Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Le parole sono una mia ossessione, e ultimamente mi capita spesso di vedere come entrino a pieno titolo nel gioco dell’arte.

Il 14 dicembre ho visitato lo spazio di via Lazzaretto 15 a Milano che ospita Kunstverein per la prima personale italiana dell’artista tedesco Michalis Pichler, dal titolo Exposition Littéraire autour de Mallarmé. Quello che scopro qui è proprio la presenza di parole e versi a dare forma a manufatti che si costruiscono attraverso la morfologia dei primi, per farci entrare in un universo dove le parole stesse lasciano la loro impronta per diventare altro da sé.

 

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

 

Fino al 28 gennaio, con una pausa natalizia dal 23 dicembre all’8 gennaio, sarà possibile entrare nell’atmosfera raccolta e riflessiva dell’ultima fase di ricerca artistica di Michalis Pichler dove il termine chiave per comprendere il senso complessivo è “appropriazione”, come mi spiega Andrea Wiarda, una delle curatrici del progetto europeo dedicato all’arte contemporanea Kunstverein.

 

Andrea Wiarda di Kunstwerein parla dell'opera di Pichler

Andrea Wiarda di Kunstverein parla dell’opera di Pichler

 

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

 

Già, perché parliamo di rilettura formale o conversione dello stile in partitura grafica di Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. POÈME, esempio di una rivoluzione che fu soprattutto letteraria, come vediamo dalle note originali di Mallarmé sul testo prima della pubblicazione del 1897 su Cosmopolis, dove il poeta richiedeva un layout preciso, come le parole poetiche dovevano essere disposte in stampa, leggibili dall’alto verso il basso ma anche orizzontalmente. Quella scrittura d’avanguardia è interpretata in senso materiale prendendo in considerazione lo spazio occupato dai gruppi di parole, i versi, già da un altro artista, Marcel Broodthaers, nel 1969, quando espose al Wide Space di Anversa Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. IMAGE.

 

Un coup des dès jamais aboliras le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

 

Da questa operazione parte il discorso di Pichler. Come leggiamo nelle sue Dichiarazioni sull’Appropriazione infatti “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”, e qui la rielaborazione di una prima appropriazione del testo mallarmiano utilizza lo stesso processo su differenti media e discipline. Le parole cambiano negandosi su carta, vetro, in musica, nel cinema o nell’opera editoriale.

Pichler, la copertina dell'opera

Michalis Pichler, la copertina dell’opera

 

Appoggiato su un tavolo del loft c’è Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. SCULTURE: sono tanti fogli di cartoncino quante le pagine della poesia, la disposizione tipografica è fedele a quella originale ma al posto delle parole ci sono dei tagli eseguiti al laser. Pendenti dal soffitto vediamo invece delle lastre di vetro, sempre corrispondenti alle diverse pagine, con incisioni satinate nel luogo dei versi, attraversabile e liberamente “sfogliabile” come testo di una “leggibilità senza significato” secondo le teorie di Jacques Derrida.

 

Un momento durante l'inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

Un momento durante l’inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

 

Mallarmé non c’è eppure resta, non è più quel testo perché Pichler se n’è appropriato, fagocitato quello l’artista mostra senza filtri la sua visione, che inglobato il senso del contenuto lascia a noi il suo odore, la sua eredità è trasmessa mediante il senso dell’assenza dell’originale e la presenza viva per ciò che ne resta, filtrata da una seconda, anzi una terza mente.

 

Michalis Ichler durante Miss Read a Berlino

Michalis Pichler durante la manifestazione da lui organizzata a Berlino, Miss Read: the Berlin Art Book Fair.

 

Pichler si richiama apertamente all’esperimento di Broodthaers in Belgio declinando sulle diverse discipline scelte il titolo di quella, citando e facendo propria un’esperienza di rilettura e trasformazione nata dalla rivoluzione di una rivoluzione. Il dialogo che idealmente Pichler porta avanti attraversa quindi le generazioni artistiche e travalica il senso del pezzo unico originale per espandere quello del lascito letterario attraverso la concettualizzazione riproducibile, trascende la sua matericità perché sceglie sì di ripetersi su diversi media: carta o vetro per restare in una resa vicina alla scultura dove però protagonista non è il gesto che nega parti di testo per lasciarlo vivere in differente maniera nella mutilazione, come avvenne in Italia con Isgrò, ma continua attraverso la musica e la teatralizzazione di un’ossessione quale è il collezionismo.

 

Un coup des Dés jamais aboliras le Hasard.SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

 

Per quanto riguarda la musica è a disposizione nella sala una pianola che tutti possono suonare, basta azionare col pedale il movimento di un tracker roll di 288 millimetri sempre costruito con lo spazio vuoto dei tagli sui versi di Mallarmé. Ecco come un pensiero trasportato a noi grazie alla letteratura continua a sopravvivere diventando altro, genera un contenuto grazie alla sua forma, e quel contenuto si è liberamente spostato da un campo disciplinare all’altro.

