MDW2017. Arte e cultura negli spazi di Lombardini22

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Un nuovo Spazio Necessario all’integrazione di Arte e Cultura del Progetto

Lombardini22 non è solo un semplice studio di progettazione ma un laboratorio di professionisti, sperimentale e dinamico al punto da ospitare a Milano nel suo quartiere generale adiacente ai Navigli, all’indirizzo corrispondente al suo nome , eventi memorabili dedicati alla creatività a 360 gradi.

In occasione del Fuorisalone 2017 si festeggiano i primi dieci anni di attività di successo del Gruppo Lombardini22 con l’ampliamento dello studio, area denominata “Spazio Necessario”.

 

Un nuovo spazio per Lombardini22. Integrazione di arte e cultura del progetto

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Inaugurazione dello Spazio Necessario

 

Nella logica di partnership e supporto tra i componenti del gruppo, il metodo del “design thinking” con la sua programmatica interazione delle eterogenee e necessarie competenze, favorisce anche l’espressione artistica e culturale non strettamente legata ai clienti e alle aziende, ma aperta a quel  pubblico che voglia e possa condividere l’attitudine positiva tipica del gruppo e dei suoi progetti.

 

MDW2017. Da Lombardini 22 prima di Spazio Necessario

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Un momento durante un incontro nella sede, con un’installazione artistica prima di Spazio Necessario

 

Gli ambiti di competenza di Lombardini22 sono suddivisi nei tre brand del gruppo: FUD Brand Making Factory è dedicato al Physical Branding e al Communication Design, DEGW opera nella progettazione integrata di ambienti per il lavoro e L22, l’origine del suo mondo, si rivolge all’architettura e all’ingegneria ed è specializzato nella progettazione per i mercati Retail, Office, Hospitality e Data Center.

Generare “energia, intelligenza collettiva, curiosità”, questo l’impulso che vuole includere e diffondere la sua cultura multiautoriale di Lombardini22, nelle diverse personalità ed espressioni, spazio necessario alla crescita, all’innovazione e all’internazionalizzazione in un’area  cittadina essa stessa fervida di rinascita e riqualificazione edilizia e urbanistica, fortemente personalizzata attraverso l’immagine architettonica delle sedi delle diverse realtà imprenditoriali che operano nel territorio limitrofo, nate quasi sempre dalla ristrutturazione di spazi di aziende produttive industriali e artigiane, presenti dall’inizio dello sviluppo economico cittadino.

 

MDW2017. Il ponte sui navigli vicino a Lombardini22

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Vista dell”area urbana limitrofa con il ponte sui Navigli progettato da L22, il brand di Lombardini22 dedicato ad Architettura ed Ingegneria

 

Crescere significa espandersi anche nello spazio, quello fisico è sempre privilegiato a quello virtuale come sottolinea Paolo Facchini, presidente del gruppo, spazio che da sempre rappresenta l’identità del team di lavoro, seguendo i valori di trasparenza e rispetto del cliente, ma anche della ricerca della qualità generata dalla curiosità mai sazia. Così identitari sono gli  spazi lineari e “frugali”, scatole da vivere che devono essere bianche perchè “siamo noi a riempirle” come accade dal 2007.

Spazio raddoppiato quindi allo stesso indirizzo, la nuova area pronta per essere riempita con opere artistiche site specific nella serata inaugurale del 6 aprile.

 

MDW2017- Interno per Lombardini22

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Interno di uno spazio retail progettato da L22

 

Spazio che accoglie, include diverse culture nell’integrazione delle visioni dei partner e delle menti, portando al suo interno le spinte internazionali invece di aprire nuove sedi altrove, in Italia e all’estero. Chiamata a sé e non fuga dei cervelli per lo spazio reputato necessario anche per la componente della Cultura e dell’Arte, senza dimenticare un pizzico di umiltà nell’ammissione che l’imprinting architettonico non è tutto: il confronto tra discipline e l’accoglienza  di chi usa strumenti diversi per la riflessione e la rielaborazione di una proposta per mondo nuovo, a misura dell’uomo contemporaneo affamato di stimoli e di qualità della vita, anche intellettuale. E’ una ricerca costante, quella che valorizza e non sminuisce la personalità italiana rivolta al bello, la stessa che permette di continuare ad essere competitivi anche sul mercato.

 

MDW2017. Arte e cultura negli spazi di Lombardini22

Fuorisalone 2016 da Lombardini22. Un’installazione spettacolare degli anni passati

 

La filosofia del fare impresa attraverso l’accoglienza delle idee, l’integrazione vivace di scienza e tecnologia con arte e cultura si è tradotta spesso in incontri, cooperation table o feste, sempre proficue situazioni informali di condivisione e accrescimento reciproco.

Su questa linea di pensiero inaugura con Spazio necessario il progetto culturale per il 2017 di eventi e meeting “Value Added”, di cui la prima manifestazion sarà la serata del 6 aprile con le installazioni artistiche Spazio Necessario e Linee di Costruzione di Massimo Uberti e il live painting del noto street artist e poeta visivo Ivan Tresoldi, che ricorda ulteriormente con la sua opera la necessità dell’incontro, quello tra le parole e la loro immagine.

Da vedere per scoprire che quello del progetto non è un mondo per noiosi

Michela Ongaretti

 

MDW2017. Invito allo Spazio Necessario da Lombardini22

Fuorisalone 2017 da Lombardini22. Invito allo Spazio Necessario

Il design che non c'è. Una mostra in triennale

ADI Lombardia promuove “Il design che non c’è”. In Triennale le soluzioni al brutto in città

Dal 16 febbraio fino al 7 marzo l’atrio della Triennale di Milano ospita la mostra “Il design che non c’è” a cura di ADI Lombardia sul tema del decoro urbano. Si analizza e si propone come il design può cambiare la vita, quella pubblica di chi vive le grandi città, in particolar modo di Milano.

Quando nelle vie, nei parchi, in metropolitana e nelle piazze esiste il brutto e il disagio l’occhio progettuale può osservare e intervenire con una successiva soluzione ad un problema, o cambiare alcune strutture presenti al momento in città senza grazia e bellezza.

 

La mostra Il design che non c'è presso la Triennale di Milano

Il design che non c’è. La mostra nell’atrio della Triennale di Milano

 

Durante la XXI Triennale di Milano ADI ha lanciato l’iniziativa divisa in due fasi. Prima i cittadini sono stati invitati a segnalare, tramite fotografie scattate con lo smartphone, le situazioni di disagio, malessere, bruttezza, cattiva funzionalità sperimentabili quotidianamente camminando per Milano. All’analisi e individuazione delle problematiche sono seguiti i progetti di designer e studenti, raccolti in questa mostra.

La risposta alla cattiva qualità della vita è quindi il design: quello di professionisti come  Makio Hasuike, Ugo La Pietra, Alberto Meda e Patrizia Pozzi (con Duilio Forte e Angelo Jelmini), e quello degli studenti del Politecnico di Milano e dello IED- Istituto Europeo di Design di Milano.

 

Il design che non c'è in Triennale. Spazi di autoespressione. Bosco in città secondo Patrizia Pozzi

Il design che non c’è. Progetto per spazi di autoespressione in città. Progetto di Patrizia Pozzi, in collaborazione con Duilio Forte e Angelo Jelmini

 

In base alle segnalazioni si sono raccolti i temi più urgenti in tre macro aree che riguardano la Segnaletica, le Microarchitetture e il “Vivere la città” ( Problematiche, Opportunità e Facilitazioni). 

Nell’area un tempo occupata dalla biglietteria un’installazione speciale presenta le tavole dei progetti dei designer, in risposta ai temi individuati. Propongono  soluzioni dedicate a  sedute ( Ugo la Pietra e Makio Hasuike), a spazi di autoespressione (Patrizia Pozzi con Duilio Forte e Angelo Jelmini), a recinzioni temporanee (Ugo La Pietra).

