Nero e bianco per la pietra di carta. Daniela Barzaghi in mostra presso Sblu spazioalbello

Pietra e Carta. I testimoni di Daniela Barzaghi

Pietra e Carta. L’opera di Daniela Barzaghi nasce dalla contemplazione delle cose semplici. Come spesso avviene i fenomeni complessi della Storia e della civiltà lasciano traccia nella quotidianità, sulle superfici che non è difficile vedere e toccare. Le sculture in mostra presso SBLU_spazioalbello anelano a questo contatto: riproducono un incontro evocato materialmente da quanto di più famigliare possa esistere per l’uomo moderno, la carta, con quanto di più antico e testimone del tempo quale la pietra.

 

Illusione di pietra, oggetto rivetatore del passaggio umano con Daniela Barzaghi

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Particolare di un lavoro in mostra presso Sblu_spazioalbello

 

In generale gli incontri sono fondamentali per l’uomo, ancor più per la vita di un artista, che trasforma la conoscenza in materia plastica o pittorica, attraverso i segni di un modus operandi che diventa stile quando è supportato dalla ricerca continua e mai sazia. Questa conoscenza può essere diretta o indiretta, fatta dalle persone che scambiano esperienze e riflessioni o attraverso gli interessi dello studio di Letteratura, della Storia, della Scienza, delle problematiche socio-politiche del momento. Uno di questi elementi, o più di uno diventano altro, trascendono il sensibile nella mente e tra le mani di un’artista, per chi crea è materia grezza e palpitante, un ingrediente di base per l’alchimia che porta alla genesi dell’opera d’arte. Ma è o sono solo il punto di partenza, tutto il resto è ricerca, è accogliere una visione nella pratica disciplinare che può esaurirsi in un ciclo di opere o nella produzione artistica di una vita.

 

Zoom sui materiali organici che si fanno di pietra per la mostra I confini siamo noi.

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Inserti organici e di tessuto in una delle ultime opere

 

Secondo questa logica Daniela Barzaghi si è nutrita per tre decenni di carriera del contatto e dell’osservazione della Natura, non quella trovata in viaggi esotici  ma quella che accompagna lo sguardo fuori dalla finestra di casa, di terra erba pietra e foglie. Per un cuore puro e una mente immaginifica una visita in campagna è avvicinarsi all’assoluto incarnato nelle piccole cose vegetali e minerali, preziose perché raccontano la vita che è sempre stata. Sono la memoria della Terra abitata dall’uomo, dal suo passaggio continuo nella Storia.

 

La natura nella pietra artificiale di Daniela barzaghi e nella poesia di Valeria Vaccari

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Accanto alla scultura una poesia di Valeria Vaccari scritta per la mostra

 

Un altro grande testimone dell’uomo, del suo passaggio intellettuale su questa terra è la carta. Un prodotto nato con lo scopo della diffusione della conoscenza, della sua più massiva presenza nel quotidiano e nella condivisione a distanze sempre maggiori nei secoli, realizzata con materiale donato dalla Natura. La carta rappresenta un artificio, un congegno che converte il naturale effetto dei suoi singoli componenti in mano a chi la Natura la vorrebbe dominare. Così l’operazione plastica di Daniela Barzaghi può essere riconducibile ad un riavvicinamento degli elementi affini, un rituale purificatore.

 

Pietra di carta allo Sblu spazioalbello di Milano

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Due sculture della mostra “I confini siamo noi”

 

Si costruisce per togliere, per riportare alla luce il senso del mistero dell’immanenza. Bisogna accumulare molta carta, anche l’essenza dell’accumulatore è un qualità tramandata, qualcuno dice genetica, che l’artista ammette con ironia, e poi bisogna disfarsene macerando per riportarla a materia lavorabile. Quando la cartapesta diventa scultura essa si è avvicinata così tanto alla presenza selvaggia da diventarne un suo elemento caratteristico. Non uno a caso, ma quello che attraversati i millenni ancora resiste per raccontarci la sua versione degli avvenimenti inesorabili, che pur è resistita ad essi, la pietra.

 

Memoria preistorica, illusione di pietra

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Particolare di un lavoro che richiama le incisioni rupestri

 

Attraverso questa scoperta archeologica al contrario siamo riportati all’originario, agli echi della scultura arcaica nel suo granito smussato, alle voci dei primordiali artefici nei segni vicini alle preistoriche incisioni rupestri, alle rocce popolate da vegetali ribelli al terreno.  A volte la texture ricorda l’accumulazione materica di Kiefer, spesso dove la forma compiuta delle opere assume identità plastica incompiuta per distribuirsi su pannelli bidimensionali.  Qui però è la scultura ad accostarsi alla pittura, che pare voler uscire dalla superficie piatta e appare porzionata come marmo di un bassorilievo, ritrovato sotto le macerie del Tempo.

In mostra si trova un’antologia delle opere degli ultimi anni, periodo così fecondo da mostrare già il suo possibile superamento.

 

Nero e bianco per la pietra di carta. Daniela Barzaghi in mostra presso Sblu spazioalbello

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Materia moderna e senza tempo

 

Un ulteriore passaggio dopo la cartapesta è l’utilizzo degli stracci, tela prodotta da fibre come possibile solo dopo la rivoluzione industriale, è inoltre usata con una funzione nota quindi ormai scontata come cosa umana. Il punto di partenza è già nel mondo “artificiale”. La superficie ricoperta assomiglia più ad un muro e le voci che popolano parlano un linguaggio moderno fatto di segni, scritte e colori riferibili al graffito del carcerato o del ragazzino aspirante street artist, insomma si riferisce ad un’estetica più urbana, che si presenta volutamente più comunicativa e corale, più stratificata e diversificata nella moltitudine degli interlocutori. Daniela Barzaghi utilizza un tono meno sommesso, come si avverte con l’uso di colori più timbrici, quando gli antenati diventano i nonni, al punto che esiste solo una cosa da fare, andare avanti o tornare indietro, oppure spostarsi di latitudine.

 

Segni moderni sulla pietra di carta dell'artista Barzaghi

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Particolare di un lavoro recente

 

Ed ecco che appaiano delle stele o dei totem, non residuo archeologico del bosco europeo ma sogno della devozione tribale alla Madre Terra: attraverso questo riferimento al manufatto d’Africa capiamo la lirica religiosità dell’intero percorso, vediamo che la ragione profonda della ricerca si lascia trasportare non tanto dalla materia quanto dal segno, dalla traccia materiale consapevolmente celebrativa . La pietra è viva come testimone del linguaggio, non solo del passaggio umano. L’utilizzo degli stracci riconoscibili da vicino che mimano la decorazione più preziosa delle stele votive, linguaggio più contemporaneo che mai nell’intero percorso di Barzaghi perché rende visibile il concetto di riciclo e intinge di quotidiana partecipazione il rituale panteista.