 

M. Pichler, Un coup de dès musique, la pianola che "suona" Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

M. Pichler, Un coup de dés..MUSIQUE, la pianola che “suona” Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

 

Sopra una gradinata lignea, utile ad accogliere persone sedute per delle performance nello spazio, troviamo invece la collezione dell’artista di opere editoriali sull’opera iconica di Mallarmé, edizioni storiche o contemporanee ed interventi artistici intesi come “appropriazioni”, partendo da Cosmopolis a Un coup des dés jamais aboliras le Hasard. IMAGE, la ripresa di Mallarmé secondo Broodthaers in tre variazioni, sostituendo interamente le parole con strisce nere. Parliamo di autori come Jérémie Bennequin, Bernand Chiavelli, Jim Clinefelter, Mario Diacono, Cerith Wyn Evans, Ernest Fraenkel, Elsworth Kelly, Michael Maranda, Guido Molinari, Aurelie Noury e Eric Zboya. Ci sono poi pubblicazioni dove si legge “Coup des Des” in copertina senza riferimento esplicito al poeta francese, varia et memorabilia di una collezione sempre in-progress.

 

Un pezzo della collezione Un coup des...

Un pezzo della collezione Un coup des…

 

Quest’ area si configura come un’installazione spaziale, che rafforza l’idea di riappropriazione come processo inglobante, che tiene conto di uno storico nella diffusione del poeta e delle sue successive manipolazioni, a confermare l’ultimo postulato delle “Dichiarazioni” scritto e rilasciate per i visitatori in mostra, secondo cui “nessun poeta, nessun artista di nessun’arte, preso per sé solo, ha un significato compiuto”.

 

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n'abolira le hazard. SCULPTURE

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULPTURE

 

 Altre edizioni sono esposte in un angolo di lettura de Il lazzaretto, questi testi fanno tutti parte dei “greatest hits“, ovvero per Pichler la tecnica di parafrasare un predecessore storico o contemporaneo specifico nel titolo, nello stile e/o nel contenuto: tra di essi notiamo oltre a Broodthaers, Baudelaire, Mel Bochner, Ulises Carrion, Katsushika Hokusai, Stéphane Mallarmé, la Monsanto Company, Dante Gabriel Rossetti, Ed Ruscha, Seth Siegelaub, Gertrude Stein, Max Stirner e il New York Times.

 

Un coup des dèsjamais aboliras le hazard

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. Il testo originale

 

Come dicevo anche il cinema partecipa a questa appropriazione, e lo fa in maniera più esplicita, in linea con il principio del greatest hit. In un angolo della sala troviamo infatti un proiettore che manda in loop i fotogrammi di di due iniziali. Broodthaers realizzò su pellicola 35 millimetri il film “Une seconde d’Éternité”, dove apparivano le sue iniziali MB in 24 fotogrammi, per un secondo. Pichler si appropria di questo lavoro spostando gli stessi fotogrammi su una pellicola 8 millimetri: la durata è sempre di un secondo ma bastano 18 fotogrammi per riprodurre con la stessa scrittura di Broodthaers le iniziali MP, Michalis Pichler. Il greatest hit ha abolito la pancia e mostrato che “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”.

In mostra è presente anche il flipbook di Une seconde d’Éternité, realizzato dallo stesso Pichler e in vendita per sostenere le attività di Kunstverein Milano.

 

Un'immagine della collezione di Pichler

Un’immagine della collezione di Pichler

 

Michalis Pichler si è formato come scultore sul sito conservativo dell’Acropolis Monuments di Atene. Ha conseguito la laurea in Architettura alla Technical University di Berlino e si è diplomato in Belle Arti alla Art School Berlin-Weissensee. È co-fondatore e organizzatore di Miss Read: The Berlin Art Book Fair e di Conceptual Poetics Day. Lavora come artista concettuale, poeta, editore, sul confine immaginario tra arte visiva e letteratura. La monografia sul suo lavoro MICHALIS PICHLER: Thirteen years: The materialization of ideas è stata pubblicata nel 2015 per Printed Matter, Inc. in collaborazione con Spector Books.

Il Lazzaretto è una giovane e attiva Associazione Culturale  che ha come scopo principale quello di generare idee, aggregare persone e creare opportunità di lavoro in ambito culturale, la sua accogliente sede si trova al numero 15 di via Lazzaretto nel vivace quartiere di Porta venezia a Milano.

 

 

Il logo do Kunstwerein Milano

Il logo do Kunstverein Milano

 

Kunstverein significa in italiano “associazione d’arte” , il nome trae origine delle istituzioni nate nel diciannovesimo secolo  in Germania per sostenere  e diffondere l’arte coeva. E’ una piattaforma sperimentale nata nel 2010 in Germania come progetto di ricerca e produzione d’arte contemporanea; Kunstverein Milano è la sezione italiana di una rete internazionale di “Kunstvereins in franchise” con sede ad Amsterdam, New York e Toronto ed è diretto da Katia Anguelova, Alessandra Poggianti e Andrea Wiarda.

Kunstverein Milano si avvale di metodi non convenzionali per la presentazione dei linguaggi delle arti visive, nella ospitalità, nella produzione di mostre e nel modo di fare ricerca, collaborando con artisti, curatori e professionisti dell’ambito culturale, dando così il proprio contributo alla scena artistica italiana e internazionale. Funziona come uno spazio aperto, di dialogo e scambio, come meeting-point e screening-room, per artisti e pubblico. Concentra la propria ricerca material-semiotica a partire dalle pratiche artistiche, concependo lo spazio espositivo come itinerante. Senza scopo di lucro si avvale del supporto di persone private, aziende e istituzioni interessate a partecipare alla vita culturale supportando le attività di Kunstverein.

