particolare di Obelisco, Carlini

MILAN DESIGN WEEK 2016. Un obelisco contemporaneo all’ingresso del Super Design Show

MILAN DESIGN WEEK 2016. L’obelisco contemporaneo di Maria Cristina Carlini all’ingresso del Super Design Show

Design Week 2016:  La scultura monumentale di Maria Cristina Carlini al Superstudio Più per il SuperDesign Show.

E’ giunta in redazione la notizia di un evento speciale che interesserà via Tortona, forse la zona più densa di eventi Fuorisalone a Milano. In quel contesto il SuperDesign Show di Superstudio Più avrà un ospite d’onore ad accogliere i visitatori, l’opera di Maria Cristina Carlini, per la prima volta esposta al pubblico dal 12 al 17 aprile.

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

 

L’Obelisco è stato realizzato alla fine dello scorso anno ed è impossibile non notarlo fin dall’ingresso, con il potente slancio verticale di oltre quattro metri, come se dalla terra lambisse il cielo. Una scultura monumentale che darà veste scenografica all’evento creativo più celebre e popolare dell’anno come la Design Week al 27 di via Tortona.

SuperdesignShow logo

SuperdesignShow logo

 

Si compone di un involucro in acciaio corten a proteggere l’anima in legno di recupero forato in alcuni punti: questi elementi testimoniano la ricerca accurata dei e sui materiali di tutto il percorso artistico della scultrice. Qui il legno è stato scelto in rappresentanza di un’idea del passato, materiale principe di manufatti antichissimi reperibile da sempre in natura senza grandi lavorazioni per renderlo utilizzabile, mentre l’acciaio corten si inserisce nel tempo presente proprio in virtù della necessità di una tecnologia che lo renda adattabile ad esigenze industriali o costruttive, e nella sua recente rivalutazione estetica oltre che igienica.

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Questi materiali di differente sostanza e apparenza sono accostati per simboleggiare l’unione tra culture diverse, mostrando la possibilità di una convivenza pacifica e necessaria alla bellezza del mondo. Infatti i fori nelle imponenti travi richiamano il ricamo che solo le diverse componenti culturalidel mondo possono tessere, essi creano una trama,una rete in cui ognuna è coinvolta come elemento unico e insostituibile.

Ci si potrà avvicinare alla solida base, con la sua forma esagonale ancora la scultura al terreno ed evidenzia la tensione verso l’alto, come un albero dalle radici sicure che cresce con i suoi rami per diventare sempre più grande in futuro. Ha un valore quindi propiziatorio e fiducioso di un’evoluzione positiva della società.

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

 

Obelisco rappresenta inoltre i due aspetti principali del fare arte di Maria Cristina Carlini: lo stile essenziale e l’idea del movimento nelle forme in armonico equilibrio, e l’ispirazione sia artistica che morale alla Natura, fonte inesauribile di modelli.

Dalla Natura dipende infatti l’equilibrio della vita sul nostro pianeta, e dal nostro comportamento dipende la sua sopravvivenza. Nelle opere dell’artista irimandi agli elementi naturali sono numerosi, ed essi dialogano tra loro, all’interno di uno stesso lavoro, e con l’ambiente espositivo che li accoglie.

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

 

Per Obelisco esempio morale è infatti l’albero, nel suo crescere se adattato al terreno circostante ed ad esso fa riferimento la struttura verticale della scultura.

L’attività della scultrice inizia a Palo Alto in California dove inizia a lavorare il grès, per poi allargare la pratica artistica a diversi materiali come il ferro, l’acciaio corten, il legno e la resina.

A parte le mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali, le sue sculture monumentali si trovano in collezioni permanenti in Europa, America e Asia. Tra le più recenti citiamo La nuova città che sale per Expo 2015 presentata da Philippe Daverio.

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

 

In Italia abbiamo avuto numerose pubblicazioni sull’artista, per cui ricordiamo lecase editrici Mudima e Skira, e influenti critici hanno scritto di lei: Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Flaminio Gualdoni, Yakouba Konaté, Elena Pontiggia.

Michela Ongaretti

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Aspettando il Salone del Mobile e i Fuorisalone 2016, alla ricerca di novità e giovani talenti non possiamo non notare il nuovo brand Atelier12, che dal 2013 ha come direttori creativi e designers Francesco Meneghello e Davide Lanfranco. Entra a pieno titolo tra le eccellenze del design del nordest, Vicenza, con la prima collezione per l’arredo bagno dall’ipnotico nome, Abisso, presentata ufficialmente al pubblico in occasione del Fuorisalone 2015 nelTortona District.

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall'alto

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall’alto

 

Attendiamo di rivedere i creativi nella prossima edizione, visto che il loro design è senza dubbio giovane, classe ’90 per Meneghello e ’91 per Lanfranco, e sono certo talentuosi nel far incontrare la funzionalità al lusso.

Affascina l’accostamento di materiali eterogenei come Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e una selezione ricercata di essenze di legno. Il carattere di Abisso è versatile, perché si adatta a contesti molto differenti, elegante per le linearità e la raffinatezza di materiali e dettagli, anticonformista rispetto alla tendenza dei modelli presenti sul mercato.

Una versione della collezione Abisso- Atelier12

Una versione della collezione Abisso- Atelier12


La collezione
Abisso gioca inoltre con la ruvidità delle superfici e delle finiture opache, e con la relazione tra le forme pure del cerchio e del quadrato come identità complementari che alludono al maschile e al femminile, alla dimensione spirituale e terrena.I designer intendono esaltare l’interazione sensoriale tra i materiali e tra l’uomo e i materiali utilizzati, che genera un senso di benessere attraverso l’aspetto cromatico e tattile, come un ritorno alle origini dell’uomo e della Natura. Per il duo arredare il bagno è utilizzare materiali innovativi come il Cristalplant Biobased®, ma anche godere del risultato organico che sprigiona dall’equilibrato accostamento con l’acciaio inox, materiale che dà l’idea di praticità e resistenza nel tempo, e con il legno che regala invece una morbida sensazione di calore ancestrale.

