Black Light Art, l'esempio di Nino Alfieri

Black Light Art. A Como la luce colora il buio, con sette anime

Black Light Art: la luce che colora il buio. Ha inaugurato sabato 5 novembre a Como la seconda mostra del progetto itinerante. Come a maggio nella cornice tutta milanese del palazzo della Regione Lombardia, è a cura di Gisella Gellini e Fabio Agrifoglio, in collaborazione con la Fondazione Agrifoglio, stavolta presso la Pinacoteca Civica di Como. Sarà possibile visitarla fino al 7 gennaio 2018.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Mario Agrifoglio

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte alle opere di Mario Agrifoglio, ph. Gaetano Corica

 

In questa occasione sono sette i nomi dell’arte contemporanea coinvolti, tutti artisti per cui la luce ha un ruolo fondante, strumento espressivo interpretato secondo una personale e assai differente poetica. Parliamo di Mario Agrifoglio, LeoNilde Carabba, Nino Alfieri, Claudio “Sek” De Luca, Nicola Evangelisti, Maria Cristiana Fioretti e Olga SerezhinaIl.

Perché la luce sia splendente, ci deve essere l’oscurità

Francis Bacon

 

Come noi abbiamo vissuto, il visitatore si troverà coinvolto in un’esperienza sensoriale, davvero immersiva. La fruizione della realtà pittorica avviene sotto molteplici aspetti in continua evoluzione nell’arco di alcuni minuti: di fronte ad un dipinto costituito da fluorescenti o fosforescenti, o entrambi, la loro reazione e manifestazione cambierà mediante il ciclo dinamico di luce bianca, black light (o lampada di Wood), e buio totale. Questa trasformazione è particolarmente stupefacente perché concentra l’attenzione sul complesso e sui particolari dell’opera, coinvolgendo chi osserva in un’attenzione nuova di verso la spazialità, in grado persino di amplificare la percezione dell’ambiente circostante.

Il percorso sarà accompagnato da una colonna sonora ispirata al tema della mostra, musiche estratte dall’album Undae Temporis del maestro Irlando Danieli.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Nicola Evangelisti

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte alle opere di Nicola Evangelisti, ph. Gaetano Corica

 

Il progetto espositivo al primo piano della Pinacoteca di Como nasce dall’idea condivisa della Fondazione Mario Agrifoglio e Caleidoscopio-multiplicity di Maria Proja de Santis, con il sostegno e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e dei Musei civici del Comune di Como. L’allestimento e i progetti video e fotografico sono affidati alle exhibition designer Gaetano Corica.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Olga Serezhina

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte al dipinto di Olga Serezhina, ph. Gaetano Corica

 

La luce non è certo una novità per Gisella Gellini, architetto e docente del corso di Light Art e Design della Luce presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano.  Da diversi anni la sua attenzione verso la luce si divide tra il suo utilizzo funzionale, nella progettazione architettonica e di design, e la funzione espressiva quale medium fondante nella ricerca artistica contemporanea. Ha curato alcune mostre sulla Light Art, noi l’abbiamo conosciuta nel 2015 nella chiesa di San Carpoforo a Milano, spesso associando alla bellezza il fine benefico, nella raccolta fondi per enti e associazioni umanitarie.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Nino Alfieri

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visita della mostra nel momento dell’esposizione alla black light. Opera di Nino Alfieri, ph. Gaetano Corica

 

L’incontro con Fabio Agrifoglio, figlio dell’artista e pioniere della Black Light Art Mario Agrifoglio, ha indirizzato le sue scelte più precisamente su opere pittoriche, quelle dove il materiale principale e “lucifero” è proprio il colore, con la volontà di Fabio di proseguire l’esperienza di Mario Agrifoglio e poterla condividere col pubblico, coadiuvata nella ricerca e nell’organizzazione dalla Fondazione. Nasce così questo progetto itinerante non dimenticando la possibilità di rendere queste mostre portavoce di problematiche sociali. La prima mostra della Black Light Art ha ad esempio sostenuto il progetto partner Lightquake 2017, con esposizione a Spoleto nella Rocca Albornoz e crowdfunding per la ricostruzione in Centro italia, nato dopo le violente scosse di terremoto nel dicembre del 2016.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Leonilde Carabba

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte alle opere di Leonilde Carabba

 

Un aspetto che rende queste mostre interessante è secondo noi l’estrema diversità tra gli artisti coinvolti, essi non rappresentano una scuola definita attraverso delle regole definibili della Black Light Art. Per Fabio Agrifoglio vogliono essere collettore di idee e riscoperta storica nella continuità di una metodologia a lungo inseguita dal padre soprattutto negli anni settanta, con una sperimentazione continua che può riservare sorprese: non si conoscono tutti gli effetti di nuove mescolanze di colore sotto l’effetto della luce nera, ma se molti artisti vi si cimentano in questa vocazione empirica “si porta avanti il messaggio recuperando anche il suo aspetto estetico”. Ciò che mette in evidenza il curatore è l’aspetto percettivo in costante studio: “l’artista, quando sperimenta con la luce nera e i colori fluorescenti o luminescenti o fosforescenti, lavora al limite e al confine della sensibilità umana”.

 

Black Light Art. In visita alla mostra a Como. Claudio Sek De Luca

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte alle opere di Claudio Sek De Luca, ph. Gaetano Corica

 

Come funziona “l’accensione” di queste opere? Non c’è alcun trucco dietro alle tele, nessuna retroilluminazione, semmai una base solidamente scientifica dietro all’uso di colori o vernici che non solo vediamo in base alla riflessione luminosa, come normalmente per un materiale tradizionale avviene: qui i pigmenti reagiscono all’assorbimento della luce emettendo una radiazione, in differenti condizioni visive anche quando colpiti dalla Black Light o dal buio vero e proprio. I fosforescenti si manifestano con la loro carica energetica, trasformando l’opera in ciò che di essa vuole mostrare per prima, sotto alla Wood avviene quindi l’apparizione di ciò che davvero conta all’interno di quell’opera, per stimolare la fantasia attraverso le forme visibili, che essendo le uniche da poter scorgere quando il buio è totale, assumono una valenza simbolica forte;  in parole povere stimolano la nostra memoria e la nostra fantasia.

 

Black Light Art. In visita alla mostra

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Visitatori di fronte alle opere di Olga Serezhina e Claudio Sek De Luca, ph. Gaetano Corica

 

Sempre in una visione dove la metamorfosi è ben evidenziata dall’allestimento, dove la fruizione avviene su un “triplo” binario di consapevolezza progressiva del limite e del suo superamento, dalla luce bianca alla gamma degli ultravioletti con una sospensione dell’incredulità solo parziale, per poi varcare letteralmente la soglia di un mondo onirico e sensibile al contempo, fatto letteralmente dei segni e dei colori che hanno deciso gli artisti. In quella trasformazione viviamo un’esperienza di spazio e di tempo lontana dai paradigmi consueti e controllati dove tutto è comprensibile in una dimensione, in un momento, per quanto lungo possa essere, alla ricerca di particolari, qui siamo all’interno di uno spazio sempre più sintetico, mai statico, che nel suo coinvolgimento non potrebbe che essere figlia dei tempi, ma che utilizza un lessico antichissimo.