Per saperne di più vi invito a consultare il sito www.kunstverein.it

Michela Ongaretti

 

 

ozzehg-e-il-castello-di-chiara-

Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

DI MICHELA ONGARETTI

Bologna SetUp Contemporary Art Fair dal 29 al 31 gennaio 2016.

Una settimana fa partivo per Bologna per passare un week end nella città che sarebbe stata letteralmente invasa d’arte, con eventi sparsi per tutto il centro storico. L’idea non era tanto di visitare Arte Fiera, con quel senso di immortalità che ti può dare una quarantesima edizione, quanto di passare del tempo nei locali dell’autostazione di piazza XX settembre, organizzati per la quarta volta per ospitare SetUp Contemporary Art Fair. Ero incuriosita da questa manifestazione indipendente con gallerie e artisti giovani, e che non avevo mai visto e che mi faceva pensare alla milanese Affordable, senza il discorso sul valore di vendita.

Il logo di SetUp

Forse stiamo assistendo ad un interesse maggiore verso gli eventi fieristici nuovi e meno pretenziosi, con la possibilità di esporre senza investimenti esagerati,perché le adesioni sono cresciute dallo scorso anno di più dell’80%, da 23 a 44 gallerie italiane, e pare che anche all’estero abbia riscosso successo e fiducia, con un incremento da tre a otto realtà provenienti da Spagna, Germania, Regno Unito e New York.

La fiera si è svolta con l’obiettivo raggiunto e consueto di coinvolgere un pubblico eterogeneo e vasto, vuoi per la vicinanza alla stazione dei treni, vuoi per il basso costo di entrata, ma anche per la selezione delle gallerie indipendenti con tutta la freschezza del linguaggio più recente, non unicamente degli artisti emergenti.

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina's Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina’s Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Sono arrivata in serata all’incrocio con via dell’Indipendenza, davanti alla scritta gialla autostazione che si ergeva nella nebbia, affascinante perché poteva sembrare un quartier generale segreto di un film di spionaggio, ma mi sono ricreduta perché non appena varcata la biglietteria l’atmosfera era piuttosto “casalinga”, sia nel senso di calore quotidiano sia perché pensavo naturalmente pensare al disordine di casa mia, dove lo spazio non basta mai, e viene riorganizzato a seconda dei bisogni. Sarà un’anima del contemporaneo, quella della riqualifica o riutilizzo, del cambio di identità a favore della creatività di luoghi e oggetti, però in questo caso, a parte la felice posizione e l’identità di location di scambio e integrazione di culture, di transito di persone, non ho trovato molto agevole osservare delle opere d’arte al suo interno.

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

 

Se qualcuno ritiene che un’opera sia meglio percepita in un luogo vissuto, quotidiano appunto, e l’arte giovane è sempre più vicina alla strada, ciò non toglie che dalla classica struttura museale ai corridoi angusti che impediscono il giusto respiro allo sguardo, ci sia anche una via di mezzo. Tutta SetUp si svolge infatti al primo piano: il percorso circolare è semplice e ripercorribile senza problemi, con le gallerie ad occupare stanze indipendenti affollate data l’ora, ma tutto l’esposto nel percorso non è ben fruibile.

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

 

Nemmeno a farlo apposta c’è un tema scelto dal presidente Simona Gavioli e dalla direttrice Alice Zannoni, che per quest’anno è l’Orientamento, cioè il modo di rapportarsi allo spazio circostante e in base a questa conoscenza prendere una direzione. Io ho seguito quella circolare dell’esposizione, per il gusto della sorpresa delle 44 gallerie coinvolte. SetUp ha previsto anchericonoscimenti per artisti, curatori ed espositori, una parte dedicata all’arte performativa,la sezione per l’editoria all’inizio del percorso, e la collaudata area per i bambini. C’è il format dedicato agli under 35, curatore e artista e critico d’arte, che impostino la creazione sulla complessità di oggi per capire quali possano essere le espressioni di domani. L’arte giovane è limitata da quel giro di boa, ma mi domando se è davvero ciò di cui abbiamo bisogno per dare uno scossone al sistema in letargo, se se essere under 35 ti garantisse una profondità o una lungimiranza maggiore di un trentottenne.

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

 

Il comitato scientifico impegnato nella selezione delle proposte, che considero mantenersi su un livello qualitativo di rispetto, comprendeva Silvia Evangelisti, curatrice, storica e critica dell’arte, fino al 2012 Direttore artistico di Arte Fiera, e Giuseppe Casarotto, collezionista e Presidente del GAMeC Club, associazione culturale no profit dal 2005 a sostegno e promozione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sicuramente due nomi che testimoniano l’accresciuto prestigio negli anni di SetUp.

