Librerie in legno thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Il brand Host & Home, manifattura thailandese dal design italiano

Il Fuorisalone non esisterebbe senza il Salone del Mobile, che anche nel 2017 apre le porte dal 4 al 9 aprile nell’area che ospitava Expo, per fare incontrare le eccellenze mondiali nel campo dell’arredamento.

Resta la più importante ed ambita a livello mondiale nell’ambito di riferimento,  e come tutte le grandi fiere di settore internazionali, si prevede la visita di oltre trecentomila operatori da più di 165 paesi, entrarci è perdersi nella varietà delle proposte. Però Artscore sa già dove fermarsi.

 

Un letto thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017- manifattura thailandese dal design italiano per il brand Host and Home

 

Quando non stiamo parlando di arte tout court, la creatività progettuale ci interessa soprattutto se italiana e quando riesce ad essere contaminata da altre culture del design, e quando riesce a portare fuori dal nostro paese un sapere che venga riconosciuto e valorizzato nella sua genialità unica.

Tra i  2.000 espositori su uno spazio di 20.000 metri quadrati abbiamo deciso di fermarci come prima tappa nello stand B8 con Host & Home, un brand dedicato al mercato dell’hospitality internazionale d’alta gamma che lega 21 aziende manifatturiere tailandesi al lavoro di designer italiani.

La ceramica di Host and Home

Salone del Mobile 2017- ceramiche del brand Host and Home

 

Host & Home arriva al Salone Internazionale del Mobile di Milano dopo aver partecipato alle fiere Big Bangkok e Maison & Objet a Parigi, rispettivamente ad aprile e settembre del  2016. Progetto nato nel 2015, è promosso dal DITP (Department of International Trade Promotion), l’ufficio del commercio estero thailandese curato da Mitor Consultancy Services, un team di professionisti italiani dell’interior design e del project management.

Troviamo grande interesse nel progetto perché ciò che si vedrà al Salone racconta una storia di contaminazione all’insegna dell’eleganza, dove la manifattura della Thailandia, con le sue maestranze artigianali dalla tradizione millenaria, si incontra con la raffinatezza del design italiano.

 

Poltrona e lampada Host and Home al Salone del Mobile 2017

Salone del Mobile 2017- manifattura thailandese per mobili e lampade dal design italiano per il brand Host and Home

 

La collezione presentata raccoglie diversi prodotti di un progetto completo per il living, che si avvicina al gusto internazionale grazie al tocco italiano ma senza affrancarsi troppo dall’identità della cultura che le ha fatte nascere.

Parliamo di mobili certamente, librerie , letti, tavoli sedute e imbottiti, per allargare il concept a complementi d’arredo quali vasi, accessori per la tavola, lampade, per arrivare agli oggetti di uso comune più piccoli come posate e kit di cosmetici ed essenze profumate per l’ambiente domestico.

 

Salone del Mobile 2017. Vaso di Host and Home

Salone del Mobile 2017- Un vaso della collezione del brand Host and Home

 

Ma in cosa si distingue la Thailandia nel campo dell’arredamento, quali sono le eccellenze sulle quali il design di casa  nostra possa attingere per rendere più prestigioso un progetto di interior? Sicuramente per la perizia della lavorazione di legni pregiati come il massello di teak, bambù o rovere, e per gli intrecci in fibre naturali. Aggiungiamo che più della metà dei legni per mobili realizzati in Thailandia provengono da piantagioni di Havea ( albero della gomma), che rispettano criteri di sostenibilità ambientale, mentre sono certificate le fonti di altri legni locali come il teak, o di importazione come il faggio, la betulla o la quercia e il mogano. Sono altrettanto degni di nota la ceramica dipinta a mano, il vetro soffiato e le peculiari tessiture in cotone e fibre di loto, ananas e kapok.

 

Librerie in legno thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Librerie made in Thailand del brand Host and Home

 

Parlare di “made in thailand” oggi significa riferirsi all’unione della tradizione artigianale ricchissima di espressioni molteplici data la lunga storia della sua cultura materiale, con il progresso tecnologico internazionale, conseguente allo sviluppo economico che ha inserito a pieno titolo il paese nel mercato globale. Tutto questo mantenendo l’intento di rispettare l’ambiente pur sfruttando le risorse naturali, facendone risultare prodotti tradizionali e contemporanei al contempo.

 

Un letto di Host and Home

Salone del Mobile 2017- un letto in legno thailandese del brand Host and Home

 

La Thailandia è nota anche per le mete turistiche, fornendo una competenza data dall’esperienza nel campo del’hospitality di lusso. Per questo Host & home si offre come partner per prodotti e servizi personalizzati a  contractor, architetti e designer nello sviluppo di progetti alberghieri e residenziali.  Host & Home si trova ad essere tra i servizi del Department of International Trade Promotion, come organismo governativo a supporto degli esportatori tailandesi e degli investitori che intendono intraprendere relazioni commerciali con la Thailandia.

Le ventuno aziende manifatturiere coinvolte nel brand Host & Home sono: Asia Collection, Bangkok Weaving Mills, Bara Stainless Work, Better Arts Group, Ceras Ymply, Deesawat Industries, Kenkoon Ex, Kunakij Furniture Industry, Leather Mine, Natural Unit, Nature touch International, Niiq, Pasaya, Performax Intertrade, Phoethong Aranyik Handiwork, Pimpen, Plato, Prempracha’s Collection, T Thaniya, Thai Num Choke Textile, Union Victors.

 

Un tavolo thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Un tavolo realizzato dalle manifatture thailandese del brand Host and Home

 

Host & Home sarà presente al Milano, Salone Internazionale del Mobile 2017 a Rho dal  4-9 aprile, negli stand 8- B38-40

Michela Ongaretti

Vaso d'acqua di Oki Izumi a Milano con la galleria Valentini e Maccararo, nel distretto delle Cinque Vie

4×10 volte Fuorisalone2017. La Galleria Valentini e Maccacaro raddoppia, a Milano con Oki Izumi e a Verona con Gianni Berengo Gardin

Una doppia esposizione attende il pubblico delle due sedi italiane della galleria Valentini e Maccacaro durante il Fuorisalone 2017, un viaggio primaverile sul doppio binario artistico di scultura e fotografia con Oki Izumi e Gianni Berengo Gardin. Il titolo è 4×10 giocando sulla serie di dieci pezzi d’autore accostati a dieci esemplari di design appartenente alla storia dell’uomo in due distanti aree geografiche e culturali, affini a quelle dei due protagonisti. Quattro serie provenienti da quattro universi legati all’esplorazione di un oggetto che trasforma la quotidianità di chi ne ha fatto uso nei secoli e continua ad essere funzionale ad un bisogno, il Vaso a Milano e le uniche nel mondo Roncole di Venezia a Verona.

