiere, come già ho avuto modo di vedere per Superstudio, infatti l’edificio ha assunto la funzione attuale dopo l’abbandono di General Electrics alla fine degli anni novanta ma si è cercato di mantenere lo spirito della fabbrica nella ristrutturazione, vediamo infatti all’ingresso al piano terra il pavimento in cemento, i pilastri originali dal piano terra al quarto e ultimo piano, e scoperte da una pavimentazione in vetro le fondamenta davanti agli ascensori.

La doppia funzione di hotel-galleria garantisce un ambiente accogliente fin dall’ingresso, dove catturano la mia attenzione i lampadari colorati in metacrilato di Jacopo Foggini, gli stessi del corridoio-bar riarredato da Rashid nel 2013.

Nella selezione si tende a privilegiare la promozione di giovani ed emergenti anche se di volta in volta il discorso cambia a seconda delle tematiche. Tutto l’ambiente è pervaso da un’atmosfera accattivante, colorata, lieve e giocosa anche quando le opere toccano le corde di emotività profonde, ma è soprattutto nelle aree interessate al design che l’impostazione è giocosa, da vivere, dove i pezzi si possono toccare, vivere.

Un corridoio non proprio qualunque, nhow hotelUn corridoio fuori dal comune all’hotel nhow

La linea curatoriale può essere suggerita dal lavoro di uno degli artisti, che sono dieci come pure i designer coinvolti, oppure Elisabetta Scantamburlo si fa ispirare da quello che succede attorno; ad esempio a novembre Milano sentiva la fine diExpo, la necessità di ritrovare le forze e riappropriarsi di spazi di raccoglimento, da qui nasce Silences con opere che accolgono l’idea di una condizione più intima.

Lungo il percorso si costruisce una logica al racconto che lega le creazioni, ed esso vuole sempre far convivere arte e design in primis, spesso come accennato con la struttura preesistente, attraverso degli abbinamenti che sono logici, cromatici o di forma. Per i designer alcune presenze sono diventate collaborazioni più continuative come nel caso della coppia italo/greca di designer CTRLAZK che ha proposto le ormai famose tazzine divise a metà e incollate, che Seletti ha deciso di produrre.

seletti-hybrid-piatto-piano-isaura_1Hybrid di Seletti, design CTRLAZ

Sono sorpresa quando mi racconta dell’abitudine di nhow Hotel di organizzare prima dell’apertura di una mostra un giro perlustrativo per tutto lo staff. Anche i cuochi o le signore che riordinano le stanze sanno di trovarsi in un luogo reso speciale dal talento, dalla sua joie de vivre nel quotidiano condiviso, e chiaro segnale dell’organicità dell’organizzazione come quando lo chef Luca Molteni pensa per le vernici a dei fingerfoods sul tema della mostra.

Tra gli eventi imminenti ci sarà Art Night Out 2016, l’evento serale “fuori”Affordable Art fair 2016, dislocato in varie realtà milanesi tra gallerie e studi d’artista, che coincide quest’anno con il finissage della mostra Silences: in pratica l’hotel sarà aperto fino alla mezzanotte e le opere in vendita rientreranno nei parametri della fiera nata per avvicinare anche i piccoli collezionisti. Si spera poi che l’arrivo del nuovo direttore Giovanni Testa ripristini l’usanza dell’ aperitivo ogni settimana, e a settembre nhow hotel compie 10 anni….ci aspettiamo un party speciale!

Silences al nhow hotel, design di Alborno e Grilz (1)Silences di Alborno e Grilz

A questo punto la mia curiosità è troppo forte per non chiedere qualche anticipazione sul Fuorisalone 2016 e sono felice di sapere che verterà sul tema a me caro dell’ecosostenibilità. Non è una novità qui al Nhow dato che sono alla sesta edizione del premio IO riciclo TU ricicli, sul design costruito con materiali di riciclo, nella grande sala Madrid si ospiterà Natura Donna Impresa, iniziativa sul mercato animato al femminile soprattutto nel mondo fashion e gioielli, Poi vedremo Ineke Otte con le sue stravaganti collane in plastica; e Pol Quadens con le sue sculture/sedute in metallo.

Una delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra presso nhow hotelUna delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra all’hotel nhow

L’’hotel stesso ha garanzie riguardo l’ecosostenibilità: è stato il primo in Italia ad ottenere la certificazione ISO 50001 per l’efficienza energetica,ed ha la ISO 14001per rispetto ambientale: il 100% dell’energia interna, dalla lampada al forno al frigorifero viene prodotta da fonti rinnovabili certificate. Inoltre: l’80% delle lampade sono a LED e tutte le utenze idriche sono controllate con flussaggi; vige una ottica di monitoraggio di tutti i consumi da ben cinque anni e si è intrapreso un 5YPlan certificato da KPMG.

Michela Ongaretti

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

 

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

VMCF Atelier,  Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone, progetta la Casa Cerniera .

Esiste una casa ai margini di un bosco, ma la sua caratteristica principale non è quella di nascondersi nella macchia. Basta avere una connessione ed è facile trovarla su Google Earth, nellefotografie aeree e satellitari. Concepita dalla mente progettuale degli architetti Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone di VMCF Atelier può appartenere solo ai nostri giorni per la sua facile e studiata localizzazione, nel suo presentarsi come un landmark della zona, accordandosi con le peculiarità del paesaggio esistente. Hanno collaborato al progetto anche gli architetti Alessandro Cattaneo, Aldo Buscio, Riccardo Roberto, e l’ingegnere Piero Gozzi con Archingenio.

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Quello che caratterizza maggiormente, e permette la facile individuazione aerea di quest’abitazione a Carpignano Sesia, in provincia di Novara, rispondente alle coordinate di Google Maps 45.530989, 8.427462è logicamente la sua copertura.