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

L’eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

 

Quello che risulta essere peculiare dei due progettisti e del marchio è un approccio votato agli accostamenti,vibrante ed emozionale.

Atelier12 ha sviluppato la linea di complementi d’arredo sostenuto da imprenditori di pluriennale esperienza e coadiuvato dai sapienti artigiani veneti verso la realizzazione di prodotti dall’estetica e dalla funzionalità precisa, attenta alla sostenibilità in quanto frutto di una filiera corta, personalizzati e taylor made sui bisogni dell’utilizzatore.

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Design giovane, tradizione artigiana e fiducioso slancio imprenditoriale: queste le tre parole d’ordine del brand vicentino.

In seguito Meneghello matura una fondante esperienza in Danimarca collaborando con con lo Studio Mikal Harrsen e in seguito per per MA/U Studio, mentre Lanfranco concentra la sua attenzione sul riutilizzo ragionato degli scarti aziendali di piccole e medie imprese torinesi.

Atelier12- Nuovi materiali

Atelier12- Nuovi materiali

I direttori creativi di Abisso hanno entrambi unBachelor Degree in Industrial Design presso lo IAAD di Torino: Meneghello con una tesi in collaborazione con Gessi Spa sulla contaminazione tra arredo e ambiente circostante, Lanfranco sulla reinterpretazione del classico capitonné con Poltrona Frau.

Insieme ricevono una menzione speciale al Carbon Fiber Design Contest nel 2014, con il progetto per una lampada a sospensione, costruita interamente in carbonio.

Padiglione Russia- la terrazza spettacolare (1)

Il Gigante di Grano. Il Padiglione di Russia ad Expo2015

Il Gigante di Grano. Il Padiglione di Russia ad Expo 2015

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Russia ad Expo2015. Non potevamo evitarla. Quando si parla di cibo e di materie prime, la Russia nutre il pianeta con l’80% del grano mondiale. I temi principali esplorati nel Padiglione Russia sono: la food security and supply nel possibile sfruttamento delle risorse naturali, sostenibile grazie alla bassa esauribilità dell’estensione del suo territorio coltivabile, e la ricchezza della sua cucina che ogni giorno viene presentata con degustazioni differenti.

Padiglione Russia- lo specchio sotto la grande tettoia (1)Padiglione Russia Expo 2015 – lo specchio sotto la grande tettoia

In questo il Padiglione Russia si distingue per l’ospitalità verso i visitatori perché non si limita a far assaggiare qualcosa della propria cultura gastronomica, ma organizza spesso incontri di gusto con altre nazioni dai sapori lontani, come di recente è stato fatto con l’Angola.

La suggestione delle grandi distese del paesaggio sovietico, i suoi spazi aperti e le sue foreste influenzano anche il modo in cui il padiglione è stato concepito dall’architetto Sergey Tchoban, e la struttura è costruita con l’impiego di materiali ecologici. Una ulteriore riflessione sull’ecosostenibilità è presente in ogni area espositiva nella necessità di adeguarsi nel modello al bosco, all’economia delle sue risorse.

Padiglione Russia- la sala reception- ph. Roland Halbe (1)Padiglione Russia Expo 2015 – la sala reception- ph. Roland Halbe

La Russia è orgogliosa di aver partecipato dal 1851 ad ogni Esposizione Internazionale, presentandosi come una potenza mondiale in ogni campo produttivo proposto nelle Expo. In questo caso dichiara ancora una volta come la cultura del cibo, e la biodiversità nelle colture e nel paesaggio, siano elementi imprescindibili dal carattere nazionale.

Il padiglione russo. ph Alexey Naroditskiy (1)Il padiglione russo dal decumano, ph Alexey Naroditskiy

Ci colpisce particolarmente l’inclinazione al design considerato in ognuna di quelle occasioni e a Rho nel 2015, una priorità. Sergey Tchoban, fondatore dello studio Speech, in collaborazione con Alexei Ilyin e Marina Kuznetskaya, ha cercato di rispondere a tre principi per l’ideazione del padiglione: rappresentare la Russia come un grande Paese, rispettare il motto di Expo “nutrire il pianeta”, ed interrogarsi quindi su come la nazione possa rispondere con azioni concrete, ed infine onorare la tradizione dei padiglioni alle Expo passate, sempre interpretati dai maggiori esponenti dell’architettura di Russia. Quegli esemplari, come questo, sono stati tutti pezzi unici votati al dinamismo della forma e molto attenti alla definizione della struttura nell’ingresso principale.

Gli esempi forniti dai padiglioni storici ricordano che sempre e sempre sarà una “concezione minimalista, dalla volontà di seguire forme e volumi particolari, proiettati in avanti”, a guidare il progetto. Oggi il team di architetti continua a lavorare su quei principi cercando di coniugare la forma tradizionale alle più recenti innovazioni tecnologiche, usando il linguaggio dell’architettura contemporanea.

Padiglione Russia- la terrazza spettacolare (1)Padiglione Russia- la terrazza spettacolare al tramonto

Lo sviluppo del progetto era condizionato dalla conformazione irregolare del terreno e dalla forma a L lasciata dai padiglioni limitrofi, inoltre è stato imposto che la struttura non superasse i dodici metri in altezza, diciassette in un solo punto: anche per queste ragioni si è puntato sull’attrazione della facciata principale. Il risultato è un “parallelepipedo proteso in avanti”, con quella lunga tettoia che copre e custodisce la zona pedonale prima della porta di ingresso all’interno vero e proprio. Questa struttura è lunga ben trenta metri e presenta una forma convessa, donando la cifra stilistica della sua architettura mediante una silhouette riconoscibile da lontano, che la distingue dagli altri padiglioni di Expo 2015. All’interno è rivestita di acciaio inossidabile che protegge dal sole estivo e attira i visitatori che possono fotografare la loro presenza specchiata in alto, mentre riflette la luce dei lampioni nelle ore serali. Ci troviamo di fronte una struttura estremamente solida anche se dinamica , con un ingresso aperto sormontato dall’elemento principale che si sviluppa in altezza, e riflette la figura dei visitatori in arrivo. Molto più di una tettoria o di uno specchio, sembra avviluppare chi inizia a partecipare all’esperienza della cultura russa del cibo, che può osservare la propria immagine e ritrovarsi da subito consapevole di aver varcato una soglia pur trovandosi all’aperto, già all’interno dello spazio espositivo dedicato alla Federazione Russa.

