Fuorisalone ed oltre con Venice di Guzzini all'Orto Botanico

Fuorisalone2017 all’ Orto Botanico di Brera con Interni Material Immaterial. Design Islands nella Natura

Anche per questo Fuorisalone 2017 non può mancare una visita all’Orto Botanico di Brera. Merita sempre, ma ora è il momento migliore, sia per le splendide fioriture che per la speciale esposizione di Interni. Materiale Immaterial che anima la città per due settimane da quella del Salone del Mobile.  Il 2017 celebra i vent’anni del Fuorisalone come evento nato per iniziativa di Interni, la rivista internazionale dedicata al design che  ha contribuito quattro anni fa alla ristrutturazione dell’Orto Botanico, per restituirlo alla città come oasi verde fruibile in ogni stagione, sede di attività didattiche e scientifiche. Continue reading

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INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

Open Borders tra i più rilevanti eventi del Fuorisalone 2016.

E’ iniziato il Salone del Mobilecon il suo Fuorisalone e quest’anno anche la prestigiosa XXI Triennale Internazionale di Milano. A dare l’incipit di tutto questo lunedì ho assistito alla presentazione della mostra-evento Open Borders che coinvolge come sempre i chiostri dell’Università Statale ( un tempo la Cà Granda, XIV secolo) e l’Orto Botanico di Brera ( del XVIII secolo), visitabili fino al 23 aprile, e per la prima volta la Torre Velasca, opera avanguardistica nel 1958 e simbolo architettonico della città ora, illuminata da Audi City Lab fino al 17 aprile.

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Tra queste ultime quella di Interni è alla sua diciannovesima edizione, nel 2016 esplora in senso progettuale il tema degli Open Borders, con l’invito asuperare le barriere tra le varie discipline creative: la consiglierei sempre per ogni Fuorisalone, anche in virtù delle splendide location coinvolte, monumenti simbolo della storia, dell’arte e dell’architettura milanese.Una design week di Milano ricchissima di eventi, forse troppo. Ci sono piccoli produttori più o meno innovativi, designer con sapere artigianale e per questo auto prodotti, e poi ci sono le istituzioni e gli sponsor che finanziano od organizzano grandi mostre in collaborazione con autorità del settore, eventi nei quali progettisti affermati possono presentare opere più sperimentali e fantasiose, seguendo un filo conduttore unificante per tutti i suoi protagonisti.

La presentazione di Open Borders nell'aula magna dell'Università Statale

La presentazione di Open Borders nell’aula magna dell’Università Statale

 

Moderatore-affabulatore dell’incontro è stato Philippe Daverio, per una visita virtuale delle installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre, attraverso le parole dei suoi creatori. Io ho selezionato alcuni interventi in base alle realizzazioni personalmente più memorabili, ma consiglio di visitare ogni location.

 

Disegno dell'installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

Disegno dell’installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

 

L’Università Statale diventa una delle sedi ufficiali della XXI Triennale Internazionale di Milano grazie al l’installazione-mostra Casa del Viandante a cura di Marco Ferreri nel cortile del ‘700.

Le quattro casette ci portano all’antichità, quando le attività commerciali o dei pellegrini sulla penisola richiedevano lo spostamento a piedi su strade che erano per due terzi mulattiere o sentieri. La riflessione sulla pratica del camminare si avvicina al contemporaneo desiderio di riavvicinarsi alla natura quindi quello che si va a proporre si configura come un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale: sono quattro moduli abitativi autonomi, anche energeticamente, di circa 9 metri quadrati, con due giacigli, un tavolo e due sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è stato poi personalizzato dallo stesso Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

 

Nella Hall dell’Aula Magna Patricia Urquiola ha realizzato Empathic Fuukei. I pannelli “raccontano i paesaggi” come la pittura faceva un tempo, solo che oggi lo si può fare attraverso la densità dei materiali, sono superfici aperte a creare un percorso polisensoriale attraverso la sovrapposizione di materiali diversi, composti di strati visibili da Cleaf. L’architetto insiste sul concetto di vero non più legato solo al naturale, ma anche all’artificiale di nuova generazione.