In stretta vicinanza con gli alberi, a toccare il cielo sono le sue lamiere ondulate di diversi colori per sottolineare l’andamento e l’alternanza delle risaie e dei lotti coltivati.

La casa si colloca al limite urbano del piccolo paese novarese lambito dall’autostrada A26, e questa condizione è stata considerata un deterrente per insediamenti futuri: per questo si è sviluppata l’idea della casa “cerniera”, che rimarrà così come è a testimoniare anche più avanti la configurazione presente del territorio nel quale è inserita.

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

 

La partenza del progetto, per una casa unifamigliare di 300 metri quadrati, è a sua volta basato sull’interpretazione di strutture tipiche e tradizionali per quel paesaggio come le cascine aperte a corte, forma infatti tre spazi aperti grazie alla costituzione di due corpi trapezoidali di diversa altezza intersecati tra loro. I volumi risultano scomposti e riescono ad integrarsi meglio nel verde, ma è la considerazione del risparmio energetico a rendere una versione davvero contemporanea della cascina. La superficie a Sud è aumentata rispetto al passato grazie a questa scomposizione geometrica, in modo da favorire l’accumulo di energia pulita, quella solare.

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Come nelle cascine tradizionali ci sono differenze nell’organizzazione degli spazi in base alle funzioni specifiche, così le parti della Casa Cerniera sono strutturate sulle necessità abitative diurne e notturne.

Quasi tutti i locali sono su un unico livello, tranne un solaio per la zona giorno e un soppalco nella zona notte, a movimentare in altezza le facciate Sud e Nord.

La facciata Nord è caratterizzata da una sottile cortina di canne di bambù nell’accesso al piano superiore, questo permette un contrappunto più morbido al colore grigio dei muri esterni, sui quali si nota un disegno bianco di linee verticali e bordi orizzontali, che continua anche nel corrimano e sulle ringhiere del terrazzo.

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

 

Il tetto amplifica il senso del gioco cromatico nella sua individuazione da lontano: le lamiere rettangolari sui trapezi di base richiamano la visuale aerea degli appezzamenti agricoli e le tipiche coperture di emergenza per pollai e rimesse.

Un motivo grafico visto dall’alto che conferma la vocazione contemporanea di una struttura basata sulla tradizione architettonica, sulla sua valorizzazione con la tecnologia del presente.

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

Abbiamo già parlato di Valerio Maria Ferrari durante il Fuorisalone 2015 per l’installazione Operafood presso i cortili dell’Università Statale, che presentava il progetto globale, in progress da alcuni anni, Visual Music Facilities Theatre, un teatro di nuova concezione per l’opera e il teatro musicale.

Laureato al Politecnico di Milano, non si è limitato all’architettura ma la sua esperienza ha spesso sconfinato nel territorio delle scenografie teatrali e delle installazioni artistiche. Il suo studio VMCF ATELIER- Virtual Machine Concept Facilities nasce nel 2003 proprio da questa poliedrica vocazione.

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

 

E’ da sempre fortemente interessato ai sistemi dell’arte: assistente di Piero Faggioni per la scenografia e la regia d’opere liriche in teatri internazionali come il Teatro alla Scala di Milano, l’Opera Garnier di Parigi, il Covent Garden di Londra, il Metropolitan Opera of New York e ha lavorato con il pittore e architetto Roberto Sebastian Matta tra il 1990 e il 1993. Inoltre ha tenuto seminari di Estetica alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Nel giugno del 2011 ottiene la copertina del prestigioso magazine internazionale Interior Design (USA)con un progetto di interior per un appartamento duplex a Parigi.

Un rendering dell'Hotel Jing Li, VMCF Atelier

Un rendering dell’Hotel Jing Li, VMCF Atelier

 

Dal 2011 Ferrari inizia a lavorare per la metropoli cinese di Chongqing, prima direttore del dipartimento internazionale nello studio di architettura Yuandao, dal 2013 partner dello studio Huazhu di Xiangbei Li.

Di quest’ultimo periodo segniamo l’hotel Jing-Li e il Cultural Plaza Nanbin Lu Ertang, un parco di 72000 mq dedicato all’arte e all’educazione.

L’architetto Cinzia Mazzone si è laureata presso il Politecnico di Milano con una tesi interdisciplinare sul concetto della rappresentazione in architettura, a cui collabora il docente di filosofia teoretica all’Università Statale Carlo Sini. Nel 2001 segue un corso presso l’École des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parig con E.Michaud docente di teoria e ideologia dell’arte, ed inizia ad occuparsi della relazione tra architettura, filosofia e arte. Ha collaborato col prof. Luigi Cocchiarella al corso integrato di Rappresentazione alla Facoltà di Architettura del Politecnico

Nel biennio 2007-200808 coadiuva l’architetto Silvia Dainese ai workshop estivi di progettazione dell’Università IUAV di Venezia. Sempre nel 2007 fonda la rivista d’arte e architettura D’Ici-làcon Valerio Ferrari (ed è un collaboratore dello studio VMCF),Jean-Paul Robert e Brigitte Mestro. Nel 2009-10 collabora ai corsi di disegno del prof. Gabriele Pierluisi presso la Facoltà di Design del Politecnico di Milano.

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Aspettando il Salone del Mobile e i Fuorisalone 2016, alla ricerca di novità e giovani talenti non possiamo non notare il nuovo brand Atelier12, che dal 2013 ha come direttori creativi e designers Francesco Meneghello e Davide Lanfranco. Entra a pieno titolo tra le eccellenze del design del nordest, Vicenza, con la prima collezione per l’arredo bagno dall’ipnotico nome, Abisso, presentata ufficialmente al pubblico in occasione del Fuorisalone 2015 nelTortona District.