 

Black Light Art. Leonilde Carabba parla della sua opera

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. L’artista Leonilde Carabba parla con una visitatrice di fronte ad una sua opera, ph. Andrea Butti

 

Alcuni  protagonisti

E’ questo ritrovarsi nel futuro e nel passato a caratterizzare l’opera di Nino Alfieri, uno dei tre artisti da noi preferiti per ricerca ed effetto.  Le forme che descrive sono ancestrali e si possono ricollegare ad elementi naturali che come dice lo stesso artista “hanno a che vedere con degli archetipi quindi da fossili a delle armi a degli organi come visti al microscopio, ma se osservate in lontananza e con una certa luminosità “diventano un cosmo secondo un concetto rinascimentale dove l’uomo si vede come media proporzionale tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande”. Nella realizzazione spesso però c’è l’utilizzo di tecnologie nuove come l’elettronica, il processore Arduino e la scelta di un tipo specifico di frequenza delle luci che incidono sui materiali fotosensibili, colori che nella variazione vanno a “toccare tutto il ventaglio delle nostre percezioni, negli aspetti diurni e notturni, reali e onirici”.

 

Black Light. Particolare di Alambic di Nino Alfieri alla luce bianca

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Alambic di Nino Alfieri sotto la luce naturale

Black Light Art. Particolare di Alambic di Nino Alfieri alla luce di Wood

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Alambic di Nino Alfieri. Seconda fase sotto la lampada di Wood

Black Light Art. Particolare di Alambic di Nino Alfieri alla luce di Wood, dopo un istante

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Alambic di Nino Alfieri. Sotto la lampada di Wood, verso il buio

 

Quel cosmo fatto di equilibri formali appartiene alla ricerca stessa del capostipite di un procedimento, se non di una scuola, come Mario Agrifoglio. Secondo le parole del figlio il pittore cercava equilibrio organico componendo  forme e colori, la genesi dell’opera cresce nella contrapposizione di “due forze che lui chiamava forza fredda e forza calda, una espansiva e una contrattiva”. L’introduzione della Black Light aggiunge un livello ulteriore a questa indagine, per “avere un controllo completo nelle miscelazioni”, basandosi sullo studio scientifico della teoria del colore. La ricerca sul colore e sulla luce appartiene all’epoca moderna ma la sua mente era rivolta oltre, perchè l’idea era di mostrare mediante l’applicazione all’arte principi poco noti o sconosciuti.

 

Black light. Opera del maestro Mario Agrifoglio, alla luce diurna

Black Light Art. la luce che colora il Buio. Mario Agrifoglio, Senza Titolo_diurna

Black light. Opera del maestro Mario Agrifoglio, alla lampada di Wood

Black Light Art. la luce che colora il Buio. Mario Agrifoglio, Senza Titolo_lampada di Wood

 

 Se parliamo di definizioni c’è chi non si riconosce in quella secondo cui la Light ( e Black Light) art ,è una forma d’arte il cui mezzo coincide col fine. E’ il caso di Nicola Evangelisti che trova sterile utilizzare la luce per parlare dello stesso mezzo espressivo, la luce. Certamente il rapporto stretto con la materia esiste e da sempre l’artista è stato affascinato dal suo paradosso, il suo essere presenza intangibile e fisica nello stesso tempo, al punto che la sua indagine resta innanzitutto spaziale, “all’interno della scultura anche quando non c’è più una materia fisica da toccare”.

 

Black Light Art. Nicola Evangelista in mostra alla Pinacoteca di Como

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Il lavoro di Nicola Evangelisti alla luce di Wood, ph. Gaetano Corica

 

Le forme di Evangelisti composte da molte linee seguono la teoria del caos ordinato, il concetto di frattale “all’analisi di tutti quei fenomeni irregolari presenti in natura”, ma inseguono un contenuto che va oltre la geometria. Accanto al taglio sociologico scientifico del procedimento il suo lavoro si accosta all’analisi sociale, più ponendo degli interrogativi che delle risposte univoche. Ad esempio per Black Light Art la vernice luminescente su carta nera rappresenta una sua interpretazione notturna e dall’alto della Striscia di Gaza, in uno spazio che rompe con la luce la bidimensionalità il conflitto di una materia solida e onirica corrisponde al tormento secolare di un territorio.

 

Black Light Art. Particolare di Canto per Esther di Leonilde Carabba

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Canto per Esther di Leonilde Carabba al buio totale

 

Possiamo prendere il concetto di Black Light in senso ampio o etimologico, ma tutti gli artisti presenti utilizzano la luce come un mezzo espressivo nel senso di elemento che permetta dar corpo e amplificare la propria personale visione del mondo, e della funzione dell’arte in esso.

Per Leonilde Carabba, last but not least, essere artista è esattamente “continua reinvenzione del proprio essere nel mondo”. Il suo ruolo può essere quello di mostrare una via e una vita spirituale attraverso gli strumenti di un mestiere dalla costante e instancabile pratica quotidiana, (come le fu raccomandato da Guttuso), verso uno stile proprio, e in questa dimensione non esiste più età anagrafica. Esistono però le radici emotive e culturali, tutto ciò che è esistito nella formazione di un pensiero che per la pittrice affonda nell’ermetismo della tradizione della cabala, dell’astrologia, dello sciamanismo studiato in prima persona. In tutti i suoi lavori di grande variazione cromatica, il fosforescente e il fluorescente lottano insieme alla forma per fare apparire un concetto  basato sulle sue conoscenze letterarie ed esoteriche, ma che è anche fenomenologia di qualcosa di terreno e reale, come il dipinto in mostra con Canto per Esther, sul tema della maternità biblica, universale e attuale.

 

Black Light. Opera di Leonilde Carabba al buio

Black Light Art, la luce che colora il buio. la Grammatica dell’Acqua di Leonilde Carabba. Buio

Black Light. Opera di Leonilde Carabba alla luce di Wood

Black Light Art, la luce che colora il buio. la Grammatica dell’Acqua di Leonilde Carabba. Buio

 

Black Light Art un progetto in divenire con un festival della Luce

Non solo Black Light. Nel mese di novembre Como sarà movimentata da alcuni eventi collaterali, dove la luce sarà affrontata nell’ambito installativo e del design, e persino esplorata dalla musica.

Black Light Art fa parte di 8208 – Lighting Design Festival, con alcune installazioni luminose diffuse in città, in dialogo con gli edifici storici. Inaugurato lo stesso giorno del vernissage con una presentazione contestuale in Pinacoteca, ci ha coinvolto in serata con una visita guidata dagli organizzatori. Il festival terminerà il 24 novembre.

 

Black Light Art. Una suggestiva installazione a Como per 8208 - Lighting Design Festival

Black Light Art, a Como la luce colora il buio. Un’installazione di 8208 – Lighting Design Festival, ph. Andrea Butti

 

Alla musica sarà dato spazio l’11 novembre al Conservatorio di Como, dove si terrà il concerto “Luci, Ombre, Colori in musica” con Caleidoscopio-multiplicity di Maria Proja de Santis

Inoltre il 18 novembre presso l’accademia di belle Arti Aldo galli. IED Como si terrà il convegno “Physical to digital”, con un intervento di Gisella Gellini Dal titolo “Light art – mezzo espressivo progettuale’.