 

Il design che non c'è. Una proposta per sedute cittadine con il riutilizzo di new-jersey. In Triennale

Il soggiorno urbano di Ugo La Pietra per la mostra Il design che non c’è in Triennale a Milano. Riqualificazione con riuso di new-jersey

 

I progetti degli studenti occupano la parte centrale della sala su diversi pannelli espositivi. La scelta tra i problemi segnalati è ricaduta maggiormente sul terzo tema, con un ventaglio più ampio di soluzioni soluzioni per rendere più funzionale la città. Ad esempio è interessante che si tenti una risposta con il design, che non c’era per nulla, sul luogo dove spesso tutti i giorni mettiamo i piedi, i tombini e le loro grate.

 

Tombini antiscivolo progettati dagli studenti IED. In Triennale a Milano

Il design che non c’è. Progetto per tombini antiscivolo, in Triennale

 

Durante i mesi più freddi sono state motivo di scivoloni non solo dei cittadini più anziani e a questa problematica sono dedicati due progetti dello IED di Milano, coniugando alla funzionalità una linea gradevole, e aggiungendo nel secondo elaborato l’innovazione intesa anche esteticamente come una evoluzione dell’esistente, apprezzabile tentativo di design non depauperante dell’identità storica.

 

I tombini in cerca di un design. In mostra alla Triennale di Milano

I tombini di Milano, analisi del problema per la mostra Il design che non c’è.

 

Il design che c'è per i tombini di milano. In Triennale

Il problema dei tombini di Milano. Una soluzione per gli studenti IED in Triennale.

 

Sempre pensando al suolo interessato ogni giorno da passaggio di molte e diverse persone, abbiamo trovato innovativa l’idea di rendere le strisce pedonali luminose, e autonome dal punto di vista dell’energia con fibre ottiche e asfalto fotovoltaico, in grado di alimentare i semafori per l’attraversamento.

 

Strisce pedonali fotovoltaiche, Mostra Il design che non c'è in Triennale a Milano

Il design che non c’è. In Triennale il progetto strisce pedonali con cemento fotovoltaico

 

E’ meno originale, e meno urgente secondo noi,  il discorso sulla luce urbana con l’utilizzo di lampioni e sedute illuminate nei parchi, mentre una risposta migliorativa di un design che in realtà c’è riguarda i cestini per l’immondizia, troppo spesso senza raccolta differenziata.

 

Progetto degli studenti IED per i cestini della spazzatura a Milano. In mostra in Triennale

Il design che non c’è. In Triennale nuove idee per la spazzatura differenziata

 

Un problema molto sentito e visibile in città, è quello del parcheggio per le biciclette. Segnaliamo la soluzione proposta dagli studenti dello IED Bike Here, con la specifica di trasformare alcune microstrutture urbane rendendole adatte all’appoggio delle biciclette e all’inserimento dei loro lucchetti. Sempre con l’obiettivo di coniugare l’esistente ad una nuova funzione, osserviamo il progetto Stand by MI, che prevede l’aggiunta di un supporto standardizzato posizionato ai pali della segnaletica verticale, ispirato ai corrimano progettati da Franco Albini per la prima linea rossa della metropolitana. Grazie alla possibilità di parcheggiare parallelamente al marciapiede si evitano intralci e una struttura appositamente creata per quella funzione riduce il rischio di caduta delle biciclette ( incredibile che non si sia studiata ancora una soluzione a questa problematica).

 

Progetti degli studenti IED per la mostra Il design che non c'è in Triennale

Il design che non c’è. In Triennale la risposta di alcuni studenti IED al problema del parcheggio cittadino delle biciclette

 

Progetto Stand by MI, in Triennale per la mostra Il design che non c'è

Il design che non c’è in Triennale. Progetto Stand by MI, IED Milano

 

ZigZag è un’idea che coniuga invece due funzioni, quella della seduta urbane e quella del parcheggio delle bici, forse per noi poco convincente per la panchina poco ergonomica e la ruota della bici un pò troppo vicina al corpo della persona seduta.

 

Mostra Il design che non c'è in Triennale. Progetto ZigZag

Il design che non c’è. In Triennale il progetto ZigZag degli studenti IED

 

Forse meno sentito  dai cittadini è il bisogno di creare microstrutture per la socialità in aree con edifici storici come la Loggia dei Mercanti: le ragioni per l’autoespressione mancante pare più logico trovarle in un parco o in una piazza prive d’identità e non certo in un luogo dove si respira la Storia di Milano, fruibile nel suo insieme senza bisogno di essere riformulato con separazioni di ambienti per incontrare “i comportamenti contemporanei”.

 

Progetto per spazi di autoespressione, il design di città presso la Triennale di Milano

Il design che non c’è, in mostra presso la Triennale un progetto degli studenti del Politecnico per la Loggia dei Mercanti

 

Il presidente di ADI Luciano Galimberti commenta l’iniziativa dichiarando l’importanza di mettersi in prima linea a difesa dello spazio urbano, e del cattivo o assente design che troppo spesso lo caratterizza.  Noi ci auguriamo che lo sforzo dimostrato da parte di alcune “eccellenze italiane del design”, quello di “coniugare un’analisi spietata dell’assenza di design negli spazi pubblici con la concretezza e il pragmatismo di una progettualità generosamente offerta al dibattito pubblico” possa portare al concretizzarsi di alcune delle soluzioni proposte, ben consapevoli che la strada è ancora molta da percorrere per rendere le nostre vie, piazze, parchi e mezzi pubblici dei luoghi senza disagi per tutti coloro che li attraversino o vi sostino, anche per chi sostare o attraversare una via, un parco, una piazza rappresenta una difficoltà concreta.

Michela Ongaretti

 

 

Intro di Fabio Novembre, particolare

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

Usciamo. Andiamo a vedere una mostra di architettura. Se di questo avete voglia il posto giusto è il palazzo della Triennale di Milano con la mostra “Stanze, Altre filosofie dell’abitare”, curata da Beppe Finessi per la XXI Esposizione Internazionale, che ha inaugurato ad Aprile in collaborazione con il Salone del Mobile. Soddisfarete il vostro desiderio con il progetto di allestimento di Gianni Filindeu e quello grafico di Leonardo Sonnoli, e con la realizzazione di ambienti, ciascuno con la propria logica progettuale, da Andrea Anastasio, Manolo De Giorgi, Duilio Forte, Marta Laudani e Marco Romanelli, Lazzarini Pickering Architetti, Francesco Librizzi, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Carlo Ratti Associati, Umberto Riva ed Elisabetta Terragni.

 

Stanze. Altre Filosofie dell'Abitare

Stanze. Altre Filosofie dell’Abitare

 

Quando ci troviamo a fine agosto vien quasi di parlare al passato riguardo l’anno in corso. Ma il 2016 non è ancora finito e conviene approfittare della fuga da Milano per assaporare senza fretta l’esposizione che terminerà il 12 settembre.

In effetti guardarsi indietro è facile pensando all’assunto della Ventunesima che utilizza il termine After nel duplice significato di “dopo” e di “nonostante”, come se determinate forme di progettualità si stiano manifestando in maniera antagonista, o soltanto “altra” rispetto agli esempi realizzati o studiati nel ventesimo secolo.

 

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell'esterno

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell’esterno

 

Ci tornerei, perché raramente mi capita di veder tutto senza stancarmi un attimo, perché in queste stanze l’aspettativa di ciò che si poteva osservare è stata attesa senza esagerazioni di contenuto. Se infatti una parte è retrospettiva e permette di capire il cambiamento nella concezione dell’ architettura di interni del ventesimo secolo con esempi eccellenti , la seconda parte incontra invece la curiosità di chi si domanda..cosa vediamo quando pensiamo ad una stanza?