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall'alto

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall’alto

 

Attendiamo di rivedere i creativi nella prossima edizione, visto che il loro design è senza dubbio giovane, classe ’90 per Meneghello e ’91 per Lanfranco, e sono certo talentuosi nel far incontrare la funzionalità al lusso.

Affascina l’accostamento di materiali eterogenei come Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e una selezione ricercata di essenze di legno. Il carattere di Abisso è versatile, perché si adatta a contesti molto differenti, elegante per le linearità e la raffinatezza di materiali e dettagli, anticonformista rispetto alla tendenza dei modelli presenti sul mercato.

Una versione della collezione Abisso- Atelier12

Una versione della collezione Abisso- Atelier12


La collezione
Abisso gioca inoltre con la ruvidità delle superfici e delle finiture opache, e con la relazione tra le forme pure del cerchio e del quadrato come identità complementari che alludono al maschile e al femminile, alla dimensione spirituale e terrena.I designer intendono esaltare l’interazione sensoriale tra i materiali e tra l’uomo e i materiali utilizzati, che genera un senso di benessere attraverso l’aspetto cromatico e tattile, come un ritorno alle origini dell’uomo e della Natura. Per il duo arredare il bagno è utilizzare materiali innovativi come il Cristalplant Biobased®, ma anche godere del risultato organico che sprigiona dall’equilibrato accostamento con l’acciaio inox, materiale che dà l’idea di praticità e resistenza nel tempo, e con il legno che regala invece una morbida sensazione di calore ancestrale.

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

L’eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

 

Quello che risulta essere peculiare dei due progettisti e del marchio è un approccio votato agli accostamenti,vibrante ed emozionale.

Atelier12 ha sviluppato la linea di complementi d’arredo sostenuto da imprenditori di pluriennale esperienza e coadiuvato dai sapienti artigiani veneti verso la realizzazione di prodotti dall’estetica e dalla funzionalità precisa, attenta alla sostenibilità in quanto frutto di una filiera corta, personalizzati e taylor made sui bisogni dell’utilizzatore.

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Design giovane, tradizione artigiana e fiducioso slancio imprenditoriale: queste le tre parole d’ordine del brand vicentino.

In seguito Meneghello matura una fondante esperienza in Danimarca collaborando con con lo Studio Mikal Harrsen e in seguito per per MA/U Studio, mentre Lanfranco concentra la sua attenzione sul riutilizzo ragionato degli scarti aziendali di piccole e medie imprese torinesi.

Atelier12- Nuovi materiali

Atelier12- Nuovi materiali

I direttori creativi di Abisso hanno entrambi unBachelor Degree in Industrial Design presso lo IAAD di Torino: Meneghello con una tesi in collaborazione con Gessi Spa sulla contaminazione tra arredo e ambiente circostante, Lanfranco sulla reinterpretazione del classico capitonné con Poltrona Frau.

Insieme ricevono una menzione speciale al Carbon Fiber Design Contest nel 2014, con il progetto per una lampada a sospensione, costruita interamente in carbonio.

Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_Veronafiere

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Il Padiglione del vino a Expo 2015. Lo abbiamo lasciato per ultimo, come un brindisi. Termina la visita ad Expo 2015 tornando nel “vivaio” delle eccellenze del Padiglione Italia per concentrarsi sul vino, per la prima volta in una Expo presentato con un padiglione intero. Suo intento è costruire un percorso che si fa narrazione della cultura del vino, della sua storia e delle sue tradizioni legate alla coltura dei 544 vitigni autoctoni, che rendono l’Italia il produttore più ricco per biodiversità nel mondo.

Il padiglione del Vino- esterno con la scala a forma d'acinoL’esterno del Padiglione “Vino. Ataste of Italy” ad Expo2015

Il Padiglione del vinoè pensato per un pubblico eterogeneo, esperti o meno esperti di cultura enoica, anche per famiglie e bambini. Responsabile dell’intera progettazione a Expo 2015 è l’architetto internazionale Italo Rota che ha studiato due percorsi differenti: al piano terra un’esposizione più spettacolare incentrata sull’edutainment, concepita come una viaggio nel vino attraverso i cinque sensi, mentre al primo piano le aziende partecipanti presentano un’ampia selezione di vini, in una biblioteca composta da bottiglie come libri, che possono essere degustati utilizzando gli eleganti enodispenser , seguiti dalla competenza dei sommelier Fisar.

L'ingresso della Domus Vini durante l'apertura ufficiale- foto Ennevi- VeronafierePadiglione del vino ad Expo 2015 – L’ingresso della Domus Vini durante l’apertura ufficiale- foto Ennevi- Veronafiere

I soggetti che hanno reso possibile la sua apparizione all’incrocio tra il Cardo e il Decumano di Expo 2015 sono il Mipaaf presieduto da Riccardo Cotarella e Veronafiere-Vinitaly con direttore generale Giovanni Mantovani, che si sono impegnati con un alto investimento complessivo in termini economici e di risorse professionali nel Comitato Scientifico nominato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e nel rispetto delle sue linee guida secondo principi di sostenibilità anche in termini architettonici.

Il concept è dichiarato sulla volta all’entrata, dove campeggia la parola Vino seguita da “is Enotria”e “is Italia”, frase che sintetizzal’idea del passato, del presente e del futuro: Enotria o patria del vino era denominata la nostra penisola duemila anni fa, l’utilizzo del verbo inglese indica la diffusione odierna internazionale del prodotto, che quando si trasforma nel corrispondente monogramma in mandarino “VINO 是…. allude al futuro nell’interesse e nel mercato cinese. Da qui entriamo nel racconto attraverso i cinque sensi del vino inteso come componente del patrimonio genetico, identitario culturale d’Italia fin dall’antichità, dove le tre lingue italiano, inglese e cinese sono utilizzate in tutto il percorso. Anche le tecniche artistiche e decorative ci parlano di osmosi nel tempo dato che all’affresco si accosta la tecnologia espositiva più sofisticata, che prevede anche la modalità di comunicazione dei contenuti con un’applicazione per smartphone.