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Nel Cortile D’Onore.

I russi Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova hanno creato Towers che si avvicina a noi per l’idea tipicamente occidentale della torre come di un punto di riferimento per un edificio, mutevoli nella tela interattiva per il visitatore, e in dialogo verticale e orizzontale con i limitrofi palazzi e con lo spazio interno alla Statale.

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

 

Massimo Iosa Ghini presenta In/Out: una struttura che richiama l’architettura arcaica, anche per l’uso della pietra, racchiude un levigatissimo parallelepipedo perfetto. Come un dualismo che esprime il confine aperto dell’esistenza umana, il mostrarsi da fuori e l’individualità, come contaminazione e convivenza di polarità opposte.

Segnalo lo studio MAD Architects fondato dal cinese Ma Yansong per l’installazione Invisible Border, fasci del polimero Etfr che mutano la percezione dello spazio grazie al gioco delle superfici semitrasparenti in movimento, riflettenti il cielo di giorno e luminose di notte.

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

 

Massimo Formenton e Ado Parisotto scavalcano i confini dell’architettura per avvicinarsi alla visione cinematografica di Michelangelo Antonioni. Con La stanza del vuoto si ricrea la smaterializzazione di un luogo, con l’effetto di smarrimento e sorpresa della scena del dialogo tra Marcello Mastroianni e Monica Vitti ne film La notte : tutto questo nel rapporto tra l’esterno e l’interno, della scena o della stanza, con le pareti in vetro specchiante e i loro giochi di eco visive.

Open Borders, l'installazione Radura di Stefano Boeri

Open Borders, l’installazione Radura di Stefano Boeri

 

Nel cortile della Farmacia Stefano Boeri, l’architetto del Bosco verticale, crea Radura grazie al Consorzio Innova e la filiera del legno della regione Friuli Venezia Giulia. Luogo di decongestione pubblica per la sosta dal caos urbano, con la pedana seduta e ancora per le colonne, e l’installazione sonora di Ferdinando Arnò. Di notte diventa un circolo luminoso.

Doveroso citare Illy, da molto tempo mecenate d’arte in diversi progetti legati al brand, qui celebra nel loggiato ovest la storia di Iletta, la macchina per il caffè espresso nata ben ottant’anni fa. Si festeggia con questa mostra curata dal direttore artistico di Illy Carlo Bach anche il ventennio della X.1 per il caffè fatto in casa, in anteprima l’anniversary edition presto in commercio.

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

 

Co-producer d’eccezione è Audi Italia, che secondo le parole del direttore marketing Massimo Favaro comunica l’affinità dei luoghi e delle persone attraverso l’unione delle differenze. Con Audi City Lab In Statale, in Montenapoleone e alla Torre Velasca il progetto diffuso è untaggable, cioè fatto dalle menti che non limitano il loro campo d’azione ad una disciplina rigidamente definita.

La Torre Velasca sarà valorizzata da forme dinamiche frutto dell’incontro tra la dimensione tecnologica e quella estetica, con l’interpretazione del logo Audi diPiero Lissoni e la sua leggerezza dell’oggetto effimero. Ingo Maurer con Axel Schmid concepisce Glow, Velasca, Glow!, realizzazione tecnica di CastagnaRavelli. Il grattacielo è dipinto dalla luce ad indicare diverse zone architettoniche, la parte inferiore e la copertura “incendiate” di rosso, mentre la fascia centrale resterà di un colore scuro con alcune vivide finestre ad occhieggiare illuminate. Il city-scape diventa ancora più eccitante secondo Maurer che ama questo emblema milanese.

Open Borders all'Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

Open Borders all’Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

 

Quest’anno l’Orto Botanico sarà animato dal progetto di Vito Di Bari My Equilibria, realizzato da Metalco Active, una sorta di albero per il fitness urbano. Il sofisticato design nasconde l’alta tecnologia: la flessibilità del metallo unita alla discreta eleganza del cemento coadiuvano il desiderio di una qualità della vita migliore, spesa all’aria aperta. Sono tre strumenti ma il centraleLeopard Tree alto sette metri è l’anima principale con le sue possibili 9 isole satelliti.