Possono il design e l’architettura interpretare un nostro modo di intendere, e intessere le relazioni attraverso i gesti quotidiani, di vivere nello spazio?Il punto di partenza è una visione soggettiva dell’architettura di interni. Riflettere e riflettersi, guardarsi nello specchio dal tempo, qui e ora con il successo e l’interesse suscitato dal Salone del mobile, con gli attuali riconoscimenti di valore a questa disciplina che ha rappresentato spesso il primo campo di prova professionale di affermati architetti, e che oggi è di per sé un motore per la creatività, l’innovazione e.. l’economia. Da qui ci si rivolge prima al passato e poi al presente un’analisi critica attraverso lo studio e la possibilità espressiva dell’interior design.

 

Stanze. L'esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

Stanze. L’esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

 

Tutti i grandi progettisti del Novecento si sono confrontati con l’architettura degli interni: anche i singoli elementi di arredo erano sempre disegnati su richiesta dei committenti che desideravano un intervento per dare originalità alle proprie abitazioni; è attraverso questo meccanismo che sono nati pezzi iconici dell’arredamento italiano: oggetti creati solo per quella casa, per quella personalità di “abitante”, di seguito prodotti in serie entrando nella vita di tutti coloro che li amavano. L’industrial design italiano è partito anche da qui.

 

Stanze, l'allestimento della prima sala

Stanze, l’allestimento della prima sala

 

Ecco infatti che il candido allestimento si apre con una sala che mostra immagini degli interventi per interni di grandi architetti del Novecento, area introduttiva che aiuta a comprendere come sia cambiato sia il gusto che la considerazione dei bisogni, di conseguenza della funzionalità di uno spazio. Sono cinquanta esempi di progetto dagli anni venti ad oggi, Gio Ponti, Franco Albini, Carlo Mollino e Carlo Scarpa, Ignazio Gardella e i BBPR per fare alcuni nomi. Alcuni di essi sono definiti trasversali per la loro multidisciplinarietà come Ivo Pannaggi e i più di recente Getullio Alviani e Corrado Levi. C’è chi sull’interior ha lavorato e teorizzato come Gae Aulenti e Leonardo Savioni, e chi è riuscito ad emergere proprio grazie a questa disciplina come Umberto Riva e Cherubino Gambardella. Ancora i meno famosi ma assai rilevanti fin dagli anni venti Melchiorre Bega, poi Luciano Baldessari, Giulio Minoletti e Cini Boeri, e i fuoriclasse Ettore Sottsass, Angelo Mangiarotti e Joe Colombo. Tra i contemporanei Alessandro Mendini, Nanda Vigo, Guido Canali, Gaetano Pesce, Gianfranco Cavaglià, Bruno Vaerini Massimo Carmassi e Gabriella Ioli.

 

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

 

Dal punto di vista teorico ed espositivo ben poco è stato donato a questa disciplina. Possiamo ricordare soltanto “Colori e forme nella casa d’oggi” a Villa Olmo di Como nel 1957, “La casa abitata” a Firenze in Palazzo Strozzi nel 1965, “Italy The new domestic landscape” al MOMA di New York nel 1972. L’ultima mostra sull’argomento fu proprio in Triennale nel 1986 con “Il progetto domestico”.

 

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

 

Dopo ben trent’anni si vuole dare uno stimolo all’approfondimento critico del contemporaneo con la prova di creatività di 11 studi di architettura; entriamo così nella seconda parte del percorso, composta da undici ambienti unici. Il progetto realizzato è l’invenzione di una stanza, ciascuna rappresentativa di un imput valoriale, un approccio metodologico, una diversa generazione e linguaggio, per arrivare a soluzioni diverse che tengano in considerazione differenti bisogni primari del quotidiano. In più Francesco M. Cataluccio ha suggerito un accostamento di questi risultati con significative teorie filosofiche recenti, per ricostruire una visione dove l’architettura dialoga con il pensiero, nel rappresentare il nostro tempo.

 

Stanze. Particolare dell'allestimento

Stanze. Particolare dell’allestimento

 

Partiamo dalla stanza di Elisabetta Terragni la cui percezione degli spazi cambia in base alla luce e al movimento dell’osservatore, per poi passare con Duilio Forte all’esperienza di abitazione minima che segue la forma zoomorfa di un orso, e di cui ogni area riassume un’azione umana e il suo corrispettivo simbolico con una parte del corpo animale, ad esempio l’ingresso è la testa, da cui si inizia la purificazione mentale e fisica della sauna, per entrare nell’ambiente principale dedicato alla convivialità, il ventre.

 

Stanze. Ursus di Duilio Forte

Stanze. Ursus di Duilio Forte

 

Manolo De Giorgi si domanda se stare fermi in una stanza rappresenti un nostro bisogno. Forse anche l’abitazione può avere la forma di un percorso che segna le tappe delle nostre funzioni quotidiane distribuite e non semplicemente contenute in un ambiente.

 

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

 

A Carlo Ratti basta una seduta imbottita modulare a ridefinire lo spazio. Semplicemente controllabile in remoto tramite un’applicazione, è pronto a raddoppiare o dimezzare la propria altezza e combinarsi con gli altri elementi.

 

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

 

Fabio Novembre, schietto nel suo gusto ridondante, sogna la stanza come un uovo dalla superficie dorata e specchiante, uovo che è “la perfetta sintesi formale” originaria, dal richiamo atavico che rimanda alla nascita. Un utero che per Novembre è primissima idea di ambiente esperita dall’uomo: avviluppa l’osservatore quasi magicamente risucchiato dalla pelle rossa dei divani al suo interno, stanza che protegge e tutela la memoria e la riflessione.

 

Stanze. Intro di Fabio Novembre

Stanze. Intro di Fabio Novembre

 

Mi fermo, è come quando vedo un film e vorrei invitare un amico a vederlo, non posso andare oltre il primo tempo con il mio racconto. Se pensate all’architettura alla fine di questa estate 2016, passate in Triennale.

Michela Ongaretti

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

Il Compasso d’Oro ADI premia il design sociale di Giulio e Valerio Vinaccia

Il Compasso d’Oro ADI premia il design sociale di Giulio e Valerio Vinaccia

DI MICHELA ONGARETTI

Il prestigioso Premio Compasso d’Oro ADI, alla sua XXIV Edizione, non è solo per il progetto di prodotti, coinvolge anche i processi. Quest’anno ha assegnato l’onorificenza per la metodologia progettuale a “Design as a development tool” di Giulio e Valerio Vinaccia con UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale).
XXIVesimo Compasso d'Oro ADI

XXIVesimo Compasso d’Oro ADI

 

Sono particolarmente lieta della vittoria che per la prima volta nella storia del Compasso è assegnata al design sociale. Premiata è infatti la metodologia nell’ambito del design, utile a favorire e far innescare la miccia del progresso nelle specifiche condizioni di paesi in via di sviluppo, e per questo spero emulabile da altre menti progettuali negli intenti e nei risultati.

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

 

Vinaccia riceve anche la Menzione d’Onore per Tsara Project nel Madagascar, sempre design per lo sviluppo coinvolgendo anche le maestranze artigianali locali.

Giulio e Valerio Vinaccia hanno lavorato all’interno dei programmi di UNIDO sviluppando attraverso il design una metodologia d’intervento per creare sviluppo economico e sociale che non stravolga l’ambiente di riferimento dell’intervento, ma suggerisca interventi partendo dalle esistenti risorse umane, culturali e territoriali.

Ritratto di Giulio Vinaccia

Ritratto di Giulio Vinaccia

 

Inizialmente è Giulio Vinaccia ad entrare nel 2008, con l’ente internazionale, in un programma di sviluppo globale. Oggi coordina Creative Med, per lo sviluppo di quattordici cluster di industrie creative tra sette paesi del Mediterraneo.