Passato e presente convivono nella biodiversità nel territorio, caratteristica delle sue colture e della sua cultura. che garantisce l’eccellenza e la sua lunga sopravvivenza nella possibilità di essere valida come modello commerciale di successo. Qui si intende mostrare come il messaggio di biodiversità e qualità può trasmettersi attraverso una cornice scenografica fatta di suggestioni visive, olfattive, e di suoni legati al contesto enoico, sia esso il movimento del mosto o il tintinnio di calici.

Dentro la Domus ViniDentro la Domus Vini del padiglione tematico sul vino italiano ad Expo2015

Ci si trova subito immersi nella cosiddetta Domus Vini, un ambiente che cita impianto architettonico e tecniche costruttive e decorative della Domus Aurea. Sempre nella grande volta in alto è dipinto ad affresco l’Albero della Vita, e della vite, che simboleggia i 593 vitigni italiani: da questa sala si accede ad altre due meno ampie dove marmi pitture murali con inserti in alabastro e proiezioni vivo convivono per raccontare il vino come presenza quotidiana nel lavoro e nel territorio: a sinistra in stile decorativo etrusco-romano si parla di vigne e vendemmia, a destra si passa al medioevo e alla lavorazione in cantina, con una contaminazione video tra bambini divertiti dalla pigiatura, mentre appaiano sull’immagine animazioni di animali come incisioni rupestri, ricordando la fiaba della volpe e dell’uva. Un’area centrale mostra invece una proiezione video dei principali paesaggi regionali dove si producono i vini più celebri.

Usciti dalla vera e propria Domus passiamo ad un ambiente più moderno: la Sala dei vetri e dei colori del vino. Una fila di dodici anfore di cristallo colme di liquidi dei colori principali del vino poggia su un tavolo composto in marmo i cui sostegni sono venti cilindri realizzati in altrettante tipologie di marmi, uno per regione.

Alle pareti teche di cristallo espongono i pezzi prestati dalla collezione del Museo del Vino Lungarotti a Torgiano: troviamo reperti archeologici come brocche e contenitori per la mescita, di cui citiamo l’Askos con impugnatura zoomorfa di area partenopea (I sec. d.C.); bicchieri e coppe, splendidi esemplari in ceramica rinascimentale e del diciottesimo secolo, arrivando fino al novecento con personali modelli funzionali e decorativi di artisti e designer .

Il vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_VeronafiereIl vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_Veronafiere

Segue il tunnel delle cantine e dei profumi del vino: in penombra come il luogo dove sono perfezionati gli aromi, una parete presenta una serie di nicchie dalla linea di grandi nasi, convessi per contenere bicchieri illuminati che possiamo annusare mentre sprigionano i bouquet tipici delle diverse varietà enoiche.

Spicca in questa galleria a Expo 2015 una grande anamorfosi del Bacco di Caravaggio, dove il vino è protagonista dell’eccellenza anche artistica italiana. Si nota la distorsione dell’immagine man mano ci si avvicina alla superficie, come per entrare nella sensazione di ebrezza del dio pagano.

Nella zona del Mare di Vino, giochi di luce e di specchi fanno sembrare riempita del nettare una vasca, come un impluvium romano sulle cui pareti laterali si animano le scene dei brindisi più famosi al cinema, dal Don Giovanni di Losey al Gattopardo di Visconti con commento sonoro delle arie famose del nostro teatro lirico sullo stesso tema, per non dimenticare che l’Opera ha contribuito a costruire nel mondo l’italian style fondato sul buon gusto a tavola .

l'installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere (1)Padiglione del vino a Expo 2015 – l’installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Accanto vediamo l’ultimo ambiente del piano terra per l’allestimento più spettacolare anche dal punto di vista tecnologico, che coinvolge ogni lato della stanza: il pavimento è retroilluminato e sul soffitto sono sospesi 1000 calici e flutes. Come nel mondo le nostre bollicine si son fatte strada qui un’alta scultura rappresenta la schiuma di un prosecco “esplosa” da una bottiglia appena stappata, carica di luce dorata del vino e della gioia di vivere. Come un effetto di quel brindisi le pareti, le stesse trasparenti che delimitano l’implivium, sono ricoperte di bollicine per un “cincin virtuale” in tutte le lingue del mondo, e indicano i territori italiani produttori di spumante e le rispettive Doc e Docg.

Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafiereUna scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi Veronafiere

In mostra nella stessa area anche due speciali bottiglie: quella celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia “UNA”,ideata da Veronafiere-Vinitaly nel 2011 e nata da quaranta vitigni autoctoni, e una di Sassicaia annata 2000 portata in orbita durante una missione spaziale.

Il percorso di edutainment termina con il saluto della statua originale di Giulietta concessa dal Comune di Verona, per ribadire che la produzione d’eccellenza è sicuramente frutto dell’amore e della passione italiana.

Da qui si può uscire per concludere la visita o proseguire passando dalla scalinata in metallo e legno di barrique, custodita da una struttura elissoide che ricorda un acino d’uva ben riconoscibile dall’esterno, nella zona strategica di incrocio tra Cardo e Decumano.

Chi raggiunge il piano superiore entra nell’Enoteca del Futuro, una vera e propria Biblioteca del Vinodove sono esposte e degustabili 1400 bottiglie e distillati rappresentativi della ricca produzione di tutte le regioni italiane. L’app ufficiale VINO-Vinitaly Wine Club per smartphone permettedi prenotare, tracciare il proprio wineprofile, commentare i vini assaggiati ed eventualmente, acquistarli online sulla piattaforma e-commerce di Vinitaly.