Gilda Bojardi ha voluto commemorare l’archistar Zaha Hadid che nel 2011 realizzò un allestimento proprio all’interno dei Chiostri. Personaggio noto per la sua capacità superare dei limiti disciplinari restando, come il progettista dovrebbe fare di natura, out of the borders, pronto a distruggere quei limiti per raggiungere un’opera di respiro organico che accoglie la sinergia di diverse competenze.

Michela Ongaretti

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

BE OPEN, la fondazione di Yelena Baturina che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

 

Un Incontro con Yelena Baturina, creatrice della fondazione BE OPEN che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

Be Open è una delle istituzioni che hanno reso possibile e unico il Fuorisalone 2015. Ha partecipato con Interni alle esposizioni del circuito Energy for Creativity e in particolare si è distinta per l’organizzazione della mostra-evento The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera. Di recente ha annunciato il suo generoso finanziamento per le opere di riqualificazione all’interno di questo gioiello mai sufficientemente valorizzato, con la creazione della Vasca dei Pensieri, che avverrà durante il periodo di Expo anche grazie alla consulenza del Politecnico di Milano, Dipartimento “ABC”. Il progetto è inserito in una ristrutturazione generale che darà vita al Polo della Grande Brera, insieme alla Pinacoteca e a Palazzo Citterio. 

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L’impreditrice russa Yelena Baturina, che abbiamo avuto il piacere di intervistare, ha creato la fondazione con una missione filantropica: cercare di unire persone creative e idee innovative per fare rinascere realtà produttive in difficoltà, creando modelli nuovi per il futuro, in un ottica globale.

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe PilletFuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

La fondazione si concentra soprattutto sull’azione del design che può venire in soccorso dell’artigianato: se ora è il design a realizzare ciò che migliora la qualità della vita quotidiana, anche rapportandosi con la produzione industriale e di massa, è spesso vero che si attinge a delle tecniche di lavorazione dei materiali e degli oggetti provenienti dalla tradizione artigianale e locale, e queste ultime discipline sono oggi enormemente ricercate, soprattutto in un’ottica di durevolezza e valore estetico. Possiamo dire che artigianato e design si valorizzano reciprocamente ma che nel caso dell’hand-made locale serve una spinta in più per ermergere. Su questa visibilità nuova nel mondo globale e digitale lavora Be Open.

Be OpenBe Open Sound Portal a Trafalgar Square- 2012

Per queste finalità è nato il progetto “Made in India”, un tour di investigazione delle “piccole eccellenze” locali in connessione col design contemporaneo: nel 2014 il discorso partiva dalla nazione indiana con il suo patrimonio di know how manuale e individuale, il cui risultato è stata la creazione di un marchio di lusso ideale, SamkaraMilano rappresenta nel 2015 la seconda tappa con la mostra a Brera sul rebranding di antiche case profumiere. Il tour continuerà in altre nazioni con altre iniziative.

A supporto della forza creativa mondiale sono state organizzate conferenze, concorsi, mostre, corsi di perfezionamento ed eventi culturali con la partecipazione delle menti internazionali più importanti ed influenti : da Ron Arad a Patricia Urquiola, da Alberto Alessi a Tom Dixon a Julian Schnabel, questi personaggi hanno trasmesso la loro esperienza alle giovani generazioni, si sono offerti come giurati nei concorsi e hanno raccolto l’invito della fondazione di creare ad hoc progetti sui temi condivisi.

Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell'Università Statale a MilanoFuorisalone – Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell’Università Statale a Milano

Segnaliamo che proprio a Milano nel 2014, in occasione del Fuorisalone / Design Week, Be Open ha presentato Young Talent Award, un programma di supporto ai giovani professionisti: i vincitori hanno ricevuto un sostegno economico per un anno di attività creativa. La giuria di selezione era composta daBarber&Osgerby, Front, Giulio Cappellini e Raw Edges. Questa e le altre iniziative di Be Open coltivano il sogno di vedere laclasse dirigente del futuro composta dai creativi emergenti di oggi.