La locandina dell'installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

La locandina dell’installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

 

Il tema come ci si aspettava rivela visioni legate al contesto storico e sociale odierno: ho visto gli esempi di rilievo di ABC, Art and Ars, ARTspaceBasel, B4, Barcel-ONE, BI-BOx Art Space, Bonioni Arte, Burning Giraffe Art Gallery, Casa Falconieri, Casa Turese, D406 fedeli alla linea, Eggers 2.0,exfabbricadellebambole, Federico Rui Arte Contemporanea, Flavio Stocco, Galleria AM PI, Galleria13, INCREDIBOL,LAB, Galleria Loppis OpenLab, Martina’s Gallery, MMCA, Museo Nuova Era, Opificio Arti Performative, Portanova12, Galleria PrimoPiano,Print About Me, Riccardo Costantini Contemporary, RRN Project, Sponge Arte Contemporanea, Tedofra Artgallery, Viridian Artists, vita privata home gallery, VV8 artecontemporanea, White Noise Gallery, Yab (young artists bay), Galleria Zak. In neretto chi mi ha particolarmente stimolato e di cui potrete leggere futuri approfondimenti.

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho'

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho’

 

Segnalo il progetto speciale per SetUp Drawing the world–Focus Santander, a cura di Mónica Álvarez Careaga. In rappresentanza del ricco tessuto di gallerie per l’arte contemporanea in Spagna, con il sostegno del governo della Cantabria e della città di Santander, ci sono : JosédelaFuente, Creative Space Alexandra,Siboney e Estela Docal, da tenere sott’occhio per l’importanza riposta nel disegno come medium nella formazione dell’opera, non per forza grafica, con gli artisti Antonio Diaz Grande, Hondartza Fraga, Daniel R. Martin e Nacho Zubelzu. Altri progetti speciali rimasti nella mia memoria sono stati: Un grande disegno di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli, a cura di Valerio Dehò con la collaborazione della Fondazione Carlo Zinelli, presentato dalla d406 Galleria d’arte contemporanea e Moduli d’arte, e l’installazione fotografica di Paolo Balboni, Ozzheg e il castello di Chiara

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

 

Qualcosa site specific è invece Direzioni: dona un senso in più all’utilizzo dell’Autostazione di Bologna, nel segno della riqualificazione dell’atrio come spazio urbano da vivere e non solo per transitarvi. La bellezza che cambia la percezione del luogo almeno secondo gli intenti degli street artists Corn79 e ETNIK con gli wall painting di geometrie astratte. C’è poi Raul con l’opera Symbols che accoglie il visitatore sulle scale dell’ingresso, a demarcare e connettere le due aree dentro-fuori la visione artistica.

Panchina tedesca nel parco milanese

Al Giardino delle Culture le panchine del Padiglione Germania. Nuova vita al design di Expo

Al Giardino delle Culture le panchine del Padiglione Germania. Nuova vita al design di Expo

di Michela Ongaretti

Il Giardino delle Culture di via Morosini si trova in zona4, per il 2016 sono state donate ai suoi ospiti le panchine del Padiglione Germania. Che abbiate gradito o siate stati detrattori dell’Esposizione Universale 2015 ad ottobre conclusa, non tutto il bene, o il male, è venuto per nuocere: posso infatti dare la buona notizia dell’inizio dei lavori di riciclo a Milano.

 

Una panchina con lo sfondo del murale di Millo copiaGiardino delle Culture Milano – Una panchina con lo sfondo del murale di Millo

 

Sarebbe stato un peccato, e sicuramente troppo lontano dall’intento green di rispetto del pianeta, non preoccuparsi di dare nuova vita a padiglioni o parti di esso, mobilio e oggetti, persino del verde “mobile” e non, studiato ad hoc per il sito espositivo.

Invece è accaduto che la Germania ha risposto per prima alla lettera che il Comune ha scritto alle nazioni partecipanti Expo per la cessione e il riutilizzo di arredi dei padiglioni.

Il pianoro-terrazza del Padigione Germania ad Expo2015Il pianoro della terrazza del Padigione Germania ad Expo2015

La prima apparizione in città sono dunque cinque panchine del padiglione tedesco, mentre già possiamo dare anticipazione della trasformazione del Padiglione Coca Cola in un campo di basket coperto in via Rimini, nel quartiere di Famagosta / Barona.

Le sedute si trovavano sul terrazzo apprezzato anche da MilanoArtexpo, nell’area pic nic sul retro del padiglione. Oggi sono parte dell’arredo urbano, da vedere e usare al Giardino delle Culture di via Morosini in Zona4, vicino alla splendida Palazzina Liberty.

Una vista del Giardino delle Culture in via Morosini, ph. Comune MilanoUna vista del Giardino delle Culture in via Morosini, ph. Comune Milano

Le panchine in legno sono state realizzate dall’azienda artigiana, italiana, Corno Arredamenti Snc, accordandosi con coerenza al design dell’intero padiglione tedesco, soprattutto della copertura esterna e del terrazzo; mentre il design della loro livrea spetta allo studio di architettura tedesco Schmidhuber, che aveva pensato al modello a chaise longue, per permettere agli utilizzatori di distendersi. Ad occuparsi del trasporto è stata la società Monaci Srl e ilcoordinamentogenerale dell’operazione va a Nussli Srl Group, con Dietmar Kautschitz come Managing Director per progetti EXPO Milano 2015.