 

Totem di carta come pietra, Daniela Barzaghi in mostra

Pietra e carta. I testimoni di Daniela Barzaghi. Stele votive evocano l’Africa presso Sblu_spazioalbello

 

L’intero processo dalla Carta alla Pietra, dall’Uomo alla Natura, quella che chiamiamo scoperta archeologica al contrario, torna all’attenzione originaria sul bisogno dell’anima razionale ed emozionale di dichiarare la propria esistenza. Tutto il mondo e tutti i tempi hanno visto l’uomo lasciare un segno indelebile della propria energia. Oggi come ieri viviamo per restituire noi stessi alla terra, rientriamo in Natura con il nostro artificio più potente per non essere dimenticati, il linguaggio.

Dove cercare l’essenza dell’uomo? Nella traccia suo passaggio sul mondo sensibile. Come in un racconto poliziesco di Edgar Allan Poe è sotto i nostri occhi l’indizio per avvicinarci, se non comprendere appieno il mistero.

Michela Ongaretti

Mostra personale di Daniela Barzaghi, I confini siamo noi.

SBLU_spazioalbello Via Antonio Cecchi 8, Milano

fino al 28 ottobre 2017 su appuntamento tel 02 48000291 / 333 9596874

Farah Khelil, IQRA n.2, particolare

Carta contro Natura. Works on Paper di sei artisti alla galleria Officine dell’Immagine

Ha inaugurato il 20 aprile 217, presso la galleria Officine dell’Immagine di Milano, la mostra collettiva WORKS ON PAPER a cura di Marco Massaro. Tra gli artisti italiani ed internazionali rappresentati dalla galleria sono stati selezionati coloro che utilizzano come supporto la carta, con grande versatilità secondo una personale e riconoscibile poetica: Elisa Bertaglia, Alessandro Cannistrà, Safaa Erruas, Tamara Ferioli, Farah Khelil, Nunzio Paci.

Farah Khelil, IQRA n.2 in mostra presso Officine dell'Immagine

Carta contro Natura. Per la mostra Works on Paper alla galleria Officine dell’Immagine Farah Khelil, IQRA n.2, 2015.

 

La carta, cosa c’è di più evocativo per la scrittura? Non pensiamo soltanto a quella composta da lettere ma da quella da tutti comprensibile senza divisioni linguistiche, quella del segno.La carta invita, facilita l’artista alla sua manipolazione e distorsione, pur nell’implicito rispetto verso le sue potenzialità grafiche.

Il contenitore mantiene la memoria del suo prezioso contenuto, la tradizione della linea, del disegno ad ogni modo, per ogni scopo. 

 

Nunzio Paci in mostra presso Officine dell'Immagine a Milano

Carta contro Natura. Works on Paper, Nunzio Paci, The third Autum, 2015, matita e colore ad olio su carta intelaiata.

 

La storia dell’opera d’arte mobile inizia con il suo supporto più leggero, il foglio. Ad esso sono stati affidati innumerevoli messaggi e da quando le discipline artistiche hanno iniziato a vivere liberamente senza gerarchie, separate o rimescolate a comporre un’unica opera d’arte, esso non è più veicolo di bozzetti o disegni preparatori, ma rivive la sua grande diffusione nell’arte contemporanea come punto di partenza di grandi sperimentazioni.

 

Farah Khelil, IQRA n.2, particolare

Carta contro Natura. Farah Khelil, Particolare di IQRA n.2, 2015, in mostra con Works on Paper alla galleria Officine dell’Immagine.

 

Fino al 20 giugno sarà possibile osservare, in via Vannucci 13, le visioni di chi ha lavorato con la carta, non soltanto su di essa. I modi di rapportarsi al supporto sono diversi, chi in maniera più tradizionale affida ad essa segni grafici e pittorici, con contenuti introspettivi affatto tradizionali, chi pur rispettando la superficie piatta cambia il suo volume con inserti polimaterici, chi manipolando la superficie stessa del foglio per stravolgere la sua bidimensionalità.

Sarà un caso ma Artscore dopo l’intera visita dei due piani del locale di decide di fermarsi ancora al primo, dove si trovano le opere degli artisti Farah Khelil, Tamara Ferioli e Alessandro Cannistrà, considerando saggia l’idea di avvicinare alle vetrine il linguaggio a nostro avviso più innovativo.

 

I lavori di Tamara Ferioli in mostra presso Officine dell'Immagine

Carta contro Natura. Works on Paper alla galleria Officine dell’Immagine, Tamara Ferioli. Ph. Sofia Obracaj.

 

Il percorso inizia con le opere di Farah Khelil della serie IQRA ossia “Leggi!”. I disegni sono composti da spirali di scritte a matita minuziose e così minute da risultare quasi indecifrabili, che si sviluppano come ad esser generate intorno ad un vero e proprio microchip, posizionato nel centro geometrico preciso.

 

Farah Khelil, IQRA in mostra presso Officine dell'Immagine a Milano

Carta contro Natura. Works on Paper, Farah Kehlil, un lavoro della serie IQRA, 2017, matita inchiostro e microchip su carta.

 

Sono parole in arabo, quindi per la maggior parte di noi incomprensibili, ma per la verità una voluta sfida alla comprensione di chiunque. L’imperativo Leggi! suona quindi una beffa sia per il limite linguistico e visivo, sia per l’impossibilità di discernere le informazioni contenute in un dispositivo trasformato in mero elemento grafico, e il sospetto sempre più reale di rimanere estromessi da un contenuto man mano che si osserva l’opera rientra nella riflessione generale dell’artista sul ruolo che l’immaginazione può avere nella lettura e scrittura di contenuti visivi e testuali, forse poco stimolata dalle nuove tecnologie. L’azione di leggere, come quella di comunicare per iscritto sono pertanto qui elementi stranianti, “di disturbo”, che separano l’artefice dai fruitori di un messaggio, favorendo la perdita del valore di trasmissione delle parole.

 

Particolare di un lavoro di Tamara Ferioli in mostra presso Officine dell'Immagine

Carta contro Natura. Works on Paper alla galleria Officine dell’Immagine, Tamara Ferioli, Extreme Happyness go down, 2016, matita e capelli su carta.

 

Proseguendo sulla parete di destra contigua alla vetrina possiamo osservare i disegni di Tamara Ferioli, rivelatori di un misterioso rapporto tra Uomo e Natura. Prese una ad una le immagini appaiono armoniche, silenziose nella composizione di segni leggeri e concatenati, quasi un ricamo che s’interrompe cambiando stile per farsi più tagliente e spezzato in alcuni punti nevralgici della rappresentazione, dove la natura nasconde il suo pericoloso potere, o dove si interrompe per lasciare spazio alle costruzioni umane. Visti nell’insieme, già tre esemplari bastano, affiora in noi un senso di inquietudine, come se qualcosa possa sempre accadere a spezzare la pace, come se gli elementi naturali ritratti possano ribellarsi all’improvviso. Forse è la sensazione provata da Tamara Ferioli  a cospetto dei sublimi paesaggi dell’isola islandese Heimaey durante una residenza artistica di tre mesi, per l’osservatore è logicamente il risultato della scrittura riflessiva e metodica che a tratti si fa volutamente incoerente, come frutto di due mani diverse, a rendere un carattere quasi umano a questi soggetti che in punti visibili solo con attenzione sono descritti non più solo a matita, ma con l’inserimento di materiali organici umani e naturali come capelli e sabbia lavica. Nella simbiosi tra Uomo e Natura avviene uno scambio, un rispecchiamento insinuato.