La fondazione era presente alla Design Week milanese anche nel 2013: in coproduzione con la rivista Interni è nata Hybrid Architecture & Design ed è stata prodotta l’installazione multisensoriale The House of Senses di Christophe Pillet . Il ricco programma sceglieva anche l’interazione tra cibo e design, con gli chef Massimiliano Alajmo e I’m A KOMBO coinvolti nel progetto chiamato Be Open Food Theatre.

Tornando alle origini di Be Open ricordiamo che il primo anno è stato esplorato il design sensoriale nel suo avvicinamento alla tecnologia più innovativa . La fondazione è stata protagonista del London Design Festival nel 2012 presso il Sound Portal a Trafalgar Square e l’operazione è proseguita con una masterclass sul sound design al Chelsea College of Arts, inserita nel programma “Inside the Academy”.

Be Open ha partecipato anche al Design Miami con il suo il Be Open Forum: sono state raccolte e presentate le attività di cinque giovani creativi dedicati alla progettazione secondo un appproccio sensoriale.

Abbiamo chiesto alla fondatrice e al suo staff come vengono trovati i talenti nuovi nei due ambiti di competenza, artigianato o design. In effetti la loro ricerca pare essere il filo rosso dell’attività di Be Open anche se non esiste una divisione speciale nell’organizzazione dedicata a questo. Sicuramente si indaga nella realtà accademica o si scoprono designer e artisti di rilevante interesse attraverso concorsi come accadde in India con gli studenti di design o per il contest Hand di quest’anno, sempre nelle aree geografiche e nelle comunità interessate ai singoli progetti, che ricordiamo sono sempre studiati per un intervento in primis su di esse, o attraverso l’intervento di questi artisti in simposi e master classes sugli argomenti toccati nelle attività di Be Open.

Made in India- 2014- Mostra del marchio ideale SamkaraMade in India- 2014- Mostra del marchio ideale Samkara

Siamo lieti di apprendere della fiducia che l’imprenditrice accorda all’Italia in questo momento particolare interessato alla presenza di Expo sul nostro territorio. Si ritiene che possa essere favorevole per una maggiore apertura mentale delle persone alle novità: nuove idee, persone, soluzioni, tematiche, anche nell’ambito delcollezionismo e dello stimolo alla produzione creativa. Esiste la certezza che la curiosità verrà stimolata su molti livelli anche e soprattutto in relazione a ciò su cui Expo si focalizza, la sostenibilità e le risorse naturali riguardo il cibo e il suo consumo.

Portando avanti la riflessione sul nostro paese Baturina ritiene Milano il luogo ideale dove osservare i caratteri peculiari del carattere creativo italiano: l’imprenditrice vede una combinazione del più profondo rispetto verso le tradizioni unita ad un coraggio senza riserve nella ricerca della novità, il tutto accompagnato da un innato buon gusto. Noi ci auguriamo che la sua visione possa realizzarsi, nel superamento di un periodo non così favorevole all’utilizzo interno di un mondo delle idee spregiudicato, ricco di nuove leve talentuose ma non ben emerso.

Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.

L’obiettivo primario e ambizioso di operazioni come “Made In..” resta la possibilità di dare un nuovo slancio al campo dell’artigianato, potenzialmente molto ricco di soluzioni esportabili da un angolo all’altro del mondo ma più fragile perché meno equipaggiato per la sua promozione, mediante l’incoraggiamento agli scambi culturali e disciplinari. I progetti sono sviluppati per offrire nuove visioni futuribili e nel caso delle attività artigianali serve un nuovo approccio per la disperata condizione economica nella quale versano e che rischia di vedere scomparire il loro bagaglio di conoscenze secolari. Le realizzazioni dei progetti, come quello di rebranding per le case di profumo, sono un tentativo di soluzione del problema e Be Open si augura che questa ricerca sia fonte di ispirazione per altri.