 

Vaso in vetro di Oki Izumi. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Un vaso in vetro di Oki Izumi alla Galleria Valentini&Maccacaro di Milano

 

Non poteva mancare in questo momento l’ispirazione al design, ma se a Milano la si può toccare con mano attraverso le opere in vetro dell’artista Oki Izumi in dialogo con i vasi neolitici cinesi, nella sede di Verona la visione sarà nella documentazione fotografica delle dieci immagini veneziane di Gianni  Berengo Gardin, accostate all’esposizione di dieci roncole tradizionali, per chi non lo sapesse i remi delle gondole lagunari.

Entrambe le esposizioni, come sempre accade nella  galleria Valentini e Maccararo, hanno l’intento e l’ambizione di esplorare le connessioni che legano Tradizione, Artigianato, Antiquariato, Arte, Design. Pane per i denti di Artscore e di tutti coloro che sanno scavare il terreno per superare confini imposti alle arti, ponendo lo sguardo e il cuore nel mezzo.

Vaso neolitico cinese. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Un vaso neolitico in terracotta dipinta alla Galleria Valentini&Maccacaro di Milano

 

La Storia ci ha consegnato degli oggetti, durevoli e necessari, costruiti dagli artigiani prima della codificazione del ruolo del designer, in grado di sviluppare anche una ricerca sull’estetica della loro forma. Sugli stessi oggetti in seguito si sono registrati interventi degli artisti, coloro che prima del sedicesimo secolo non erano affatto separati dai primi artigiani, suddivisi non in ordine di valore ma di disciplina come potevano essere i vetrai e gli scalpellini. Poi la prima modernità, quella del rinascimento maturo, ha voluto definire artista chi trasformava in immagine un’idea separando nettamente i ruoli, ed eccoci nel Novecento dove finalmente la cultura del progetto ha riavvicinato gli ambiti, permettendo all’idea di entrare nel mondo dell’artigianato, di comandare una forma nata da un impulso creativo personale e unico. Però il designer decide cosa e come costruire soprattutto attraverso gli strumenti dell’industria, fino a quando le menti più sensibili e attente hanno iniziato ad introdurre programmaticamente la produzione artigianale, il know how millenario inizia a definire estetica e unicità. E’ questa la tendenza degli ultimi anni, quella del recupero di una antenata tradizione.

 

Il lavoro di Oki Izumi con lastre di vetro industriali

4×10 volte Fuorisalone2017. Un lavoro di Oki Izumi in vetro, ph. Sofia Obracaj

 

Di questa antichità hanno respirato i vasi cinesi in mostra a Milano, ben prima del design e persino prima della definizione tecnica di un artigianato consapevole, ma elemento principe della trasformazione descritta. Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di cose per riporre altre cose, e la storia del design del Vaso ci può raccontare lo sviluppo nel gusto e per la necessità. Non solo i progettisti ma anche gli artisti lo hanno esplorato nel suo concetto formale, e la scultrice Oki Izumi rappresenta un prestigioso esempio di chi si nutre di struttura materica ed eleganza per un discorso estetico, operando nel panorama artistico italiano ed internazionale e residente a Milano da moltissimi anni.

 

La scultrice Oki Izumi vicino alle sue opere in vetro

4×10 volte Fuorisalone2017. Oki Izumi ritratta durante una sua precedente mostra da ESH Gallery, ph. Sofia Obracaj

 

La semplicità della forma del vaso neolitico, qui una serie proveniente dalla Cina Occidentale,  riflette il suo utilizzo pratico ma sconfina nella ricerca, nella tensione al bello degli ignoti artigiani mediante la dipintura della terracotta, con un ampio repertorio decorativo astratto e ornamentale. Oggi con Ōki Izumi è la materia costitutiva stessa del vaso a determinare un’estetica: attraverso una tecnica artigianale, usando esclusivamente lastre di vetro industriale, opera una sintesi di grande eleganza formale che esprime l’essenza del fare arte contemporanea, erede della cultura di origine giapponese ma anche frutto del senso della preziosità nel bello dell’oggetto italiano.

 

Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. La Venezia di Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

Le roncole sono un pò meno antiche ma rendono la quintessenza di Venezia, città che da millenni si identifica con i suoi canali. Città dove la decorazione delle facciate e la storicità dei palazzi convivono quotidianamente con la necessità funzionale di restare letteralmente a galla, utilizzando al meglio gli strumenti della modernità senza potersi emancipare facilmente dal preesistente. Non è un desiderio, Venezia trae la sua forza e la sua bellezza dalla sua fragilità, e ne è consapevole. La sua architettura continua a costruire le sue fondamenta sull’acqua, talvolta pericolo talvolta salvezza, quel che è certo è che l’acqua è la protagonista del bisogno sociale di spostarsi. In quella città l’acqua è la strada, e le imbarcazioni le sue auto. Per questo motivo nella sede veneta di Valentini e Maccacaro sono presenti i dieci esemplari di Forcole e Gianni Berengo Gardin, fotografo che ha fatto la storia della fotografia italiana e il cui obiettivo da sempre ha avuto una relazione fortissima con Venezia.

 

Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Una foto di Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

Parliamo di oggetti davvero unici con il loro design inconfondibile, che esistono solo grazie alla perizia di maestranze artigiane, i maestri remeri costituitisi in laboratori, testimoni di saperi millenari. E’ lo strumento che si identifica col suo proprietario perché raramente un gondoliere se ne separa o la mette in vendita. Una ricerca appassionante lunga anni ha permesso la presentazione veronese di questo strumento, frutto unicamente esistente grazie agli artigiani lagunari per la funzionalità della vita sull’acqua lagunare,  la stessa che ritrae Berengo Gardin con la poesia di chi si ferma davanti alla vibrazione della bellezza, con l’intensità di chi capisce il retroscena sentimentale di quel grande teatro appoggiato sul Mare e sulla Storia.

Una tipica forcola veneziana. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Una forcola veneziana alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

La Design Week di aprile deve iniziare a trasformarsi, se non vuole diventare un ripetitivo concentrato di esemplari, deve andare oltre il design come siamo abituato a vederlo. Per questo vi invitiamo alla mostra 4×10: presso le due sedi della galleria Valentini e Maccacaro il milanese Fuorisalone 2017 suopera due confini, quello geografico e quello del disegno industriale.

Michela Ongaretti

 

Galleria Valentini e Maccacaro

MILANO

10 vasi neolitici cinesi – 10 opere di Ōki Izumi

Dal 4 aprile al 29 aprile

Corso Magenta 52

 

VERONA

10 FORCOLE – 10 foto di Berengo Gardin

Dall’ 8 aprile al 29 aprile

Corso Santa Anastasia 25

 

 

 

Chandelier Niagara di Lladrò

Artigiani e designer nella tradizione della porcellana. Tutto nello showroom Lladrò

Entrare nello showroom di Lladrò a Milano in Piazza Fontana è come varcare la soglia del paese dei balocchi. Dopo la fondazione dei fratelli Lladrò nel 1953 a Valencia, il marchio spagnolo è vivo e vegeto senza abbandonare la tradizione dell’alta porcellana, per realizzare prodotti per il collezionismo e per la funzionalità domestica. Oggi tutti i laboratori di produzione sono ancora a Valencia, ma Lladrò è diventata una multinazionale che esporta in più di 120 paesi nei cinque continenti, che continua a proporre le sue creazioni seguendo l’antico metodo artigianale, unico e raffinatissimo. Da alcuni anni si è avvicinato al lavoro di designer internazionali, o meglio: i designer internazionali hanno dedicato la propria attenzione e personalizzato un materiale nato e cresciuto nel lusso della decorazione.