Padiglione Russia- dietro al bancone per le degustazioni (1)Padiglione Russia Expo 2015 – dietro al bancone per le degustazioni

Il materiale principe della Russia e del suo padiglione è il legno, ecologico ma soprattutto tradizionale: è fondamentale nel rivestimento dell’esterno e costituisce integralmente il primo piano, domina poi ovunque dalla sala di ingresso e reception, ai mobili e alle rifiniture. Fondamentale anche il vetro, presente come parete nel piano terra dell’edificio, permettendo quindi una comunicazione fluida tra l’interno e l’esterno.

L’intento di favorire la socialità e attrarre in senso scenografico l’ospite si rivela nella terrazza fruibile al pubblico e posta sopra la tettoia; da quel punto si può godere di un’invidiabile vista dall’alto di tutta l’Expo 2015. Il profilo dell’intera struttura vuole ricordare inoltre il paesaggio russo delle sue vallate, nell’aspetto dell’irregolare e dal leggero pendio.

Padiglione Russia- il bancone per le degustazioni di bevande (1)Expo 2015 Padiglione Russia- il bancone per le degustazioni di bevande

Il team di architetti spiega come le componenti della costruzione siano facili da assemblare, ma non sappiamo cosa si intenda in futuro fare di quel materiale una volta smontato il padiglione. In tema di l’ecosostenibilità possiamo dire che la soluzione innovativa ma minimalista e semplice della terrazza, con le soluzioni plastiche ricavate in legno, si coniuga alla necessità di risparmio delle risorse, legato ancora al tema della sicurezza alimentare nel futuro, utilizzando quindi ciò di cui il territorio può offrire in abbondanza, e restando in linea con la tradizione architettonica della Federazione.

All’ingresso vediamo subito esposto, come un gioiello nazionale in teche in vetro, il grano russo nelle sue diverse tipologie. Prodotto molto richiesto sul mercato mondiale e principale coltura della Federazione, rappresenta un record nelle esportazioni internazionali: ogni anno 25-30 tonnellate che possono aumentare anche rispetto alla decisione di utilizzare la gran quantità del terre non coltivate e ampliare la cerchia dei paesi che si forniranno dalla Russia.

Padiglione Russia- particolare di un'affiche sovietica (1)Expo 2015 Padiglione Russia- particolare di un’affiche sovietica

Proprio la grande estensione del territorio sovietico con le sue risorse naturali, ricordiamo che possiede un quinto delle riserve d’acqua dolce mondiale, e la sua tradizione agricola, entrano a pieno titolo nel concetto di food security, dato che con queste caratteristiche è presentata come nazione cardine nella risoluzione del problema futuro di “nutrire il pianeta“, in vista dell’aumento della popolazione mondiale e del conseguente bisogno di beni primari. La Russia potrà essere capace di provvedere al fabbisogno interno ed esportare la rimanenza in primis del grano, fornire quindi cibo alla popolazione mondiale delle generazioni future: l’impegno starà nell’aumento ( si parla di raddoppio), della produzione nonostante l’inarrestabile diminuzione delle risorse mondiali, aumentando invece le zone agricole mediante nuove bonifiche e allo sviluppo di innovative tecnologie agricole, partendo già dal controllo di un decimo della superficie coltivabile mondiale.

padiglione-russia-expo-2015-milanoPadiglione Russia Expo 2015 Milano

 

All’interno nelle prime sale l’edutainment è diviso in due zone. In una zona troviamo i due grandi banconi per le degustazioni continue, e alle loro spalle: per il bancone delle bevande nella prima sala un decorativo e immaginario, complesso alambicco; per quello delle pietanze installazioni video sulle diverse regioni, genius loci gastronomici della Federazione, con un esempio nella sua interezza di ciò che viene servito porzionato. Le pareti sono invece interessate ad altre installazioni video che raccontano un altro tema fondante come il contributo al progresso di alcuni scienziati russi, le cui scoperte furono utili nello sviluppo dell’agricoltura e della food security e nutrizione per l’intera comunità internazionale. Parliamo di Nikolai Vavilov, genetista, botanico e agronomo, che condusse importanti studi sulla biodiversità e la classificazione vegetale, Dmitri Mendeleev, chimico creatore della tavola periodica degli elementi, Vladimir Vernadsky, mineralogista e geochimico, geologo e agrobiologo, padre delle teorie sulla biosfera e noosfera.

Padiglione Russia- alcune opere d'arte all'interno (1)Padiglione Russia Expo 2015 – alcune opere d’arte all’interno

La sezione espositiva del piano superiore esplora il cibo e la sua storia recente nella cultura e nell’arte russe, partendo dal ventesimo secolo. Notiamo le affiches del periodo sovietico quando il potere politico usò i piatti e i prodotti alimentari come strumento di propaganda per dimostrare la cura estrema dello stato verso il bene del popolo. Pubblicità, illustrazioni per riviste ed etichette crearono un’estetica standardizzata ed estetizzante della dieta russa, intesa come sana e “patriottica”. Nella successiva grande sala alcune opere di artisti contemporanei giocano con il tema del cibo nell’esposizione “Russia. Pane. Sale”. In particolare Elena Kitayeva realizza busti in un materiale bianco lucido dedicati a donne designer russe: su di essi applica un texture colorata formata dalla ripetizione di motivi presi dall’arte sovietica del secolo scorso, ad esempio su un busto notiamo “Donna con rastrello” di Kazimir Malevic. Dove la donna prima era una semplice lavoratrice della terra ora si celebra la sua creatività, senza dimenticare la sua fatica nella storia dell’industrializzazione russa, ripensando all’epoca in cui gli artisti creavano anche tessuti da indossare.

