La Natura selvaggia sfidata dall’artificio del colore. Intervista a Giacomo Cossio

by Alisia Viola
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La Natura e l'Artificio di Giacomo Cossio. ControNatura, dettaglio in azzurro intenso- artscore.it

La Natura e l’Artificio vivono in un rapporto dialettico esasperato dal colore acceso, pop. Che sia fucsia, turchese o rosa shocking, nel lavoro di Giacomo Cossio appare violentemente in contrasto con l’immagine autenticamente vegetale. Il concetto di “green” e la sua esaltazione, con tutto ciò che comporterebbe dal punto di vista comportamentale per l’uomo contemporaneo, è contraddetto dal potenziale pericolo di morte che leggiamo sulle foglie irrorate di vernice dall’artista. Se poi assistiamo ad una sua performance o azione propedeutica all’opera finita, potrebbero essere i benpensanti del politicamente corretto a diventare verdi, di stizza o preoccupazione.  

Ma cosa anima l’interesse dell’artista che ragiona sull’adattamento del processo di crescita delle piante, per estensione metafora dei processi dell’ecologia, che enfatizza il rischio mettendo letteralmente in scena la Natura resistente alle sostanze nocive, simboleggiate dalle vernici ad acqua colorate? Quali sono le discipline e le riflessioni coinvolte in una ricerca che dimostra senza ipocrisia come il pericolo siamo noi,  è l’uomo sfruttatore di risorse ed energie? 

Alcune domande a Giacomo Cossio per esplorare la sua controversa azione performativa, le sue fonti di ispirazione e la sua poetica.

La Natura e l'Artificio. Giacomo Cossio, installazione al Santarcangelo Festival 2020
La Natura e l’Artificio. Giacomo Cossio al Santarcangelo Festival 2020. Ph. Claudia Borgia
Quando hai capito che l’Arte fosse la tua strada? 

Avevo circa venti anni quando ho capito quanto l’Arte fosse fondamentale nella mia vita e che sarebbe diventata la mia strada. Ho studiato Architettura ma il mio sogno da ragazzo è sempre stato quello di fare l’artista, così ne ho parlato con mio padre che in risposta al mio desiderio mi ha concesso l’uso di un garage. Avevo uno spazio tutto mio dove portare avanti la mia ricerca, che inizialmente si basava sulla creazione di opere informali. I primi soggetti sono state le piante in ogni loro forma. Ho studiato e osservato il lavoro di personaggi come Graham Vivian Sutherland e della scuola inglese del secondo dopoguerra. Tutti coloro che si erano approcciati al mondo naturale. Per quanto concerne il mio lavoro attuale, sicuramente figure come Christo e César sono stati per me una grande fonte di ispirazione.

La natura e l'artificio. Nel colore di Giacomo Cossio- artscore.it
La Natura e l’Artificio. Ritratto di Giacomo Cossio
Quindi la Natura è sempre stata parte integrante della tua ricerca?

Assolutamente sì, da sempre! La Natura primigenia, intesa come un ambiente selvaggio fatto di arbusti, imperfezioni, la Natura che passa inosservata. Dagli studi in Architettura ho appreso una struttura di pensiero più razionale ma già allora avrei voluto iniziare a creare con la mia fantasia , creando quei mondi naturali simbolici, contaminati dall’uomo. Quelli oggi visibili all’interno di svariati progetti a cui ho lavorato. 

Dov’è secondo te il confine tra Arte e Architettura?

Il confine sta proprio nell’impostazione delle discipline. L’Architettura basa le sue fondamenta nella logica di elementi strutturati, di un ragionamento per rendere abitabile i vari ambienti designati e successivamente costruiti; l’Arte è fantasia, spiritualità, è qualcosa che ti appartiene e ti racconta. È salvifica, qualcosa di miracoloso. Tutto ciò che nella visione pragmatica non ha senso, assume un significato attraverso l’Arte, mentre l’Architettura parte già con una visione strutturata. Compongono un binomio perfetto poiché ognuna è utile per diversi motivi, il denominatore comune è semplice: entrambe sono necessarie all’uomo per vivere. La prima in un modo più concreto e tangibile, la seconda spiritualmente; entrambe hanno tuttavia il dovere e la responsabilità di contribuire a tracciare la rotta per la cultura contemporanea.

La natura resistente di Giacomo Cossio- artscore.it
La Natura resiste all’Artificio nell’opera di Giacomo Cossio. Dettaglio
Avresti potuto scegliere qualsiasi linguaggio artistico: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia ai linguaggi multimediali più contemporanei. Invece hai scelto di lavorare sull’azione performativa.  Ti ha spinto il periodo artistico nel quale stiamo vivendo oppure c’è altro? 