 

Scultura della linea Classica. Showroom Llladrò tra design e tradizione nella porcellana

Nello showroom di LLadrò a Milano. Tradizione della porcellana in una scultura della linea Classic

 

Artscore oggi è accolto dal direttore dello showroom Guillaume Heuze, da lui accompagnato in un viaggio incantato tra l’antico e il contemporaneo. Ci mostra le principali linee contrassegnate dallo stile genuino di chi si rinnova senza rinunciare alla propria storia.

Nel salone principale vediamo alcuni esempi della linea Etnica e Atelier, poi scorgiamo la Classic e ReClassic, che reinterpreta la forma di sculture pensate e realizzate negli anni cinquanta.

La linea Atelier è quella più contemporanea, quella che coinvolge maggiormente la creatività dei designer, di cui un nome su tutti è quello di Bodo Sperlein, per l’uso domestico e la decorazione: comprende vasi, gioielli, l’illuminazione, piccoli oggetti come tappi per bottiglie, svuotatasche, inside-out box, ceramica per la tavola, vassoi, chandelier. Molto identificativo di Lladrò, quasi un suo tributo, è il lavoro di Committee che prende vecchie statuette e le ridisegna in senso più moderno, tempestandole di piccoli fiori secondo la tecnica artigianale e senza tempo della casa spagnola.

 

Chandelier Niagara, particolare. Showroom Lladrò a Milano

Lo chandelier Niagara nello showroom di Lladrò, particolare. Collezione Re-cyclos by Bodo Sperlein

 

L’eccellenza di Lladrò passa attraverso la conoscenza profonda del materiale e delle sue tecniche di lavorazione, non si accontenta però di tramandare metodo e tecnologia grazie al coordinamento di un’equipe di professionisti ultra specializzati, ma cresce attraverso la ricerca e lo sviluppo delle potenzialità della porcellana al fine di creare effetti differenziati e nuovi nel gusto e per la funzionalità, soprattutto negli ultimi anni.

Il nostro interesse parte da qui, dall’immenso lampadario Niagara al centro dello showroom, dove appunto una cascata di fate alate dalle sinuose forme scende da cavi in fibra ottica a custodire come lucciole i led di ultima generazione. Fa parte della collezione Recyclos del designer Bodo Sperlein, uno tra i numerosi oggetti della linea più moderna Atelier.

 

Nello showroom di LLadrò a Milano.Particolare della collezione Re-cyclos della Linea Atelier

Showroom Lladrò. Partcolare dell’illuminazione di Bodo Sperlein, collezione Re-cyclos della Linea Atelier

 

Ciò che Heuze ci fa notare è il vantaggio della porcellana rispetto al vetro: il colore e la forma che si può decidere in corso d’opera, inoltre la luce attraverso essa si dona ai nostri occhi più calda, basti vedere l’atmosfera creata dai disegni della luce stessa mentre passa attraverso le fessure delle ali. Tutto è maggiormente avvolgente, rispetto all’effetto eclatante del vetro.

Campeggiano su una parete le sculture The Guest, sempre nel catalogo Atelier, un personaggio ideato dal designer Jaime Hayon per il laboratorio Lladrò. La sagoma in porcellana, disponibile interamente bianca o nera, è sensibile di diverse personalizzazioni nella sua colorazione esterna, grazie all’intervento di diversi designer e artisti contemporanei internazionali, in una versione differente tra la taglia Big e Little per ciascun creativo. Si sono attivati per The Guest Paul Smith, Rolitoland, Gary Baseman, Tim Biskup, Devilrobots, lo stesso Jaime Hayon ha dato la sua impronta e il suo modello è ormai sold out.

 

Nello showroom di Lladrò. The Guest

Showroom Lladrò. The Guest di Jaime Hayon. Personalizzazione di Rolitoland

 

Ci domandiamo  quali siano i clienti abituali e di che nazionalità si interfacci maggiormente lo showroom. Dato lo stile lussuoso meno in uso in Italia e in Europa parliamo di b2b verso architetti che progettano per clienti stranieri, soprattutto Russia, Asia e Medio Oriente. Prima di noi sono entrati dei coreani, poi spessi si vedono iraniani, israeliani e russi, mentre gli italiani sono progettisti che si rivolgono a clienti finali proprio di quelle aree geografiche.

Nel nostro territorio si spinge di più i prodotti dal taglio più moderno di Atelier, come The Guest ad esempio, c’è l’intento di svilupparlo sempre più nel futuro perché c’è il forte desiderio di andare oltre ai mercati orientali e posizionarsi vicino al design innovativo, con l’ambizione di restituire all’europa il prestigio della porcellana , chiamata oro bianco durante la dinastia cinese Tang (618 – 907) e portata in Europa dal chimico tedesco Friedrich Böttger nel 1708 alla corte dell’elettore di Sassonia Augusto il Forte.

 

Nello showroom di Lladrò a Milano la silhouette di Mademoiselle.

Nello showroom di Lladrò a Milano la silhouette di Mademoiselle nella tradizione della porcellana.

 

A questo nuovo impulso partecipa in particolar modo l’illuminazione, notiamo in showroom la linea Belle de Nuit in varianti di diversi colori dove la porcellana assume forme più contemporanee e la lampadina si ricarica come un cellulare. Ancora la collezione Mademoiselle che riprende delle silhouette di donna per trasformarsi  in lampade. Sono in Europa in effetti tra i prodotti più venduti.

Le collaborazioni o consulenze spesso sono interdisciplinari oltre che internazionali. Le sculture della linea Etnica vantano nei laboratori di Valencia la presenza di un monaco tibetano che controlla che la creazione rispetti la tradizionale iconografia, anche perché gli acquirenti installano le opere all’interno di paesi con la stessa cultura religiosa d’appartenenza delle rappresentazioni: in India per le statue buddiste, in Cina i Dragoni, e gli apprezzati Samurai in Giappone.

 

La lampada Belle de Nuit nello showroom Lladrò, particolare

Belle de Nuit, lampada in porcellana con presa usb. Nello showroom di Lladrò

 

Heuze mi  mostra un catalogo per collezionisti, le sue pagine interne sono la narrazione della creazione di un pezzo in edizione limitata, partendo dall’ispirazione al disegno preparatorio per arrivare alla storia delle diverse fasi della sua realizzazione.

Ogni tre-quattro anni Lladrò produce un pezzo da collezione, non è commissionato ma gli appassionati conoscono il momento dell’imminente uscita, ne fanno richiesta aspettando con impazienza questa masterpiece creation e spesso la comprano anche senza averla ancora vista. La produzione è destinata unicamente a questi collezionisti provenienti da diversi orizzonti: americani, sudamericani o europei, grandi conoscitori di Lladrò da moltissimi anni.

