Così lontano incredibilmente vicino. Ernesto Morales e Anna Turina

by Michela Ongaretti
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Turina e Morales- artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino. In mostra da Villa Contemporanea il confronto tra la pittura di Ernesto Morales e la pittura di Anna Turina. Fino al 2 luglio.

Così lontano incredibilmente vicino è un titolo che potrebbe aver dato un visitatore, posto al centro di due visioni, nella contemplazione di due opposti che non sono nemmeno tanto contrastanti. Sono due facce di una sola medaglia che racconta una storia costellata di desideri volti alla crescita, del nostro bisogno di donare e sentirci parte di un mondo di relazioni, con tutto il carico dei nostri obiettivi e dei nostri dolori, guardando al passato e al futuro. Destinati a vivere un presente in costante mutazione.  

Così lontano incredibilmente vicino- Turina+Morales-artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino. Ph. Marta Russo per Villa Contemporanea

L’osservazione delle opere di Ernesto Morales e di Anna Turina mi ha fatto pensare a due introspezioni poetiche della letteratura e del cinema mondiale. Così vicino, Così lontano è un film del 1993 di Wim Wenders nel quale un’immaginaria creatura celeste, nella ricerca di un compagno, si trova a condividere le tribolazioni dei comuni mortali. Invece Molto forte incredibilmente vicino è l’appassionato racconto di Jonathan Safran Foer sul trauma della perdita a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle del 2001, dal punto di vista di un bambino.

Mi riferisco a due storie che parlano di umanità in “guerra” e di incontro con un ideale mondo celeste caduto nella contraddizione del presente. Le nebulose di Ernesto Morales sono osservabili dalla visuale terrena, mentre l’installazione scultorea di Anna Turina si presenta come messaggera di una sensibilità moderna nell’osservazione simbolica della natura.
Turina e Morales 2- artscore.it
Cielo e Terra. Ph. Marta Russo per Villa Contemporanea

Oggi si può dire post traumatica la nostra condizione, per varie ragioni. Ci siamo resi conto di come un’azione possa avere delle conseguenze estremamente a lungo termine, cambiando il corso di una storia personale e umana. In questi anni l’attenzione per l’ambiente si fa sentire con maggiore forza dopo recenti catastrofi naturali. Tutto ci fa pensare che qualcosa molto lontano a noi possa incidere sulla nostra quotidianità, fino a non riuscire a pensare lontano, ad un ideale futuro.

Sidereo e terrestre, universale e intimo, spazio aperto all’immensità, mobile e di lenta trasformazione, oppure hortus conclusus di protezione e rielaborazione memoriale: tutti gli opposti che l’accostamento tra Morales e Turina suggerisce sono costituiti da analisi e affezioni distinte, cresciute in storie di vita lontane tra loro. Per chi varcherà la soglia della mostra risuoneranno come note armoniche. Uno spartito di suggestioni complementari che nella loro logica formale attivano un ragionamento, dunque una commozione.

Che sia “il cielo stellato sopra di me”, o l’incredibile capacità della Natura vicino a casa di farsi metafora e guida, una possibile e più contemporanea “ legge morale” di kantiana assonanza trova sempre riscontro nella psyché, ovvero nell’anima, che per Morales e Turina prende vita nella messa in opera di un soggetto osservato, con costanza o all’improvviso. I lavori si originano da un’epifania emozionale, per entrambi gli artisti il cui intento morale è la fedeltà all’idea. 

Così lontano incredibilmente vicino da Villa Contemporanea. Ph. Marta Russo- artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino da Villa Contemporanea. Ph. Marta Russo
E’ curioso come la teoria della relatività di Einstein ( tra diversi scienziati ad elaborarla) abbia tratto dimostrazione dall’eclissi totale di Sole del 1919. Come quell’evento stellare richiami numerologicamente la pandemia di 100 anni dopo.