Nell’ambito artistico io nasco come pittore, per poi avvicinarmi ad un mio linguaggio totalmente personale e riconoscibile nel mercato dell’arte. Per me l’Arte rappresenta in toto il teatro dell’assurdo: tagli una tela, versi della vernice su una sedia, danzi su un dipinto e molto altro ancora. Fai una cosa che logicamente non è comprensibile. Inizialmente avevo diversi timori, dalla paura di sembrare ridicolo a quella di non essere compreso all’interno delle dinamiche di mercato. Per fortuna con tanto impegno e dedizione ad un certo punto mi sono staccato dal disegno, dal ritratto e da tutto ciò che non mi rappresentava più.

Nonostante il mio lavoro possa sembrare senza alcuna logica, in realtà la maggior parte della collettività quando si trova dinnanzi ad una mia opera d’arte riesce a coglierne il significato. Ho lasciato tutto, mi sono completamente spogliato delle mie vecchie convinzioni e ho fatto una scelta coraggiosa. Ho deciso di mostrare la mia vera identità che è l’ambizione più importante. Altrettanto importante è poi trovare un team di lavoro che ti accompagni in questo fantastico viaggio dell’assurdo, consapevolmente intrapreso.

La Natura e l'Artificio di Giacomo Cossio. ControNatura, dettaglio in azzurro intenso- artscore.it
La Natura e l’Artificio di Giacomo Cossio. ControNatura, dettaglio. Ph. Massimo Vicini

L’azione performativa mi dà la libertà di esprimermi in ciò in cui credo e sono. Mi definisco una persona estroversa che ha sempre seguito le proprie convinzioni e cerca di esprimere totalmente se stesso. Il lato performativo, a differenza degli altri medium, riesce a darmi una grande carica, un’energia che va oltre a tutte le cosiddette arti primarie, anche se ad oggi preferirei non parlare di classificazioni. Infatti il mio lavoro si basa sull’azione mediante la pittura e subito dopo viene fotografato per rimanere impresso nella memoria di tutti. 

Azione en plein air per Cossio- artscore.it
La Natura di Cossio al Festival dei Sentieri Agrourbani a Modigliana. Ph. Valentina Sandiego
Sono le piante le vere protagoniste delle tue opere, in particolar modo quelle più selvatiche. Perché hai deciso di dipingere la Natura?

Sin dagli esordi è stata la Natura il tema rappresentato, mi ha sempre affascinato il mondo naturalistico. All’inizio la raffiguravo attraverso disegni, ritratti, dipinti. Il soggetto è sempre stato il vivente, il corpo vivo di qualcosa. Le persone rimangono scosse vedendo delle piante che vengono completamente verniciate e questo fattore mi ha tormentato a lungo. Mi sono sempre interrogato sul motivo della mia scelta, che effettivamente era il gesto più radicale che io potessi fare. Mi sono domandato che senso avesse tornare indietro dopo i continui tentativi di uscire dalla “tela” di grandi nomi come Fontana, Kounellis, Burri, Pollock. Dipingere tradizionalmente su un supporto bidimensionale significava attuare una retrocessione e io amo trovare sempre nuove espressioni e soluzioni, credo soprattutto sia imprescindibile riflettere sulle necessità del presente e su ciò che esso richiede. 

Noi artisti abbiamo una grandissima responsabilità verso il mondo. Abbiamo avuto delle indicazioni da chi è venuto prima che sono essenziali; sono state solcate delle strade che bisogna continuare a percorrere guardando verso il futuro senza tornare indietro. “Chi l’ha detto che non si possono usare dei corpi invece dei colori per dipingere?” 

Ho scelto la Natura per un motivo molto semplice. Tutto proviene da essa, è proprio lei la madre di ogni uomo. Dalla mia ricerca si possono trarre svariate riflessioni: dall’incomprensione dell’impatto dell’ambiente sull’uomo, al rapporto indissolubile tra Uomo e Natura, e al costante bisogno dell’uomo di controllarla. Potrei sintetizzare il mio lavoro nell’azione che simbolicamente mette in scena il rapporto tra Uomo e Natura del nostro tempo.

Installazione per la mostra Atto Unico da Fabbrica Eos, maggio 2021. artscore.it
Installazione per la mostra Atto Unico da Fabbrica Eos, a cura di Alberto Mattia Martini
Cosa vuol dire oggi dipingere?

Oggi fortunatamente abbiamo tantissime possibilità e tantissime modalità di espressione ed è giusto scegliere quella che rispecchia maggiormente l’identità dell’artista, ma soprattutto riflettendo il periodo che ci appartiene. Dipingere, o in generale fare un’operazione artistica, significa soprattutto occuparsi delle problematiche della società del proprio tempo. È importante che il linguaggio cambi sulla base delle necessità che si presentano nel mondo. Le persone si evolvono e di conseguenza anche tutto ciò che le circonda. Oggi la pittura dovrebbe a mio avviso essere praticata solo per raccontare qualcosa di nuovo e potente: è impensabile avere visioni affini a quelle di Bacon, Moreni e tutti gli artisti vissuti prima di noi, in momenti diversi e con necessità lontane da quelle odierne.