Sono nomi ricorrenti, ogni boutique nel mondo ne ha due o tre noti, sono coloro che quest’anno per Maison Et Objets a Parigi facevano esplicita richiesta di vedere il capolavoro tenuto dietro ad una tenda, perché ben sapevano della sua misteriosa esistenza.

 

Sculture etniche nello showroom di LLadrò a Milano in Piazza Fontana

Lo showroom di Lladrò a Milano. Sculture etniche in alta porcellana sullo sfondo di Piazza Fontana

 

Questi esemplari hanno un prezzo crescente in base al numero di uscita, non sono mai più di cento pezzi e i primi cinquanta hanno un prezzo più basso degli ultimi ancora in circolazione. La “scena” di quest’anno si chiama Carnevale di Venezia, misura ben un metro e 50 di lunghezza per 90 centimetri in altezza e noi lo abbiamo visto..

 

Tutto il know-how di Lladrò in testa. Una scultura nello showroom

Tutto il know-how di Lladrò in testa. Una scultura nello showroom con i preziosi fiori realizzati a mano petalo per petalo.

 

Lo stile di classico di Lladrò può piacere o non piacere ma bisogna riconoscere che la tecnica di lavorazione della porcellana è unica, soprattutto i pezzi da collezione esibiscono tutto il know how dell’azienda di Valencia, tutto ciò che le maestranze sanno fare anche nei minuscoli dettagli.  Il direttore dello showroom ci racconta: “per i visi una esiste una persona che per tutto il giorno si occupa solamente di dipingere nasi e bocche, e ci sono artigiani specializzati solo nell’espressione del volto, per i fiori una signora da più di trent’anni acquista fiori freschi e li copia con la tecnica originale della casa a base di pasta di porcellana. Poi c’è chi incolla chi dipinge chi passa il phon chi verifica..

Dei pezzi più elaborati e tradizionali qui ne teniamo uno soltanto perchè ha un prezzo più alto di qualunque altra nostra produzione, bisogna considerare che per arrivare a questo risultato lo lavorano 50 mani differenti!”

Michela Ongaretti

 

Lilium evidenza

Design City Milano riaccende la stagione del design. Lilium di Rossini Group è un suo fiore all’occhiello

Design City Milano riaccende la stagione del design. Lilium di Rossini Group è un suo fiore all’occhiello

 

Una visita alla prima edizione di  Design City Milano per scoprire quello che sta dietro alle creazioni dei grandi marchi. Da Overlight in via Feltre vediamo la storia della lampada Lilium di 929Milano, brand di Rossini Group, nel suo intreccio tra studio della forma e ricerca tecnologica.

 

Design City Milano 2016

Design City Milano 2016

 

In autunno a Milano è ancora primavera. Quando le foglie stanno per cadere significa che ci siamo, è ricominciata una nuova stagione, un anno intero di lavoro e nuove opportunità, di nuovi incontri prima dell’inevitabile rallentamento estivo.

Questo senso di rinascita per me nel 2016 è ancor più dolce perchè, come annunciava ad aprile l’assessore Tajani, abbiamo ora anche una fall design week, dal 2 al 9 ottobre. La Design City Milano, come è stata chiamata, ha però una vocazione ben diversa dalla settimana del design primaverile legata al Salone del Mobile.

 

Design City su I-pad, alla sua prima edizione

Design City su I-pad, alla sua prima edizione

 

Senza dubbio meno intensa e caotica, si concentra su eventi all’insegna della qualità e dei marchi di pregio, certo con meno coinvolgimento delle leve emergenti e del design indipendente, sono nove giorni dedicati alla divulgazione e alla promozione della cultura del progetto con talks e workshop di approfondimento, di dialogo tra i creatori e il pubblico fruitore del design made in Italy.

 

I segreti dei calchi- per la realizzazione di un vaso in ceramica ptrddo lo showroom Richard Ginori

I segreti dei calchi- per la realizzazione di un vaso in ceramica presso lo showroom Richard Ginori

 

Mi è bastata una passeggiata nel distretto di Brera per rendermi conto del nuovo desiderio di racconto del backstage produttivo e progettuale. In questa occasione alla base c’è l’esplorazione non solo della definizione di un’idea ma delle forze e delle dinamiche concrete per la realizzazione di un prodotto, dal coinvolgimento delle maestranze artigianali alla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche.

 

Campionario di tessuti preziosi presso lo showroom di Etro in via Pontaccio

Campionario di tessuti preziosi presso lo showroom di Etro in via Pontaccio

 

Mi riferisco agli showroom di Richard Ginori, mercoledì teatro di un incontro con Marcello Bongini, maestro della manifattura e responsabile dello sviluppo Modelli e Forme, e spostandoci verso il fashion design ad un’esposizione esemplificativa del grande interesse dimostrato nel tempo per il tessuto paisley da parte di Etro, con pezzi storici e disegni originali della casa di moda, ispirati ad essi per le stoffe odierne.

L’incontro che però mi ha maggiormente colpito è stato martedì 4 ottobre presso lo spazio Overlite in via Feltre dove ho assistito alla presentazione della genesi della lampada Lilium di 929Milano, dall’idea alla realizzazione.

 

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

 

Una storia di design, di collaborazione nell’eccellenza tra il brand di Rossini Group e il designer Stefano Valente, presentata all’ultima edizione di Light+Building.

A prendere per prima la parola è il committente nella persona di Elisa Rossini, direttore creativo del brand di Segrate che nasce con una vocazione decorativa e di design rispetto al marchio rivolto in senso più ampio ad ogni aspetto dell’illuminazione. Rossini segue con orgoglio nella sua storia quella dello sviluppo industriale milanese, con tutta la sua operosità e la sua cultura del fare che ha avuto un forte slancio nel dopoguerra.

 

Esposizione di 929Milano

Esposizione di 929Milano

 

Lilium è fortemente rappresentativa sia della mission aziendale che dello stimolo creativo del designer Stefano Valente, secondo i quali è fondamentale l’eleganza unita alla praticità.

Riflesso di questi valori è questa lampada da terra dalla linea esile che “sboccia” nella sua ispirazione alla forma del fiore di Giglio del corpo illuminante: esso è formato da due anime in alluminio sovrapposte dal disegno stilizzato della corolla che custodisce e tende un materiale inedito per l’ambito illuminotecnico, il telo Extenzo®. Esso funge da diffusore orientato di 9°, nell’accoppiamento con la struttura, sia per suggerire la naturale posizione del fiore sia per favorire la funzione di luce di cortesia nell’ambiente. L’effetto del telo è poi quello di distribuire la luce in maniera omogenea e delicata, quasi un effetto vellutato e impalpabile all’occhio umano.

 

Lilium, design Stefano valente per 929Milano

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

 

La forma e lo stile del progetto sono il risultato visibile di un grande lavoro di ingegneria della luce nello sviluppo del prodotto, come ci spiega il direttore di produzione, Luca Fumagalli.