Anche Tsara è stato portato avanti da Vinaccia con UNIDO, in questo caso con il fondamentale finanziamento del NORAD (Norwegian Agency for Development Cooperation ).

Un'artigiana sorridente in Madagascar, progetto Tsara

Un’artigiana sorridente in Madagascar, progetto Tsara

 

Il Madagascar è tra i paesi fortunatamente non in guerra uno dei più più poveri sul globo, dove le donne ai margini della società sono oltretutto prive per casta di ogni diritto sociale. Per una comunità di duemila di queste donne il destino è cambiato grazie alla creazione di Tsara: casa produttrice di borse e arredi in nylon e fibre naturali intrecciati, impresa nata per essere in futuro autonoma. Da questa iniziativa è nato poi il programma integrato Tsara Project, che interessa istruzione, assistenza alla salute e per l’impresa.

Giulio Vinaccia si dichiara soddisfatto per l’interesse suscitato dal design sociale e che i due premi possano sottolineare la sua reale possibilità di essere uno strumento di cambiamento per lo sviluppo.

Ceramista Egiziana al lavoro

Ceramista Egiziana al lavoro

 

Sin dal 1993 la sua carriera è stata interessata da molti altri interventi di design sociale internazionale, dal Brasile alla Svezia, dal Canada all’Afganistan, dall’Egitto, al Pakistan ed Haiti, operando non soltanto in paesi in via di sviluppo ma anche in situazioni del cosiddetto “primo mondo” dove la crisi è rappresentata da cambiamenti economici e sociali o da eventi catastrofici. Insiste infatti sul fatto che il design è “ un attitudine”, non attività fine a se stessa ma “progettazione del sistema di relazioni”, che può concretamente cambiare le condizioni di vita nel dare soluzione a determinati problemi.

Uno dei prodotti realizzati per Tsara

Uno dei prodotti realizzati per Tsara

 

I progettisti non vivono con la testa fra le nuvole ma ” operano in strutture complesse, con la difficoltà di rapportarsi con differenti figure professionali e umane e con culture e pratiche molto distanti”. Gli interventi per la valorizzazione economica e produttiva di un territorio è portata avanti in effetti attraverso progetti di design per l’artigianato coinvolgendo le competenze tramandate specifiche di ogni ambito geografico. Sicuramente il design non si può limitare al prodotto finito: quello sociale sta secondo Vinaccia prendendo piede anche in Italia, perché cambiano i bisogni, e il nostro sistema economico e culturale ci porta a vedere con occhi diversi il sostegno verso comunità in crisi sempre più vicine a noi.

Particolare della sedia realizzata con Tsara

Particolare della sedia realizzata con Tsara

 

Il premio è importante per l’organizzazione che ha sviluppato il progetto proprio perché si mostra il design come strumento attivo per combattere la povertà e generare reddito e e resilienza nei paesi del Sud, attraverso nuove forme di economia creativa”, dichiara Gerardo Patacconi, Direttore del Agri-Business Department di UNIDO. Dimostra che la creatività non è solo al servizio di chi ha molto denaro da spendere per un arredo originale, da esibire nel proprio salotto.

Michela Ongaretti

Un set del periodo radical per Poltronova

Poltronova backstage. La fotografia racconta il design radicale presso la Galleria Carla Sozzani

Poltronova backstage. La fotografia racconta il design radicale presso la Galleria Carla Sozzani

DI MICHELA ONGARETTI

POLTRONOVA BACKSTAGE: il design radicale raccontato dalla fotografia presso la Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10 Milano.

Giugno 2016 radical per la Galleria Carla Sozzani. Sta per aprire le porte al punk inglese mentre l’8 giugno è stata preziosa cornice della presentazione del volume “Poltronova Backstage. The Radical Era 1962-1972” di edizioni Fortino, reperibile nell’attiguo bookshop, interessante per il particolare taglio dato all’argomento: gli anni del design radicale con Ettore Sottsass, Archizoom e Superstudio.

La copertina di Poltronova Backstage, edizioni Il Fortino

La copertina di Poltronova Backstage, edizioni Il Fortino

 

” Poltronova Backstage” è si un incursione nel passato dell’azienda toscana, una visione degli anni sessanta e del design di rottura, ma è soprattutto la storia di un momento cruciale attraverso i documenti fotografici, scattati proprio dai progettisti delle opere ritratte per rappresentare il loro motivo d’esistenza.A moderare l’incontro c’era la curatrice del volume e critico del design Francesca Balena Arista, gli altri presenti eranoDario Bartolini, Andrea Branzi ePaolo Deganello, designer e architetti di Archizoom Associati, Roberta Meloni direttrice dell’archivio Centro Studi Poltronova, mentre ha recapitato un messaggio Cristiano Toraldo di Francia di Superstudio. Ha portato la sua testimonianza anche Cristina Dosio Morozzi, all’epoca fidanzata con Massimo Morozzi cofondatore del gruppo Archizoom, oggi direttore dell’Istituto Marangoni.

Un set del periodo radical per Poltronova

Un set del periodo radical per Poltronova

 

Come ricorda Francesca Balena il volume non intende essere esaustivo né presentare il movimento secondo un approccio storico tradizionale; si può parlare piuttosto di uno spaccato del mondo radical come una ricognizione a volo d’uccello, cioè vedere dall’alto per ricostruire una mappatura del periodo che ha regalato all’Italia molta energia e spinta all’innovazione, oggi ricordato con diverse esposizioni come “Superstudio50”, in corso al Maxxi di Roma.

Il libro si avvale senza dubbio del grande lavoro di Roberta Meloni, nove anni fa da Carla Sozzani con la mostra “Superarchitettura”, svolto nella creazione dell’archivio consultabile a Firenze, costruito con caparbietà interpellando molti i collaboratori storici dell’azienda.

SOFO design Superstudio, Poltronova 1966

SOFO design Superstudio, Poltronova 1966

 

Il taglio di queste immagini è soggettivo, nel senso che le foto scattate dai protagonisti designer volevano rappresentare “uno stato esistenziale”, come disse nel 2001 Ettore Sottsass. Ogni volta che raccontava un progetto esso era collegato strettamente al ricordo del set fotografico per quell’oggetto; per le ceramiche Yantra egli aveva persino preparato dei bozzetti, oggi conservati allo C.S.A.C. di Parma.

Per Andrea Branzi parlano del rapporto con l’azienda a cui si riconosceva da subito un modo diverso di fare design, e nello stesso tempo trasudano ledinamiche di dibattiti e confronti interni, e tutta la formazione extra-universitaria non tradizionale dei progettisti, fatta ad esempio di musica e moda. Sempre secondo Branzi le singole monografie sul Design radicale non hanno compreso appieno le sue diverse componenti di una stagione dall’identità così forte da unificare tutti coloro che la vissero.

Una pagina del libro, foto di Fortino Edizioni

Una pagina del libro, foto di Fortino Edizioni

 

Ettore Sottsass era per Poltronova l’art director, come diremmo oggi, mentre allora il suo incarico si definiva nei cataloghi “la generale consulenza estetica”. Lamentava da parte del presidente Camilli carenza nella Comunicazione ma riconosceva la sua audacia nella produzione di mobili “impossibili da vendere” anche in virtù della loro rappresentazione fotografica, con “pezzi di corpi” che sbucavano dai particolari grigi; il designer voleva trasmettessero altro che il benessere moderno, semmai “il disastro esistenziale” di una generazione.

Sergio Camilli era una persona intuitiva, lontana dalle logiche di marketing,che si chiedeva soltanto se il pezzo che andava a produrre potesse essere messo in casa propria. I presenti dichiarano di non averla mai vista…

Mies and Sanremo, Archizoom Associati per Poltronova,1969.