Le mie opere sono il frutto della mia personale idea di dipingere. Il mio unico modo di dipingere oggi è di intervenire su un arbusto, un albero, una pianta nel contesto selvatico, quindi direttamente sulla Natura. Nella mia ricerca non esiste più lo spettatore che guarda una rappresentazione pittorica: al contrario si è di fronte ad un’azione pubblica in cui ogni persona possa relazionarsi con l’opera stessa. 

Installazione di Giacomo Cossio in fase di asciugatura. Ph. Massimo Vicini- artscore.it
ControNatura, preparazione di un’installazione di Giacomo Cossio
Quindi quando tu compi l’azione questa ha un inizio e una fine oppure è un ciclo che si ripete?

L’azione può continuare a ripetersi per un tempo indefinito. Solitamente, infatti, intervengo nuovamente sulla pianta una volta ricresciuta. Il fattore tempo è fondamentale nell’azione artistica che io svolgo. Dopo aver dipinto gli arbusti e aver fotografato e immortalato per sempre l’accaduto, è di primaria importanza l’attesa della ricrescita della pianta. Nonostante l’intervento compiuto su di essa continua a crescere, rendendo così possibile il proseguimento del processo iniziato mediante l’azione performativa. Per questo l’opera ha un ciclo infinito, che potrebbe andare avanti per anni. Mi piace pensare che io possa invecchiare insieme ad essa, sulla quale continuo ad intervenire e assistere al suo processo evolutivo. Attraverso tutta la costruzione dell’opera mostro il ciclo esistenziale: la nascita, la crescita, l’attesa, l’emozione e infine la perdita. Dobbiamo imparare a metabolizzare il lutto, in quanto fa parte della vita di ogni corpo vitale esistente. 

La Natura e l’Artificio. Giacomo Cossio, Giardino Portatile. Ph. Rudy Falomi, courtesy Fabbrica Eos
Qual è il tuo rapporto personale con la Natura?

L’atto che io compio sprigiona in me un’adrenalina e un grande senso di potere. Alla fine, nonostante le continue dimostrazioni della forza e della potenza che la Natura esercita sull’umanità, l’individuo continuerà sempre a credere di poter dominare qualcosa che è molto più grande di lui. Questo è il mio modo di portare alla luce una tematica sociale estremamente attuale e sempre più viva e presente nella collettività.

Io mi preoccupo di raccontare il nostro mondo e il nostro tempo, trasfigurando i lati più tragici in poesia. Credo che la mia immagine delle piante colorate possa essere rappresentativa degli ultimi anni, un po’ come Andy Warhol riusciva a rappresentare attraverso le sue opere la società degli anni ’70. 

Giacomo Cossio, ControNatura, Ferrara OFF. Ph. Giacomo Brini
La Natura e l’Artificio. Giacomo Cossio, ControNatura, Ferrara OFF. Ph. Giacomo Brini
La Natura si tinge di colori sgargianti…

Il colore è dato da una vernice ad acqua che non ha sicuramente l’obiettivo di ostacolare lo sviluppo delle piante, ma quello di mostrare proprio il processo della loro crescita nonostante le sostanze applicate. Noi tutti abbiamo un’alta concezione estetica della Natura. Il mio intento non è quello di sminuirne l’armonia e la bellezza, al contrario cerco di elevarla, dando risalto a tutte quelle creature vegetali non considerate. In un certo senso è come se mi prendessi cura di loro, rendendole speciali agli occhi della società e, al contempo, attraverso un’azione pubblica, mi impegno anche nella riqualificazione di luoghi in cui la Natura è abbandonata. 

Credo che questo tuo atto di verniciatura non piaccia particolarmente agli ambientalisti. Tu cosa rispondi loro?

Il rapporto Uomo – Natura è la rotonda che facciamo ogni mattina. La mia è semplicemente una simulazione della realtà. Cosa fa l’umanità di diverso rispetto alla mia azione? Siamo circondati dalla vegetazione inquinata dall’uomo 24 ore su 24, non dimentichiamocelo; le mie opere sono un reminder di ciò che accade ogni giorno. La vernice non è altro che un’ ulteriore sostanza nociva, nonostante io utilizzi una formula naturale con percentuali bassissime di additivo, 1 grammo per litro. La mia è una chiara dimostrazione della forza della Natura, che va oltre ogni azione compiuta dall’uomo.

Testo a cura di Alisia Viola e Michela Ongaretti

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