Se Valente parla dell’idea comune di fiore come elemento autonomo che si apre al mattino sprigionando fragranza e colore, al punto che basta la sua presenza a decorare ed ingentilire una stanza con la sua bellezza leggera; l’incontro con il materiale espandibile solitamente utilizzato in edilizia riesce a rendere questa armonia non solo nel prendere forma adeguandosi alla corona, dopo le numerose prove portate avanti con caparbietà, ma anche grazie allo studio tecnologico del e sul LED.

Fumagalli insiste sul fatto che la scelta del modello di illuminotecnica ha molta più importanza ora con l’avvento dei LED, e che gli adeguamenti tecnologici sono nell’ordine di mesi. Oggi dichiara la sua soddisfazione nella creazione di una lampada che raccoglie tutta questa esperienza anche in virtù del progettista architetto e ingegnere. E’ l’ingegnerizzazione dell’idea uno scoglio talvolta insormontabile, necessario per poter dare personalizzazione alla funzione del led come punto luce, che riesca a diffondere creando l’atmosfera ricercata.

 

Lilium, design Stefano valente per 929Milano, particolare del bulbo/dissipatore

Lilium, design Stefano valente per 929Milano, particolare del bulbo/dissipatore

 

Per Lilium il “cuore pulsante” è il LED con un COB da 30 watt, che necessita di una dissipazione forzata, ma questo poteva comportare un ingombro tale da impedire la leggerezza della struttura d’insieme. Nell’invenzione del dissipatore, disponibile in bianco e rosso, si è quindi creato un elemento funzionale e decorativo al contempo, che suggerisce la forma del calice del fiore a sorreggere la corolla/luce, con quei caratteristici fori che garantiscono la dissipazione del led ma somigliano più ad elementi decorativi. Questo bulbo si origina in alluminio dallo stelo in tubo di ferro verniciato nel colore bianco opaco. In ogni parte Lilium dimostra quindi di nascere dal legame indissolubile e sapiente tra design e tecnica.

 

L'interno dello spazio di Overlite in via Feltre

L’interno dello spazio di Overlite in via Feltre

 

L’incontro è stato per me occasione di scoprire l’enorme showroom di Overlite, che con i suoi 1400 mq dedicati unicamente al mondo dell’illuminazione, spero possa essere ancora teatro di approfondimenti sul design che rende la vita più semplice e confortevole. Per quanto non si trovi in un’area centrale come Brera, cosa che può avere il vantaggio di preservare dalla confusione di alcune serate, è’ un ambiente stimolante perché insieme all’interesse suscitato dai protagonisti della creatività made in Italy, ci si trova già in buona compagnia, con il suo migliaio di prodotti di pregio esposti per oltre di sessanta marchi, come in una galleria della produzione contemporanea.

Michela Ongaretti

 

From Above, Hagit Pincovici

Da Tel Aviv al Mudec passando dalla Triennale di Milano. Il talento della designer Hagit Pincovici

Da Tel Aviv al Mudec passando dalla Triennale di Milano

DI MICHELA ONGARETTI

Ho notato i suoi lavori durante la Milano Design Week 2016 nel Brera Design District. Dopo una giornata di molti colori e molte forme ricordo bene quelle della giovane designer israeliana Hagit Pincovici, con le collezioni Metaphysics ed Eclipse allo Spazio Pontaccio e Clan Pontaccio.

Un ritratto della designer Hagit Pincovici

Un ritratto della designer Hagit Pincovici

 

Uno dei punti focali di Pincovici è il suo rapporto con l’artigianalità del prodotto a mano: queste collezioni di arredi sono infatti realizzate in edizione limitata nel distretto del mobile in Brianza, combinando le esigenze estetiche del progetto alla qualità dei materiali selezionati e alla precisione tecnica di costruzione, nella struttura generale fin nel più piccolo dettaglio.

Non mi meraviglia quindi che mi venga segnalata la designer da Francesca Astori De Ponti che segue l’ufficio stampa di Hands on Design, entrambi dedicano infatti la loro ricerca e allo sviluppo di prodotti che abbiano come componente fondante la realizzazione artigianale di alte e tradizionali maestranze.

Il tavolo From Above, versione BlackandStone, design Hagit Pincovici

Il tavolo From Above, versione BlackandStone, design Hagit Pincovici

 

Il risultato del connubio tra disegno e precisione realizzativa si nota anche perchè esaltato dall’estetica che evidenzia le sue diverse componenti. La struttura stessa è isolata e resa visibile, poi in fase costruttiva integrata senza esser nascosta: viene quindi trattata come un elemento espressivo del progetto nel quale l’aspetto funzionale ed estetico si rafforzano dichiarando la loro presenza congiunta.

Collezione Eclypse, tavolo From Above Marble, design Hagit Pincovici

Collezione Eclipse, tavolo From Above Marble, design Hagit Pincovici

 

Hagit Pincovici ha nel sangue la pratica artigianale, la sua famiglia di Tel Aviv, dove è nata nel 1978, si occupa dagli anni sessanta di sperimentazione artigianale di diversi materiali, specializzandosi nel plexiglass. Hagit è nella terza generazione famigliare per questa attività, ma evolve la sua ricerca sul design e in maniera del tutto personale, sia negli anni della sua formazione presso la Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme che in quelli dei primi progetti in patria.

Collezione Metaphysics, tavolino Lifestyle, design Hagit Pincovici

Collezione Metaphysics, tavolino Lifestyle, design Hagit Pincovici

 

In seguito si specializza alla Domus Academy di Milano, e si avvicina quindi al contesto italiano sia nell’ambito del design che in quello dell’artigianato: continua quindi ad indagare e sperimentare possibili soluzioni basate sull’associazione di materiali, tecnologica costruttiva ed estetica accattivante.

Collezione Eclipse, X. design Hagit Pincovici

Collezione Eclipse, X. design Hagit Pincovici

 

La Triennale di Milano reputa d’interesse il suo lavoro nel panorama del progetto per l’arredamento e la invita quindi a partecipare ad una collettiva nella sua prestigiosa sede in occasione del Salone del Mobile 2009. Aziende italiane come Colé Italian Design Label e Miniforms hanno scelto il suo design e molte riviste di settore internazionali hanno segnalato le sue produzioni. Ora il suo talento è in Italia, vive e crea in proprio per alcune aziende tra Milano e Roma, ed insegna alla NABA. Le sue opere non sono però distribuite solo dalla città della Madonnina, le si possono trovare anche negli Stati Uniti, a New York e S. Francisco.

Galena, design di Hagit Pincovici

Galena, design di Hagit Pincovici

 

L’ultimo e più importante riconoscimento viene dal MUDEC che espone la cassettiera Galena disegnata per Miniforms nel 2013 per la mostra mostra  “Sempering, allestita in occasione della XXI Triennale di Milano fino al 12 settembre 2016. Galena è inserita tra gli esempi più rappresentativi e originali del design contemporaneo. Sono certa, ne sentiremo parlare sempre più.