 

Alessandro Cannistrà, Ecco come si spiega, in mostra presso Officine dell'Immagine a Milano

Carta contro Natura. Works on Paper, Alessandro Cannistrà, Ecco come si spiega, nerofumo su carta, 2012, ph. Sofia Obracaj.

 

Su una colonna al centro della sala vediamo la prime due opere presente di Alessandro Cannistrà.

All’interno di una cornice racchiusa in maniera classica dal vetro appare un uso espressivo della carta completamente contemporaneo: il foglio è stropicciato secondo una logica geometrica come una cortina scenografica che non si deve aprire, dove tutto ciò che si vuole mostrare sta sulla superficie che respira in una tridimensionalità accennata, e dove il suo contenuto è il disegno e il colore prodotto dal nerofumo ottenuto con il fuoco di una candela sulla carta. Sulla parete di fronte continua il gioco chiaroscurale di sottili sfumature, una serie di dodici opere racchiuse anch’esse com scrigni di segni ancestrali forgiati dal fuoco, con l’aggiunta del colore verde. La luce e l’ombra sono drammatizzate dalle piegature, che insieme al colore di fumo e acquerello appaiono come forme astratte ma del tutto, avvicinandosi all’idea, all’atmosfera del paesaggio boschivo o immerso nella nebbia.

 

Dodici opere su carta di Alessandro Cannistrà con nerofumo e acquerello in mostra presso Officine dell'Immagine, particolare

Carta contro Natura. Works on Paper alla galleria Officine dell’Immagine, opere in mostra di Alessandro Cannistrà, ph. Sofia Obracaj.

 

I lavori non sono stati concepiti come serie ma hanno una costruzione e un senso logico indipendente, come ci spiega l’artista durante l’inaugurazione, anche se nell’insieme troviamo potenziato il suo intento di parlare al visitatore della percezione del mutamento, del costante divenire della materia come un tutto. E’ la Natura secondo la continuazione del pensiero filosofico romantico e trascendente, spietata e legittima nel suo mutare perenne, che si scontra con la natura umana nel suo inserirsi nel flusso temporale attraverso un consapevole desiderio di dare forma all’esperienza, di cercare come una psicosi la bellezza. In questa dinamica è il gesto ad essere fondamentale; attraverso il gesto si acutizza il rapporto dialettico con la casualità, con il flusso inarrestabile del tempo, lo stesso gesto che incontra ciò che è percepito razionalmente come materiale di dialogo, luogo di un messaggio umano, e ciò che non è controllabile come la potenza del fuoco.

 

Un lavoro di Elisa Bertaglia in mostra presso Officine dell'Immagine

Carta contro Natura. Alla galleria Officine dell’Immagine i lavori di Elisa Bertaglia in mostra con Works on Paper, ph. Sofia Obracaj.

 

Al piano seminterrato della galleria troviamo le opere di Elisa Bertaglia costruite sul filo di memoria e fantasia tra animali, piante, bambini e creature mitologiche, mescolando il segno preciso alla pittura “liquida” che si coagula in aree precise per dare risalto e concretezza alle figure immaginarie, a raccontare nella loro magmatica presenza una fase psichica anch’essa in mutamento, il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ancora transizione nel rapporto tra Uomo e Natura per Nunzio Paci , ancora l’immaginazione che relaziona reale, così reale da essere scientifico e attingere alla grande tradizione del disegno anatomico, a mentale e forse ideale. Corpo umano, animali e piante sono un unico organismo secondo la perfetta ibridazione di questo disegnatore visionario e concreto.

 

Lightbox del 2016 di Nunzio Paci

Carta contro Natura. Works on Paper, Nunzio Paci, Papaver Field, 2016, lightbox composto da lastra per raggi X. Non presente in mostra.

 

Il reale ormai adulto continua a vivere la contraddizione della compresenza di bellezza e violenza, questa è la visione espressa dai disegni della marocchina Safaa Erruas. L’opposizione perenne dei due concetti opposti è simboleggiata qui dalla leggiadra delicatezza di fiori associati ad oggetti taglienti nelle mani di chi li sta per cogliere. Ciò che ispira tenerezza riporta anche ad una sensazione di  pericolo, inevitabile non possiamo dirlo visto che non sono spinte irrazionali a farci impugnare delle forbici. Forse l’idea di un destino in ogni caso macabro poteva essere reso dalla precisione del disegno virtuosistico, se si sceglie il figurativo puro la disciplina è ciò che potenzia e sintetizza la metafora. Ci sentiamo di aggiungere però che l’artista è una grande sperimentatrice di simboli e materiali, anche se il suo stile non emerge con le opere in mostra.

Galleria Officine dell’Immagine termina la sua permanenza in via Vannucci 13 proprio con WORKS ON PAPER, ma da settembre l’attività continua con nuove mostre nella sede più ampia di in via Vittadini 11.

La mostra in corso è visitabile da martedì a sabato dalle ore 11 alle ore 19

Michela Ongaretti

 

Fuorisalone ed oltre con Venice di Guzzini all'Orto Botanico

Fuorisalone2017 all’ Orto Botanico di Brera con Interni Material Immaterial. Design Islands nella Natura

Anche per questo Fuorisalone 2017 non può mancare una visita all’Orto Botanico di Brera. Merita sempre, ma ora è il momento migliore, sia per le splendide fioriture che per la speciale esposizione di Interni. Materiale Immaterial che anima la città per due settimane da quella del Salone del Mobile.  Il 2017 celebra i vent’anni del Fuorisalone come evento nato per iniziativa di Interni, la rivista internazionale dedicata al design che  ha contribuito quattro anni fa alla ristrutturazione dell’Orto Botanico, per restituirlo alla città come oasi verde fruibile in ogni stagione, sede di attività didattiche e scientifiche. Continue reading

Edera visto dall'alto, design Studio Ito

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo. Intervista di Michela Ongaretti prima della Design Week2016

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito – Milano Design Week 2016 e Salone del Mobile

Eventi Fuorisalone 2016 Milano Design Week : Setsu Ito –  intervista diMichela Ongaretti.  L’anno scorso ho scritto (vedi articolo) della partecipazione alla Design Week della coppia di designer Setsu & Shinobu Ito: sono un’importante presenza fissa da tempo e anche nel 2016 ci sarà la possibilità di vedere il loro lavoro sia al Salone del Mobile che al Fuorisalone. Quest’anno ho avuto l’onore di essere ricevuta nel loro studio aMilano, dove ho rivolto alcune domande a Setsu Ito e mi sono immersa nel suo mondo creativo, fatto di compenetrazione tra la cultura giapponese di origine e quella italiana.

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito

Noi che ora guardiamo all’estremo est come luogo di opportunitàper chi opera in ambito artistico e progettuale, dovremmo sempre pensare cheper il design quella italiana è da sempre reputata una grande scuola.

E’ il ricordo delle esperienze giovanili, dell’entusiasmo di un mondo nuovo a far brillare gli occhi di Setsu Ito quando mi racconta del suo “incontro” con il nostro paese.