Ricordiamo che Black Light Art, la luce che colora il buio, continuerà il suo percorso itinerante. Raddoppierà a Spoleto, presso la rocca Albornoziana con inaugurazione il 6 dicembre, per proseguire verso altre mete in via di definizione.

 

Michela Ongaretti

Heinz Hajek-Halke, Senza Titolo 1960, particolare

La scienza in fotografia. Una mostra di Heinz Hajek-Halke alla Galleria Sozzani

La scienza in fotografia. Una mostra di Heinz Hajek-Halke alla Galleria Sozzani

Heinz Hajek-Halke, la scienza in fotografia . Sabato 6 febbraio inaugurerà in Corso Como 10 alla Galleria Carla Sozzani la prima mostra italiana del fotografo Heinz-Hajek-Halke. Vedremo una selezione delle stampe vintage, realizzate tra gli anni trenta e gli anni settanta, curata in collaborazione con l’Archiv der Akademie der Künste di Berlino e Eric Franck Fine Art di Londra.

Autoritratto con filo metallico, anni '50 Heinz Hajek-Halke

Autoritratto con filo metallico, anni ’50 Heinz Hajek-Halke

 

Quelle che si presentano come manipolazioni suggestive di forma, luce, movimento e colore sono opera del pioniere della fotografia del Novecento nato a Berlino nel 1898, che ha lasciato un segno nella storia della disciplina nonostante sia poco noto al vasto pubblico, e che diceva di essere diventato “fotografo a dispetto della pittura accademica, ma rimasto un pittore a dispetto della fotografia.”

Dichiarava anche che due costanti del suo carattere fossero provocazione e curiosità: sicuramente lo stimolarono a spingere al limite le potenzialità del mezzo espressivo, a sperimentare di continuo con l’impressione della luce verso effetti desueti.

Heinz Hajek-Halke, Gallina Alata 1955

Heinz Hajek-Halke, Gallina Alata 1955

 

Una grande retrospettiva su Heinz Hajek-Halke è stata curata da Alain Sayag alCentro Pompidou di Parigi nel 2002, mentre nel 2012 Michael Ruetz prepara invece l’importante mostra antologica presso l’Akademie der Künste di Berlino. Proprio a Ruetz volle consegnare il maestro la sua opera completa nel 1973, dieci anni prima della sua morte: egli la fece archiviare per donarla all’ Archiv der Akademie der Künste di Berlino di cui è membro.

Da subito coinvolto nel procedimento artistico non solo fotografico, torna in Germania nel 1911 dopo essere cresciuto in Argentina e vive con il padre Paul Halke pittore e vignettista, che lo inizia al disegno.

Heiz Hajek Halke, Nudo in bianco e nero, studio preliminare 1930-1936

Heiz Hajek Halke, Nudo in bianco e nero, studio preliminare 1930-1936

 

Si iscrive all’Accademia di Belle Arti ma interrompe gli studi per arruolarsi per la Prima Guerra Mondiale, riprendendo i corsi nel 1918 con il pittore Emil Orlik e in seguito le lezioni di Hans Baluschek, che lo interessano maggiormente, perché ritenute più stimolanti per uno sviluppo originale della creazione.

Heinz Hajek-Halke, Senza Titolo 1960

Heinz Hajek-Halke, Senza Titolo 1960

 

Già nel 1923 è fotoreporter per l’agenzia di stampa Press-Photo, mosso alla sperimentazione di diverse tecniche miste come collage, doppie esposizioni e soprattutto fotomontaggi, che permettono nella sua visione una possibilità enorme di espandere i mezzi di espressione artistica della fotografia.

Questa potenzialità è esplorata per realizzare immagini sempre più complesse, in collaborazione con Willi Ruge e Else Neuländer (Yva), richieste dalle riviste più importanti della Repubblica di Weimar; poi si ritira sul Lago di Costanza dove si dedica alla fotografia scientifica. Sono soggetti piccolissimi, gli insetti, ad essere ingranditi grazie al banco ottico di Heinz Hajeck-Halke, esplorando distorsioni di luce e manipolazione chimica.

Heiz Hajek-Halke, La Fiaba 1957

Heiz Hajek-Halke, La Fiaba 1957

 

Siamo nel 1949 quando entra a far parte di Fotoform, il gruppo di fotografi d’avanguardia della Germania Occidentale creato da Otto Steinert, e nel1955 l’autore viene chiamato comedocente di Fotografia presso l’Università delle Arti di Berlino; avrà tra i suoi studenti importanti personalità per la fotografia tedesca tra cui Dieter Appelt e Floris Neussus. Hajek pubblicherà due libri: Experimentelle photographie nel 1955 e Lichtgraphik nel 1964.

Le sue immagini hanno qualcosa di pittorico: si parte dal reale per raffigurare mondi vicino all’arte astratta. Questa necessità sperimentale si concentra sempre più in camera oscura a metà degli anni cinquanta, proprio come avevano fatto Man Ray e László Moholy Nagy, seguendo le loro orme Heinz dimostra che lo sviluppo sulla carta può avere un altissimo potere espressivo come fase finale nell’ambito della fotografia.

Heinz Hajek Halke, La canzone popolare 1927

Heinz Hajek Halke, La canzone popolare 1927

 

Hajek costruisce anche strutture con fili flessibili e ne osserva il gioco di luci e il movimento, le figure che si formano sono Lichtgrafik (grafiche di luce) per usare le parole del critico Franz Roh.Le forme si creano attraverso “incidenti guidati” provocati da reazioni chimichedi acidi o vernici su diversi materiali, plastica, vetro, liquidi e stoffe.

L’arte incontra con Hajek-Halke la scienza, in una ricerca senza sosta che coinvolge la chimica e la fisica unendole alla magia dell’alchimia per dare forma alla bellezza come risultante di un’equazione tra le componenti e le sue percentuali.

Heinz Hajek Halke, Al Crepuscolo1968

Heinz Hajek Halke, Al Crepuscolo, 1968

 

L’immaginario è stimolato con rigore per quest’uomo che fu anarchico ed enigmatico, che lavorava sistematicamente con valutazioni sui risultati come in un laboratorio di analisi e disegni preparatori come per un affresco cinquecentesco, così gli studi sui negativi hanno garantito la trasformazione in immagini nella stampa, dimostrando sempre di esser unfotografo prima di tutto.

Galleria Carla Sozzani , Corso Como 10, dal 7 febbraio al 3 aprile 2016

Michela Ongaretti

Il Giardino delle Idee al primo piano

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Germania- rendering della strutturaPadiglione Germania- rendering della struttura a Expo 2015 Milano

Il padiglione Germania per l’ecocostenibilità. Per cosa si dovrebbe visitare Expo? Nel bene e nel male è un evento irripetibile, per curiosità, oppure per vedere la risposta delle diverse nazioni al tema di “Nutrire il pianeta”. Qualcuno può anche essere interessato all’atmosfera internazionale, o agli esempi di design per l’architettura temporanea e possibilmente la sua ecosostenibilità. Ma c’è un altro motivo. In un contesto risultante dai contributi dei diversi Stati quando siamo fortunati riusciamo a respirare, attraverso l’approccio dato alla tematica, lo spirito di un popolo. Ci è successo nel padiglione tedesco, dove è ben rappresentato dai contenuti e dal design ecosostenibile.