Michela Ongaretti

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

Il Compasso d’Oro ADI premia il design sociale di Giulio e Valerio Vinaccia

Il Compasso d’Oro ADI premia il design sociale di Giulio e Valerio Vinaccia

DI MICHELA ONGARETTI

Il prestigioso Premio Compasso d’Oro ADI, alla sua XXIV Edizione, non è solo per il progetto di prodotti, coinvolge anche i processi. Quest’anno ha assegnato l’onorificenza per la metodologia progettuale a “Design as a development tool” di Giulio e Valerio Vinaccia con UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale).
XXIVesimo Compasso d'Oro ADI

XXIVesimo Compasso d’Oro ADI

 

Sono particolarmente lieta della vittoria che per la prima volta nella storia del Compasso è assegnata al design sociale. Premiata è infatti la metodologia nell’ambito del design, utile a favorire e far innescare la miccia del progresso nelle specifiche condizioni di paesi in via di sviluppo, e per questo spero emulabile da altre menti progettuali negli intenti e nei risultati.

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

Una sedia realizzata in Madagascar per Tsara, progetto di Giulio e Vinaccia

 

Vinaccia riceve anche la Menzione d’Onore per Tsara Project nel Madagascar, sempre design per lo sviluppo coinvolgendo anche le maestranze artigianali locali.

Giulio e Valerio Vinaccia hanno lavorato all’interno dei programmi di UNIDO sviluppando attraverso il design una metodologia d’intervento per creare sviluppo economico e sociale che non stravolga l’ambiente di riferimento dell’intervento, ma suggerisca interventi partendo dalle esistenti risorse umane, culturali e territoriali.

Ritratto di Giulio Vinaccia

Ritratto di Giulio Vinaccia

 

Inizialmente è Giulio Vinaccia ad entrare nel 2008, con l’ente internazionale, in un programma di sviluppo globale. Oggi coordina Creative Med, per lo sviluppo di quattordici cluster di industrie creative tra sette paesi del Mediterraneo.

Anche Tsara è stato portato avanti da Vinaccia con UNIDO, in questo caso con il fondamentale finanziamento del NORAD (Norwegian Agency for Development Cooperation ).

Un'artigiana sorridente in Madagascar, progetto Tsara

Un’artigiana sorridente in Madagascar, progetto Tsara

 

Il Madagascar è tra i paesi fortunatamente non in guerra uno dei più più poveri sul globo, dove le donne ai margini della società sono oltretutto prive per casta di ogni diritto sociale. Per una comunità di duemila di queste donne il destino è cambiato grazie alla creazione di Tsara: casa produttrice di borse e arredi in nylon e fibre naturali intrecciati, impresa nata per essere in futuro autonoma. Da questa iniziativa è nato poi il programma integrato Tsara Project, che interessa istruzione, assistenza alla salute e per l’impresa.

Giulio Vinaccia si dichiara soddisfatto per l’interesse suscitato dal design sociale e che i due premi possano sottolineare la sua reale possibilità di essere uno strumento di cambiamento per lo sviluppo.

Ceramista Egiziana al lavoro

Ceramista Egiziana al lavoro

 

Sin dal 1993 la sua carriera è stata interessata da molti altri interventi di design sociale internazionale, dal Brasile alla Svezia, dal Canada all’Afganistan, dall’Egitto, al Pakistan ed Haiti, operando non soltanto in paesi in via di sviluppo ma anche in situazioni del cosiddetto “primo mondo” dove la crisi è rappresentata da cambiamenti economici e sociali o da eventi catastrofici. Insiste infatti sul fatto che il design è “ un attitudine”, non attività fine a se stessa ma “progettazione del sistema di relazioni”, che può concretamente cambiare le condizioni di vita nel dare soluzione a determinati problemi.

Uno dei prodotti realizzati per Tsara

Uno dei prodotti realizzati per Tsara

 

I progettisti non vivono con la testa fra le nuvole ma ” operano in strutture complesse, con la difficoltà di rapportarsi con differenti figure professionali e umane e con culture e pratiche molto distanti”. Gli interventi per la valorizzazione economica e produttiva di un territorio è portata avanti in effetti attraverso progetti di design per l’artigianato coinvolgendo le competenze tramandate specifiche di ogni ambito geografico. Sicuramente il design non si può limitare al prodotto finito: quello sociale sta secondo Vinaccia prendendo piede anche in Italia, perché cambiano i bisogni, e il nostro sistema economico e culturale ci porta a vedere con occhi diversi il sostegno verso comunità in crisi sempre più vicine a noi.

Particolare della sedia realizzata con Tsara

Particolare della sedia realizzata con Tsara

 

Il premio è importante per l’organizzazione che ha sviluppato il progetto proprio perché si mostra il design come strumento attivo per combattere la povertà e generare reddito e e resilienza nei paesi del Sud, attraverso nuove forme di economia creativa”, dichiara Gerardo Patacconi, Direttore del Agri-Business Department di UNIDO. Dimostra che la creatività non è solo al servizio di chi ha molto denaro da spendere per un arredo originale, da esibire nel proprio salotto.

Michela Ongaretti

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli Design, Segis e Kristalia

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli  Design, Segis e Kristalia

Bartoli Design, Segis e Kristalia al Salone del Mobile 2016.

Abbiamo già parlato di Bartoli Design in occasione della mostra “Ritratti, Riflessi” presso Leo Galleries, ora è arrivato il momento di segnalare la suapresenza al Salone del Mobile con due prodotti in anteprima: la seduta Iceland, il tavolo Maki, progettati rispettivamente per Segis e Kristalia, azienda che presenta anche la sedia 1085 edition, già in produzione, sempre in collaborazione con lo studio.

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

 

Iceland, la panca con schienali progettata per Segis, prende il nome dagli schienali imbottiti con le loro diversificate forme trapezoidali, sembrano infatti iceberg galleggianti sulla superficie marina, mentre emergono dall’ampio piano orizzontale della seduta bifacciale in rifrangente alluminio.

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

 

Il tavolo Maki per Kristalia è caratterizzato da una struttura a portale, in alluminio, dotata di un raccordo curvo che fonde la sezione ovale delle gambe alla geometria essenziale del traverso. Il top è sottile e disponibile in numerose finiture. Il modello Maki si presenta in versioni sia fisse che allungabili.

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

 

Una menzione speciale va data a 1085 Edition chair, prodotta nel 2015 e già esposta al Salone, riproposta quest’anno come esempio raffinatissimo di unione tra design innovativo e perizia tradizionale artigiana. La firma di Bartoli Design si è per l’occasione unita a quello della conceria Presot: la sedia è in cuoio naturale con cuciture a vista e tiranti su un’anima d’acciaio, le gambe si presentano invece in legno di rovere.

Il tempo diventa un valore aggiunto perché il cuoio è di per sé un materiale che tenderà in futuro a modificare il suo aspetto, la texture e il colore, rendendo il prodotto vivo pur nel mantenimento della sua funzionalità, in più esso è qui impiegato al naturale senza verniciatura.