Era la fine degli anni ottanta e in Giappone si parlava moltissimo delmovimento postmodernista italiano, il giovane non sapeva ancora esattamente in che modo far nascere la propria carriera e dal paese stesso ebbe un’impressione assai positiva ma del tutto differente dalla cultura del paese d’origine. Ciò che lo impressionava maggiormente era come qui gli oggetti vecchi e antichi avessero un valore e fossero usati da tutti anche dalle menti brillanti mentre in Giappone ciò che è vecchio è considerato povero, poco utile o soddisfacente. In Giappone ogni cosa è nuova, mi dice.

Salone del mobile 2016, Studio Ito per Adrenalina

Setsu ha lavorato con Studio Alchimia di Alessandro Mendini, Angelo Mangiarotti e Aldo Cibic, che lo meravigliò per il fatto voler aiutare l’amico in un trasloco con una vecchia.. Cinquecento! Insomma per lui tutti gli incontri con i grandi del design sono stati all’insegna della semplicità, i nomi presenti nei media più prestigiosi, con le idee più rivoluzionarie e una gran “voglia di fare”,erano umani, non “facevano barriera” come nel contesto nipponico.

E’ quindi entrato nel gotha del design italiano adottando questo entusiasmo genuino, e il suo talento ha potuto svilupparsi unendo la filosofia giapponese a quella di casa nostra.

Con mia grande gioia mi regala il libro di Virginio Briatore che ha seguito il progettista fin dagli esordi. Nel volume definisce lo studio Ito east-western designer, mettendo in risalto cinque concetti, Ito mi dice come le cinque dita, che esemplificano questa visione.

Space Rythm evidenzia per i giapponesi lo stretto rapporto – tattile – con il terreno.

Nella nostra tradizione non c’è la sedia e il modo di sentire il terreno viene dal fatto di essere un popolo molto legato all’agricoltura.” Per Ito ciò che è tattile lo è materialmente e nel senso della forma, come in alcuni lavori dove non ci sono linee parallele; proseguono verso il pavimento con un andamento che cambia a seconda della visuale, come ad esempio per il divano Cosmos con inclinazioni diverse per ogni angolo, e per le boccette di cosmetici Vecua.

Anche Senscape descrive il paesaggio della linea, dettato da questo input sensoriale dal terreno.

Emotional Island è l’idea creativa che pone sempre priorità nei rapporti,anche con l’ambiente e con la possibilità di esplorarlo intorno, da diversi lati, come per la cucina chiamata appunto Isola nel 2004.

La cucina Isola ad Abitare il tempo, Verona2004

Sott’acqua i pesci le rocce e le alghe formano un universo che sembra un festeggiare intorno ad un’isola”, che per Ito è una funzione. In Giappone la cultura architettonica fa sì che un’abitazione sia flessibile, le mura movibili a seconda dell’uso momentaneo e non c’è un luogo fisso come per noi, dove ad esempio una cucina ha una strumentazione separata e specifica dal resto della struttura. E’ un’idea che aveva messo in pratica l’occidentale Le Corbusier. Il divano Edera si muove, cambia la propria organizzazione dei volumi a seconda del momento, e dei rapporti tra chi vi è seduto.

Il concetto di Leaf solid regala pure all’Italia parte del pensiero del Sol Levante.Setsu mi spiega che il Giappone è naturalista prima di essere minimale:è osservando gli elementi naturali come una foglia che ci si ispira, e non è detto che siano elementi semplici. Dal punto di vista geometrico una foglia è complicata! Inoltre molte forme della Natura hanno una poliedricità innata, quindi in un progetto di interior se “serve la linea semplice e pulita è necessaria anche la vivacità, quella naturale. Se in Occidente l’uomo e la Natura sono due opposti, il primo vuole lasciare il segno nella seconda, in Giappone invece si vuole rispettare il più possibile perché anche l’uomo ne è parte. Ed è stato parlando con Mendini che me ne sono reso conto”.

Per la mostra Frottage nel 2013 ho mescolato tutti i materiali naturali tra cui la pietra che è un materiale tipicamente occidentale. Esso è nato tridimensionale, mentre la carta che è nata unidimensionale può espandersi in bi-multi dimensionale con il meccanismo degli origami. Anche qui si sente il tattile della natura, ma la modularità nella pietra ha anche la funzione di alleggerire, avvicinarsi all’idea del solido composto da una superficie sottile.

L'installazione per Grassi Pietre, design Studio Ito

Se penso a Marmomacc nel 2012 mi viene spontaneo domandare..in che modo si sviluppano i vostri progetti riguardo alla tematica ecosostenibile.

Per Setsu Ito ciò che conta è l’approccio nel riutilizzo di un materiale, nella sua scelta oculata di ciò che può durare anche con la sperimentazione. La parete per Grassi Pietre è infatti in pietra di scarto, graffiata o spezzettata poi ricomposta, e muschio: è la sua frammentarietà intrinseca ad enfatizzare la modularità ritmica. Per il Salone di quest’anno i mobili in cartone pressato diStay Chair e Botto Armchair con pouf di Staygreen subiranno invece un nuovo trattamento impermeabilizzante, per aumentare la durata del pezzo e renderlo più versatile.

Mi fa l’esempio di un resort su un’atollo, che in nuce mostra le stesse problematiche della città, solo che non si possono nascondere: la spazzatura non si può trasportare altrove e se non c’è acqua di sorgente bisogna crearne di potabile dal mare. Setsu Ito pensa alla responsabilità che hanno le aziende verso tutto ciò che rimane occulto dei nostri consumi: i designer devono pensare al lungo periodo con reale attenzione al problema e per fare tutto questo ci vuole unsistema attivo. Quello che serve è un’attenta sperimentazione dei materiali riciclabili che costano ancora molto, quali e come usarli. Ad esempio si può utilizzare il legno di potatura, ma oggi è mescolato con la plastica che va bene per l’estrusione ma non per iniezione, quindi difficile produrre in serie con uno stampo. Insomma la strada è ancora lunga.

Salone del Mobile 2016,Setsu e Shinobu Ito per Staygreen

Chiedo se lavorando in coppia esiste una divisione netta dei compiti nello studio, ma mi risponde che non c’è un ruolo preciso, “l’importante è essere in due per confrontarsi”. Shinobu ha una visione più commerciale e funzionale, avendo lavorato a lungo alla Sony Creative guarda con lungimiranza al mercato, ma spesso le sue idee creano una svolta. E’ ripensando ad Edera, un progetto ormai iconico, che Setsu ricorda come i de pezzi fossero concepiti come porta sale e pepe, Shinobu suggerì la sua realizzazione come mobile.

Continua a parlarmi del suo lavoro con grande naturalezza e modestia, quando accenno ai premi internazionali vinti mi spiega che Good Design in Giappone rappresenta per un prodotto o prototipo la qualificazione per poter essere industrializzato, ciò che dimostra qualità e perfezione. Per lui è stato ilportapenne How senza angoli, “tutto un difetto”, con cambi di spessore che creano una non-omogeneità: prima di capire come produrlo si è dovuto buttare lo stampo alcune volte eppure..la caparbietà di questi progettisti ha fatto premiare il lavoro. Vedo sullo scaffale le ciotole coloratissime Guzzini My Fusion e Setsu mi spiega l’innovazione della tecnologia, nello stampo ad iniezione di tre coloriCon la stessa intonazione di voce mi dice che può andare in lavastoviglie e che un mese prima ha vinto il tedesco Design Plus2016.