Parlando di globalizzazione abbiamo chiesto se questa possa cancellare o sminuire l’unicità delle produzioni locali, ma la risposta di Baturina si concentra più su quelli che considera indiscutibili lati positivi. In pratica il fatto che i confini non esistano più e che quindi la circolazione e lo scambio di idee in ogni sfera dell’attività umana sia più semplice, favorisce il gioco di be open su “globale vs. locale” attuato ad esempio con il programma Made In india: tra i partecipanti c’era una rappresentanza di marchi di lusso italiani, e tutto il comitato di esperti conveniva sul fatto che la nuova “ondata” di globalizzazione sia focalizzata sulla conservazione dei tesori della cultura locale attraverso un pensiero globale integrato ad una comunicazione che utilizzi i nuovi media. Grande fiducia e responsabilità viene messa nelle mani dei designer contemporanei che sappiano ragionare in maniera acuta sulle opportunità della globalizzazione, e prendere il meglio del locale e del globale, per creare la propria visione personale di “glocal”.

Di conseguenza, si può ancora parlare di creatività legata ad un’origine geografica o culturale precisa. Ancora quello che conta, perché questa origine sia valorizzata, è poter ragionare attraverso una visione globale; si crede fermamente che l’attenzione dei consumatori verso i piccoli produttori d’eccellenza continui a crescere, ed è fondamentale e necessario che se ne parli in luoghi diversi da quelli d’origine della creatività locale, se si intende preservare la diversità dell’hand-made.

Nel futuro Be Open continuerà ad interessarsi ai mestieri manuali espandendo la geografia del programma “Made In”: senza anticipare troppo diciamo che lo step successivo sarà una ricerca sul nomadismo nell’artigianato in collaborazione con i maggiori musei di design nel mondo.

Michela Ongaretti

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Profumo di design nel giardino segreto. The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera

Profumo di design nel giardino segreto. Le meraviglie di Be Open all’Orto Botanico di Brera.

Il Fuorisalone non è finito. Ci sono luoghi in città che prolungano la durata delle loro esposizioni ben oltre la Design Week. Se siete stati travolti da innamoramenti folli o da temporali primaverili vi annunciamo che una delle mostre più suggestive, The Garden of Wonders. A Journey Through Scents all’Orto Botanico di Brera, durerà fino al 24 maggio.

The Garden of Wonders_vista dei padiglioni_ph Adriano Brusaferri (1)The Garden of Wonders_vista dei padiglioni – ph Adriano Brusaferri

Si tratta di una mostra sul tema del profumo voluta da Be Open e inserita nell’itinerario di Interni Energy for Creativity, di cui la fondazione è anche coproduttrice: è stato scelto qualesetting ideale per l’argomento trattato questo giardino che sprigiona essenze antiche e mostra infiorescenze inaspettate, come succede nei padiglioni creati ad hoc che celebrano un passato glorioso, perduto e ritrovato nei sensi, raccontati dalle nuove idee sbocciate nella mente dei designer.

Nella splendida cornice dell’Orto Botanico di Brera, che ci appare come un giardino segreto dopo aver attraversato i cortili dell’Accademia, troviamo tre percorsi differenziati. Sulla sinistra un piccolo edificio ospita A Journey Through Scents, la parte propedeutica e più descrittiva che indaga la presenza del profumo nella storia dell’uomo, legato ad aneddoti o vicende con la possibilità di annusare quell’essenza associata; nel padiglione centrale vediamo gli esempi di packaging per un prodotto immaginario in A Vision in a Box, mentre sulla destra sono distribuite otto Houses of Wonders, padiglioni con otto installazioni visionarie di artisti e designer che giocano su concetti legati alle produzioni di altrettante maison di profumi, non più esistenti.

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Intento generale della mostra è quello di fare rivivere questi marchi scomparsi intesi come eccellenze nell’ambito dell’artigianatonella logica generale della fondazione Be Open: quella di dare vitalità alle piccole aziende attraverso un circolo virtuoso di rebranding, unendo ad esso il design, quale forma di creatività a supporto della diffusione e commercializzazione globale delle produzioni legate alle tradizioni territoriali.