Michela Ongaretti

Vista03_3

Il gioco dell’Arte e del Design per Marc Kalinka

Il gioco dell’Arte e del Design per Marc Kalinka

di MICHELA ONGARETTI

Marc Kalinka è un artista poliedrico, attivo da molti anni sulla scena artistica internazionale con installazioni multimediali, performance, fotografia, stampa digitale, serigrafia e scultura. Era ad esempio presente alla Biennale di Mosca nel 2005 e 2007, alla Biennale di Venezia nel 2007 e nel 2011, al Frieze Art Fair London, Just Madrid e Loop Barcelona. Nel 2014 si vedevano sue opere ad Art Brussels e Manifesta 10. Durante il Fuorisalone 2015 l’abbiamo notato in veste di designer con Qbo, un prodotto a cavallo tra il design e la scultura, presentato in anteprima presso lo spazio Raw. Ora si trova al Nhow Hotel di Milano, per la mostra del MAD-Milano Art Design, in corso fino alla fine di Expo 2015.

The many me. Who is the real Kalinka.Installazione video 2009-2011 (1)

The many me. Who is the real Kalinka? – Installazione video 2009-2011


Ciò che non ci lascia indifferenti è il suo grande entusiasmo per lavori diversissimi tra loro, e il
desiderio di veicolare concetti profondi attraverso un’impostazione giocosa, spesso ludica del proprio lavoro e della sua fruizione. Può darsi che questo provenga dal suo imprinting dato dall’esperienza decennale nel mondo del teatro, per cui l’intrattenimento e la narrazione sono una cosa sola. Abbiamo quindi deciso di incontrarlo per conoscere la sua storia, e abbiamo scoperto il suo coinvolgimento in diversiprogetti interdisciplinari, nei quali la memoria e l’attivazione di chi osserva sono fondamentali.

Estrae dalla borsa un dono: è una scatola che ci porge presentandola come il catalogo della mostra Club 21:Remaking the Scene, a cui ha partecipato nel 2010 presso la galleria One Marylebone di Londra. Si trattava dell’incontro tra diversi artisti da tutto il mondo, tra cui Adrian Paci, Roberto Cuoghi e Jota Castro , impegnati a reinventarsi il concetto e l’atmosfera di un club degli anni ottanta, dove performance e sound art sono presentate insieme ad installazioni, favorendo e stimolando l’interazione con l’audience. Il musicista Steve Piccolo, che fu un protagonista della scena underground neworkese aveva curato la parte sonora e performativa, mentre la curatela era di Oxana Maleeva con Art Apart.

Consequences, 2011 (1)Marc Kalinka – Consequences, 2011


Nel 2015 ha partecipato alla mostra
La Casa dei tuoi sogni, organizzata a Bratislava dall’Istituto di Cultura Italiana, sempre curata da Oxana Maleeva e Steve Piccolo. Alcuni pezzi di design storico italiano erano accostati ad opere d’arte di Vedovamazzei, Steve Piccolo, Gabriele di Matteo, Aldo Damioli e Antonio Paradiso, per presentare l’eccellenza italiana in occasione della Festa della Repubblica.Il progetto era organizzato dal Mudam Museum of Luxembourg and Victoria e the Art of Being Contemporary Foundation di Mosca. Kalinka aveva presentato l’opera Consequences, e ancheil concept del catalogo-scatola è suo. Pare studiato per cambiare l’abitudine del lettore, che non sfoglia pagine ma manipola un oggetto: lo deve girare, aprire, e far suonare come uno strumento musicale o un gioco infantile per conoscere i contributi dei curatori sul mondo del clubbing di cui facevano parte personaggi come Andy Wahrol e Jean Michel Basquiat. Il design del catalogo testimonia la sua necessità di usare linguaggi diversi e insoliti che formano un’opera con un contenuto che che si espande con l’interazione, il coinvolgimento di un’azione che può far cambiare o aggiungere senso, sempre facendo scoprire a chi compie quell’azione la propria natura di giocatore curioso.

Qbo nell'allestimento dell'hotel Nhow (1)Qbo nell’allestimento dell’hotel Nhow

Anche Qbo rappresenta un possibile ponte tra l’arte e il design, nel suo trovarsi in una zona affascinante di confine, dove convivono senza soluzione di continuità entrambe le parti. L’estetica cerca una funzione e la funzione si rifugia nella bellezza del materiale e della forma pura. E’ un mobile ed una scultura componibile e scomponibile, che pare ispirarsi al concetto del cubo di Rubik nella possibilità di muovere le diverse facce, soltanto che per Qbo tutte hanno la stessa elegante venatura del legno da mostrare, in questo modo comunque siano posizionate la struttura mantiene una sua organica completezza.

Qbo aperto in una delle sue numerose configurazioni (1)Qbo aperto in una delle sue numerose configurazioni

L’artista stesso definisce l’opera una “forma che custodisce segreti”: per questo chi se lo trova di fronte, può essere chi ha deciso di tenerlo all’interno della propria casa e fruire della sua funzionalità, oppure chi lo nota in un contesto espositivo, non può non “viverlo”, ed esplorarlo nella sua trasformazione. Qbo mantiene quindi la sua armonia monumentale da chiuso, ma può assumere oltre venti configurazioni dalle forme di base,due cubi e due esaedri, mediante lo spostamento dei volumi attraverso l’uso di cerniere e tessuto architettonico.