MYFUSIONGUZZINI_01

Per il 2016, come il 2015 del resto, la presenza dello studio Ito alla Milano Design Week 2016 è notevole.

Mi mostra il sistema di schienali per sedute in luoghi pubblici Maji diAdrenalina, differente nel concetto di creare con l’ambiente non un contatto ma una separazione per la privacy, e il progetto che mi ha più colpito: si tratta di unmobile per macchine da cucire di New Days- Futaba Aisin, del gruppoToyota, che ha iniziato come Suzuki a produrre prima delle auto macchine di questo tipo, ora super-computerizzate. Ciò che conta sono anche qui i rapporti e questo arredo con due pouf è inteso come una work station, favorisce la comunicazione “del passaggio”, quella che si instaura quando si lavora in due, quella del maestro sarto e del suo apprendista. Vedremo anche il tavolo Kukiper Riva 1920, mentre per Desirée del gruppo Euromobil gli Ito hanno disegnato i side table Yori e Sabi e il letto Shellon.

Al Salone del Mobile 2016 Aisin Futaba, design Studio Ito

Altri pezzi sono in anteprima al Fuorisalone 2016 presso lo showroom di via Rossini Hands on Design, brand che ha come mission la collaborazione tra noti designer con officine artigiane, che nel caso di studio Ito provengono dalla tradizione giapponese. Parliamo dei bicchieri in vetro Dondolino, si chiamano così perché la forma ne consente il dondolio, decorati in tre maniere diverse con la lacca Urushi dall’artigiano Maruyoshi Kosaka. E ancora i piatti Traccia inpietra nera di Ogatzui e Giardino Sasso in porcellana Risogamafabbricata da Terauchi. Altri artigiani della ceramica di tradizione coinvolti, stavolta italiani di Faenza e Albisola, alla Fabbrica del Vapore per la mostraTogether L’oggetto per due. Si tratta del set di tre vasi Hybrid Family, ironici e sinuosi con i pattern decorativi a suggerire l’idea del felino: dimostrano ancora una volta il legame forte con la patria d’origine e la scelta professionale e di vita tutta italiana dei designer.

Fuorisalone 2016 Hybrid family dello Studio Ito alla Fabbrica del Vapore

Michela Ongaretti

 

particolare di Obelisco, Carlini

MILAN DESIGN WEEK 2016. Un obelisco contemporaneo all’ingresso del Super Design Show

MILAN DESIGN WEEK 2016. L’obelisco contemporaneo di Maria Cristina Carlini all’ingresso del Super Design Show

Design Week 2016:  La scultura monumentale di Maria Cristina Carlini al Superstudio Più per il SuperDesign Show.

E’ giunta in redazione la notizia di un evento speciale che interesserà via Tortona, forse la zona più densa di eventi Fuorisalone a Milano. In quel contesto il SuperDesign Show di Superstudio Più avrà un ospite d’onore ad accogliere i visitatori, l’opera di Maria Cristina Carlini, per la prima volta esposta al pubblico dal 12 al 17 aprile.

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

 

L’Obelisco è stato realizzato alla fine dello scorso anno ed è impossibile non notarlo fin dall’ingresso, con il potente slancio verticale di oltre quattro metri, come se dalla terra lambisse il cielo. Una scultura monumentale che darà veste scenografica all’evento creativo più celebre e popolare dell’anno come la Design Week al 27 di via Tortona.

SuperdesignShow logo

SuperdesignShow logo

 

Si compone di un involucro in acciaio corten a proteggere l’anima in legno di recupero forato in alcuni punti: questi elementi testimoniano la ricerca accurata dei e sui materiali di tutto il percorso artistico della scultrice. Qui il legno è stato scelto in rappresentanza di un’idea del passato, materiale principe di manufatti antichissimi reperibile da sempre in natura senza grandi lavorazioni per renderlo utilizzabile, mentre l’acciaio corten si inserisce nel tempo presente proprio in virtù della necessità di una tecnologia che lo renda adattabile ad esigenze industriali o costruttive, e nella sua recente rivalutazione estetica oltre che igienica.

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Questi materiali di differente sostanza e apparenza sono accostati per simboleggiare l’unione tra culture diverse, mostrando la possibilità di una convivenza pacifica e necessaria alla bellezza del mondo. Infatti i fori nelle imponenti travi richiamano il ricamo che solo le diverse componenti culturalidel mondo possono tessere, essi creano una trama,una rete in cui ognuna è coinvolta come elemento unico e insostituibile.

Ci si potrà avvicinare alla solida base, con la sua forma esagonale ancora la scultura al terreno ed evidenzia la tensione verso l’alto, come un albero dalle radici sicure che cresce con i suoi rami per diventare sempre più grande in futuro. Ha un valore quindi propiziatorio e fiducioso di un’evoluzione positiva della società.

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

 

Obelisco rappresenta inoltre i due aspetti principali del fare arte di Maria Cristina Carlini: lo stile essenziale e l’idea del movimento nelle forme in armonico equilibrio, e l’ispirazione sia artistica che morale alla Natura, fonte inesauribile di modelli.

Dalla Natura dipende infatti l’equilibrio della vita sul nostro pianeta, e dal nostro comportamento dipende la sua sopravvivenza. Nelle opere dell’artista irimandi agli elementi naturali sono numerosi, ed essi dialogano tra loro, all’interno di uno stesso lavoro, e con l’ambiente espositivo che li accoglie.

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

 

Per Obelisco esempio morale è infatti l’albero, nel suo crescere se adattato al terreno circostante ed ad esso fa riferimento la struttura verticale della scultura.

L’attività della scultrice inizia a Palo Alto in California dove inizia a lavorare il grès, per poi allargare la pratica artistica a diversi materiali come il ferro, l’acciaio corten, il legno e la resina.

A parte le mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali, le sue sculture monumentali si trovano in collezioni permanenti in Europa, America e Asia. Tra le più recenti citiamo La nuova città che sale per Expo 2015 presentata da Philippe Daverio.

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

 

In Italia abbiamo avuto numerose pubblicazioni sull’artista, per cui ricordiamo lecase editrici Mudima e Skira, e influenti critici hanno scritto di lei: Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Flaminio Gualdoni, Yakouba Konaté, Elena Pontiggia.

Michela Ongaretti

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Atelier12, un nuovo brand per l’arredobagno di Francesco Meneghello e Davide Lanfranco

Aspettando il Salone del Mobile e i Fuorisalone 2016, alla ricerca di novità e giovani talenti non possiamo non notare il nuovo brand Atelier12, che dal 2013 ha come direttori creativi e designers Francesco Meneghello e Davide Lanfranco. Entra a pieno titolo tra le eccellenze del design del nordest, Vicenza, con la prima collezione per l’arredo bagno dall’ipnotico nome, Abisso, presentata ufficialmente al pubblico in occasione del Fuorisalone 2015 nelTortona District.