Houses of Wonders, Tord Boontje_Waldes&Spol_ph Gionata XerraHouses of Wonders, Tord Boontje – Waldes& Spol_ph Gionata Xerra

Yelena Baturina, creatrice di Be Open richiama l’attenzione sulla grande occasione che Milano ha in questo periodo con il Fuorisalone ed Expo 2015, e approfitta dell’afflusso di pubblico internazionale per portare avanti il suo discorso sul rapporto tra impresa e creatività. “Made in ..” progetto globale di cui questa esposizione rappresenta la seconda parte, è un tour che indaga e valorizza il rapporto fruttuoso tra design contemporaneo e piccoli produttori nelle diverse aree del pianeta, in questa dinamica la ricerca sui profumi si focalizza su quelle piccole imprese inserite nel tessuto sociale e aziendale europeo , mentre la prima parte si è concentrata sull’India, che hanno trasmesso la loro esperienza insieme alle tradizioni locali per un lungo periodo.

Considerato il profumo come un prodotto globale ante litteram, frutto di antiche conoscenze e delle miscele di materie prime reperite in tutto il mondo, con il conseguente incontro tra appartenenze culturali e geografiche, esso deve la sua identità anche al packaging che fa viaggiare manufatto e immagine del marchio.

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I mondi che questi profumi hanno creato hanno caratterizzato epoche e realtà territoriali, erano un ideale estetico oltre che uno status symbol per chi viveva nel lontano ventesimo secolo. Il vero e proprio mercato globale ha però infranto il sogno di una produzione che restava artigianale: per questo su questi otto marchi sono state applicate delle proposte di rebranding, salvaguardando i principi estetici della loro creazione, aiutati in senso moderno da un potenziamento del rapporto tra il packaging e la conferma di una brand identity riconoscibile anche a distanza di molti anni.

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Gli otto marchi individuati hanno scritto la storia e la fortuna del mercato delle essenze e da esse possononascere spunti per nuove soluzioni, per i sistemi di riferimento territoriale economici e sociali, nel futuro, globali ma rispettose delle esigenze dei produttori di materie prime coinvolti.

Per fare questo si parte da lontano, dall’importanza che ha avuto nell’immaginario mondiale il “prodotto ” profumo. Elena Vosnaki ha supervisionato la parte storica/antropologica intitolata A Journey Through Scent, una collezione di testimonianze legate ad avvenimenti o personaggi del passato, nel quale sono coinvolte le fragranze, il loro uso reale o come topos letterario, la genesi di un ritrovato e delle sue tecniche produttive. In parallelo sono presenti gli esempi concreti da provare con il terzo senso, realizzati ora con precise descrizioni delle sue componenti a cura di Gérald Ghislain.

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A Vision in a Box rappresenta invece tutta lapotenzialità del design nel veicolare un’idea olfattiva e il concetto di manufatto che incarni la cultura di chi lo produce. Alcuni noti designer hanno quindi progettato il flacone della futuribile fragranza di grande successo. Werner Aisslinger, Analogia Project, Philippe Bestenheider, GamFratesi, LucidiPevere, Karim Mekhtigian, Mist‐o, Ludovica e Roberto Palomba, Thukral&Tagra e Victor Vasilev.

Per quanto riguarda il coordinamento dell’impianto generale e lo svolgimento architettonico delle otto Houses of Wonders il merito va a Ferruccio Laviani che ha creato un museo diffuso dove ogni parte comunica con l’altra e soprattutto con il giardino odoroso, come un percorso olfattivo che ne contiene un altro, anzi molti, passando dalla Natura all’ “Alchimia”. All’aperto gli arredi da giardino di Unopiù sono realizzati con analoga finitura dorata dei padiglioni Aralia. Questi ultimi sono come serre preziose grazie alla loro superficie esterna e al loro contenuto magico nel rimandare ad altri mondi fantasiosi.