Particolare delle fioriereParticolare delle fioriere sulle panchine provenienti da Expo

Sono interamente costituite da pannelli multistrato di abete e massello di larice, trattati per la resistenza a raggi solari e intemperie, corredate di vasche e fioriere per contenere il verde ornamentale che si può sviluppare a pergolato, comprendono cestini per la raccolta differenziata in acciaio inox.

Il nuovissimo spazio pubblico di via Morosini è stato creato nel 2015 non solo su iniziativa comunale: coinvolti nel progetto che segue il modello dei giardini condivisi, e da alcuni criticato per la mancanza di un vero e proprio prato, sono i cittadini e diverse associazioni con il Consiglio di Zona4.

Per salutare la donazione delle panchine tedesche il 7 gennaio si è tenuta una festa nel parco con i residenti di quartiere e diverse personalità istituzionali. Erano presenti, oltre a Giuseppe Sala,commissario unico del governo per Expo Milano 2015 e Carmela Rozza, assessore ai Lavori Pubblici e all’Arredo urbano, il presidente del Consiglio di Zona 4 Loredana Bigatti, Dietmar Kautschitz di Nussli Group, i titolari dell’impresa Corno Guido e Maurizio e il presidente dell’Associazione Giardino delle Culture Sebastiano Gravina. Nussli non si è limitata a Milano e alla Germania per le operazioni dettate da un dismantling sostenibile, ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare quando vi parlerò del resto d’Italia.

Una panchina nel Giardino delle Culture, vista frontale. Ph. Comune MilanoUna panchina proveniente dal Padiglione tedesco nel Parco delle Culture, Ph. Comune Milano

Giuseppe Sala, ha lodato le iniziative definendole “una delle più belle eredità, uno dei segni più concreti, che l’Expo possa lasciare alla città“. Si auspica così che Expo continui a vivere nella metropoli rappresentandone un valore aggiunto, dichiarando che si sta lavorando “affinché altri pezzi che hanno abbellito l’esposizione possano continuare a vivere a Milano”. Si intende ricollocare tutto ciò che di Expo sarà possibile riutilizzare, come gli arredi ma non solo, per non perdere ciò che si può trasformare in risorse nuove, da dare e a chi ha bisogno. Per questi siano essi enti, o associazioni territoriali, a giorni verrà emesso il bando di Cascina Triulza dedicato al riutilizzo di tutte quelle attrezzature.

L’impegno dell’assessorato ai Lavori Pubblici e all’Arredo urbano è già attivo: si sta pensando al seguito di questa installazione, con altri “pezzi” di Expo. Si sta concretizzando in particolare il trasporto del verde, studiato ad hoc per il sito di Rho, verso alcuni plessi scolastici in Milano, mentre nell’hinterland già sono stati ripiantati cinquecento alberi, operazione resa possibile con la collaborazione tra Comune e ilgruppo Cogeser Spa. Competenza del futuro campo da basket va invece all’assessorato Benessere, Verde e Sport.

Design Milano 2016I portali d’ingresso al Padiglione del belgio ad Expo2015, presto in città

Per gli arredi non solo la Germania ha lasciato una donazione alla città lombarda; Carmela Rozza informa i cittadini del futuro arrivo dei portali del padiglione del Belgio, da sistemare in una piazza, mentre il quartiere di Bonola potrebbe ereditare degli oggetti, custoditi fino ad ottobre nel padiglione del Vietnam.

Michela Ongaretti

Landed, Nikky Taylor

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, nelle foto di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, un progetto fotografico di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige per vivere e crescere. Dream Factory ospita il progetto fotografico di  Giovanni Melillo Kostner.

Business Location Südtirol – Alto Adige (BLS) è già stata protagonista a Milano. Nell’Aprile del 2013 ha presentato l’eccellenza del green design altoatesino per il Fuorisalone, stavolta si impegna nella promozione del proprio territorio attraverso il racconto fotografico di cinquanta personalità internazionali, che testimoniano la qualità della vita e della possibilità di fare impresa, nel contesto della provincia più a Nord d’Italia. La mostra Landed è aperta dal 19 novembre presso Dream Factory e curata da Martha Jiménez Rosano, con Elisa Weiss a coordinamento del progetto, nasce dalla collaborazione tra BLS e la cooperativa sociale Cuartel -Headquarters for art & culture, e sarà visitabile fino al 29 novembre.

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Il progetto fotografico dell’artista Giovanni Melillo Kostner presenta i ritratti di persone che hanno scelto di trasferirsi a vivere e lavorare a Bolzano e provincia: non sono solo imprenditori o ingegneri ma anche architetti, artisti, ricercatori e psicologi provenienti da altre regioni italiane e diversi paesi europei e mondiali: Germania, Spagna, Portogallo fino a lontane nazioni come Australia, U.S.A., Cina e Giappone.