Organizzatore generale è il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) con Dietmar Schmidt come commissario generale. L’architettura, l’ideazione e il progetto sono degli studiARGE e SCHMIDHUBER con a capo l’architetto Leonard Wieckell, mentre il merito della creazione dei contenuti, esposizione e media va a Milla e Partner.

Padiglione Tedesco pianoro paessagistico e Solar Trees.Ph B. Handke (1)Il pianoro paesaggistico e i Solar Trees del padiglione tedesco ad Expo2015. Ph B. Handke

La Germania ha prodotto grandi menti scientifiche e letterarie, e viene spontaneo definirla per il rigore, nell’innovazione tecnica e tecnologica. Ma i tedeschi sono capaci di slanci appassionati, e amano la luce, il calore che cercavano in Italia e in Grecia fin dai tempi del Grand Tour. Per questo fin dall’inizio il “campo delle idee”, la rappresentazione di alcune risposte su alimentazione e sostenbilità futura del pianeta, viene affidata a sei ambasciatori “passionari”, cittadini tedeschi eccellenze nel loro ambito.I sei campi tematici corrispondenti sono: l’acqua, il suolo, il clima, la biodiversità, gli alimenti e “ il mio giardino delle idee” con esempi concreti di attivismo ambientale e nutrizionale dalla società civile.

L'attivismo della società civile nel Giardino delle IdeeMilano Expo Padiglione Germania – L’attivismo della società civile nel Giardino delle Idee

Il Padiglione si divide in due aree percorribili separatamente.

Il percorso esterno parte dalla rampa che conduce alla terrazza, permettendo di osservare le strutture architettoniche e dellle innovazioni ecologiche costituite dai Solar Trees, utilizzati per l’energia interna e realizzati in fotovoltaico organico (OPV).

All’interno si affrontano questioni serie pur mantenendo un tono giocoso. In questo sta la forza delle numerose installazioni video che sono terminali informativi sui temi affrontati, per la cui visualizzaione viene consegnato all’ingresso unseedboard da appoggiare ai sensori e seguire le istruzioni. In questo modo sono facilmente fruibili i contenuti, senza bisogno di scaricare applicazioni sul proprio smartphone.

La copertura del padiglione con il fotovoltaico OPVLa copertura del padiglione tedesco ad Expo2015 con il fotovoltaico OPV

Al termine abbiamo affrontato molti concetti, ci siamo arricchiti di informazioni utili ma potremmo esser stanchi, per questo la Germania offre una parte più di intrattenimento con lo spettacolo Be(e) Active, tenuto in una sala studiata ad hoc. E’ un dono finale del percorso, accostato ai contenuti più scientifici, che chi ha fretta per altre visite può evitare, cosi come gli spettacoli di intrattenimento più pop nell’arena alla base della struttura. Il percorso quindi è diversificato topograficamente e dal punto di vista di diversi target di pubblico.

Un momento dello show Be(e) ActiveMilano Expo padiglione Germania – Un momento dello show Be(e) Active

Sin dall’architettura si tenta di fornire risposte tecnologiche e creative al grande tema dell’energia futura, modulando esempi dalla Natura.

La rampa d’ingresso utilizza diversi tipi di legnameche compongono un paesaggio agricolo visto dall’alto e l’inclinazione suggerisce il pianoro tipico della campagna tedesca. Leggermente in salita come nel paesaggio naturale dal cui terreno spuntano germogli: qui sono l’elemento portante di comunicazione tra l’alto e il basso, l’esterno e l’interno, alberi stilizzati che escono dal piano inferiore,sostengono l’intera struttura e la “nutrono” con il fotovoltaico inserito nelle foglie, la copertura dinamica dell’edificio. Il concept è perfettamente realizzato nella struttura perché nei Fields of Ideas la base dell’alimentazione, il tema dei temi, viene dalla Natura, ed essa ha bisogno di essere sostenuta e tutelata attraverso la ricerca scientifico-tecnologica, e la collaborazione dei cittadini e dei governi. Questi tralicci portanti sbucano infatti dalla zona sottostante ricca dei contenuti interattivi del padiglione.

Per i visitatori che decidono di non entrare ma godersi la vista dal pianoro c’è comunque un’ultima chiamata verso i contenuti proprio attraverso le aperture da cui sbucano gli alberi in acciaio, possono affacciarsi e curiosare, ma anche essere richiamati da altri visitatori dal basso a contribuire con dei comandi al gioco interattivo del piano terra.

Padiglione Tedesco area tematica -alimenti-.Ph. B. HandkePadiglione Germania ad Expo2015, l’ area tematica dedicata agli alimenti-.Ph. B. Handke

In cima il grande tetto di foglie unifica esterno e interno, avvolge sia l’architettura che l’area espositiva. Se il futuro è adattarsi al modello della Natura nella morfologia, la moderna membrana che protegge il padiglione come le foglie il fusto, al tempo stesso si trova una semplicità costruttiva attraverso la riduzione di materiali,questa membrana e l’acciaio. La tecnologia innovativa utilizzata per i pannelli solari incontra per la prima volta il design nel progetto internazionale del padiglione, infatti sono stati stati studiati per adatttarsi in maniera flessibile alla morfologiadi differenti componenti architettoniche e del complesso dell’opera.

Parliamo di tecnologia fotovoltaica biologica, OPV, per i circuiti stampati di moduli esagonali, laminati su entrambi i lati e fissati tramite clips ad una rete d’acciaio a filigrana che trasporta l’energia elettrica partendo dalla cella centrale. L’energia che si produce di giorno viene immagazzinata in un sistema di stoccaggio ai piedi delle cinque strutture-germoglio per alimentare la lampada circolare a LED che di notte le illumina dal basso. Questo ciclo di energia chiuso e auto-alimentante riproduce quello naturale. Alla fine di Expo i moduli saranno riutilizzati dal consorzio di aziende tedesche ARGE OPV che li ha creati.

L'ambasciatore della biodiversità tedescaPadiglione Germania- L’ambasciatore della biodiversità tedesca Eckardt Brandt, con il suo recupero di specie antiche

Se seguiamo invece il percorso interno entriamo al pianterreno dove ci accoglie una guida per il preshow: ci informa sull’uso della seed board di cui siamo stati equipaggiati e ci presenta le aree tematiche e i suoitestimonial. Benjamin Adrion ha fondato Viva con Agua, una rete che si impegna attivamente per l’approvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo, Josef Braun è un coltivatore biologico che si batte per la gestione agricola sostenibile del suolo, i giovanissimiFelix Finkbeiner e Franziska Funk ci sensibilizzano sul cambiamento climatico con l’iniziativa studentesca Plant for The Planet, Eckart Brandt è un eroe della biodiversità perchè ha salvato centinaia di varietà di mele tradizionali antichissime, e continua a coltivarle. Erika Mayr è un’apicultrice metropolitana, dal centro di Berlino contribuisce alla salvaguardia delle api producendo il loro miele, infine Michael Schieferstein si batte attivamente per un rapporto sostenibile con l’alimentazione mediante l’iniziativa Foodfighters.