La Biblioteca del Vino ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafierePadiglione del vino a Expo 2015 – l’interno della Biblioteca del Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Il layout disegnato da Studio Ù, prevede la zona espositiva completamente bianca, improntata anovità e minimalismo di enodispenser, monitor e display da cui si attingono le informazioni sulle etichette e i territori di produzione e provenienza, mentre il grande corridoio è rivestito di legno sul pavimento e sul soffitto. Segnaliamo il candido Salotto delle Grappe, curato interamente da Castagner per il prodotto tipicamente italiano al 100%, che fa da contrappunto cromatico con l’eleganza delle sue bottiglie colme dei distillati del colore del miele.

La biblioteca è metafora dell’enoteca perché ogni etichetta vitivinicola di casa nostra ha una sua specifica storia con un suo autore dalle caratteristiche uniche, come un libro, e come il testo ha un futuro ancora da scrivere nella sua fruizione, nella sua diffusione.

Il Salotto delle GrappePadiglione del vino a Expo 2015 – Il Salotto delle Grappe

Per rispondere alla tematica di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si discute e si portano esempi concreti sull’ecosostenibilità e biodiversità vitivinicola italiana, sicuramente un’unicità da mostrare ma anche da tutelare. Per questo l’ultima ma ben visibile parete del percorso, prima di accedere alla riservata vip lounge della terrazza vetrata rivestita di vegetazione rampicante, espone ilprogetto sulla sostenibilità vitivinicola VIVA realizzato dal Ministero dell’Ambiente, con i suoi vini creati ad hoc dai tredici produttori partecipanti, a marchio di garanzia di adesione ai parametri prefissati, visibile sull’etichetta.

Sono inoltre presenti due sale dedicate ad incontri e degustazioni e convegni, attività formative a cura della Vinitaly International Academy. Per quanto riguarda la garanzia della sostenibilità del progetto architettonico per il Padiglione per Expo Milano 2015, Rota e il suo team hanno pensato sia al futuro riciclo e riuso dei materiali, che all’efficienza energetica attraverso illuminazioni interne a LED.

Michela Ongaretti

Il Giardino delle Idee al primo piano

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Germania- rendering della strutturaPadiglione Germania- rendering della struttura a Expo 2015 Milano

Il padiglione Germania per l’ecocostenibilità. Per cosa si dovrebbe visitare Expo? Nel bene e nel male è un evento irripetibile, per curiosità, oppure per vedere la risposta delle diverse nazioni al tema di “Nutrire il pianeta”. Qualcuno può anche essere interessato all’atmosfera internazionale, o agli esempi di design per l’architettura temporanea e possibilmente la sua ecosostenibilità. Ma c’è un altro motivo. In un contesto risultante dai contributi dei diversi Stati quando siamo fortunati riusciamo a respirare, attraverso l’approccio dato alla tematica, lo spirito di un popolo. Ci è successo nel padiglione tedesco, dove è ben rappresentato dai contenuti e dal design ecosostenibile.

Organizzatore generale è il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) con Dietmar Schmidt come commissario generale. L’architettura, l’ideazione e il progetto sono degli studiARGE e SCHMIDHUBER con a capo l’architetto Leonard Wieckell, mentre il merito della creazione dei contenuti, esposizione e media va a Milla e Partner.

Padiglione Tedesco pianoro paessagistico e Solar Trees.Ph B. Handke (1)Il pianoro paesaggistico e i Solar Trees del padiglione tedesco ad Expo2015. Ph B. Handke

La Germania ha prodotto grandi menti scientifiche e letterarie, e viene spontaneo definirla per il rigore, nell’innovazione tecnica e tecnologica. Ma i tedeschi sono capaci di slanci appassionati, e amano la luce, il calore che cercavano in Italia e in Grecia fin dai tempi del Grand Tour. Per questo fin dall’inizio il “campo delle idee”, la rappresentazione di alcune risposte su alimentazione e sostenbilità futura del pianeta, viene affidata a sei ambasciatori “passionari”, cittadini tedeschi eccellenze nel loro ambito.I sei campi tematici corrispondenti sono: l’acqua, il suolo, il clima, la biodiversità, gli alimenti e “ il mio giardino delle idee” con esempi concreti di attivismo ambientale e nutrizionale dalla società civile.

L'attivismo della società civile nel Giardino delle IdeeMilano Expo Padiglione Germania – L’attivismo della società civile nel Giardino delle Idee

Il Padiglione si divide in due aree percorribili separatamente.

Il percorso esterno parte dalla rampa che conduce alla terrazza, permettendo di osservare le strutture architettoniche e dellle innovazioni ecologiche costituite dai Solar Trees, utilizzati per l’energia interna e realizzati in fotovoltaico organico (OPV).

All’interno si affrontano questioni serie pur mantenendo un tono giocoso. In questo sta la forza delle numerose installazioni video che sono terminali informativi sui temi affrontati, per la cui visualizzaione viene consegnato all’ingresso unseedboard da appoggiare ai sensori e seguire le istruzioni. In questo modo sono facilmente fruibili i contenuti, senza bisogno di scaricare applicazioni sul proprio smartphone.

La copertura del padiglione con il fotovoltaico OPVLa copertura del padiglione tedesco ad Expo2015 con il fotovoltaico OPV

Al termine abbiamo affrontato molti concetti, ci siamo arricchiti di informazioni utili ma potremmo esser stanchi, per questo la Germania offre una parte più di intrattenimento con lo spettacolo Be(e) Active, tenuto in una sala studiata ad hoc. E’ un dono finale del percorso, accostato ai contenuti più scientifici, che chi ha fretta per altre visite può evitare, cosi come gli spettacoli di intrattenimento più pop nell’arena alla base della struttura. Il percorso quindi è diversificato topograficamente e dal punto di vista di diversi target di pubblico.