Non entro nello specifico della formula. In questa sede conta l’assunto secondo cui il tempo e lo spazio fanno parte di una condizione unica, per cui la forza di gravità ( qui leggi attrazione), si crea dalla curvatura dello spazio-tempo. Turina occupa spazio in senso scultoreo e Morales spalanca una visione cosmica oltre il nostro senso del tempo, ma l’installazione della prima attiva la memoria del passato e i dipinti del secondo sono come ritratti dello spazio cosmico. E’ l’interazione tra le due ricerche a costruire la mostra: esse interagiscono come contrapposte forze del sistema solare (leggi illuminante), per favorire lo sviluppo biologico sulla terra.

Ernesto Morales, Cosmo IV- 2021- artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino. Ernesto Morales

Così Lontano

Ernesto Morales presenta da Villa Contemporanea Cosmo, un nuovo ciclo di dipinti che porta lo sguardo aldilà delle nuvole, fino all’apparizione di nebulose interstellari. Un discorso lungo quasi quanto l’intera carriera quello dedicato al cielo, che si sviluppa anni dopo la raccolta giovanile di fotografie scattate alle nuvole. L’idea che queste presenze potessero diventare un diario dei paesi visitati dal punto di vista atmosferico, non porterà alla creazione di un atlante. Sarà piuttosto l’inizio di una cogitazione sulla sostanza e sul sentimento delle cangianti nubi, espressa col disegno e la carta di libri d’artista, fino alla sua peculiare materializzazione pittorica.

Le opere di Cosmo rappresentano una continuazione dei lavori ad olio, con una nuova resa disciplinare attraverso microscopici puntini. I molteplici tocchi rendono l’effetto dello spray, richiedendo un impegno biennale per una serie di dieci opere. 

Installation view 1- Villa Contemporanea-artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino. Nebulose e Natura. Ph. Marta Russo
La grande distanza tra il firmamento di Morales e noi risponde ad un richiamo ottico e ideale, nella ricostituzione artistica di una Natura non contaminata dall’uomo. Una nebulosa è così lontana e così perfetta: possiamo ben dire di trovarci innanzi ad un organismo nel quale “ogni cosa è illuminata”. 

Lo stupore che accompagna l’apparizione si lega comunque ad un processo condiviso con l’abitante terrestre. Sia le nuvole che i paesaggi ravvicinati non rappresentano il vapore condensato o il filo d’erba, ma un principio di interdipendenza fondante tra tutte le creature viventi. Così la Natura è intesa come maestra esemplare di come nessuno possa sopravvivere autonomamente alle intemperie del destino, fino ad un possibile superamento delle individualità nel ricongiungimento con l’energia universale. Da spettatore ricollego, forse inconsciamente anche l’artista, l’ampio orizzonte di alcuni lavori alla vasta visuale del paesaggio americano, interiorizzato fino a lasciarne traccia in una narrazione visiva  srotolata negli anni. Cosmo è una tappa nella ricerca di Morales che non sarebbe stata raggiunta senza la riflessione sui tronchi d’albero di una selva immaginaria, senza la linea d’orizzonte che si espande oltre la tela, in un viaggio di ricognizione verso l’infinito, nel dialogo con i nembi mutevoli.

Così lontano incredibilmente vicino. Morales-Clouds XXVI
Ernesto Morales, Clouds XXVI, 2019
Più lontano, nella profonda oscurità dello spazio, si estende un manto di luce, un paesaggio di corpi celesti funzionanti nell’insieme che rispecchia la moltitudine degli habitat del nostro pianeta, così indissolubilmente interconnessi.

Cosmo anela all’Uomo nel suo bisogno ancestrale di guardare in alto, oltre il tangibile quotidiano; corrisponde al suo desiderio di conoscere se stesso, nella relazione necessaria con l’altro e l’altrove. Le nebulose da Villa Contemporanea parlano dunque lo stesso linguaggio delle nuvole e delle foreste, create dalla profonda riflessione indagine sulla dualità di luce ed ombra, sulla dialettica tra materiale ed immateriale. Si avverte la tensione al superamento degli opposti nella compiutezza dello spazio di un dipinto, dal micro al macrocosmo. Ciò che è così lontano come una nebulosa di stelle è anche incredibilmente vicino se si considera che attraverso i tocchi di un pennello sottile, stretto da mano mortale, si può spalancare una porta verso l’infinito.