E’ ideato come un’opera d’arte, la cui ispirazione e genesi avviene attraverso “ una sequenza di immagini che si ricomponevano continuamente, disposte su più dimensioni che si inseguivano e si sovrapponevano”, rivelando come per Kalinka l’opera, fin dalle sue origini, è sempre narrazione. E’ racconto dell’opportunità di essere diverse personalità in una sola.

Il progetto tecnico dello scorso anno è stato curato da Supercake, uno studio di progettazione composto da giovani architetti e designer di Milano nato nel 2011, il cui intento è proprio quello di creare sistemi e arredi flessibili e in grado di adattarsi a differenti funzioni ed esigenze. L’approccio progettuale, in accordo con l’ideatore del design, segue i valori di originalità e intuizione, flessibilità nel pensiero, capacità di analisi e sintesi, e ovviamenteridefinizione, uniti all’attenzione verso tematiche socio-economiche e ambientali da applicare di volta in volta nella produzione.

Per quanto riguarda Qbo quello in mostra a Milano è in legno antico d’abete rosso ossidato al sole per un anno, e alveolare in alluminio, ricavando uno stile sofisticato dall’unione tra la linea contemporanea e il pregio del materiale, con un chiaro rimando al mobile fatto a mano.La realizzazione è invece affidata alla competenza di Haute Material in termini di know how del legno: della sua ingenierizzazione e lavorazione artigianale, interamente made in Italy. Haute Material è un’azienda valtellinese che seleziona legni pregiati, antichi e di recupero, e li lavora con finiture specialirispettando la memoria racchiusa nelle loro venature, per produrre pezzi unici nati dalla commistione tra materiale senza tempo e design moderno.

Qbo nella posizione chaise long (1)Qbo nella posizione chaise longue

Kalinka ci spiega come sia in cantiere il proposito di realizzare il progetto in materiali differenti, sempre legnami perchè non sono soltanto ecologici ma continuano una storia centenaria, come il rovere della Croazia dal colore bluastro per l’antichità, ( due o tremila anni!), e la sua immersione prolungata nel fango. Rimane in gioco la riflessione sull’ecosostenibilità nella creazione di un oggetto pensato per durare “per sempre”, senza bisogno di un riciclo del materiale o di un riuso delle componenti, soltanto confidando nella robustezza durevole dell’artigianalità. L’artista insiste quindi sul concetto di necessità e non di utilizzo, dove terminato questo si tende a gettare gli oggetti, mentre sarebbe soddisfacente sapere che tra trecento anni Qbo esisterà ancora.

Marc Kalinka“The fear of the abandonment. Cells”. Lambda print on alluminum, 30x45cm, edition of 25.Marc Kalinka “The fear of the abandonment. Cells”. Stampa lambda su alluminio, edizione di 25 esemplari.

Ci esprime anche il suo desiderio di non dimenticare nemmeno quel “ passato glorioso d’Italia in ogni campo”, nell’architettura e nel design industriale: purtroppo non si pensa che gli oggetti o gli edifici possono essere riparati e destinati ad altri utilizzi, soprattutto per strutture ancora autosufficienti ma che nessuno più usa per dover apportare modifiche, quindi si preferisce non spendere tempo per un ripensamento della funzione, magari affidando questi spazi ad enti culturali, e lasciare all’abbandono il luogo. Ripensando alla memoria senza valore del luogo sono nate le opere ambientate nella cittadina di Consonno, che fanno parte della serie Will it be of me e sono foto di luoghi distrutti nei quali si vedono opere di Kalinka, trattate allo stesso modo, per riflettere sulla tutela e il destino dell’Arte, in particolar modo la sua. Un secondo progetto affine è Fear of Abandonment: una serie di foto nelle quali sono ripresi manifesti fatti stampare per lo scatto, su di essi è impressa l’immagine di beni culturali italiani molto noti, che si mescolano alla spazzatura e allo stato di abbandono dell’edificio che li ospita, la Pozzi-Ginori di Corsico. Le affiches sono una metafora di tutto ciò che è legato alla memoria e alla bellezza, di cui si denuncia una mancata politica conservativa, che resiste all’interno di un sistema che privilegia il rifiuto.

Vista03_3L’installazione finale de “Apostasia della Bellezza” di Marc Kalinka

Lo stesso discorso sulla cancellazione prosegue in Apostasia della Bellezza,un’installazione luminosa e sonora itinerante del 2014. E’ stata presentata a Roma nella chiesa di Santa Rita in Campitelli, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, poi a Zilina nella Repubblica Slovacca, nella mostra personale dallo stesso titolo. Un’apostasia è una rinuncia ad un credo, un abbandono di fede volontario, come lo è la violenta distruzione della Bellezza e di ogni altra testimonianza: l’installazione però non si concentra solamente su ciò che è perduto, ma anche sulla capacità umana di immaginare e ricreare con poco un mondo nuovo, di fare sopravvivere una parte di Bellezza. A suggerire questa possibilità interviene la voce eterea di un coro a più registri, che alleggerisce la presenza delle numerose sculture come lampioni veneziani, nella nebbia del momento dopo l’esplosione di una bomba.

Michela Ongaretti

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Città Castello. Umbria artigiana e tecnologica al Fuorisalone2015

Città Castello. Umbria artigiana e tecnologica al Fuorisalone2015 via Tortona, Opificio 31

Una delle zone più ricche di eventi Fuorisalone, via Tortona o Tortona District, ospiterà anche Ambiente Umbria con l’evento Città Castello – Designed to be Authentic e la sua collezione Fz del brand Città Castello disegnata dall’architetto Francesco Rosi, presso Loftino/ Opificio 31 di via Tortona. Verranno coinvolti nel progetto altri creativi nella realizzazione di wallpaper, e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

 

Sedie Sedule, collezione Fz, design Francesco Rsi per Città Castello

Sedie Sedule, collezione Fz, design Francesco Rsi per Città Castello

 

Ambiente Umbria non è un’azienda ma molto di più: è una rete di imprese artigiane fondata da Umbria Export, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema produttivo della regione, al fine di far cooperare le diverse professionalità dell’Alta Valle del Tevere afferenti al settore del design e della produzione di mobili.