Passiamo al grande aperto ambiente che ci colpisce per l’utilizzo della luce naturale, e per leforme organiche delle aree espositive, identificate dai diversi colori dell’allestimento. Per ogni area c’è un’installazione video che fa parlare questi protagonisti del loro lavoro per l’ambiente.

Con la seedboard che ci permette di proiettare testi e filmati, immagini e giochi la nostra esperienza è libera e individuale, possiamo soffermarci dove e quanto riteniamo interessante.

Non è questa la sede per presentare tutti i terminali informativi , ma ci soffermeremo sugli stimoli principali per ciascuna area, dove le idee e i progetti che gravitano intorno alle risorse naturali stimolano al loro uso pensato, per contribuire alla sicurezza alimentare del futuro.

L'area tematica Acqua nel Padiglione TedescoL’area tematica dedicata all’Acqua nel Padiglione tedesco ad Expo2015

Il blu predominante della tematica acquatica offre stimoli come il recupero del fosforo come fertilizzante, a cura della piattaforma tedesca per il fosforo e la Berliner Wasserbetriebe, e un progetto pilota di Amburgo sul ciclo dell’acqua sostenibile in città.

I diversi pannelli interattivi dell’area arancione dedicata alterreno orbitano intorno all’agroforestazione come prevenzione all’erosione e stabilizzazione dell’equilibrio idrico, poi l’applicazione delle colture alternate per salvaguardare la produttività del suolo con Stiftung Oekologie & Landbau.

Per il clima il colore dominante è il giallo e si presentano soluzioni innovative che combinano la tutela del clima stesso con approvigionamento sostenibile, energia e alimentazione, ad esempiol’acquacoltura offshore, unione di allevamento ittico ed energia eolica, e l’agrofotovoltaico attraverso diverse superfici per l’energia e l’agricoltura.

biodiversità padiglione germaniaMilano Expo Germania L’area tematica della Biodiversità

Il verde chiaro della biodiversità mostra la molteplicità delle specie viventi dove degli oggetti a forma di seme ospitano progetti per la conservazione della biodiversità: la Banca dei Geni di Gastersleben, una delle maggiori al mondo, e la salvaguardia di quella genetica degli animali da allevamento.

Il settore rosso dell’alimentazione, fornisce informazioni sui prodotti quotidianamente consumati, con l’intento di rendere consapevoli dell’impatto delle nostre scelte. Un’alta parete stilizza scaffali di un supermarket, e un carrello che, fatto scorrere, visualizza caratteristiche di produzione e nutrizionali di diversi prodotti.

Il Giardino delle Idee al primo pianoExpo2015, Il Giardino delle Idee al primo piano del padiglione Germania

Verso la scala che ci condurrà al primo piano il lato oscuro del consumo: una montagna di rifiuti che due pannelli mostrano come possibile risorsa per il recupero di energia.

Al primo piano ci troviamo immersi nella luce naturale più intensa in compagnia di molte piante aromatiche, che vengono utilizzate nel ristorante del padiglione stesso, siamo nel “Giardino delle Idee”. Vicino a queste coltivazioni si possono staccare dei biglietti con proposte sul loro utilizzo: questa e altre sono le idee fiorite dalla consapevolezza dei cittadini comuni, le loro iniziative per migliorare Ambiente e Alimentazione. In quest’area si esperisce quindi una forte esperienza comunitaria della società civile tedesca. Citiamo ad esempio Foodsharing e Mund Raub che dal web segnala dove si possono raccogliere e mangiare frutti maturi nelle aree urbane.

E’ quella del movimento di due proiettori-schermo oscillanti a suon di musica, come i due grandi occhi delle api, durante la performance live dei beejays, un chitarrista e un beatboxer.

All’uscita si può passare alla terrazza, visitabile anche per chi passa dall’interno, oppure entrare nella sala suggestiva delloshow Be(e) Active, adatto in questo caso a riunire tutti i target di pubblico per l’esperienza musicale che si fa comunitaria, confermando la vocazione del Padiglione di attirare la nostra attenzione su argomenti seri, ma riunire adulti e bambini anche con la tecnologia che regala solo spensieratezza.

Michela Ongaretti

Padiglione Messico- retro

Tutto il Messico in una Pannocchia di Mais- Expo2015

Tutto il Messico in una Pannocchia di Mais -Il Padiglione del Messico ad Expo 2015.

di MICHELA ONGARETTI

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Cos’è il Padiglione messicano? Una forma tondeggiante dalla copertura che non lascia vedere da fuori il suo contenuto. E’ una grande pannocchia di mais ed entrare è partecipare ad un’esperienza sulla coltura alla base della cultura gastronomica messicana, simbolo anche della nutrizione millenaria di quel paese, che ha conquistato nuove espressioni a partire dalla tradizione. L’esperienza è in effetti tutta all’interno di questa grande pannocchia dalle foglie intrecciate a proteggerne il cuore ricco di storia, immagini, installazioni delicatamente toccate dall’edutainment , opere d’arte e di etnografia.

Padiglione Messico- facciataIl Padiglione del Messico ad Expo2015

Avremo modo di parlare di Edutainment puro, appariscente, ma nel padiglione messicano di Expo 2015 possiamo sentirci a nostro agio di osservare un percorso guidato che ci lascia anche del tempo per soffermarci su ciò che riteniamo più interessante.

Il tema di questo viaggio ideale all’interno del mais è coerentemente“La semilla de un nuevo mundo: comida, diversidad, patrimonio”, il seme di un nuovo mondo: cibo, diversità ed eredità degli avi, che si concretizza nell’adattamento e rispetto al ciclo della vita nella catena alimentare e attraverso la sostenibilità ambientale.

Il padiglione Messicano- un particolare del progetto (1)Expo 2015, Padiglione del Messico, un particolare del progetto

Il Messico è il paese d’origine del Mais e dei Maya, la cui mitologia indica l’origine e genesi dell’uomo proprio da quel chicco, da esso sono sfamati più di cento milioni di messicani. Il mais è un elemento principe della cucina messicana che nel 2010 è stata riconosciuta parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, con la sua conservazione di ricette millenarie.

Responsabile del progetto è l’architetto messicano Francisco López Guerra, con Jorge Vallejo e la consulenza del biologo Juan Guzzy, tra i più influenti architetti della sua generazione in Messico, noto soprattutto per Museotec, una parte del suo Studio Loguer Design, che progetta e allestisce musei interattivi e spazi culturali come i padiglioni di eventi internazionali. Segnaliamo il museo di scienza e tecnologia di Tijuana, ma soprattutto i padiglioni dell’America Latina per l’Expo del 2008 a Saragozza, in Spagna, e quello del Messico all’Expo del 2005 ad Aichi, in Giappone, proprio dedicato alla biodiversità.