Mies and Sanremo, Archizoom Associati per Poltronova,1969.

 

A parte la visione poco rassicurante del grigio di Sottsass il clima restava comunque effervescente, e l’introduzione al libro di Michele De Lucchi cita il concetto di festa mobile e happening continuo, esattamente la descrizione dello stato d’animo di Cristina Morlozzi una volta introdotta nell’ambiente radical, stupefatta e poi coinvolta. Aggiungiamo che l’unico pezzo rimasto in produzione fu lo specchio “Ultrafragola” con quel rosa intenso a parlare di femminilità, di come la donna sia seduttiva per natura.

Ultrafragola, specchio, Ettore Sottsass Jr, 1970 per Poltronova

Ultrafragola, specchio, Ettore Sottsass Jr, 1970 per Poltronova

 

Dario Bartolini viene interpellato come la mente tecnologica del gruppo, colui che dava vita agli oggetti con manopole e pulsanti per “miracoli” di luci e suoni stravaganti, allo stesso tempo era il fotografo più esperto che ricorda bene come si organizzavano i set per Poltronova. Una foto lo ritrae nel giorno del matrimonio quando indossava con la novella sposa due cappelli/mitria che dovevano suonare ed emettere luce nell’incastrarsi, il regalo di Archizoom..di cui lui stesso dovette sistemare un malfunzionamento dell’impianto..la notte precedente alla cerimonia!

MITRIA, design di Paolo Deganello per il matrimonio di Lucia and Dario Bartolini, 1969

MITRIA, design di Paolo Deganello per il matrimonio di Lucia and Dario Bartolini, 1969

 

La storia del radical design è fiorentina. Branzi ha parlato di un terreno favorevole allo sviluppo della modernità “diversa” proprio per la sua assenza di modernità, ma dal punto di vista culturale Firenze era in quegli anni “l’ultima volta che non fu provincia”. Deganello ricorda il movimento studentesco di Lettere e di Architettura, la migliore facoltà di architettura in Italia, allora. Era una capitale culturale con la presenza di intellettuali come Garin, Ragghianti, Luzi, per non dimenticare l’amministrazione avanzata con La Pira.

Chi portò alla ribalta la rivoluzione radical di Archizoom non fu però un’autorità editoriale di settore ma un settimanale di larga diffusione: Panorama. Allora tutti i magazine avevano una rubrica di architettura e si cercava l’eclatante, ancora una volta trovato attraverso l’impiego della fotografia. Quattro modelli di progetti “radicali” vennero realizzati in scala 1:10, ambientati e fotografati, e apparvero come oggetti veri, realmente prodotti.

Un momento durante la presentazione di Poltronova Backstage presso la galleria Sozzani, ph. Sofia Obracaj

Un momento durante la presentazione di Poltronova Backstage presso la galleria Sozzani, ph. Sofia Obracaj

 

Da tutte le foto, suggerito pure nel testo mandato da Toraldo di Francia, possiamo osservare come questo pezzo di Novecento, fatto di rottura con la tradizione, amicizie e matrimoni incrociati, creatività esuberante e sana competizione, racconti una storia “corale”, nel rapporto dialettico tra Archizoom, Superstudio e Sottsass e le loro singole forti personalità progettuali ed umane.

Michela Ongaretti

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TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

 

Open Source Design per le diversità: Opendot e TOG Together To Go.

Il design può essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per le persone, e la diversità tra le persone. Questa è la missione de “ L’oggetto che non c’è”, presentazione di un percorso ed esposizione dei progetti realizzati da Opendot, TOG e gli studenti delle università coinvolte nell’iniziativa, che si terrà lunedì 22 febbraio presso il Fab Lab di Opendot in via Tertulliano.

Il software per il re-design di Opendot

Il software per il re-design di Opendot

L’oggetto che ora c’è nasce grazie all’unione tra fabbricazione digitale, co-progettazione e autoproduzione, competenze di Opendot, come strumenti di supporto alla riabilitazione e per la disabilità.Per questa grande missione sociale è indispensabile la partecipazione di TOG, con tutta la sua esperienza e le conoscenze cinesiologiche e neuromotorie nell’ambito della riabilitazione neurologica infantile.

La sede di via Tertulliano è FabLab e centro di ricerca unico in Milano, dove la tecnologia digitale, l’artigianato e il design lavorano di pari passo e dove Opendot ha pensato e iniziato a sviluppare il progetto più vasto The Other Design, che ha l’ambizione di poter mostrare un cambiamento nel modo di fare design. Perchè è davvero possibile fare un altro design.

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

 

Può essere un sistema “inclusivo”, quello di rilasciare in opensource i progetti per facilitare la loro diffusione e quindi amplificare il loro impatto sociale, sarebbe quindi accessibile a tutti coloro che localmente vogliano realizzare un prodotto.

Secondo questo pensiero piuttosto che produrre solo per una funzione, si realizzano oggetti unici, modulabili sulle necessità degli utenti.

Inoltre la personalizzazione e l’accessibilità sono reali incentivando la collaborazione tra progettisti e utenti, insieme possono creare direttamente all’interno dei FabLab, utilizzando tecnologie di fabbricazione digitale.

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

 

TOG, Together To Go, onlus che ha creato nel 2011 un centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, incontra Opendot con “L’oggetto che non c’è” per studiare e fornire nuovi strumenti utili per l’attività riabilitativa della Fondazione agli operatori, al personale clinico e alle famiglie dei bambini malati

Ma come si sviluppa il percorso di collaborazione?

In tre fasi principali:

La progettazione di un software che permetta agli operatori TOG la scansione dei tutori in gesso per creare un modello formata dalla stampa 3d, più leggero personalizzabile e lavabile . Le nuove tecnologie digitali sono qui utili e indispensabili ai progetti di innovazione ortopedica.

La seconda fase è dedicata al re-design di ausili, sistemi cognitivi e giochi, per la riabilitazione. Parliamo di progettazione allargata di ausili sanitari in cooperazione con operatori famiglie e maker: la ricerca si pone al servizio dell’integrazione sociale dato che i piccoli pazienti con deficit comportamentali, motori o cognitivi, sono aiutati nell’apprendimento di gesti e movimenti specifici per dare loro maggiore autonomia e favorire quindi le attività quotidiane.

TOG-e-Opendot

Infine si è attuato un piano di co-progettazione con alcune università per affrontare il tema della disabilità, utilizzando l’approccio maker. Hanno partecipato NABA e Domus Academy – in collaborazione con IKEA – attraverso corsi di co-progettazione allargata con genitori e figli che presentano le loro necessità necessità reali di funzione degli oggetti della vita quotidiana. Ha contribuito anche Niel Liesmons dell’Università di Gent con la sua tesi di Master “Custom Seating”, sulla semplificazione, ed economicità degli strumenti, di progetto e produzione di oggetti su misura.

TOG-TOGETHER TO GO (TOG) Onlus è un’organizzazione di utilità sociale. Nella sede di Viale Famagosta 75 a Milano c’è un Centro di Eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, Unica struttura in città che gestisce la riabilitazione complessa che deve essere tempestiva e adeguata quantitativamente e qualitativamente, alla poliedricità dei diversi problemi. TOG svolge una intensa attività di raccolta fondi perché non ha alcuna sovvenzione pubblica o istituzionale e le terapie sono per i pazienti totalmente gratuite.