Primo passo progettuale è stata la creazione del brand Città Castello, nome scelto in omaggio alla città d’arte Città di Castello, che si trova ad essere il centro urbano più conosciuto dell’Alta Valle del Tevere, e per indicare il forte legame della rete con il territorio. Forse non tutti sanno che l’area è tra le prime in Italia per la produzione di mobili in stile, nella quale operano in gran numero imprese artigiane dedicate a rendere i prodotti sempre più competitivi in termini di qualità estetica e funzionale.Tutto questo è stato possibile grazie al progetto per lo sviluppo locale Alta Umbria, supportato dalle Casse di Risparmio dell’Umbria, Camera di Commercio di Perugia e Sviluppumbria, tramite il progetto i-Start. E’ patrocinata da Confindustria Umbria, Confartigianato e Confcommercio Perugia.

Tavolo Tabula, Città Castello, design Francesco Rosi

Tavolo Tabula, Città Castello, design Francesco Rosi

 

 

Si tratta quindi della valorizzazione di un territorio già ricco di talenti, che viene ulteriormente stimolato attraverso iniziative e progetti per ricerca e innovazione. La vocazione artistica e artigianale pare essere nel dna umbro data la provenienza di artisti come Piero della Francesca e nel ventesimo secolo Alberto Burri, personalità che hanno lasciato la propria impronta artistica nel tempo e nello spazio: qui e nel mondo, al tempo in cui sono vissuti e nella memoria di chi si ispira alla loro ricerca. Non dimentichiamo l’eccellenza “industriale” ante-litteram fin da molti secoli attiva: parliamo dell’artigianalità legata allo sviluppo della produzione della carta e della stampa, all’agrimeccanica, alla lavorazione del tabacco e quella del legno.

Se tradizionalmente in Umbria si lavora il legno, la collezione Fz non si ferma alla mera produzione artigianale, ma coniuga alla sapienza degli antenati lo sviluppo e l’innovazione tecnologica che rende i mobili funzionali e confortevoli.

particolare del set bagno Levando, collezione Fz, design di francesco Rosi per Città Castello

particolare del set bagno Levando, collezione Fz, design di francesco Rosi per Città Castello

 

 

La linea è progettata dall’architetto Francesco Rosi che regala alle forme lignee una vena ironica: a volte c’è un richiamo scherzoso a oggetti- simbolo dell’infanzia, a volte la citazione si fa più dotta recuperando elementi decorativi dalla tradizione artistica e territoriale, altrove si gioca con forme antropomorfe. Inoltre Rosi sottolinea nell’uso dei materiali il gioco di rimandi tra tradizione e innovazione, mediante la mescolanza di legni “antichi” e lavorazioni dallo stile contemporaneo.

Usare il legno significa poi rispettare l’ambiente, non tanto per l’utilizzo di una sua risorsa quanto nella possibilità di un uso eterno di questi resistenti mobili, evitando lo spreco e rendendo non necessario un riciclo di eventuali scarti. Se uniamo al senso di calore e protezione che il legno dà, probabilmente perché viene associato a qualcosa che è sempre esistito nella nostra cultura, la ricerca raffinata e semplice del design , e la tecnologia che lavora per amplificare la funzionalità dei pezzi, abbiamo ben compreso la finalità del progetto di Francesco Rosi per Fz.

Nel dettaglio: Sedule è una serie di sedute tipico esempio dell’integrazione tra artigianato e nuove tecnologie: si usano essenze nobili, legno di carpine e noce, mentre gli schienali sono realizzati grazie alla stampa 3D e si ispirano alle grottescherinascimentali ben visibili nel patrimonio umbro, non le ricalcano ma piuttosto giocano combinando i loro disegni.

Schienale di Sedule collezione Fz Città Castello, design Francesco Rosi

Schienale di Sedule collezione Fz Città Castello, design Francesco Rosi

 

 

Tabula: definito tavolo-architettura circolare, nato per la convivialità antica unendo la funzionalità del design odierno. I legni usati sono quelli del mobile artigianale della zona come il noce, castagno, frassino, faggio, olmo . I piani d’appoggio sono invece in cristallo , multistrato di betulla e noce- carpine.

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Libreria Greco (Rocci 1936): qui il recupero della tradizione si attua nell’utilizzo dellastruttura classica delle boiserie a parete delle dimore nobili, con una logica rilettura moderna nel suo insieme, ma sempre utilizzando elementi storici. Un collage moderno di idee lontane nel tempo, e nella memoria della giovinezza. La finitura si compone infatti di un découpage di carta applicato artigianalmente e recuperato da una copia autentica del Dizionario di Greco, a cura di Lorenzo Rocci, editato dalla Dante Alighieri di Città di Castello nel 1936..se potesse parlare avrebbe molto da raccontare sulla formazione umana, culturale, sentimentale di molti giovani..al momento può essere presente nella quotidianità del nostro salotto, per racchiudere altri libri e mostrarsi alle nuove generazioni, dando una nuova veste alla libreria Greco.

Santone è figlio del nostro tempo, si tratta di una docking station per smartphone e tablet, dalla quale si possono ricaricare i dispositivi, ed è collegata a degli amplificatori. Esprime una forte carica di gioia per la tecnologia su diversi piani, ad esempio le luci incorporate sono controllate da sensori ad infrarossi che comandano diverse configurazioni, interagendo con il suono circostante. Non solo allegria ma anche gioco e ironia ( e auto-ironia) nelle sembianze antropomorfe date dalla forma e posizione delle casse. Pare vedere l’uomo tecnologico entusiasta ma un pò buffo, dall’animo puro e infantile, aperto a nuove esperienze, qui accolte nel cuore del suo funzionamento grazie alla piattaforma open source Arduino, e alle sue finiture provenienti dalla stampa 3D.