Nido e nuvole. Turina-Morales-artscore.it
Così lontano incredibilmente vicino. Ph. Marta Russo

Incredibilmente vicino

Esemplare nella storia artistica di Anna Turina è stata l’ultima personale da Villa Contemporanea, dove esponeva personali declinazioni di un’icona dell’infanzia: il cavallo a dondolo.

Anche in quell’occasione una guida fondante dell’opera si rivelava essere la memoria affettiva, altrove associata alla speculazione sul senso dell’appartenenza, sul concetto di casa. Secondo la poetica della scultrice la dimensione domestica porta anche al concetto di crescita. Maturare è anche separarsi da un luogo o da un sentimento, per rimettersi in viaggio e forse incontrare ancora una nuova forma di protezione da ricevere e dare. 

Che quest’ultima si traduca in accudimento verso i propri simili non è detto, ma sappiamo dal lavoro di Turina che la cura del materiale scultoreo può generare nuove visioni di consapevolezza della realtà circostante. Anche stavolta si “sente” l’infanzia. Tra fronde vegetali, un tempo dell’anima diventa spazio tridimensionale. E’ la misura del fuori scala ad aggiungere una dichiarazione ludica, con un nido macroscopico rispetto al suo albero ospite.

Così lontano incrdibilmente vicino, dalla vetrina della galleria-artscore.it
L’albero aureo dalla vetrina notturna
Le opere non fanno parte di uno studio di lunga data sul soggetto. Sono un bagliore istantaneo che illumina un concetto reso forma d’arte dalla preziosità dell’oro e dalla separazione dei due elementi.

L’albero è icona simbolo della Terra, trovato sradicato come a seguito di una violenza, allude alla caducità dell’esistenza e del lutto che accompagna la vita. Memento mori e atto di ultima cura ad una fragilità che un tempo è stata sostegno e ossigeno, che era in contatto diretto col terreno e faceva parte di un sistema di relazioni biologiche. Nell’arte di Turina queste vestigia sono maneggiate con gesti lenti e attenti, come nel bendaggio di una ferita. Attraverso la leggera levigatura della superficie un corpo ormai morto si trasforma in una nuova possibilità di esplorazione emozionale, di memoria identitaria, anche nell’accogliere l’accadimento traumatico, e il sentirsi piccola cosa in un ciclo energetico infinitamente più grande. 

Per l’artista sono tutti i passaggi dell’atto creativo ad illuminare ed essere illuminanti. Con lo sguardo e il cuore ben saldati a terra si rivolgono verso un altrove finora ignoto, pur tuttavia inevitabile.
Così lontano incredibilmente vicino. Identity, Anna Turina
Identity di Anna Turina, 2022

Incanalando in un unico flusso sia lo slancio vitale che l’accettazione dell’oscurità dopo la morte, il radicamento alle origini e la necessità di autonomia. Se viviamo tra realtà e sogno, tra pratica e l’ideale, il tempo non può che tradursi in uno spazio soggettivo ( relativo). La dualità funziona sia nella dimensione oggettiva che in quella soggettiva, così familiare e vicino da condurre ad una dimensione cosmica, nella perdita della sua funzione terrestre. L’albero diventa corpo del simbolo, di ciò che si eleva a sublimare l’anima ricongiungendosi al grembo di Madre Natura, sia generatrice che conservatrice della specie. 

Dalla terra germoglia la riflessione attraverso una semplice presenza ancestrale sulla quale se non si arrampicano più i bambini o non nascono uccelli, può perpetuarsi metafora del senso di protezione, nel respiro del creato in trasformazione. Un nido vuoto ci attende nella seconda sala,  pronto ad una nuova nascita.

Lo stesso principio di interdipendenza organica e filosofica unisce Turina e Morales. Fermiamoci nel mezzo della galleria, con uno sguardo che abbracci le opere di due artisti sensibili grazie alla pittura e alla scultura, così lontani e incredibilmente vicini.

Michela Ongaretti

Così lontano incredibilmente vicino. Foto di gruppo durante la vernice
Foto di gruppo durante la vernice

Per maggiori informazioni https://www.villacontemporanea.it/mostre

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