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

 

Per tutti è chiaro, dal breve testo che accompagna le immagini, quanto la nuova patria non abbia fatto rimpiangere quella originaria, sicuri di come l’Alto Adige sia un luogo accogliente e a misura d’uomo, con un ambiente naturale straordinario che ossigena la mente, culturalmente stimolante epronto a ricevere il beneficio di nuovi progetti imprenditoriali e dell’immigrazione dei cervelli. Nessuno di loro progetta la fuga, anzi è riuscito ad integrarsi con la propria famiglia alla cultura e alla lingua, meglio dire alle lingue parlate, grazie anche a progetti educativi di accompagnamento all’inserimento per i figli di questi brillanti talenti.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

 

Per qualcuno ci sono caratteristiche comuni al modo di vivere e lavorare del paese originario; ad esempio l’agente di viaggio Keiko Sawayama trova analogie tra la ricerca di perfezione e precisione nel lavoro di giapponesi e altoatesini, per altri è riscontrata l’internazionalizzazione della ricerca, come per lo scultore tedesco Florian Glaber che ricorda la lavorazione del marmo di Lasa per la nuova stazione della metropolitana e per il centro commerciale del World Trade Center di New York.

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

 

Giovanni Melillo Kostner è giovane ma ha già le idee chiare sul suo futuro. Cofondatore della cooperativa sociale Cuartel-Headquarters for art & culture, dedicata alla valorizzazione delle potenzialità di arte e cultura per lo sviluppo sociale e locale, dal 2011 è impegnato attivamente nella progettazione e realizzazione di Open City Museum con Johanna Mitterhofer, antropologa culturale, e Martha Jiménez Rosano manager e operatrice culturale, curatrice della mostra Landed. Open City Museum è la somma di tutti i valori espressi con questa raccolta fotografica e in generale nel lavoro di Melillo: l’arte intesa in senso partecipativo per la promozione della diversità e della coesione sociale nelle società multiculturali.

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

 

Ho avuto la fortuna di poter parlare con Melillo per capire meglio il suo modus operandi. Nello specifico di queste immagini il fotografo ha realizzato gli scatti dopo lunghi dialoghi con i soggetti per conoscere la cultura d’origine, le aspirazioni, la personalità o carattere che determina il modo di vivere e di rapportarsi all’ambiente circostante.

Progetto Landed_Gorter Ben, export manager

Progetto Landed, Gorter Ben, export manager

In seguito ha inserito le persone ritratte nel paesaggio alpino o urbano, nelle loro case o nei luoghi di lavoro, all’interno o fuori dalle strutture, e in certi casi si trova rispondenza tra i loro interessi e il setting della foto, come nel caso dell’architetto Angela Ferrari in un interno, su una scala dal raffinato design. Noto che le figure si staccano nettamente dal fondo e mi viene spiegato che l’effetto è dato unicamente dall’uso del flash in pieno giorno, per questo mi ricordano un pò il lavoro di Martin Parr, con le dovute differenze di contesto e di intento, non certo dissacrante come per l’inglese; inoltre alcune immagini posizionano i personaggi in una ristretta zona d’ombra contro un paesaggio in piena luce, come ben esemplificato nel caso dello chef Arturo Spicocchi.

Progetto Landed_Spicocchi Arturo, chef

Progetto Landed, Arturo Spicocchi, chef

Secondo il direttore di BLS Ulrich Stofner l’intento del progetto è quello di promuovere un territorio ideale per attrarre talenti e capitali, emergente nel contesto europeo, e di alta qualità per la residenza con la sua efficienza nei servizi, l’eccellenza della tradizione gastronomica, la bellezza del paesaggio e un clima sempre più internazionale.

Si aggiunge l’augurio di invogliare a una nuova vita professionale, per chi vogliaprendere esempio da coloro che hanno contribuito a rendere questo territorio “prolifico con le proprie diverse competenze e contaminazioni”.

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

 

Perchè vedere la mostra: per l’esempio positivo di un’emigrazione felice, che arricchisce culturalmente ed economicamente un territorio italiano.

L’autrice Michela Ongaretti ringrazia l’ufficio stampa Ufficio Stampa Ketchum per BLS

Il Giardino delle Idee al primo piano

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Germania- rendering della strutturaPadiglione Germania- rendering della struttura a Expo 2015 Milano

Il padiglione Germania per l’ecocostenibilità. Per cosa si dovrebbe visitare Expo? Nel bene e nel male è un evento irripetibile, per curiosità, oppure per vedere la risposta delle diverse nazioni al tema di “Nutrire il pianeta”. Qualcuno può anche essere interessato all’atmosfera internazionale, o agli esempi di design per l’architettura temporanea e possibilmente la sua ecosostenibilità. Ma c’è un altro motivo. In un contesto risultante dai contributi dei diversi Stati quando siamo fortunati riusciamo a respirare, attraverso l’approccio dato alla tematica, lo spirito di un popolo. Ci è successo nel padiglione tedesco, dove è ben rappresentato dai contenuti e dal design ecosostenibile.

Organizzatore generale è il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) con Dietmar Schmidt come commissario generale. L’architettura, l’ideazione e il progetto sono degli studiARGE e SCHMIDHUBER con a capo l’architetto Leonard Wieckell, mentre il merito della creazione dei contenuti, esposizione e media va a Milla e Partner.