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall'alto

Collezione Abisso- Atelier12- vista dall’alto

 

Attendiamo di rivedere i creativi nella prossima edizione, visto che il loro design è senza dubbio giovane, classe ’90 per Meneghello e ’91 per Lanfranco, e sono certo talentuosi nel far incontrare la funzionalità al lusso.

Affascina l’accostamento di materiali eterogenei come Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e una selezione ricercata di essenze di legno. Il carattere di Abisso è versatile, perché si adatta a contesti molto differenti, elegante per le linearità e la raffinatezza di materiali e dettagli, anticonformista rispetto alla tendenza dei modelli presenti sul mercato.

Una versione della collezione Abisso- Atelier12

Una versione della collezione Abisso- Atelier12


La collezione
Abisso gioca inoltre con la ruvidità delle superfici e delle finiture opache, e con la relazione tra le forme pure del cerchio e del quadrato come identità complementari che alludono al maschile e al femminile, alla dimensione spirituale e terrena.I designer intendono esaltare l’interazione sensoriale tra i materiali e tra l’uomo e i materiali utilizzati, che genera un senso di benessere attraverso l’aspetto cromatico e tattile, come un ritorno alle origini dell’uomo e della Natura. Per il duo arredare il bagno è utilizzare materiali innovativi come il Cristalplant Biobased®, ma anche godere del risultato organico che sprigiona dall’equilibrato accostamento con l’acciaio inox, materiale che dà l’idea di praticità e resistenza nel tempo, e con il legno che regala invece una morbida sensazione di calore ancestrale.

L'eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

L’eleganza della tradizione artigiana in Abisso- Atelier12

 

Quello che risulta essere peculiare dei due progettisti e del marchio è un approccio votato agli accostamenti,vibrante ed emozionale.

Atelier12 ha sviluppato la linea di complementi d’arredo sostenuto da imprenditori di pluriennale esperienza e coadiuvato dai sapienti artigiani veneti verso la realizzazione di prodotti dall’estetica e dalla funzionalità precisa, attenta alla sostenibilità in quanto frutto di una filiera corta, personalizzati e taylor made sui bisogni dell’utilizzatore.

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Abisso- Acciaio Inox, Cristalplant Biobased® e Legno

Design giovane, tradizione artigiana e fiducioso slancio imprenditoriale: queste le tre parole d’ordine del brand vicentino.

In seguito Meneghello matura una fondante esperienza in Danimarca collaborando con con lo Studio Mikal Harrsen e in seguito per per MA/U Studio, mentre Lanfranco concentra la sua attenzione sul riutilizzo ragionato degli scarti aziendali di piccole e medie imprese torinesi.

Atelier12- Nuovi materiali

Atelier12- Nuovi materiali

I direttori creativi di Abisso hanno entrambi unBachelor Degree in Industrial Design presso lo IAAD di Torino: Meneghello con una tesi in collaborazione con Gessi Spa sulla contaminazione tra arredo e ambiente circostante, Lanfranco sulla reinterpretazione del classico capitonné con Poltrona Frau.

Insieme ricevono una menzione speciale al Carbon Fiber Design Contest nel 2014, con il progetto per una lampada a sospensione, costruita interamente in carbonio.

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Il design di Expo 2015, la Svizzera di Michela Ongaretti.
Ad un anno dalla manifestazione che ha movimentato Milano, ricordo la  visita nei padiglioni di Expo 2015, partita dalla Confederazione Svizzera. Visto da fuori non attira l’attenzione con forme sinuose, esotiche, o tradizionali del paese protagonista. In realtà lo apprezziamo e scegliamo per avere forse tra tutti il concept più coerente, e vicino alla tematica proposta da Expo. Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Alla sua base sta la riflessione sulle risorse naturali e sulla loro esauribilità, perché intento della Svizzera è quello di presentarsi in questa occasione come un paese solidale e responsabile nell’ambito alimentare.

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)Il Padiglione Svizzero ad Expo2015

Ha organizzato tutto il proprio impianto espositivo giocando d’anticipo. Il progetto è stato curato dalla società di architetti Netwerk e denominato Confoederatio Helvetica. E’ il frutto del concorso internazionale voluto dalla presenza Svizzera del DFAE nel 2012, che attraverso una giuria di esperti ha selezionato come vincitore il progetto di questi giovani architetti di Brugg, tra le 103 proposte partecipanti.

 

Padiglione Svizzero- vista dell'ingresso (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Padiglione Svizzero- vista dell’ingresso

Il loro messaggio è chiaro e ben espresso dallo slogan leggibile dall’esterno: “Ce n’è per tutti?” Si desidera far riflettere sulla responsabilità personale dei propri consumi, sulla ripartizione equa degli alimenti, intesi come prodotti derivanti direttamente dalle risorse naturali, quindi esauribili, e sulla sostenibilità della nutrizione nel pianeta.

In pratica la grande superficie di 4432 metri quadrati del Padiglione Svizzero comprende una piattaforma aperta, con un accesso da una rampa e uno al piano terra. Da questo, attraverso un ascensore si sale in cima a quattro torri di 15 metri d’altezza ben identificabili da lontano, riempite di prodotti il primo giorno, con un quantitativo stimato come sufficiente fino al termine di Expo.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti (1)Padiglione Svizzero a Expo 2015 – Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti

Ogni torre contiene un prodotto rappresentativo dell’alimentazione svizzera, legato alle sue risorse naturali e alla loro diversità come prodotto e come valore, esempio del modello funzionale e di successo della Confederazione, innovativa negli strumenti ma fedele alla sostenibilità delle proprie tradizioni. In primis l’acqua, essenziale per la vita ed elemento/alimento principale del Padiglione,sgorgante dalla falda freatica locale allacciata alla rete distributiva del padiglione stesso; si riferisce al dibattito in corso sulla sostenibilità dei metodi di approvvigionamento idrico del settore privato e pubblico, e alla sua mancanza, o non accesso a quella potabile, in molte zone del mondo. Altro elemento è il sale dei preziosi giacimenti minerari elvetici, fondamentale per la produzione industriale e presentato con l’intento di promuovere il suo uso ridotto grazie al packaging in minuscole scatole che giocano sul concetto di equilibrio, della forma ma anche dei sapori.

Il caffè come primo alimento d’esportazione svizzero, in maggior misura del cioccolato e del formaggio a dispetto dei luoghi comuni, e le mele dalle varietà originarie di diverse qualità, rappresentano la biodiversità e l’agricoltura nel suo ruolo fondamentale per la tutela del paesaggio, essiccate e racchiuse in confezioni monouso.

Altri criteri logici nella scelta di questi prodotti sono stati la conservazione , le condizioni climatiche, l’importantissima disponibilità e il legame con il settore agro-alimentare svizzero. Sono alimenti esemplari nel piccolo ( territoriale) della Svizzera che vuole proporsi come modello su scala mondiale, portavoce di quei criteri che dovrebbero essere anche valori.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea (1)Expo 2015 Milano – Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea

Ogni visitatore può prendere i prodotti nella quantità che più gli aggrada, ma viene messo a conoscenza del fatto che le torri non verranno riempite più, è responsabile della fine di queste risorse: questa azione fa riflettere sulla disponibilità degli alimenti nel pianeta che popoliamo e sulla necessità di uno sviluppo sostenibile per chi verrà dopo di noi, nel padiglione e nel mondo. I piani delle torri sono piattaforme su cui sono appoggiati questi prodotti, che si abbassano man mano che vengono svuotate, fino a raggiungere, se la situazione lo richiederà, il livello seminterrato. In questo modo la struttura stessa dell’edificio cambierà forma e percorso interno. E’ possibile seguire in tempo reale i progressivi cambiamenti attraverso la segnalazione sul sito web del Padiglione e sui social media dedicati.