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

 

E il tempo mantiene la sua presenza nel senso della continuità nella tradizione, nella lunga storia della Conceria Presot che produce sin dal 1933 le suole per calzature dei marchi più prestigiosi, e che ha saputo mantenere la sua autenticità con l’adeguamento alle nuove tecnologie. L’aspetto di 1085 edition omaggia quindi questa storia attraverso la citazione all’estetica dell’alta moda con le sue cuciture a vista, e al tessile nella nautica nell’impiego del meccanismo dei tiranti. Inoltre la lavorazione artigianale di alto livello rappresenta ciò che continua a rendere unico il patrimonio made in Italy, insieme ai processi produttivi che rispettano principi di ecosostenibilità.

1085 Edition chair diventa incontro di tre talenti complementari: il coraggioso spirito di esplorazione di un imprenditore, la creatività impiegata per la funzionalità dello studio di design, e la competenza antica dell’artigianato più raffinato.

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

 

Secondo le parole dei progettisti la sfida di Kristalia sta nell’utilizzo di un materiale mai usato in precedenza nell’arredamento, il cuoio a forte spessore di Presot, sette millimetri contro i tre usati di solito per le sedute con le conseguenti difficoltà aggiuntive, lo stesso delle calzature di alta gamma, e che formò gli scarponi con cui il team di Ardito Desio scalò il K2.

La sedia è realizzata con untelaio in acciaio sul quale sono fissate le quattro gambe, mentre ilmanto in cuoio è mantenuto in tensione attraverso due tiranti in acciaio inox. Alla seduta vera e propria e allo schienale occorreva una sellatura e dato l’alto spessore e la conseguente resistenza, Bartoli 7ha proposto di stampare a caldo i due lati del cuoio dando un’impronta concava al centro e curva sui fianchi. Dopo diverse prove tecniche si sceglie di cucire insieme seduta e schienale con un punto a zig zag, che consente di accostare e non sovrapporre gli spessori in cuoio.

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

 

I tiranti nautici hanno poi risolto il problema dell’apertura delle due ali sotto schienale e sedile, con la loro forza e la possibilità di ripristinare la giusta tensione nel tempo. La realizzazione del prototipo ha richiesto più di due anni di lavoro per il cuoio che si è rivelato difficile da domare.

Ne ho parlato maggiormente perché trovo che abbia un’identità molto contemporanea nella schiettezza con cui dichiara la leggibilità di tre materiali o elementi: il telaio metallico che innesta sul fianco delle gambe con evidenza, e il telo in cuoio.

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Michela Ongaretti

colorplay-veneta sedie

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anche quest’anno l’azienda di Padova Veneta Sedie parteciperà al Fuorisalone con un evento speciale il 14 e il 15 aprile in via Civerchio, in collaborazione con lo studio di interior design FZILa filosofia dell’evento è in linea con la mission del produttore,portare nel mercato italiano e mondiale il risultato di un’operazione che unisce il bel design Made in Italy al buon lavoro artigianale su un materiale antico e vitale come il legno, straordinario nella versatilità delle lavorazioni.
La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

Il direttore Enrico Rosa ha scelto volutamente il quartiere Isola in Milano, la zona dove ancora è toccabile con mano la presenza delle botteghe artigiane, di una città che un tempo era molto più costellata di laboratori e piccole imprese fabbricatrici. Qui si trovano o sono rinate alcune attività e all’interno di una bottega artigianale, il laboratorio Cagliani, si terrà l’evento “Il futuro è l’artigianato – la forza della tradizione muove l’innovazione”.

futuro artigiano-micelli

Ispiratore di queste giornate è il libro di Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, dove si spiega che il filo rosso che lega il made in Italy di successo oggi, dalle macchine di precisione alla moda, dai grattacieli a pezzi di design in edizione limitata, è il lavoro artigiano, alla base di tutte quelle realizzazioni. Ad esso la nostra cultura non dà il giusto rilievo, mentre sono moltissime le realtà in Italia dove si trova ad essere l’ingrediente essenziale per lo sviluppo qualitativo ed innovativo. Nel volume si parla degli esempi dati da tutte le situazioni e i modi in cui l’eredità delle tecniche tradizionali sta dando futuro all’economia e al suo lancio nel mercato internazionale. Un racconto del mondo artigiano italiano, poco noto ai più, e fuori dai confini, per riflettere sul merito reale e sulle reali opportunità di crescita della nostra creatività.

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

 

Sempre secondo Micelli il lavoro dell’artigiano viene spesso associato al valore della perizia tecnica intesa come continuazione di valori tradizionali, tramandati di generazione in generazione, e slegata quindi da una necessità di innovare il linguaggio e la tecnica costruttiva di un oggetto funzionale.

Nel linguaggio comune poi non sempre l’aggettivo “artigianale” ha connotazioni positive, spesso descrive un prodotto sommariamente realizzato, mentre se si coinvolgono le vere e proprie figure del “ maestro d’arte” o la “maestria artigiana”, si rimanda alla “piena padronanza delle tecniche e delle conoscenze dell’artigiano e che suggeriscono un costante impegno al miglioramento di sé e del proprio lavoro”, questo perché è sopravvissuta in Italia una nutrita schiera di persone che continuano una tradizione e una passione per il bello e ben fatto cercando di inventare forme nuove e raffinando delle tecniche costruttive.

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

 

Al centro dell’operato di Veneta Sedie sta in effetti il saper fare coniugando tradizione e innovazione, a partire dalla lavorazione del legno. Insieme allostudio FZI si presenta quindi nel quartiere Isola un esempio di modelli unici, dall’estetica accattivante pur libera da tendenze passeggere, realizzati da chi ha saputo unire sapienza artigianale e tecnologica.

L’azienda nasce proprio dallavoro artigiano di Giannino Rosa nel 1962, dedicato a sedie e dondoli in legno. L’espansione dell’attività grazie al boom economico permette l’apertura nel 1976 del primo showroom, ancora esistente a valorizzare storia ed estetica dei prodotti. Nel 1986 la svolta decisiva avviene con la costruzione delprimo stabilimento, tutt’ora cuore pulsante della produzione Veneta Sedie. Nel 1996 nasce Veneta Sedie Trading con sede a Merlara, un nuovo stabilimento per le necessità di magazzino, la nuova divisione per la commercializzazione dei prodotti finiti, e un aggiunta per lo spazio produttivo. Il mercato si sta evolvendo e a questo si adattano e ampliano le creazioni.

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

 

Nel 2004 Veneta Sedie si apre al mondo del web e si rinnova nella gestione aziendale; quando poi arriva l’ondata di crisi della fine del decennio, il momento è occasione di riflessione sulla consapevolezza delle potenzialità, e nel 2013 si sceglie di mantenere la stessa qualità e continuare a produrre in Italia, incrementando la formazione ricerca continua del personale. Il 2014 segna l’arrivo di nuove soluzioni con il catalogo Top10: una selezione di 10 prodotti di punta commercializzati taylor made, la produzione sartoriale da progettarsi con il cliente, incontrando i suoi gusti e le sue esigenze.

Una sala dell'hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie

Una sala dell’hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie


Nel 2015 nascono le nuove collezioni Luxury, Shabby Chic e Color Play
, tre stili differenti interpretati attraverso le finiture e i rivestimenti.