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

 

OPENDOT– Prima c’era dotdotdot, dal 2004 a Milano uno studio di progettazione e interaction design. Si è sentita poi l’esigenza di creare laboratorio per la fabbricazione digitale, la prototipazione rapida e la sperimentazione un dei progetti realizzati. E’ a tutti gli effetti un FabLab per progettare e produrre unendo tecnologie digitali e artigianato, a disposizione di tutti, giovani, imprese creative, scuole. La conoscenza che va condivisa secondo la filosofia maker della collaborazione

Lunedì 22 febbraio dalle ore 19, Fab Lab di Opendot, via Tertulliano 70

Michela Ongaretti

Gillo-Dorfles-illy-Art-Collection

Gillo Dorfles per Illy Art Collection

Gillo Dorfles per Illy Art Collection, dal Macro di Roma al caffè di ogni giorno

Illy caffèGillo Dorfles per Illy Art Collection
Da pochi giorni ha inaugurato al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma la prima grande mostra antologica di Gillo Dorfles Essere nel tempo, sponsorizzata da Illy Caffè. Saranno in scena il pensiero e l’opera artistica di un personaggio chiave di questo e del secolo scorso, critico, sociologo delle arti, artista intellettuale influente, e sarà anche l’occasione per presentare la recente collaborazione con l’azienda leader di un prodotto italiano per eccellenza, da tempo sensibile alla promozione del talento. 
Galleria illy Pechino 2012 - Galleria Beijing - Opening

Galleria Illy Pechino 2012

L’artista è stato chiamato per disegnare la nuova Illy Art Collection, la nuova serie di tazzineesposta in anteprima durante la preview della mostra e sarà disponibile a partire da febbraio 2016 nei punti vendita illy e sul sito dell’azienda.

Dorfles si è ispirato ad alcuni suoi disegni realizzati su carta tra il 1937 e il 1940, destinati alla decorazione di tessuti. Aveva allora sperimentato la tecnica della tempera grassa all’uovo, recuperando una pratica dei grani maestri quattrocenteschi.

Illy Art Collection, artista Liu WeiIlly Art Collection, artista Liu Wei

Già all’epoca l’artista aveva quindi collaborato con delle aziende, i potenziali mecenati della nostra epoca, e a distanza di più di settant’anni diffonde il frutto della sua ricerca mediante un prodotto popolare e quotidiano, italiano per eccellenza, affida i suoi disegni nelle mani di chi li potrà osservare nel momento del risveglio o in una pausa condivisa, trasformata in esperienza estetica.

Sul servizio da tavola si gioca quindi con la ripetizione di elementi grafici e la reintrepretazione di altri segni archetipi dell’universo immaginifico di Dorfles, le sue peculiari forme e colori come visioni di organismi monocellulari fantasmatici nell’astrazione di un pattern adagiato su un campo blu, il colore della spiritualità.

La collaborazione tra l’artista e l’azienda si basa sicuramente sulla condivisione di una visione di valori comuni. Li unisce la stessa città natale, Trieste, e lo stesso orizzonte culturale mitteleuropeo. Inoltre come Dorfles ha studiato e divulgato con lungimiranza lo sviluppo di diverse forme d’arte, così Illy Caffè ha sostenuto il talento emergente, ha investito energie nell’arte contemporanea, da anni territorio di elezione per il marchio.

Illy Art Collection, artista Robert WilsonIlly Art Collection, artista Robert Wilson

Le Illy Art Collection sono piccoli oggetti d’arte in forma di tazza e tazzina, disponibili in set per espresso e cappuccino, con alcune tirature speciali costituite da una tazzina singola per caffè espresso. Come leggiamo sul sito aziendale sono creati “per unire al piacere sensoriale del caffè quello estetico per l’arte”,numerati e firmati. Nascono dal 1992 da un’idea di Francesco Illy: sulla superficie della tazzina in porcellana disegnata da Matteo Thun si sono avvicendati i,lavori di più di cento protagonisti dell’arte contemporanea come Michelangelo Pistoletto, Marina Abramović, Sandro Chia, Julian Schnabel, Robert Rauschenberg, Jeff Koons, Joseph Kosuth e James Rosenquist. Ad essi si sono affiancati diversi giovani emergenti a cui è stata donata l’opportunità di farsi conoscere internazionalmente.
La tazzina di Sebastiao Salgado, 2003

Illy Art Collection – La tazzina di Sebastiao Salgado, 2003

Dal 2006 l’operazione viene estesa ai barattoli d’autore: parliamo dell’iconico packaging Illy in metallo da 250 grammi, per il quale sempre esponenti della scena artistica internazionale concepisconoun’opera circolare e infinita. Per valorizzare l’immagine Illy sposta le informazioni commerciali, solitamente stampate sul metallo, su una pellicola trasparente removibile.

Gli artisti interessati sono stati diversi ma citiamo in particolare Michelangelo Pistoletto con Cittadellarte, e Sebastião Salgado il grande fotografo che ha ideato il progetto In Principio, sulle origini del caffè.

Sul versante dei giovani artisti l’ultimissimo barattolo è realizzato da Daria “Dasha” Zaichanka: la vincitrice del progetto speciale sostenuto da Illy in collaborazione con l’Università di Arti Applicate di Vienna.

Galleria Illy a Londra presso Flos-Moroso, 2011Galleria Illy a Londra presso Flos-Moroso, 2011

La preziosità di questi barattoli dichiara quanto la bellezza esteriore contenga la bontà interiore del blend, qualcosa di altrettanto prezioso, infatti tutti i progetti Illy si basano sull’aspirazione della cultura greca alla kalokagathia, dove la perfezione è ricercabile attraverso l‘unione di bello e buono, l’integrazione dell’etica all’estetica.

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Illy Art Collection, artisti Felipe Arturo,Ernesto Bautista, Wanja Kimani e Marcelo Moscheta

Per questo spesso Illy amplia il suo interesse per l’arte ad altri media e luoghi come mostre, musei, libri ed eventi, mettendo in comunicazione il pubblico a questi artisti. In particolare segnalo Galleria Illy, uno spazio temporaneo in luoghi chiave per la creatività di diverse città nel mondo, un salotto culturale animato di volta in volta da personaggi di fama internazionale del mondo dell’arte e della letteratura, della scienza, del design e dell’enogastronomia.

Nel 2012 si è svolta ad esempio al Parkview Green FangCaoDi, nel cuore di un nuovo distretto di Pechino, qui per il vernissage si è visto lo speciale chandelier composto da 66 enormi tazzine, collocate lungo una spirale di cinque cerchi del peso complessivo di due tonnellate; nel2011 è stata la volta di Londra nello showroom di FLOS Moroso, edizione affidata alla Fondazione Cittàdellarte di Pistoletto, nel 2010 a Istambul nella Galleria Işık Teşvikiye della Fondazione Feyziye Mektepleri, nel 2010 a Berlino negli spazi di KaDeWe, uno dei department store più famosi al mondo risalente al 1907.

Gillo Dorfles Gillo Dorfles per Illy Art collection, la tazzina con il packaging

Se desiderate visitare la mostra antologica di Gillo Dorfles, e la sua creazione per Illy Art Collection prima della sua commercializzazione, lo potrete fare al Museo Macro prima del 30 marzo 2016.

Michela Ongaretti

matera paesaggio urbano

Matera Design Weekend. E’ festa del design alla sua prima edizione

Matera Design Weekend. E’ festa del design alla sua prima edizione

Matera Design Weekend 11 / 13 dicembre 2015

Parte la manifestazione Matera Design Weekend, un nuovo progetto di Casa Netural, sulla scia del grande entusiasmo italiano per il settore, che darà spazio ad aziende, designer internazionali e del nostro paese, affermati ed emergenti. Siamo lieti di parlarne per l’introduzione inedita del mondo del design nella realtà della splendida Matera, capitale europea della cultura 2019.

Il paesaggio intorno a Matera, l'occhio del festival da Instagram

Il paesaggio intorno a Matera, l’occhio del festival da Instagram

In un clima festoso e informale Matera Design Weekend sarà un festival con incontri tra le aziende e i designer, le aziende e il pubblico, il pubblico e i designer, inoltre workshop ed eventi collaterali. Il tutto sarà diffuso in vari punti della città dall’11 al 13 dicembre 2015.