Restando in tema di ecosostenibilità, alla quale cerchiamo sempre di dare attenzione, siamo lieti di apprendere che le torri saranno riutilizzate come serre urbane per le città svizzere al termine dell’Esposizione. Sarà il 75 per cento del materiale utilizzato nel Padiglione svizzero e nelle sue infrastrutture ad essere recuperato.

Oltre all’area delle quattro torri vi sono le zone di mostre tematiche curate da partner istituzionali o privati. Sempre parte del padiglione è la cosiddetta casa Svizzera, composta da un’area espositiva dedicata al tema dell’acqua dei cantoni partner del San Gottardo, la mostra interattiva curata da Nestlè, lo stand informativo dell’agricoltura svizzera, un ristorante e un take away, una VIP-lounge dei partner e l’auditorio per le conferenze, parte del programma di eventi e manifestazioni culturali ideate dalle città partner. Le mostre ad esse dedicate verranno presentate a rotazione nei sei mesi di Expo. Inoltre la DSC ( direzione dello sviluppo e della cooperazione), porta ad Expo il gioco interattivo Plant Doctor, che illustra come le moderne tecnologie possano rafforzare il raccolto dei piccoli agricoltori.

All’inizio della rampa troviamo, dopo il chiosco, alcuni monitor che mostrano sedici brevi film su personeprovenienti dalla svizzera e che lavorano nei settori coinvolti da Expo. Una visione divertente della passione che muove le persone, raggruppate in questo progetto dal titolo I am part of it. Si osserva poi la presenza di un palco tra le torri e la casa Svizzera il palco. Inoltre vediamo due installazioni, una dedicata alla NTFA e una di Svizzera Turismo.

Padiglione Svizzero- Mostra del San Gottardo (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Mostra del San Gottardo

L’acqua si rivela essere elemento centrale del Padiglione svizzero. E’ il tema conduttore della mostra„Acqua per l’Europa“ dei quattro Cantoni del San Gottardo, Grigioni, Uri, Ticino e Vallese , mentre le tre città svizzere più importanti per l’economiaBasilea, Zurigo e Ginevra, serbano per i visitatori esposizioni con lo scopo di presentare l’aspetto innovativo, sostenibile, culturale della confederazione. Queste città sono presenti in qualità dicittà partner ufficiale al Padiglione svizzero di Expo Milano 2015. Ci sono poi partner privati come Nestlè che propone un viaggio emozionale, per osservare come la mente e il corpo reagiscono di continuo allo stimolo del cibo, nella sua scelta e selezione quotidiana.

Ci soffermiamo sulla mostra “ Spirito di Basilea” che esplora alcune delle innovazioni o avvenimenti storici inizialmente apparsi come irrilevanti, che sono partiti da quella città e che, in maniera stupefacente e inaspettata hanno poi cambiato la vita e la storia della popolazione di tutto il mondo. Questo polo espositivo si colloca nel basamento delle torri-silos, dove Basilea è presentata come metropoli dalla vocazione culturale, centro economico e di ricerca e, per noi ancor più importante, riferimento per l’architettura e il design, riallacciandosi al tema di Expo nel senso di nutrimento per la vita di tipo intellettuale.

Questa mostra a Expo 2015 si compone di quattro ambiti tematici: la Scienza con “La ricerca rende forti”, dove si parla di Gustav von Bunge, tra i primi studiosi dei microcomponenti degli alimenti e Tadeus Reichstein che scoprì la Vitamina C sintetica e la produzione del cortisone, premio Nobel nel 1950.

Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos (1)Milano Expo 2015 – Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos

La Vita Spirituale a l’Arte conFame di creazioni intellettuali” è concentrata sulla presenza a Basilea del filosofo Friedrich Nietzsche, e viene presentato il celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, la cui prima versione si conserva presso il Kunstmuseum Basel.

Altri elementi fondanti per lo spirito della città sonol’Architettura e il Design: per la mostra Il mondo si accomoda” massima attenzione è data alla Panton Chair di Vitra. Fu la prima sedia ad essere progettata e fabbricata in un unico pezzo totalmente in plastica, notissima e premiata da molti riconoscimenti internazionali. Eccellenze architettoniche sono invece esemplificate da Herzog & de Meu-ron, Diener & Diener, Renzo Piano, Zaha Hadid o Frank O. Gehry.

Nel campo dell’Economia la sezione espositiva a Expo Milano “Innovazione per maggiore nutrizione analizza la sicurezza alimentare di fronte al forte aumento demografico, e suggerisce l’importanza di partenariati per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Tutta la mostra su Basilea fino al 12 maggio ha come partner Syngenta e Vitra, curata dal Büro Bregy & Buschle con allestimento di Dieter Thiel.

Dal 7 agosto al 12 settembre 2015 si vedrà invece la mostra “Urban Food Innovation”, in collaborazione con Ginevra e Zurigo e a cura della Hochschule für Gestaltung und Kunst (HGK/FHNW) sul sistema alimentare urbano di Basilea: la produzione, la lavorazione e il trasporto di alimenti, le risorse, le sementi, il fabbisogno e il trattamento dell’acqua potabile, lo spreco alimentare e l’impegno della società civile. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerca dell’Agricoltura Biologica (FiBL), finanziato dalla Segreteria di Stato, come partener Bio Suisse, Pro Specie Rara e Urban Agriculture Basel.

In abbinamento a tutte le mostre di Basilea sono inoltre in programma diversi eventi culturali in programma, per i quali vi invitiamo a consultare il sito web del Padiglione.

Il tema dell’alimentazione proposto da Expo 2015 a Milano ha un’importanza strategica nella politica estera della confederazione, tesa a rafforzare relazioni bilaterali con i paesi confinanti. In particolare l’Italia gode di una vicinanza geografica economica e culturale con la Svizzera, ed è il suo terzo partner commerciale dopo la Germania e gli Stati Uniti. La presenza svizzera rappresenta questo rapporto di vicinanza con il nostro paeseanche nella percentuale dei visitatori, considerato che il 40 per cento delle presenze straniere viene dalla Svizzera, ma il rapporto di scambio con l’Italia lo si misura quotidianamente: si pensi che circa mezzo milione di cittadini di nazionalità italiana ha scelto la Svizzera per vivvere e lavorare e che quasi 50000 cittadini svizzeri hanno residenza italiana. Non dimentichiamo inoltre che la Svizzera è l’unica nazione al mondo ad avere la lingua italiana tra le sue ufficialmente parlate. Questo rapporto di vicinanza si unisce ad un “diritto di precedenza”, dovuto al suo impegno con l’Esposizione Internazionale: è stato infatti il primo paese ad aderire e firmare il contratto di partecipazione, e il primo ad aver ufficialmente presentato il progetto per il suo padiglione, per questi motivi ci interessiamo prima alla Svizzera con il suo concept coerente e funzionale, che ad altri Padiglioni dall’aspetto più spettacolare.