Un momento dello show Be(e) ActiveMilano Expo padiglione Germania – Un momento dello show Be(e) Active

Sin dall’architettura si tenta di fornire risposte tecnologiche e creative al grande tema dell’energia futura, modulando esempi dalla Natura.

La rampa d’ingresso utilizza diversi tipi di legnameche compongono un paesaggio agricolo visto dall’alto e l’inclinazione suggerisce il pianoro tipico della campagna tedesca. Leggermente in salita come nel paesaggio naturale dal cui terreno spuntano germogli: qui sono l’elemento portante di comunicazione tra l’alto e il basso, l’esterno e l’interno, alberi stilizzati che escono dal piano inferiore,sostengono l’intera struttura e la “nutrono” con il fotovoltaico inserito nelle foglie, la copertura dinamica dell’edificio. Il concept è perfettamente realizzato nella struttura perché nei Fields of Ideas la base dell’alimentazione, il tema dei temi, viene dalla Natura, ed essa ha bisogno di essere sostenuta e tutelata attraverso la ricerca scientifico-tecnologica, e la collaborazione dei cittadini e dei governi. Questi tralicci portanti sbucano infatti dalla zona sottostante ricca dei contenuti interattivi del padiglione.

Per i visitatori che decidono di non entrare ma godersi la vista dal pianoro c’è comunque un’ultima chiamata verso i contenuti proprio attraverso le aperture da cui sbucano gli alberi in acciaio, possono affacciarsi e curiosare, ma anche essere richiamati da altri visitatori dal basso a contribuire con dei comandi al gioco interattivo del piano terra.

Padiglione Tedesco area tematica -alimenti-.Ph. B. HandkePadiglione Germania ad Expo2015, l’ area tematica dedicata agli alimenti-.Ph. B. Handke

In cima il grande tetto di foglie unifica esterno e interno, avvolge sia l’architettura che l’area espositiva. Se il futuro è adattarsi al modello della Natura nella morfologia, la moderna membrana che protegge il padiglione come le foglie il fusto, al tempo stesso si trova una semplicità costruttiva attraverso la riduzione di materiali,questa membrana e l’acciaio. La tecnologia innovativa utilizzata per i pannelli solari incontra per la prima volta il design nel progetto internazionale del padiglione, infatti sono stati stati studiati per adatttarsi in maniera flessibile alla morfologiadi differenti componenti architettoniche e del complesso dell’opera.

Parliamo di tecnologia fotovoltaica biologica, OPV, per i circuiti stampati di moduli esagonali, laminati su entrambi i lati e fissati tramite clips ad una rete d’acciaio a filigrana che trasporta l’energia elettrica partendo dalla cella centrale. L’energia che si produce di giorno viene immagazzinata in un sistema di stoccaggio ai piedi delle cinque strutture-germoglio per alimentare la lampada circolare a LED che di notte le illumina dal basso. Questo ciclo di energia chiuso e auto-alimentante riproduce quello naturale. Alla fine di Expo i moduli saranno riutilizzati dal consorzio di aziende tedesche ARGE OPV che li ha creati.

L'ambasciatore della biodiversità tedescaPadiglione Germania- L’ambasciatore della biodiversità tedesca Eckardt Brandt, con il suo recupero di specie antiche

Se seguiamo invece il percorso interno entriamo al pianterreno dove ci accoglie una guida per il preshow: ci informa sull’uso della seed board di cui siamo stati equipaggiati e ci presenta le aree tematiche e i suoitestimonial. Benjamin Adrion ha fondato Viva con Agua, una rete che si impegna attivamente per l’approvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo, Josef Braun è un coltivatore biologico che si batte per la gestione agricola sostenibile del suolo, i giovanissimiFelix Finkbeiner e Franziska Funk ci sensibilizzano sul cambiamento climatico con l’iniziativa studentesca Plant for The Planet, Eckart Brandt è un eroe della biodiversità perchè ha salvato centinaia di varietà di mele tradizionali antichissime, e continua a coltivarle. Erika Mayr è un’apicultrice metropolitana, dal centro di Berlino contribuisce alla salvaguardia delle api producendo il loro miele, infine Michael Schieferstein si batte attivamente per un rapporto sostenibile con l’alimentazione mediante l’iniziativa Foodfighters.

Passiamo al grande aperto ambiente che ci colpisce per l’utilizzo della luce naturale, e per leforme organiche delle aree espositive, identificate dai diversi colori dell’allestimento. Per ogni area c’è un’installazione video che fa parlare questi protagonisti del loro lavoro per l’ambiente.

Con la seedboard che ci permette di proiettare testi e filmati, immagini e giochi la nostra esperienza è libera e individuale, possiamo soffermarci dove e quanto riteniamo interessante.

Non è questa la sede per presentare tutti i terminali informativi , ma ci soffermeremo sugli stimoli principali per ciascuna area, dove le idee e i progetti che gravitano intorno alle risorse naturali stimolano al loro uso pensato, per contribuire alla sicurezza alimentare del futuro.

L'area tematica Acqua nel Padiglione TedescoL’area tematica dedicata all’Acqua nel Padiglione tedesco ad Expo2015

Il blu predominante della tematica acquatica offre stimoli come il recupero del fosforo come fertilizzante, a cura della piattaforma tedesca per il fosforo e la Berliner Wasserbetriebe, e un progetto pilota di Amburgo sul ciclo dell’acqua sostenibile in città.

I diversi pannelli interattivi dell’area arancione dedicata alterreno orbitano intorno all’agroforestazione come prevenzione all’erosione e stabilizzazione dell’equilibrio idrico, poi l’applicazione delle colture alternate per salvaguardare la produttività del suolo con Stiftung Oekologie & Landbau.