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La filosofia alla base dei singoli marchi è stata interpretata secondo la sensibilità degli otto affermati progettisti; come fossero direttori artistici reali rivendicano la possibilità di rilanciare nel mercato odierno le piccole aziende artigiane grazie alla forza del design. Tord Boontje rielabora il marchio ceco Waldes et Spol, Fernando e Humberto Campana il francese Biette, DimoreStudio si è concentrato sul brand italiano Bertelli ( per noi l’installazione più evocativa dell’atmosfera nostalgica e déco), gli svedesi Front hanno analizzato e costruito un concept intorno all’azienda francese Guyla; lo spagnolo Jaime Hayon si è operato per l’inglese Boissard, Piero Lissoni reinterpreta lo spirito della maison americana Lundborg, Jean Marie Massaud quello di Bertif e Nendodona nuova forza al marchio russo R.Koehler & Co. Il tocco sensoriale in più è sempre di Gérald Ghislain, fondatore del marchio Histoire de Parfums, che ha ideato una fragranza associata al ricordo delle profumazioni storiche ormai perdute, e all’idea visionaria dei designer ad esse connesse.

Come ogni giardino l’Orto Botanico di Brera può rappresentare un percorso nel quale è necessario perdersi per ritrovarsi: anche qui possiamo fuggire in un sogno creativo carico di odori e ricordi, attraverso il quale esploriamo però la possibilità di un futuro reale.

Michela Ongaretti

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

 

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

DI MICHELA ONGARETTI

Anche quest’anno i chiostri dell’Università Statale saranno uno spettacolo all’insegna del design e dell’innovazione creativa per il Fuorisalone. L’evento ricco di esempi di progetti e installazioni Energy for Creativity, è come sempre organizzato dalla rivista Interni e sarà allestito dal 13 aprile al 24 maggio. Degna di nota OperaFood curata dall’architetto Valerio Maria Ferrari con VMCF Atelier. 
Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Si tratta della versione in scala ridotta del suo progetto Visual Music Facilities Theatre (VMFT), che rappresenta un concetto spaziale inedito in cui l’architettura interagisce con filosofia e teatro. “Un progetto di spazio alternativo alla tipologia tradizionale del teatro dell’opera italiano” come indica il suo creatore.

L’opera viene definita una “spirale di Architettura Musica e Cibo”: le tre tematiche confluiranno nelle cinque proiezioni video che i visitatori potranno azionare in modo interattivo sulla creazione. Si potranno visionare alcune messe in scena virtualmente inserite nel concept architettonico di opere liriche nelle quali il cibo e i piaceri della convivialità a tavola, e il vino sono protagonisti. In tutto sono cinque, una tratta dal Don Giovanni di Mozart, una dalla Traviata di Verdi, poi Tosca di Puccini, Cenerentola di Rossini e il Belfagor di Respighi.Nel chiostro ci apparirà un grande contenitore rosso, la cui larghezza è pari a sette metri, che conterrà il modello del VMFT. L’apertura frontale dell’installazione si palesa sotto forma di un occhio o una bocca con il modello inclinato di 30° verso l’osservatore. Main sponsor dell’opera sarà Bioseutica.

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Sebbene non parliamo solo di opere italiane, la celebrazione del bel canto e del melodramma in generale sono associati al Bel Paese. In particolare il melodramma è stato un genere a cui l’Italia ha dato grande impulso creativo, e per il quale siamo famosi in tutto il mondo. Inoltre il riferimento alle gioie delle libagioni si riferisce alla tematica del grande evento di Expo2015 ormai imminente, che vorrà essere anche promozione dell’Italia e della sua attitudine e leadership mondiale al gusto.

Il CIBO e IL CANTO sono considerati dal diciottesimo secolo due elementi tipici della cultura italiana, parte importante della nostra filosofia di vita. Si usano termini gastronomici nelle varie scene di feste e banchetti ma il cibo assume sempre un ruolo simbolico, è metafora della vita stessa.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Gioacchino Rossini ci illumina sulla questione quando scrive “Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in realtà i quattro atti di quest’opera buffa che si chiama vita”, dove aggiunge che la vita è sfuggevole e per questo bisogna goderne. Era il pensiero dell’uomo all’inizio della rivoluzione industriale, ma ancora sopravvive quest’idea di italianità gaudente nella convivialità alimentare.