Padiglione Tedesco pianoro paessagistico e Solar Trees.Ph B. Handke (1)Il pianoro paesaggistico e i Solar Trees del padiglione tedesco ad Expo2015. Ph B. Handke

La Germania ha prodotto grandi menti scientifiche e letterarie, e viene spontaneo definirla per il rigore, nell’innovazione tecnica e tecnologica. Ma i tedeschi sono capaci di slanci appassionati, e amano la luce, il calore che cercavano in Italia e in Grecia fin dai tempi del Grand Tour. Per questo fin dall’inizio il “campo delle idee”, la rappresentazione di alcune risposte su alimentazione e sostenbilità futura del pianeta, viene affidata a sei ambasciatori “passionari”, cittadini tedeschi eccellenze nel loro ambito.I sei campi tematici corrispondenti sono: l’acqua, il suolo, il clima, la biodiversità, gli alimenti e “ il mio giardino delle idee” con esempi concreti di attivismo ambientale e nutrizionale dalla società civile.

L'attivismo della società civile nel Giardino delle IdeeMilano Expo Padiglione Germania – L’attivismo della società civile nel Giardino delle Idee

Il Padiglione si divide in due aree percorribili separatamente.

Il percorso esterno parte dalla rampa che conduce alla terrazza, permettendo di osservare le strutture architettoniche e dellle innovazioni ecologiche costituite dai Solar Trees, utilizzati per l’energia interna e realizzati in fotovoltaico organico (OPV).

All’interno si affrontano questioni serie pur mantenendo un tono giocoso. In questo sta la forza delle numerose installazioni video che sono terminali informativi sui temi affrontati, per la cui visualizzaione viene consegnato all’ingresso unseedboard da appoggiare ai sensori e seguire le istruzioni. In questo modo sono facilmente fruibili i contenuti, senza bisogno di scaricare applicazioni sul proprio smartphone.

La copertura del padiglione con il fotovoltaico OPVLa copertura del padiglione tedesco ad Expo2015 con il fotovoltaico OPV

Al termine abbiamo affrontato molti concetti, ci siamo arricchiti di informazioni utili ma potremmo esser stanchi, per questo la Germania offre una parte più di intrattenimento con lo spettacolo Be(e) Active, tenuto in una sala studiata ad hoc. E’ un dono finale del percorso, accostato ai contenuti più scientifici, che chi ha fretta per altre visite può evitare, cosi come gli spettacoli di intrattenimento più pop nell’arena alla base della struttura. Il percorso quindi è diversificato topograficamente e dal punto di vista di diversi target di pubblico.

Un momento dello show Be(e) ActiveMilano Expo padiglione Germania – Un momento dello show Be(e) Active

Sin dall’architettura si tenta di fornire risposte tecnologiche e creative al grande tema dell’energia futura, modulando esempi dalla Natura.

La rampa d’ingresso utilizza diversi tipi di legnameche compongono un paesaggio agricolo visto dall’alto e l’inclinazione suggerisce il pianoro tipico della campagna tedesca. Leggermente in salita come nel paesaggio naturale dal cui terreno spuntano germogli: qui sono l’elemento portante di comunicazione tra l’alto e il basso, l’esterno e l’interno, alberi stilizzati che escono dal piano inferiore,sostengono l’intera struttura e la “nutrono” con il fotovoltaico inserito nelle foglie, la copertura dinamica dell’edificio. Il concept è perfettamente realizzato nella struttura perché nei Fields of Ideas la base dell’alimentazione, il tema dei temi, viene dalla Natura, ed essa ha bisogno di essere sostenuta e tutelata attraverso la ricerca scientifico-tecnologica, e la collaborazione dei cittadini e dei governi. Questi tralicci portanti sbucano infatti dalla zona sottostante ricca dei contenuti interattivi del padiglione.

Per i visitatori che decidono di non entrare ma godersi la vista dal pianoro c’è comunque un’ultima chiamata verso i contenuti proprio attraverso le aperture da cui sbucano gli alberi in acciaio, possono affacciarsi e curiosare, ma anche essere richiamati da altri visitatori dal basso a contribuire con dei comandi al gioco interattivo del piano terra.

Padiglione Tedesco area tematica -alimenti-.Ph. B. HandkePadiglione Germania ad Expo2015, l’ area tematica dedicata agli alimenti-.Ph. B. Handke

In cima il grande tetto di foglie unifica esterno e interno, avvolge sia l’architettura che l’area espositiva. Se il futuro è adattarsi al modello della Natura nella morfologia, la moderna membrana che protegge il padiglione come le foglie il fusto, al tempo stesso si trova una semplicità costruttiva attraverso la riduzione di materiali,questa membrana e l’acciaio. La tecnologia innovativa utilizzata per i pannelli solari incontra per la prima volta il design nel progetto internazionale del padiglione, infatti sono stati stati studiati per adatttarsi in maniera flessibile alla morfologiadi differenti componenti architettoniche e del complesso dell’opera.

Parliamo di tecnologia fotovoltaica biologica, OPV, per i circuiti stampati di moduli esagonali, laminati su entrambi i lati e fissati tramite clips ad una rete d’acciaio a filigrana che trasporta l’energia elettrica partendo dalla cella centrale. L’energia che si produce di giorno viene immagazzinata in un sistema di stoccaggio ai piedi delle cinque strutture-germoglio per alimentare la lampada circolare a LED che di notte le illumina dal basso. Questo ciclo di energia chiuso e auto-alimentante riproduce quello naturale. Alla fine di Expo i moduli saranno riutilizzati dal consorzio di aziende tedesche ARGE OPV che li ha creati.