Per il clima il colore dominante è il giallo e si presentano soluzioni innovative che combinano la tutela del clima stesso con approvigionamento sostenibile, energia e alimentazione, ad esempiol’acquacoltura offshore, unione di allevamento ittico ed energia eolica, e l’agrofotovoltaico attraverso diverse superfici per l’energia e l’agricoltura.

biodiversità padiglione germaniaMilano Expo Germania L’area tematica della Biodiversità

Il verde chiaro della biodiversità mostra la molteplicità delle specie viventi dove degli oggetti a forma di seme ospitano progetti per la conservazione della biodiversità: la Banca dei Geni di Gastersleben, una delle maggiori al mondo, e la salvaguardia di quella genetica degli animali da allevamento.

Il settore rosso dell’alimentazione, fornisce informazioni sui prodotti quotidianamente consumati, con l’intento di rendere consapevoli dell’impatto delle nostre scelte. Un’alta parete stilizza scaffali di un supermarket, e un carrello che, fatto scorrere, visualizza caratteristiche di produzione e nutrizionali di diversi prodotti.

Il Giardino delle Idee al primo pianoExpo2015, Il Giardino delle Idee al primo piano del padiglione Germania

Verso la scala che ci condurrà al primo piano il lato oscuro del consumo: una montagna di rifiuti che due pannelli mostrano come possibile risorsa per il recupero di energia.

Al primo piano ci troviamo immersi nella luce naturale più intensa in compagnia di molte piante aromatiche, che vengono utilizzate nel ristorante del padiglione stesso, siamo nel “Giardino delle Idee”. Vicino a queste coltivazioni si possono staccare dei biglietti con proposte sul loro utilizzo: questa e altre sono le idee fiorite dalla consapevolezza dei cittadini comuni, le loro iniziative per migliorare Ambiente e Alimentazione. In quest’area si esperisce quindi una forte esperienza comunitaria della società civile tedesca. Citiamo ad esempio Foodsharing e Mund Raub che dal web segnala dove si possono raccogliere e mangiare frutti maturi nelle aree urbane.

E’ quella del movimento di due proiettori-schermo oscillanti a suon di musica, come i due grandi occhi delle api, durante la performance live dei beejays, un chitarrista e un beatboxer.

All’uscita si può passare alla terrazza, visitabile anche per chi passa dall’interno, oppure entrare nella sala suggestiva delloshow Be(e) Active, adatto in questo caso a riunire tutti i target di pubblico per l’esperienza musicale che si fa comunitaria, confermando la vocazione del Padiglione di attirare la nostra attenzione su argomenti seri, ma riunire adulti e bambini anche con la tecnologia che regala solo spensieratezza.

Michela Ongaretti

Staygreen Sedute Pepper_

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Fuorisalone 2015 Milano. Staygreen sarà presente nel distretto di Brera District – allo showroom Seventy in via Pontaccio n. 10  – con la collezione Le Anime di Carta, ma vedremo l’azienda protagonista anche in veste di mecenate per l’Arte alla Casa Museo Spazio Tadini – zona Fuorisalone Lambrate, via Jommelli 24 – dove i suoi materiali costruttivi saranno la base delle creazioni dell’artista Luca Moretto (molto in vista anche nella recente Asta Flash di Basezero ad Affordable Art Fair presso Superstudio) – con siliconi colorati Mungo e Saratoga – nella mostra A misura d’uomo. Inoltre Staygreen sarà in via della Spiga dove sarà allestita l’area Lounge di Global Blue.

Staygreen lampada Marylin

La lampada Marilyn prima dell’intervento di Moretto, design Staygreen, particolare

I prodotti Staygreen sono per noi molto interessanti perché esempio eccellente di quel filone di design votato a dare forma e comfort alla vita quotidiana, tentando di non impattare negativamente e violentemente sull’ambiente. Definiamo eco-friendly furniture i letti, tavoli, lampade, divani e sedute sono costruiti con materie prime ecosostenibili e selezionate; inoltre sono tutti pezzi unici, realizzati a mano in Italia. Parliamo di cartone a doppia onda rigorosamente riciclato, segatura di recupero e collanti naturali, tessuti biologici. La resistenza all’acqua e all’usura è garantita da un isolante trasparente solvent free ad alta penetrazione.

Il knowhow dell’azienda nasce dall’esperienza originaria nell’ambito degli arredi imbottiti che interviene sul cartone con finiture di vario tipo, sempre in materiali “green” come gli inserti in legno, cotone rigenerato, acciaio o Corian. Il cartone stesso proviene dal recupero di imballaggi e dalla filiera del riciclo della carta da macero, mentre la segatura dal riuso di sfido di lavorazione.

Non è un caso quindi che gli stessi materiali diano forma alle creazioni di Luca Moretto, tra cui la lampada Marilyn – scultura di quasi tre metri – nella mostra a Spazio Tadini sponsorizzata anche da Saratoga per questo Fuorisalone 2015.

sgabello-staygreenLuca Moretto – intervento sulla seduta Cork, design Staygreen

Le opere che esplorano e celebrano il rapporto tra Uomo e Natura, e tra Natura e Tecnologia, si sposano con il concetto di design racchiuso nei prodotti Staygreen. Come spiega il project manager Mauro Marcenta si intende creare qualcosa di idealmente più alto che semplici mobili scelti per la loro praticità: conta molto la ricerca del Bello, l’impronta dello stile dei progettisti, e la manualità artigianale con cui sono costruiti. Inoltre, come per Moretto la tensione dialettica dell’uomo verso la Natura è costante, così per Staygreen l’avvicinamento di estetica, funzionalità ed ecosostenibilità è in continuo processo di affinamento, e di scoperta. L’azienda può ben rappresentare l’esempio concreto nell’ambito del design del discorso artistico di Moretto, che è ragionamento ontologico sulla possibilità dell’uomo di esistere in Natura: in questo caso design e arte condividono gli stessi strumenti, usando semplicemente altri linguaggi.