 

Santone docking station, CollezioneFz di Città Castello, design Francesco Rosi

Santone docking station, CollezioneFz di Città Castello, design Francesco Rosi

 

Levando è un set bagno ergonomico e pratico per il singolo, caratterizzato da inedite composizioni polimateriche: basamento in rovere e noce con raffinata lavorazione che sostiene il lavabo in ceramica artigianale.Comodo: un mobile contenitore con cassetto apribile su tre lati con luce notturna, abat-jour ed è cablato per la ricarica di smartphone, tablet, notebook con un microprocessore a controllarne i comandi. Anche questo arredo, così flessibile nella possibilità di utilizzo date le molte funzioni, si presenta come un gioco d’infanzia per i “grandi”, ma non troppo.

Bombi, wall paper di Giovanni Bettacchioli per Città Castello

Bombi, wall paper di Giovanni Bettacchioli per Città Castello

Lectoro: è un letto multifunzione, nella spalliera sono integrate luci e lampade flessibili LED, mentre nelle superfici laterali si trovano spazi di ricarica per ogni dispositivo. Sempre Arduino dal suo interno può generare effetti di luce.

Armario / Set si presenta come unarmadio solido in materiali pregiati. Da fuori notiamo la finitura a foglia d’oro e noce fiammato sulla struttura in listellare nobilitato di noce e faggio, e lo specchio sulle ante scorrevoli con specchio; mentre all’interno cassettiera e illuminazione rendono onore alla praticità razionale.

Lavabile: è un lavabo in terra refrattaria smaltata, free stand, cioè che può essere spostato e collocato ovunque. Il basamento è in travertino e la parte lignea a mosaico di listelli noce e rovere.

In via Tortona vedremo anche gli wallpaper e i progetti dell’Accademia di Belle Arti, i primi su disegno di Giovanni Bettacchioli, illustratore, dell’architetto Besmira Braho, Fabio Mariacci, graphic designer e artista e dell’architetto e designer Achille Sberna. A questi lavori si aggiungono i progetti di ricerca e progettazione degli studenti dell’Accademia “Pietro Vannucci” di Perugia del corso di Design3. Sotto la guida del docente Marco Tortoioli Ricci i ragazzi hanno esplorato il rapporto tra identità territoriale e design.

Città Castello – Designed to be Authentic- Loftino/ Opificio 31 di via Tortona

Michela Ongaretti

Staygreen Sedute Pepper_

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Staygreen, il mecenate moderno è ecosostenibile. Alla Design Week 2015

Fuorisalone 2015 Milano. Staygreen sarà presente nel distretto di Brera District – allo showroom Seventy in via Pontaccio n. 10  – con la collezione Le Anime di Carta, ma vedremo l’azienda protagonista anche in veste di mecenate per l’Arte alla Casa Museo Spazio Tadini – zona Fuorisalone Lambrate, via Jommelli 24 – dove i suoi materiali costruttivi saranno la base delle creazioni dell’artista Luca Moretto (molto in vista anche nella recente Asta Flash di Basezero ad Affordable Art Fair presso Superstudio) – con siliconi colorati Mungo e Saratoga – nella mostra A misura d’uomo. Inoltre Staygreen sarà in via della Spiga dove sarà allestita l’area Lounge di Global Blue.

Staygreen lampada Marylin

La lampada Marilyn prima dell’intervento di Moretto, design Staygreen, particolare

I prodotti Staygreen sono per noi molto interessanti perché esempio eccellente di quel filone di design votato a dare forma e comfort alla vita quotidiana, tentando di non impattare negativamente e violentemente sull’ambiente. Definiamo eco-friendly furniture i letti, tavoli, lampade, divani e sedute sono costruiti con materie prime ecosostenibili e selezionate; inoltre sono tutti pezzi unici, realizzati a mano in Italia. Parliamo di cartone a doppia onda rigorosamente riciclato, segatura di recupero e collanti naturali, tessuti biologici. La resistenza all’acqua e all’usura è garantita da un isolante trasparente solvent free ad alta penetrazione.

Il knowhow dell’azienda nasce dall’esperienza originaria nell’ambito degli arredi imbottiti che interviene sul cartone con finiture di vario tipo, sempre in materiali “green” come gli inserti in legno, cotone rigenerato, acciaio o Corian. Il cartone stesso proviene dal recupero di imballaggi e dalla filiera del riciclo della carta da macero, mentre la segatura dal riuso di sfido di lavorazione.

Non è un caso quindi che gli stessi materiali diano forma alle creazioni di Luca Moretto, tra cui la lampada Marilyn – scultura di quasi tre metri – nella mostra a Spazio Tadini sponsorizzata anche da Saratoga per questo Fuorisalone 2015.

sgabello-staygreenLuca Moretto – intervento sulla seduta Cork, design Staygreen

Le opere che esplorano e celebrano il rapporto tra Uomo e Natura, e tra Natura e Tecnologia, si sposano con il concetto di design racchiuso nei prodotti Staygreen. Come spiega il project manager Mauro Marcenta si intende creare qualcosa di idealmente più alto che semplici mobili scelti per la loro praticità: conta molto la ricerca del Bello, l’impronta dello stile dei progettisti, e la manualità artigianale con cui sono costruiti. Inoltre, come per Moretto la tensione dialettica dell’uomo verso la Natura è costante, così per Staygreen l’avvicinamento di estetica, funzionalità ed ecosostenibilità è in continuo processo di affinamento, e di scoperta. L’azienda può ben rappresentare l’esempio concreto nell’ambito del design del discorso artistico di Moretto, che è ragionamento ontologico sulla possibilità dell’uomo di esistere in Natura: in questo caso design e arte condividono gli stessi strumenti, usando semplicemente altri linguaggi.