Veneta Sedie è composta da due divisioni: Production, che realizza sedie al grezzo e Trading per la rifinitura. Grazie a questa doppia anima la produzione propriamente artigianale che fa uscire dallo stabilimento una sedia al giorno, convive con quella in serie da migliaia all’anno: in questo modo non si è persa l’identità delle origini pur rimanendo forti sul mercato contemporaneo.

 La passione e la conoscenza tecnica restano i valori attorno ai quali è cresciuta Veneta Sedie, la cura per l’oggetto in questo modo è definita nei minimi particolari aggiornando l’estetica di prodotti nati nel cuore della tradizione, e destinati anche al gusto estero, grazie appunto al know how di maestri artigiani e ai designer e creativi del Centro Stile che arricchisce e personalizza l’originaria bellezza del legno naturale, sempre con lo sguardo rivolto alle tendenze del momento.

Le migliori qualità di legno e gli altri materiali pregiati sono al servizio della rivisitazione della tradizioneper oggetti dal gusto schiettamente contemporaneo: parliamo di sedie, poltrone, divani, panche, sgabelli, tavoli e complementi come madie consolle, comò.

La bottega shabbychic di Veneta Sedie

La bottega shabby chic di Veneta Sedie

 

La produzione taylor made che si offre al cliente Contract permette inoltre la personalizzazione e il custom design: questo è il nucleo artigianale dell’azienda, dove la ricerca per la soluzione più congeniale per il cliente incontra la voglia di sperimentare.

Nell’evento del Fuorisalone 2016 vedremo quindi in Veneta Sedie un esempio di incontro felice tra tecnologie costruttive nuove e pratica artigianale; quest’ultima caratteristica, osannata dal volume di Micelli, tipica della qualità tutta di casa nostra, è caratterizzata dalla consapevolezza della sua importanza e quindi attenta alla conservazione del sapere. Veneta sedie si dimostra un caso emblematico in questo, dato che i suoi oggetti pratici e funzionali, come il design più di successo ci ha abituato dal ventesimo secolo, nascono anche dal confronto con un prezioso archivio presente nella sede, di tutti i modelli prodotti negli anni con disegni e fotografie originali.

IL Futuro è l’artiginano- la forza della tradizione muove l’innovazione. Presso Laboratorio Cagliani, via Civerchio 5. 14 e 15 aprile dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Michela Ongaretti

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TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

 

Open Source Design per le diversità: Opendot e TOG Together To Go.

Il design può essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per le persone, e la diversità tra le persone. Questa è la missione de “ L’oggetto che non c’è”, presentazione di un percorso ed esposizione dei progetti realizzati da Opendot, TOG e gli studenti delle università coinvolte nell’iniziativa, che si terrà lunedì 22 febbraio presso il Fab Lab di Opendot in via Tertulliano.

Il software per il re-design di Opendot

Il software per il re-design di Opendot

L’oggetto che ora c’è nasce grazie all’unione tra fabbricazione digitale, co-progettazione e autoproduzione, competenze di Opendot, come strumenti di supporto alla riabilitazione e per la disabilità.Per questa grande missione sociale è indispensabile la partecipazione di TOG, con tutta la sua esperienza e le conoscenze cinesiologiche e neuromotorie nell’ambito della riabilitazione neurologica infantile.

La sede di via Tertulliano è FabLab e centro di ricerca unico in Milano, dove la tecnologia digitale, l’artigianato e il design lavorano di pari passo e dove Opendot ha pensato e iniziato a sviluppare il progetto più vasto The Other Design, che ha l’ambizione di poter mostrare un cambiamento nel modo di fare design. Perchè è davvero possibile fare un altro design.

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

 

Può essere un sistema “inclusivo”, quello di rilasciare in opensource i progetti per facilitare la loro diffusione e quindi amplificare il loro impatto sociale, sarebbe quindi accessibile a tutti coloro che localmente vogliano realizzare un prodotto.

Secondo questo pensiero piuttosto che produrre solo per una funzione, si realizzano oggetti unici, modulabili sulle necessità degli utenti.

Inoltre la personalizzazione e l’accessibilità sono reali incentivando la collaborazione tra progettisti e utenti, insieme possono creare direttamente all’interno dei FabLab, utilizzando tecnologie di fabbricazione digitale.

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

 

TOG, Together To Go, onlus che ha creato nel 2011 un centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, incontra Opendot con “L’oggetto che non c’è” per studiare e fornire nuovi strumenti utili per l’attività riabilitativa della Fondazione agli operatori, al personale clinico e alle famiglie dei bambini malati

Ma come si sviluppa il percorso di collaborazione?

In tre fasi principali:

La progettazione di un software che permetta agli operatori TOG la scansione dei tutori in gesso per creare un modello formata dalla stampa 3d, più leggero personalizzabile e lavabile . Le nuove tecnologie digitali sono qui utili e indispensabili ai progetti di innovazione ortopedica.

La seconda fase è dedicata al re-design di ausili, sistemi cognitivi e giochi, per la riabilitazione. Parliamo di progettazione allargata di ausili sanitari in cooperazione con operatori famiglie e maker: la ricerca si pone al servizio dell’integrazione sociale dato che i piccoli pazienti con deficit comportamentali, motori o cognitivi, sono aiutati nell’apprendimento di gesti e movimenti specifici per dare loro maggiore autonomia e favorire quindi le attività quotidiane.

TOG-e-Opendot

Infine si è attuato un piano di co-progettazione con alcune università per affrontare il tema della disabilità, utilizzando l’approccio maker. Hanno partecipato NABA e Domus Academy – in collaborazione con IKEA – attraverso corsi di co-progettazione allargata con genitori e figli che presentano le loro necessità necessità reali di funzione degli oggetti della vita quotidiana. Ha contribuito anche Niel Liesmons dell’Università di Gent con la sua tesi di Master “Custom Seating”, sulla semplificazione, ed economicità degli strumenti, di progetto e produzione di oggetti su misura.

TOG-TOGETHER TO GO (TOG) Onlus è un’organizzazione di utilità sociale. Nella sede di Viale Famagosta 75 a Milano c’è un Centro di Eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, Unica struttura in città che gestisce la riabilitazione complessa che deve essere tempestiva e adeguata quantitativamente e qualitativamente, alla poliedricità dei diversi problemi. TOG svolge una intensa attività di raccolta fondi perché non ha alcuna sovvenzione pubblica o istituzionale e le terapie sono per i pazienti totalmente gratuite.

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

 

OPENDOT– Prima c’era dotdotdot, dal 2004 a Milano uno studio di progettazione e interaction design. Si è sentita poi l’esigenza di creare laboratorio per la fabbricazione digitale, la prototipazione rapida e la sperimentazione un dei progetti realizzati. E’ a tutti gli effetti un FabLab per progettare e produrre unendo tecnologie digitali e artigianato, a disposizione di tutti, giovani, imprese creative, scuole. La conoscenza che va condivisa secondo la filosofia maker della collaborazione

Lunedì 22 febbraio dalle ore 19, Fab Lab di Opendot, via Tertulliano 70

Michela Ongaretti