Sono chiaramente afferenti a diversi contesti narrativi i riferimenti al cibo in queste opere: se sempre per Gioacchino Rossini, di cui i testi poi musicati escono dalla penna di Goldoni, nel pezzo “Mi risveglio a mezzogiorno” il cibo esprime lo status sociale e il benessere dei personaggi, altrove l’alimentazione è legata al concetto di amore e morte , come nel Don Giovanni di Mozart nell’aria “Ah che piatto saporito…”,suo ultimo invito a cena. “Libiam, libiam nei lieti calici” nella Traviata di Verdi è sempre un invito al godimento nella prospettiva di un futuro incerto. Gli altri pezzi sono “ La mia cena fu interrotta” nella Tosca di Puccini e “Cipolle e peperoni sottaceto” per il Belfagor di Respighi.

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Il Visual Music Facilities Theatre è frutto dell’intensa ricerca di Valerio Ferrari, un progetto che si presenta come concezione globale dello spazio nel teatro , legato ad una nuova fruizione dello spettacolo, nella sua forma a spirale e nella separazione tra pubblico e scena del tutto innovativo: non esiste più una vera e propria divisione ma la forma della spirale accompagna i due settori come in un percorso, che termina con la parte di palcoscenico vero e proprio. E’ per Ferrari l’architettura stessa a generare nuove forme di spettacolo d’opera attraverso la sua configurazione, certamente alternativo alla musica classica o contemporanea strumentale, dove i suonatori si trovano al centro della scena, mentre qui la mobilità dei cantanti, il loro spostamento da una zona all’altra del teatro, cambia la percezione del suono e il modo in cui viene vissuto tutto lo spettacolo.

Possiamo definire la fruizione dello spettacolo “democratica” perché nella struttura a spirale non ci sono posti privilegiati da cui si possa godere del suono in modo migliore: semplicemente uno spettatore può decidere se trovarsi in balconata oppure “dentro l’azione” della performance in un punto della spirale. Si vivono visuali diverse nei vari punti, sebbene non gerarchiche.Il concept coinvolge persino chi compone la musica, perché da questo tipo di fruizione possono nascere creazioni musicali nuove, tenendo conto delle relazioni integrate tra strumenti, voce e pubblico.

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

Come spiega l’architetto nel VMTF il pubblico e i cantanti sono legati in una spirale ascendente, forma che simboleggia la nozione di Tempo, nella quale l’orchestra e il direttore si trovano al centro. La forma geometrica è il punto d’incontro ideale tra l’evolversi dell’opera musicata e la sua permanenza nello spazio; il suo ascolto sarà esperienza unica in ogni occasione diversa perchè dipenderà dalla distanza variabile dei cantanti rispetto al pubblico. Se la percezione sarà differente a seconda del posto, quello che per tutti sarà assicurato in ugual misura è l’acustica, ideale e identica per ogni seduta.

Per potenziare l’effetto coinvolgente dello spettacolo è prevista una scenografia di luci e immagini led. Il VMTF è adattabile a concerti rock o pop, conferenze o sfilate e alle loro riprese video, mediante un sistema brevettato molto semplice per trasformazioni di configurazione necessarie. Questo teatro d’avanguardia misura 60 metri di diametro in scala reale, e prevede ben 1400 posti: 800 sulla balconata e 600 nella spirale. Le nuove tecnologie sono onnipresenti: pavimento e muri sono rivestiti di led con proiettori 2D o 3D. Altre scenografie sono potenzialmente costituibili con proiettori, droni e telecamere ad infrarossi.

Fattore fondante e d’ispirazione quindi le nuove tecnologie segnalate nelle pubblicazioni sul progetto. Nel libro“Site and Sound” di Victoria Newhouse, pubblicato negli Stati Uniti da Monicelli, si definisce il progetto “teatro del futuro”, replicabile in diversi luoghi, mentre sulla rivista svizzera Dissonance, il giornalista David Verdier sottolinea la portata della sua innovazione in termini di acustica.

Michela Ongaretti