L'ambasciatore della biodiversità tedescaPadiglione Germania- L’ambasciatore della biodiversità tedesca Eckardt Brandt, con il suo recupero di specie antiche

Se seguiamo invece il percorso interno entriamo al pianterreno dove ci accoglie una guida per il preshow: ci informa sull’uso della seed board di cui siamo stati equipaggiati e ci presenta le aree tematiche e i suoitestimonial. Benjamin Adrion ha fondato Viva con Agua, una rete che si impegna attivamente per l’approvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo, Josef Braun è un coltivatore biologico che si batte per la gestione agricola sostenibile del suolo, i giovanissimiFelix Finkbeiner e Franziska Funk ci sensibilizzano sul cambiamento climatico con l’iniziativa studentesca Plant for The Planet, Eckart Brandt è un eroe della biodiversità perchè ha salvato centinaia di varietà di mele tradizionali antichissime, e continua a coltivarle. Erika Mayr è un’apicultrice metropolitana, dal centro di Berlino contribuisce alla salvaguardia delle api producendo il loro miele, infine Michael Schieferstein si batte attivamente per un rapporto sostenibile con l’alimentazione mediante l’iniziativa Foodfighters.

Passiamo al grande aperto ambiente che ci colpisce per l’utilizzo della luce naturale, e per leforme organiche delle aree espositive, identificate dai diversi colori dell’allestimento. Per ogni area c’è un’installazione video che fa parlare questi protagonisti del loro lavoro per l’ambiente.

Con la seedboard che ci permette di proiettare testi e filmati, immagini e giochi la nostra esperienza è libera e individuale, possiamo soffermarci dove e quanto riteniamo interessante.

Non è questa la sede per presentare tutti i terminali informativi , ma ci soffermeremo sugli stimoli principali per ciascuna area, dove le idee e i progetti che gravitano intorno alle risorse naturali stimolano al loro uso pensato, per contribuire alla sicurezza alimentare del futuro.

L'area tematica Acqua nel Padiglione TedescoL’area tematica dedicata all’Acqua nel Padiglione tedesco ad Expo2015

Il blu predominante della tematica acquatica offre stimoli come il recupero del fosforo come fertilizzante, a cura della piattaforma tedesca per il fosforo e la Berliner Wasserbetriebe, e un progetto pilota di Amburgo sul ciclo dell’acqua sostenibile in città.

I diversi pannelli interattivi dell’area arancione dedicata alterreno orbitano intorno all’agroforestazione come prevenzione all’erosione e stabilizzazione dell’equilibrio idrico, poi l’applicazione delle colture alternate per salvaguardare la produttività del suolo con Stiftung Oekologie & Landbau.

Per il clima il colore dominante è il giallo e si presentano soluzioni innovative che combinano la tutela del clima stesso con approvigionamento sostenibile, energia e alimentazione, ad esempiol’acquacoltura offshore, unione di allevamento ittico ed energia eolica, e l’agrofotovoltaico attraverso diverse superfici per l’energia e l’agricoltura.

biodiversità padiglione germaniaMilano Expo Germania L’area tematica della Biodiversità

Il verde chiaro della biodiversità mostra la molteplicità delle specie viventi dove degli oggetti a forma di seme ospitano progetti per la conservazione della biodiversità: la Banca dei Geni di Gastersleben, una delle maggiori al mondo, e la salvaguardia di quella genetica degli animali da allevamento.

Il settore rosso dell’alimentazione, fornisce informazioni sui prodotti quotidianamente consumati, con l’intento di rendere consapevoli dell’impatto delle nostre scelte. Un’alta parete stilizza scaffali di un supermarket, e un carrello che, fatto scorrere, visualizza caratteristiche di produzione e nutrizionali di diversi prodotti.

Il Giardino delle Idee al primo pianoExpo2015, Il Giardino delle Idee al primo piano del padiglione Germania

Verso la scala che ci condurrà al primo piano il lato oscuro del consumo: una montagna di rifiuti che due pannelli mostrano come possibile risorsa per il recupero di energia.

Al primo piano ci troviamo immersi nella luce naturale più intensa in compagnia di molte piante aromatiche, che vengono utilizzate nel ristorante del padiglione stesso, siamo nel “Giardino delle Idee”. Vicino a queste coltivazioni si possono staccare dei biglietti con proposte sul loro utilizzo: questa e altre sono le idee fiorite dalla consapevolezza dei cittadini comuni, le loro iniziative per migliorare Ambiente e Alimentazione. In quest’area si esperisce quindi una forte esperienza comunitaria della società civile tedesca. Citiamo ad esempio Foodsharing e Mund Raub che dal web segnala dove si possono raccogliere e mangiare frutti maturi nelle aree urbane.

E’ quella del movimento di due proiettori-schermo oscillanti a suon di musica, come i due grandi occhi delle api, durante la performance live dei beejays, un chitarrista e un beatboxer.

All’uscita si può passare alla terrazza, visitabile anche per chi passa dall’interno, oppure entrare nella sala suggestiva delloshow Be(e) Active, adatto in questo caso a riunire tutti i target di pubblico per l’esperienza musicale che si fa comunitaria, confermando la vocazione del Padiglione di attirare la nostra attenzione su argomenti seri, ma riunire adulti e bambini anche con la tecnologia che regala solo spensieratezza.

Michela Ongaretti