A Expo 2015 il Padiglione Messico è situato in prossimità dell’incrocio tra il Cardo e il Decumano all’interno del sito espositivo Expo e occupa 2000 metri quadri. Si sviluppa su livelli strutturati attraverso un sistema a rampe elicoidali che rimanda alla memoria dei terrazzamenti agricoli con il loro complesso sistema di irrigazione dell’impero del “re poeta” Nezahualcóyotl,(1427-1472).

Padiglione Messico- retroVista del retro del Padiglione messicano ad Expo2015

La nazione ha partecipato al programma Towards a Sustainable Expo, che ha riconosciuto i numerosi elementi di ecosostenibilità nel design architettonico Le pareti a cui abbiamo accennato sono realizzate in tessuto isolante protettivo dei raggi uv dall’esterno e trasparente dall’interno, filtrano la luce solare così da illuminare gli spazi, con un conseguente risparmio energetico di giorno, anche dovuto all’impiego delle lampade a bassissimo consumo. Di notte invece la stessa struttura “brilla” mostrando all’esterno la luce intensa del suo totomoxtle (foglia essiccata di mais in lingua nahuátl). I materiali impiegati hanno sono in alta percentuale riciclati, e sono scelti anche per la facilità di smontaggio e la possibilità di riutilizzarli in future manifestazioni.

I due concetti salienti su cui si basano i contenuti del Padiglione Messico Expo Milano 2015 sono quindi la Diversità, estetica, ecologica e gastronomica, e l’Eredità del sapere e delle pratiche artigiane tradizionali, per mostrare la loro continuità ed integrazione nella cultura dell’alimentazione odierna. Per ogni livello di visita siamo quindi guidati da una declinazione diversa del concetto di seme, inteso come metafora “generativa”: porta con sé l’originarietà e la potenzialità di uno sviluppo futuro.

Un Albero della vita nel Padiglione Messico con pannello interattivo

Un Albero della vita nel Padiglione Messico con pannello interattivo

Lungo tutto il percorso dei totem multimediali possono essere consultati per gli approfondimenti sugli argomenti trattati, con foto e contenuti multimediali, che è possibile farsi mandare per posta elettronica. Inoltre è scaricabile gratis la app del Padiglione per smartphone e tablet con le mappe e calendario degli eventi.

La ricchezza paesaggistica e culturale messicana è rappresentata all’ingresso dall’albero di magnolia, da cui parte un canale acquatico, unito al giardino evoca le chinanpas, ovvero isole artificiali che i toltechi costruivano nei laghi, sistema che dette un nuovo impulso all’agricoltura.

Il generatore di vita per eccellenza, l’albero, presenza simbolica in diverse aree del padiglione, è nutrito dall’Acqua, come lo è pure, poco dopo la rampa d’ingresso, la fontana “LLuvia”, dove il suono della cascata alimentata dal flusso circolare ricorda quello della pioggia, necessaria fonte di vita. In quest’installazione dell’artista Maria José de la Macorra diversi fili di collane con quaranta motori si alzano e si abbassano al ritmo acquatico, avvolgendosi sul fondo trasparente secondo la forma del serpente, paradigma della simbologia azteca.

Padiglione Messico- La fontana dell'artista Maria José de la MacorraLa fontana dell’artista Maria José de la Macorra all’ingresso del padiglione messicano

Sul terzo livello protagonista è la biodiversità messicana, raccontata da una parete composta dadiversi monitor che mostrano i diversi volti del Messico, dai monumenti storici alla gastronomia, alla sua contemporaneità e competitività nella ricerca tecnologica, come sia non solo turismo in ambienti naturali spettacolari.

Sul quinto livello vediamo la statua di Macuilxochitl, il dio protettore del mais,“il principe dei cinque fiori”, protagonista della cultura tolteca, in un’opera originale proveniente dalla regione del Vera Cruz, che per la prima volta è stata esposta fuori dal Messico. Fa da contraltare ad essa una piccola raccolta di sculture contemporanee in ossidiana, volutamente rifinite solo in parte per mostrare la parte più moderna e industriale del Messico, accostata alla materia grezza che simboleggia il passato nelle tradizioni originarie e precolombiane.

Padiglione Messico-MacuilxochitlLa statua di Macuilxochitl proveniente dalla regione di Vera Cruz, Padiglione Messico ad Exppo2015

L’arte e la cultura dell’alimentazione continuano ad essere protagoniste al livello successivo dove colpisce l’installazione di Alejandro Machorro: il soffitto è tappezzato da 4.700 cucchiai di legno utilizzati nella preparazione della cioccolata, prodotto originario del Messico azteco che pendono e si attivano periodicamente con oscillazioni, emettendo dei suoni nello sbattere tra loro, rievocando così una festosa preparazione di cibi nei riti tribali. Sulla parete invece troviamo sia i cucchiai che due meravigliosi e coloratissimi Alberi della Vita, che sembrano vigilare sui monitor interattivi che raccontano molto sulle piante e gli strumenti, e la loro collocazione nella geografia messicana, usati nella cucina nazionale. Questi esemplari in argilla sono opera del maestro artigiano Javier Ramírez da Metepec.

Uno di questi alberi “fiorisce” utensili dalla cucina della tradizione: non solo spatole, ciotole e pentole, ma noi notiamo in particolare il molcajete, il mortaio in pietra usato fin dall’epoca precolombiana. Il secondo è invece generatore di frutta e verdura autoctona, avocado, agave, pomodori, tunas e guayaba. Gli alberi della vita in epoca azteca possedevano un simbolismo religioso ed erano usati per scacciare gli spiriti maligni o da offrire agli dei, ivi rappresentati,poi sostituiti in epoca di evangelizzazione con santi o episodi della Bibbia . Dal Museo Antropologico di Città del Messico sono presenti poi contenitori alimentari abbinati ad una piccola collezione contemporanea in argento, sempre per ricordare il senso di continuità funzionale nella cucina messicana.

Padiglione Messico- lo chef Pablo SalasPablo Salas presenta e insegna virtualmente una sua ricetta nel padiglione del Messico

All’ottavo livello è invece di scena la cucina di alta gamma, con gli show cooking virtuali tenuti dai grandi chef messicani, di cui citiamo solo Edgar Núñez Gerardo Vázquez Lugo, Luis Robledo. Mostrano le ricette e gli ingredienti del Messico più famosi in tutto il mondo e sono tutti tutti attenti alla sostenibilità ambientale e alla tracciabilità degli ingredienti usati, e alla tutela dei piccoli produttori locali.

Nell’area adiacente le esposizioni variano periodicamente per portare alla luce la cultura e letradizioni tipiche di sei dei 32 Stati federali messicani, che presenteranno per un mese installazioni e documentazioni temporanee sulle singole specificità territoriali.