Michela Ongaretti

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Design e Sostenibilità in via Montenapoleone: In Hortus Varietas nei primi dieci giorni di Expo

Design e Sostenibilità in via Montenapoleone: In Hortus Varietas nei  primi dieci giorni di Expo

In concomitanza con l’inaugurazione di Expo 2015 apre in città l’evento In Hortus Varietas. Si terrà nell’elegante via Montenapoleone per la durata di dieci giorni e sarà dedicato all’allestimento ed esposizione di alcune tipologie di orti sinergici, accompagnati da pezzi di design per esterni di qualità internazionale e italiana con Desalto, Agape Casa, Henrytimi, Molteni & C.,Vitra, Unopiù e Performance in Lighting. In Hortus Varietas è stato creato dall’Associazione Montenapoleonein collaborazione con Orticolario che curerà l’allestimento paesaggistico, e sostenuto dalla partnership di Audi Italia. Orticolario è un annuale appuntamento dedicato al giardinaggio evoluto che da sei anni regala, in tre giorni di esposizione a Villa Erba, sul Lago di Como, affascinanti emozioni legate al mondo del giardino e alla sua cultura.

Moritz-Mantero-di-Orticola-e-Guglielmo-Miani-dellassociazione-MonteNapoleone-per-In-Hortus-Varietas

Moritz Mantero di Orticola e Guglielmo Miani dellassociazione MonteNapoleone per In Hortus Varietas

 

Guglielmo Miani, Presidente dell’Associazione MonteNapoleone ha annunciato con entusiasmo che si tratterà di una delle numerose iniziative che verranno organizzate nel quartiere durante i sei mesi dell’Esposizione Universale. Quella della decade inaugurale trasformerà la strada in giardino splendido e “intelligente”, nel quale ci si potrà confrontare sulla valorizzazione della terra mediante un sistema di coltura peculiare, che porta nel contesto urbano la bellezza naturale. Sempre secondo le parole di Miani l’intento è di richiamare l’attenzione sulvalore culturale che via MonteNapoleone ha per Milano in termini di una identità ormai storica del lusso e dell’esclusivita’: la presenza di queste pedane con piante e oggetti di design outdoor accentuerà questo aspetto accogliendo e sorprendendo i visitatori.

Il tavolo scultura Clay disegnato per Desalto da Marc Krusin

Il tavolo scultura Clay disegnato per Desalto da Marc Krusin

Gli orti sinergici rappresentano infatti l’avanguardia, ovvero quanto di più moderno e meno impattante si possa trovare nella cultura orticola, valorizzata dai pezzi delle aziende Agape Casa, Desalto, Henrytimi, Molteni & C., Performance in Lighting, Vitra, Unopiù, che ricordiamo ha contribuito a cambiare il volto dell’orto Botanico di Brera con i suoi arredi e le sue serre per l’esposizione in corso. Le comunicazioni ufficiali sono in realtà circondate da un’aurea di mistero circa i pezzi precisi che vedremo, ma segnaliamo volentieri il tavolo scultura Clay per Desalto, disegnato da Marc Krusi, già presentato con successo al Salone del Mobile da poco concluso.Se il tema di Expo sarà “ Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”, gli orti sinergici rappresentano l’eccellenza in termini di ricavo nutrizionale dalla Terra, ecosostenibili e innovativi allo stesso tempo. Nella stessa dinamica sarà privilegiato il design più innovativo in rapporto all’ambiente e alla fruizione del verde, l’outdoor più funzionale ed esteticamente valido sarà in dialogo costante con l’installazione green ospite.

4Seasons di Performance in Lighting, esempio di installazione

4Seasons di Performance in Lighting, esempio di installazione

 

L’allestimento sarà molto interessante anche dal punto di vista dell’illuminazione: tutta l’operazione sarà gestita daPerformance in Lighting, che ha sotto di sè diversi marchi quali Prisma, Prisma Architectural, SBP, SBP Urban Lighting, Spittler e Lumis. Il percorso di sei pedane contenenti questi arredi sara’ illuminato da trenta proiettori per esterno Tyco 10 LED di SBP Lighting, mentre Prisma Architectural creerà una scultura composta da dieci cubi 4Seasons posizionati in modo da comporre una piramide. Questi cubi non sono soltanto decorativi, sono configurano una fonte luminosa che si avvicina molto a quella naturale in grado di fare apprezzare con chiarezza ogni particolare di un’opera senza alterarne le caratteristiche cromatiche originarie.

Orticolario è ogni anno e da ormai sei, sinonimo del giardinaggio evoluto a Villa Erba, sul lago di Como, dove la cultura del verde emozionale rimane in esposizione per tre giorni.

Performance in Lighting delle isole verdi per In Hortus Varietas

Performance in Lighting delle isole verdi per In Hortus Varietas

Nello specifico della via milanese le isole verdi mostrano un nuovo sistema di coltivazione che si avvale della sinergia vegetale: le verdure comuni vengono messe a dimora tra piante della famiglia delle Leguminosae o Fabaceae (piselli, fagioli, lenticchie ecc.), che producono batteri azoto fissatori utili allo sviluppo vegetativo, con piante della famiglia delle Lilliaceae (cipolle, aglio, erba cipollina ecc.), fungicide e insetticide preventive.

La colturapromuove i meccanismi di auto-fertilità del suolo, perché regala più energia di quanta ne prende: tutti questi principi uniti al rifiuto per l’utilizzo di sostanze chimiche sono perfettamente in linea con l’idea di Expo di “Nutrire il pianeta”. Saranno presenti i progetti per orti sinergici di Vittorio Peretto (Hortensia Garden Designers di Milano) con Beatrice Lampugnani (Floricoltura Lampugnani Walter di Orsenigo, CO).

Nell'acquerello di Michele Berutti il rendering di un'installazione

Nell’acquerello di Michele Berutti il rendering di un’installazione

Si dichiara lusingato dall’invito a partecipare a In Hortus Varietas il presidente Moritz Mantero, che immagina la convocazione dovuta alla capacità di unire bellezza ed eleganza, attuate con uno stile di comunicazione curato nel dettaglio e personalizzato, alla missione di educare alla vita nella Natura, un po’ come avviene per i brand di design coinvolti, a loro volta esaltati dal verde auto-sostenibile come in una scenografia, che ricordano l’importanza del settore per la nostra città e la sua eccellenza mondiale nell’arredamento, in questo caso outdoor.

Audi, che si è già distinta per il suo impegno anche nelle installazioni organizzate da Interni nei chiostri dell’Università Statale a partire dalla design week 2015, incarna appieno i valori di design e sostenibilità, con una attenzione viva all’innovazione.

La sua adesione all’evento nella via dello shopping tra le più famose al mondo, è anche occasione di parlare alle persone del futuro della mobilità, come spiega Massimo Fara, direttore marketing di Audi Italia, mostrando il concetto di “e-tron” , chiave dell’avanguardia in ambito di mobilità elettrica.

Michela Ongaretti