La fiducia della casa di produzione verso la creazione di questa mostra viene senz’altro dal riconoscimento del valore dell’artista, di quanto riesca ad esprimere la propria visione del mondo con una personalità incisiva, ma anche per l’abbinamento sinergico dei materiali: i siliconi colorati della gamma Leed di Mungo srl, con cui Moretto ha inondato il cartone a doppia onda. Per Marcenta cartone e silicone sono “molto diversi tra loro ma accomunati dal concetto che più abbiamo a cuore: l’ecosostenibilità.”

Staygreen Libreria Omm

Libreria Omm, design e produzione Staygreen

Da sempre Staygreen ha cercatoconnessioni con altri mondi, come gli hotel e gli store. Ha all’attivo un’altra collaborazione artistica con Studio Prince presso la Queeen Gallery di Desenzano, coinvolgendo l’opera di Pietro Romano, e presto sarà la volta dell’artista Edoardo Menini.

Roberto Pamio, fondatore dello studio Pamio e Partners, è stato l’ideatore della linea di arredamento che Staygreen ha contribuito a sviluppare e concretizzare. Secondo l’architetto e designer il cartone è il materiale del futuro: riciclabile, sostenibile, leggero ma soprattutto personalizzabile con facilità: una materia povera che può essere nobilitata attraverso il design.

I clienti per ora sono soprattutto stranieri, ma le recenti numerose commesse stanno dimostrando che anche nel nostro paese si sta allargando l’interesse per il green design. I mobili della collezione si trovano in molte prestigiose location in tutto il mondo: dalla Google House di Milano al ristorante La Cantine de Faubourg aDubai, presso l’albergo ecosostenibile Mari e Monti di Grado. Hanno accompagnato importanti eventi come il Salone Nautico di Genova e la Barcolana di Trieste, in collaborazione con Eataly, ed hanno arredato il Padiglione Italia all’International Golf Travel.

Secondo Marcenta la collezione è stata creata partendo con complementi semplici per arrivare , galvanizzati dal successo ottenuto, a strutture molto più complesse come letti e divani, che riprendono la linea di design ma introducono elementi diversi, come il cotone rigenerato.

Staygreen Poltrona Dahlia in ecopelle

Poltrona Dahlia in ecopelle, design e produzione Staygreen

Abbiamo chiesto di cosa il team di Staygreen sia particolarmente orgoglioso, e sono stati fatti i nomi di due modelli di sedute: Wendy e Dahila. Wendy si compone di quel celebre cartone a doppia onda, appoggia su piedini conici e il suo volume è definito da una seduta profonda e una imbottitura soffice su seduta e braccioli, rivestiti in cotone rigenerato lavabile o ecopelle. Dahlia esprime eleganza grazie alla commistione di linee rette e curve, dall’aria retrò e avanguardistica allo stesso tempo. Struttura e rivestimento come per Wendy, dotata di fettucce di velcro per un rapido smontaggio e rimontaggio. Le spalle interne ed esterne sono in MDF (medium density fiberboard) con finitura in laccato bianco o nero. Entrambe le sedute sono intese per gli interni.

Si segnalano i prodotti di illuminotecnica, sviluppata di recente. Questi ultimi saranno presentati al Fuorisalone 2015 con la collezione “Le Anime di Carta”.

Staygreen Poltrone wendy_19_L_2Poltrone Wendy, design e produzione Staygreen

Sono in cantiere molte idee per il futuro, sia sul design che su materiali inediti, ma la grande novità nei prodotti presentati al Salone è il colore, ancora work-in progress, che Staygreen ritiene abbia un impatto fortissimo sull’immagine degli arredi. Inizialmente tutti i pezzi erano disponibili in bianco e in cartone naturale mentre ora si sono arricchiti di diverse nuances: oro, argento, bronzo, nero, bianco, arancio, grigio e tortora. In via Pontaccio 10 lo showroom sarà occupato dalla versione Colour, dove il colore è dato da vernici all’acqua senza componenti chimici, esclusivamente composto da coloranti vegetali, applicato anche agli elementi scoperti in cartone. Anche le colle impiegate sono ecosostenibili perchè a base di cellulosa naturale al cento per cento. Presso l’area Lounge di Global Blue in via della Spiga vedremo invece gli arredi nella versione argento, per tutta la durata dell’Expo.

Staygreen divano Scaccomatto

Scaccomatto, un divano Staygreen

Il lavoro di Moretto accentuerà anche questo aspetto di novità di Staygreen, dato che attraverso il colore l’artista aggiunge o cambia significato ad un oggetto. Come scrive Francesco Tadini usare l’espressione ” a misura d’uomo” significa riportare la realtà alla nostra dimensione impedendole di “spersonalizzarsi divenendo un semplice ingranaggio di un mondo produttivo e, quindi, di riconsiderare la scelte che disumanizzano anche gli habitat da noi edificati”, direzione condivisa da tutti coloro che in ambito imprenditoriale e creativo si impegnano affinchè tutti noi possiamo progredire a contatto con le risorse del pianeta, senza danneggiarlo.

Staygreen Sedute Pepper_Sedute Pepper di Staygreen, in un bell’allestimento “modulare”

Allo stesso tempo Moretto rappresenta la capacità di adattamento ad una difficoltà fisica, nella sua trascendenza nella vitalità del colore e della scultura biomorfa nata da riuso della forma, e da un materiale divenuto industriale,che però nasce dal naturale silicio. L’Arte è una forma ancora più generale di ecosostenibilità. E’ biosostenibilità nel senso che senza l’invenzione e l’emozione del gioco infantile, combinatorio all’infinito e generativo di e dalle emozioni, non possiamo davvero parlare di vita.

Michela Ongaretti