Verso la terrazza- Padiglione MessicoIl percorso verso la errazza del Padiglione del messico ad Expo2015

Prima di salire alla terrazza, che offre una splendida vista sui Padiglioni di Expo 2015 adiacenti il Cardo, incontriamo di nuovo delle reguiletes, le girandole che sono sia un gioco colorato intrecciato in foglia di palma, ma sono anche simbolo dell’investimento sulle energia eolica che sta impegnando il governo messicano, un pensiero verso il futuro pur rimanendo fedeli al proprio passato artigianale. Sulla terrazza un’altra statua di divinità ci “accoglie”: sotto ad essa troviamo piante utilizzate per la preparazione di alcolici, come l’ agave blu per la tequila, per spiegare il loro legame con la cultura magica azteca.

Poi si riscende seguendo il percorso dove troviamo il dipinto “Árbol Nodriza” del contemporáneo Daniel Lezama, esempio dell’immaginario religioso azteco che coinvolge il cibo come simbolo; interpreta secondo la propria sensibilità Chichihuacuauhco, il mito nahuátl degli uomini che tornano bambini nutrendosi dei frutti di un albero sacro.

Sempre ispirato al tema dell’albero, chiude così un percorso circolare nella totomoxtle, la foglia di mais in lingua nahuátl.

Michela Ongaretti

Esterno del Padiglione U.S.A. ad Expo2105jpg (1)

Gli U.S.A. ad Expo2015. Il padiglione dell’ American Food 2.0

Gli U.S.A. ad Expo2015. Il padiglione dell’ American Food 2.0

Rendering del Padiglione U.S. A. dal retro (1)Rendering del Padiglione U.S. A. dal retro

Padiglione USA Expo Milano 2015 – Il design del Padiglione USA Expo Milano 2015.

Nutrire un pianeta multiculturale attraverso l’innovazione tecnologica – La nostra seconda visita estera è il Padiglione USA, che si propone con entusiasmo fin dal nome “American Food 2.0: United to Feed the Planet”, di dare il proprio contributo al tema di Expo. Che vi piaccia o no, gli Stati Uniti restano una delle maggiori potenze economiche mondiali, e il ruolo di innovatori è innegabile in molti aspetti culturali, della scienza e di modelli di business, componenti che entrano in gioco quando si parla di alimentazione. 

L'Orto Verticale sulla parete del Padiglione (1)L’Orto Verticale sulla parete del Padiglione USA


Ciò che la struttura offre sono spunti di riflessione sulla produzione agricola
, la nutrizione e gli ambiti di intervento delle politiche governative, perchè i valori che li muovono influenzeranno il nostro futuro: tutto questo avviene attraverso numerosi pannelli interattivi e media digitali. Il fine è quello di lasciare un’idea dei successi dell’industria alimentare americana con i suoi prodotti, la sua tecnologia, l’aspetto della nutrizione e della salute, e la sua tradizione, sempre integrata alle culture immigratorie.Il padiglione vuole presentarci il ruolo unico dell’influenza U.S.A. nel settore Food inteso come infrastruttura gigantesca che coinvolge le tecnologie più avanzate e sistemi dinamici, che a loro volta influenzano e sono influenzati dalla valori della società odierna, e il ruolo del design è fondamentale nello sviluppo di uno spazio che si propone di educare e informare allo stesso tempo secondo la formula dell’edutainment.

Gran parte del merito per la realizzazione di questa complessa struttura va all’associazione Friends of the USA Pavilion Milano 2015, scelto come partner del Dipartimento di Stato per l’implementazione della presenza americana ad Expo: si tratta di un’organizzazione no-profit, formata dalla Fondazione James Beard (JBF) e dall’ Istituto Culinario Internazionale (ICC), in collaborazione con la Camera di Commercio Americana in Italia.

Interno del Padiglione U.S.A. ad Expo2015 (1)Interno del Padiglione U.S.A. ad Expo2015

Questi soggetti si sono organizzati per trovare i finanziamenti privati e realizzare il progetto affidato allo studio dell’architetto James Bieber di New York, coadiuvato da un grande team di consulenti in loco composto da Andrea Grassi di Milano e Genius Loci Architettura di Firenze; SCE per la Structural Engineering, ESA per il MEP Engineering e la Tillotsen Design Associates for lighting. NUSSLI si è occupato della vera e propria costruzione ed installazione, mentre finanziamento e progettazione del concept legato alla parte “narrative” ed educational del design delle esposizioni è stato garantito dalla società Thinc Design, molto nota nel settore per l’elevata qualità delle sue produzioni. Esiste un orto verticale sulle pareti del padiglione: è stato curato in ogni dettaglio dallo studio di architettura paesaggistica Dlandstudio, nella persona di Suzanna Drake. Gli elementi grafici, compresa la segnaletica, sono stati creati invece dalla celebre azienda Pentagram.

L’edificio si ispira alle linee del tradizionale granaio americano, con i suoi 3250 metri quadrati distribuiti su tre piani. Sono una costante gli spazi aperti, la facile accessibilità e la trasparenza delle superfici. Inoltre l’ approccio progettuale si basa sulla tecnologia usata per ricostruire ecosistemi specializzati nella produzione agricola e alimentare, che siano di basso impatto ambientale. Si inseriscono quindi elementi che possano mantenere un alto livello d’ interazione tra le componenti infrastrutturali e quelle naturali e vive.

Esterno del padiglione U.S.A (1)Expo 2015 Esterno del padiglione U.S.A

La passerella che dobbiamo percorrere per entrare è stata ricavata dal pontile originale di Coney Island distrutto nel 2012 dall’uragano Sandy: lo compongono rare tipologie di legno tropicale come l’Ipe e il Cumaru, che al tempo della sua costruzione furono importati dalla Guyana e dal Brasile.

Il viaggio conoscitivo inizia fin dalla rampa di accesso, dalla quale si sentono le cosiddette “Voci della Terra”: diversi racconti sul terreno americano, il suo sole, la sua acqua e le sue tradizioni alimentari originarie.. Sono le visioni dei ricercatori, degli esperti in tema di alimentazione, dei policymaker insieme a chi porta avanti una diversità culturale all’interno della società statunitense. Affidarsi a delle voci è come calare il racconto in un’atmosfera di antica trasmissione del sapere, e induce alla riflessione senza essere eccessivamente solenne, suggerendo invece una visione ottimistica e positiva del proprio paese.

Rendering dell'ingresso (1)Rendering dell’ingresso del padiglione USA con la passerella dal pontile originale di Coney Island

Ciò che ci appare come un’introduzione al mood generale viene immediatamente confermata dall’ufficiale e forse un pò retorico, ma pur sempre carico di energia,video del presidente Obama che ci da il benvenuto una volta approdati al cosiddetto “Boardwalk level”; insieme a lui in altri video ci sono cittadini statunitensi di varie estrazioni sociali, età, sesso ed etnia, ed ognuno si definisce uno di quei 9 miliardi di persone che si prevede popoleranno il mondo nel 2050, affermando quindi la propria responsabilità nell’incoraggiare o favorire lo sviluppo di necessarie soluzioni per una convivenza sostenibile per l’ambiente, perciò sana. Noi, come siamo oggi e per quello che possiamo fare, siamo il futuro del nostro sistema alimentare, quindi vitale.