Matera Design Weekend

Matera Design Weekend

In questa occasione il design è uno strumento di riflessione sul patrimonio culturale ed economico che si può valorizzare secondo nuovi modelli, per una auspicata “ rigenerazione urbana” di cui abbiamo bisogno per rendere funzionale e a portata di tutti le strutture utilizzate nel quotidiano, senza dimenticare o mortificare il patrimonio storico ereditato e sempre presente, in Italia ma non solo. Matera Design Weekend intende quindi favorire le relazioni, gli scambi, in un contesto in continua evoluzione; mette in rete artigiani, progettisti, commercianti e aziende, ma coinvolge anche il pubblico dei non addetti ai lavori, i destinatari dei progetti.

Succede a Matera. Festa per il design

Succede a Matera. Festa per il design

Si fanno circolare le idee per un nuovo modello di sviluppo radicato nel territorio, nuovo e cosmopolita nel paesaggio urbano particolare e unico della Capitale Europea della Cultura 2019, una sfida per tutti i professionisti del progetto. Matera sarà il luogo temporaneo per creare facendosi ispirare e integrando il contesto esistente, la sua storia viva parteciperà allo studio per il futuro. Tra le location suggestive l’antica cappella Malvinni Malvezzi di Palazzo Gattini, oggi un luxury hotel, un cafè “non convenzionale” chiamato Area8 e Casa Netural, l’organizzazione no profit e primo co-working rurale in uno dei sassi di Matera, anima del festival.

Portego con lo specchio Selfportrait al Matera Design Weekend design Ilaria Innocenti e Giorgio Laboratore

Portego con lo specchio Selfportrait al Matera Design Weekend design Ilaria Innocenti e Giorgio Laboratore

 

Casa Netural dal 2012 è una vera e propria casa che ospita innovatori da tutto il mondo che portano a Matera i propri progetti per metterli in rete: offre formazione specializzata, supporto nella costruzione del progetto, uno spazio fisico per testarlo e una comunità di persone per realizzarlo. E’ un “incubatore di sogni”, come ama definirlo Mariella Stella, cofondatore e vicepresidente dell’associazione, che aiuta i designers o makers a trasformare in realtà il lavoro desiderato.

Il pouf take-away di Calia al Matera Design festival

Il pouf take-away di Calia al Matera Design festival


Questo clima informale e di festa si manterrà per tutto il week end: venerdì ci sarà la conferenza stampa alle ore 17 presso Casa Netural e la serata sarà animata da un concerto. Sabato 12 dicembre la mattinata prevede uno workshop al quartiere San Pardo. e il primo “pranzo con il designer”. Nel pomeriggio saranno presentati degli esempi di prodotti innovativi e incontri con i designers, mentre la notte resterà giovane perché alle 23 inizierà la “Festa della Luce” presso Area 8. Il 13 dicembre il festival continua a Casa Netural con il secondo “pranzo con il designer” dove si toccheranno vari temi sulla progettazione, mentre nel tardo pomeriggio l’atmosfera magica di Matera prenderà il sopravvento, e le “conversazioni al buio” saranno portate avanti a voce alta dalla Cappella Malvinni alla Piazza del Duomo ai Sassi di via Muro.

Main sponsor della manifestazione è Calia Italia, mentre notiamo tra i media sponsor Archiportale, Archiproducts e Zero.

Il design è di famiglia a Matera nel week end di Santa Lucia.

Michela Ongaretti

Landed, Nikky Taylor

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, nelle foto di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, un progetto fotografico di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige per vivere e crescere. Dream Factory ospita il progetto fotografico di  Giovanni Melillo Kostner.

Business Location Südtirol – Alto Adige (BLS) è già stata protagonista a Milano. Nell’Aprile del 2013 ha presentato l’eccellenza del green design altoatesino per il Fuorisalone, stavolta si impegna nella promozione del proprio territorio attraverso il racconto fotografico di cinquanta personalità internazionali, che testimoniano la qualità della vita e della possibilità di fare impresa, nel contesto della provincia più a Nord d’Italia. La mostra Landed è aperta dal 19 novembre presso Dream Factory e curata da Martha Jiménez Rosano, con Elisa Weiss a coordinamento del progetto, nasce dalla collaborazione tra BLS e la cooperativa sociale Cuartel -Headquarters for art & culture, e sarà visitabile fino al 29 novembre.

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Il progetto fotografico dell’artista Giovanni Melillo Kostner presenta i ritratti di persone che hanno scelto di trasferirsi a vivere e lavorare a Bolzano e provincia: non sono solo imprenditori o ingegneri ma anche architetti, artisti, ricercatori e psicologi provenienti da altre regioni italiane e diversi paesi europei e mondiali: Germania, Spagna, Portogallo fino a lontane nazioni come Australia, U.S.A., Cina e Giappone.

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

 

Per tutti è chiaro, dal breve testo che accompagna le immagini, quanto la nuova patria non abbia fatto rimpiangere quella originaria, sicuri di come l’Alto Adige sia un luogo accogliente e a misura d’uomo, con un ambiente naturale straordinario che ossigena la mente, culturalmente stimolante epronto a ricevere il beneficio di nuovi progetti imprenditoriali e dell’immigrazione dei cervelli. Nessuno di loro progetta la fuga, anzi è riuscito ad integrarsi con la propria famiglia alla cultura e alla lingua, meglio dire alle lingue parlate, grazie anche a progetti educativi di accompagnamento all’inserimento per i figli di questi brillanti talenti.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

 

Per qualcuno ci sono caratteristiche comuni al modo di vivere e lavorare del paese originario; ad esempio l’agente di viaggio Keiko Sawayama trova analogie tra la ricerca di perfezione e precisione nel lavoro di giapponesi e altoatesini, per altri è riscontrata l’internazionalizzazione della ricerca, come per lo scultore tedesco Florian Glaber che ricorda la lavorazione del marmo di Lasa per la nuova stazione della metropolitana e per il centro commerciale del World Trade Center di New York.

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

 

Giovanni Melillo Kostner è giovane ma ha già le idee chiare sul suo futuro. Cofondatore della cooperativa sociale Cuartel-Headquarters for art & culture, dedicata alla valorizzazione delle potenzialità di arte e cultura per lo sviluppo sociale e locale, dal 2011 è impegnato attivamente nella progettazione e realizzazione di Open City Museum con Johanna Mitterhofer, antropologa culturale, e Martha Jiménez Rosano manager e operatrice culturale, curatrice della mostra Landed. Open City Museum è la somma di tutti i valori espressi con questa raccolta fotografica e in generale nel lavoro di Melillo: l’arte intesa in senso partecipativo per la promozione della diversità e della coesione sociale nelle società multiculturali.

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

 

Ho avuto la fortuna di poter parlare con Melillo per capire meglio il suo modus operandi. Nello specifico di queste immagini il fotografo ha realizzato gli scatti dopo lunghi dialoghi con i soggetti per conoscere la cultura d’origine, le aspirazioni, la personalità o carattere che determina il modo di vivere e di rapportarsi all’ambiente circostante.

Progetto Landed_Gorter Ben, export manager

Progetto Landed, Gorter Ben, export manager

In seguito ha inserito le persone ritratte nel paesaggio alpino o urbano, nelle loro case o nei luoghi di lavoro, all’interno o fuori dalle strutture, e in certi casi si trova rispondenza tra i loro interessi e il setting della foto, come nel caso dell’architetto Angela Ferrari in un interno, su una scala dal raffinato design. Noto che le figure si staccano nettamente dal fondo e mi viene spiegato che l’effetto è dato unicamente dall’uso del flash in pieno giorno, per questo mi ricordano un pò il lavoro di Martin Parr, con le dovute differenze di contesto e di intento, non certo dissacrante come per l’inglese; inoltre alcune immagini posizionano i personaggi in una ristretta zona d’ombra contro un paesaggio in piena luce, come ben esemplificato nel caso dello chef Arturo Spicocchi.