La fiducia della casa di produzione verso la creazione di questa mostra viene senz’altro dal riconoscimento del valore dell’artista, di quanto riesca ad esprimere la propria visione del mondo con una personalità incisiva, ma anche per l’abbinamento sinergico dei materiali: i siliconi colorati della gamma Leed di Mungo srl, con cui Moretto ha inondato il cartone a doppia onda. Per Marcenta cartone e silicone sono “molto diversi tra loro ma accomunati dal concetto che più abbiamo a cuore: l’ecosostenibilità.”

Staygreen Libreria Omm

Libreria Omm, design e produzione Staygreen

Da sempre Staygreen ha cercatoconnessioni con altri mondi, come gli hotel e gli store. Ha all’attivo un’altra collaborazione artistica con Studio Prince presso la Queeen Gallery di Desenzano, coinvolgendo l’opera di Pietro Romano, e presto sarà la volta dell’artista Edoardo Menini.

Roberto Pamio, fondatore dello studio Pamio e Partners, è stato l’ideatore della linea di arredamento che Staygreen ha contribuito a sviluppare e concretizzare. Secondo l’architetto e designer il cartone è il materiale del futuro: riciclabile, sostenibile, leggero ma soprattutto personalizzabile con facilità: una materia povera che può essere nobilitata attraverso il design.

I clienti per ora sono soprattutto stranieri, ma le recenti numerose commesse stanno dimostrando che anche nel nostro paese si sta allargando l’interesse per il green design. I mobili della collezione si trovano in molte prestigiose location in tutto il mondo: dalla Google House di Milano al ristorante La Cantine de Faubourg aDubai, presso l’albergo ecosostenibile Mari e Monti di Grado. Hanno accompagnato importanti eventi come il Salone Nautico di Genova e la Barcolana di Trieste, in collaborazione con Eataly, ed hanno arredato il Padiglione Italia all’International Golf Travel.

Secondo Marcenta la collezione è stata creata partendo con complementi semplici per arrivare , galvanizzati dal successo ottenuto, a strutture molto più complesse come letti e divani, che riprendono la linea di design ma introducono elementi diversi, come il cotone rigenerato.

Staygreen Poltrona Dahlia in ecopelle

Poltrona Dahlia in ecopelle, design e produzione Staygreen

Abbiamo chiesto di cosa il team di Staygreen sia particolarmente orgoglioso, e sono stati fatti i nomi di due modelli di sedute: Wendy e Dahila. Wendy si compone di quel celebre cartone a doppia onda, appoggia su piedini conici e il suo volume è definito da una seduta profonda e una imbottitura soffice su seduta e braccioli, rivestiti in cotone rigenerato lavabile o ecopelle. Dahlia esprime eleganza grazie alla commistione di linee rette e curve, dall’aria retrò e avanguardistica allo stesso tempo. Struttura e rivestimento come per Wendy, dotata di fettucce di velcro per un rapido smontaggio e rimontaggio. Le spalle interne ed esterne sono in MDF (medium density fiberboard) con finitura in laccato bianco o nero. Entrambe le sedute sono intese per gli interni.

Si segnalano i prodotti di illuminotecnica, sviluppata di recente. Questi ultimi saranno presentati al Fuorisalone 2015 con la collezione “Le Anime di Carta”.

Staygreen Poltrone wendy_19_L_2Poltrone Wendy, design e produzione Staygreen

Sono in cantiere molte idee per il futuro, sia sul design che su materiali inediti, ma la grande novità nei prodotti presentati al Salone è il colore, ancora work-in progress, che Staygreen ritiene abbia un impatto fortissimo sull’immagine degli arredi. Inizialmente tutti i pezzi erano disponibili in bianco e in cartone naturale mentre ora si sono arricchiti di diverse nuances: oro, argento, bronzo, nero, bianco, arancio, grigio e tortora. In via Pontaccio 10 lo showroom sarà occupato dalla versione Colour, dove il colore è dato da vernici all’acqua senza componenti chimici, esclusivamente composto da coloranti vegetali, applicato anche agli elementi scoperti in cartone. Anche le colle impiegate sono ecosostenibili perchè a base di cellulosa naturale al cento per cento. Presso l’area Lounge di Global Blue in via della Spiga vedremo invece gli arredi nella versione argento, per tutta la durata dell’Expo.

Staygreen divano Scaccomatto

Scaccomatto, un divano Staygreen

Il lavoro di Moretto accentuerà anche questo aspetto di novità di Staygreen, dato che attraverso il colore l’artista aggiunge o cambia significato ad un oggetto. Come scrive Francesco Tadini usare l’espressione ” a misura d’uomo” significa riportare la realtà alla nostra dimensione impedendole di “spersonalizzarsi divenendo un semplice ingranaggio di un mondo produttivo e, quindi, di riconsiderare la scelte che disumanizzano anche gli habitat da noi edificati”, direzione condivisa da tutti coloro che in ambito imprenditoriale e creativo si impegnano affinchè tutti noi possiamo progredire a contatto con le risorse del pianeta, senza danneggiarlo.

Staygreen Sedute Pepper_Sedute Pepper di Staygreen, in un bell’allestimento “modulare”

Allo stesso tempo Moretto rappresenta la capacità di adattamento ad una difficoltà fisica, nella sua trascendenza nella vitalità del colore e della scultura biomorfa nata da riuso della forma, e da un materiale divenuto industriale,che però nasce dal naturale silicio. L’Arte è una forma ancora più generale di ecosostenibilità. E’ biosostenibilità nel senso che senza l’invenzione e l’emozione del gioco infantile, combinatorio all’infinito e generativo di e dalle emozioni, non possiamo davvero parlare di vita.

Michela Ongaretti