Progetto Landed_Spicocchi Arturo, chef

Progetto Landed, Arturo Spicocchi, chef

Secondo il direttore di BLS Ulrich Stofner l’intento del progetto è quello di promuovere un territorio ideale per attrarre talenti e capitali, emergente nel contesto europeo, e di alta qualità per la residenza con la sua efficienza nei servizi, l’eccellenza della tradizione gastronomica, la bellezza del paesaggio e un clima sempre più internazionale.

Si aggiunge l’augurio di invogliare a una nuova vita professionale, per chi vogliaprendere esempio da coloro che hanno contribuito a rendere questo territorio “prolifico con le proprie diverse competenze e contaminazioni”.

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

 

Perchè vedere la mostra: per l’esempio positivo di un’emigrazione felice, che arricchisce culturalmente ed economicamente un territorio italiano.

L’autrice Michela Ongaretti ringrazia l’ufficio stampa Ufficio Stampa Ketchum per BLS

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Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Chi visiterà il Salone del Mobile di Rho sarà sorpreso da una esplosione di colori che caratterizzerà il sedicesimo padiglione, potrà così vedere da vicino i mobili di Adrenalina, confortevoli e artigianali, totalmente made in Italy, sempre dall’impatto “energetico” che è mission evidente dell’azienda a partire dal suo nome. Adrenalina dal 1999 è nota nel mondo del design e della produzione per le sue tre caratteristiche fondanti: giochi di forme, giochi di colori, trasversalità. Anche ora il punto di partenza è sempre un oggetto di uso quotidiano trasformato in un oggetto di puro design contemporaneo, estremamente versatile.

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina

Ad esempio la collezione TiGram disegnata da Italo Pertichini è ispirata al Tangram, un antico rompicapo cinese, mentre Roberto Giacomucci e Nicola Cerasa basano la loro ricerca sull’osservazione dell’ hula hoop, riprendono il gioco di movimenti circolari per trasferirlo ad una seduta che strapperebbe sorrisi anche nell’ambiente più serioso, tutto questo nella collezione Circle.Quello che notiamo in questa primavera 2015 è l’idea di base nella costruzione delle forme: sono i giochi del passato, insieme al consueto gioco di colori tipico del marchio, mixati con la sapienza di chi da sempre si diverte con il colore e con le forme, trasformando le più strane idee in sedute comode sviluppate con l’obiettivo di divertire chi le userà.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

 

Quest’anno il catalogo dell’azienda sarà carico di sorprese e novità, che hanno coinvolto nuovi designer per progetti caratterizzati dalla vocazione forte per il gioco di forme pure e colori accesi. Una volta composta la collezione che potremmo definire divertente in ogni suo pezzo, troviamo altrettanto divertente, e sofisticato allo stesso tempo, il filo conduttore dei giochi antichi da tutto il mondo, formatosi quasi per caso dalle diversi menti che l’hanno generata.La mescolanza dei colori con le forme è sapientemente orchestrata da chi da molto tempo ama connotare con l’energia dei colori saturi le forme più bizzarre per dei mobili, con la grande e quasi unica capacità di trasformare queste idee postmoderne e astratte in qualcosa di davvero confortevole, che arreda con la gioia di vivere e divertire(si).

Collezione TiGram_poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina

La decisione storica è quella di dare sempre più spazio alle giovani leve del design: Simone Micheli è stato per ben sedici anni il protagonista dei progetti Adrenalina e nel 2015 ha concluso la sua leadership come art director. Resterà legato al marchio in veste di designer, facendosi affiancare da talenti che potranno imparare molto dalla sua esperienza e dare nuovi stimoli alla produzione.

Inoltre il 2015 unisce per la seconda volta il nome di Adrenalina a quello di Swarovski: in questa edizione si potrà visionare la poltrona Lov del maestro Micheli, le t-shirt che indosserà lo staff femminile e alcuni elementi della struttura dello stand aziendale.

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina (1)

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina

TIGRAM è per il suo creatore Italo Pertichini l’arte di giocare con le forme geometriche semplici, come lo è il gioco cinese Tangram che si fonda sulla possibilità di costruire disegni e figure all’infinito partendo dalla composizione di sette figure geometriche, solo che nel mondo di Pertichini, e nel nostro si trasformano in divani e poltrone .

Collezione TiGram- stool, design Italo pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, stool, design Italo pertichini per Adrenalina

La collezione di sedute per Adrenalina spazia da piccoli pouf ad ampi e grandi divani, la loro combinazione riprende il principio cardine del rompicapo antico: sono 7 elementi come pouf, sgabelli, divani e poltrone dalla caratteristica forma esagonale, disponibili in un’ampia gamma di altezze, dimensioni e colori. Tutti questi elementi possono rimanere separati o fondersi per costituire anch’essi disegni e figure , con l’aggiunta del colore “mutante” nella sua scomposizione e ricomposizione, come in un caleidoscopio. L’insieme complesso risultante è liberamente interpretabile dal progettista o dall’osservatore/utilizzatore nelle sue figure, mentre in modo oggettivo possiamo dire che si tratta della collezione perfetta per gli ambienti dinamici, che necessitano di arredi modulari, in grado di cambiare a seconda delle esigenze personali o collettive di chi li abita.

Ogni singolo pezzo ha una personalità autonoma e può esser scelto per un corner per la convivialità sofisticato, oppure caratterizzare un ambiente domestico nella sua versione con schienale basso. Sempre in tema di gioco entriamo in quello dei ruoli: la stessa seduta può passare ad esserei divanetto “discreto” o “trono altezzoso” che conferisce all’ambiente un’aria nordica nell’estetica della forma, rivestita però dell’ispirazione anni settanta del tessuto sartoriale made in Italy.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Adrenalina presenta la collezione TiGram in due versioni. La prima è modernista e rigorosa, fasciata da coloratissimi tessuti tecnici firmati Sirtori, contemporanei nella loro funzione ignifuga, quindi ideali per ambienti pubblici e contract. La seconda è “glam-chic” e come si intuisce dal nome più indicata per ambienti domestici ed eleganti, utilizza per il rivestimento della struttura interna in legno cotoni e velluti con disegni geometrici presi dal mondo della moda, tutto in colori più tenui come il jaquard lavorato geometrico di Linterno.

Altro gioco altra collezione: CIRCLE, disegnata da Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa, appoggia letteralmente un hula hoop su di una struttura in metallo ..et voilà.. per magia diventa lo schienale di una poltrona ultramoderna. La stessa magia è frutto della ricerca attenta sui materiali, che lasciano un tocco di suspense nella sensazione che questi due anelli concentrici paiono staccarsi da un momento all’altro, mentre in realtà reggono anche le taglie più forti.

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina

E’ rivestita di neoprene bi-elastico firmato Linterno mentre la struttura interna è in ferro. La poltrona Circle può essere indifferentemente posizionata in un ambiente residenziale o contract dando luce e attirando curiosità come un memorabilia o una cartolina vintage, un oggetto nostalgico ma vivo e vegeto nella sua comodità, che porta in casa le grida lievi della fanciullezza nei suoi giochi di strada.

Anche quest’anno lo stile di Adrenalina sarà riconoscibile nel panorama del design integralmente made in Italy, dal progetto ai materiali compositivi, coerente alla vocazione per il gioco di e con i colori e le forme, così versatile da regalare un segno memorabile in ambienti domestici o contract.

Adrenalina, Salone del Mobile 2015- Rho Fiera, Pad. 16 Stand E44

Michela Ongaretti