Rendering con vista del boardwalk level (1)Rendering con vista del boardwalk level del Padiglione USA ad Expo 2015

L’esperienza che si può fare da subito all’interno del padiglione USA è incentrata sull’edutainment nel piano della “Ricchezza Globale con la Diversità” attraverso presentazioni digitali e giochi interattivi sulla realizzazione americana dei temi chiave dell’Esposizione Universale quali la sicurezza alimentare, la ricerca tecnologica nel campo agricolo che presta anche attenzione alla sostenibilità e tenta di dare risposte su come potrà essere il cibo nel futuro. Si mette in mostra l’impegno americano nello studio e nell’applicazione dell’innovazione in ambito del food , con il suo patrimonio di conoscenza e l’impegno governativo in tal senso. A rendere più accogliente e “popolato” l’ambiente troviamo dei lampadari composti da piante e ad ogni angolo l’esperienza- video- di persone che operano nel settore, coinvolte nel processo produttivo ed evolutivo come chef, agricoltori e scienziati. In particolare segnaliamo il display digitale “American Perspectives” che illustra come i leader del paese organizzino il sistema alimentare per affrontare il problema della sua sicurezza.

Non ci siamo stancati troppo e il percorso procede in maniera fluida verso il settore maggiormente d’ intrattenimento, siamo ricondotti al piano terra dal scale mobili verso le sale dedicate al “Great American Foodscape”: sono tre video d’animazione che mostrano uno sviluppo nella cucina e nella ristorazione soprattutto attraverso gli scambi culturali e i processi di trasformazione della tradizione alimentare degli immigrati verso un’integrazione con quella di chi già popolava da alcuni secoli il Nord America, per arrivare al culto tutto USA del BBQ, del menu per il Giorno del Ringraziamento, e del cibo di chi è sempre in movimento, quello “On-the-go” da noi noto come street food. Vediamo poi il breve film “Farm to Table”, sulla necessità di reperire alimenti provenienti dall’agricoltura anche in città, e sullo spirito imprenditoriale attivato per tale ricerca.

La terrazza del padiglione U.S.A (1)La terrazza del padiglione U.S.A ad Expo2015

Alla fine del percorso si osserverà una raccolta di foto che illustrano le specialità della cucina dei diversi stati, influenzati ciascuno da una prevalente cultura dell’immigrazione, e ammettiamo che avremmo desiderato una trattazione più a lungo dell’argomento.

All’uscita troviamo un vero e proprio foodscape con Food Truck Nation: iconici furgoni che servono piatti tradizionali tipici del concept dello street food. Sicuramente è un’eperienza tipica degli Stati Uniti ma esportata così da tanto, nelle declinazioni europee certamente, da non rendere l’idea così originale, e certo non da convincere sulla portata della sostenibilità o del cibo sano come si promuove nei menu.

In tema di sostenibilità c’è però ben altro da dire, e in questo ci aiuta proprio il design del Padiglione.

Altri elementi ecosostenibili sono i nebulizzatori per rinfrescare l’aria, con un continuo riciclo di acqua nel cortile principale, mentre sul retro ci sono dei semplici alberi, per fornire altri punti di ombra e riposo .Con un superiore ma limitato consumo di energia troviamo tutti gli impianti di illuminazione a LED, mentre i pavimenti in legno lamellare utilizzano rivestimento metallico riciclato e riciclabile al loro smontaggio dopo l’Esposizione.Diversi elementi sono ecocompatibili ed innovativi, e alcuni potranno essere riutilizzati al termine della manifestazione milanese. A parte il riuso del legname della passerella, ricordiamo il già citato Orto Verticale sulla facciata esterna, il più grande al mondo nella sua categoria, circa 2000 metri quadrati, e costituito dalla tecnologia ZipGrow Tower sviluppata dalla start up Bright Agrotech. La soluzione automizzata aumenta la capacità delle piante di ricevere luce solare e quindi facilita una loro crescita più rapida. Un sistema esclusivo di luci le stimola ulteriormente. Queste numerose varietà di ortaggi, cereali ed erbe aromatiche sono alimentate da un sistema idroponico e di recupero dell’acqua, e testimoniano la tendenza dell’agricoltura americana a cercare sempre nuove strategie e tecnologie per un utilizzo funzionale ma sostenibile del suolo.

Fiore all’occhiello del Padiglione, in termini di tecnologia e utilizzo di energie alternative e green, è la terrazza utilizzata per le conferenze e gli eventi. La sua copertura, oltre 3000 metri quadrati, è costituita da pannelli in SPD-SmartGlass, prodotti dall’italiana Isoclima capaci di oscurarsi in diverse gradazioni per consentire la protezione dal sole, utilizzando un minimo apporto energetico. I pannelli sono attivabili dai visitatori mediante dei tablet touch screen. Con un tocco di originalità in più serviranno anche da schermi su cui proiettare immagini, ma ciò che ci interessa maggiormente è sapere che questo tetto verrà riutilizzato per edifici nuovi. Per nutrire la vita serviranno risorse anche al termine di Expo, e in questo lascito gli Stati Uniti hanno mantenuto delle promesse.

Michela Ongaretti

Favilla- render di Piazza S. fedele

Favilla. Ad ogni luce una voce, di Attilio Stocchi. Una scatola delle meraviglie al Fuorisalone 2015

Favilla. Ad ogni luce una voce, di Attilio Stocchi. Una scatola delle meraviglie al Fuorisalone 2015

Favilla Ogni luce una voce di Attilio Stocchi per il Fuorisalone2015. In occasione della 54esima edizione del Salone del Mobile 2015, dal 14 al 19 aprile, piazza San Fedele sarà animata dall’installazione Favilla. Ad ogni luce una voce, su progetto dell’ architetto Attilio Stocchi, aperta liberamente al pubblico. L’evento speciale sarà visitabile in contemporanea alla nuova edizione di EuroluceSalone Internazionale dell’ Illuminazione, esposizione biennale come Workplace 3.0 Salone Ufficio, presenti in questo 2015 di Expo.

Favilla di Attilio Stocchi. Interno del geodeSalone del Mobile 2015 – Favilla di Attilio Stocchi. Interno del geode

Se Euroluce porterà novità in fatto di apparecchi per l’illuminazione, insieme alle tecnologie nuove di software, sorgenti e sistemi di illuminazione, possiamo definire Favilla la sua controparte poetica. Il suo creatore Attilio Stocchi non ha pensato tanto agli effetti e utilizzi della luce, ma al senso di mistero e fascino che si cela dietro di essa, alle ricerche che per secoli sono state fatte per conoscere e capire la sua natura, alla sua origine corpuscolare e ondulatoria. Gli spettatori, o sarebbe meglio definirli attori, saranno immersi in un’esperienza che oltre ad essere spettacolare presenterà la luce nel suo aspetto scientifico.

ingresso euroluce2015

Il nome esprime appieno l’idea fondante: raccontare l’essenza della luce grazie all’associazione tra i suoi mutamenti e il suono, proprio nel 2015, dichiarato da Unesco Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce.

Si tratta della terza installazione interattiva dell’architetto durante il Salone del Mobile. Nelle precedenti edizioni avevamo visto Cuorebosco (2011), sempre nella centralissima Piazza San Fedele, e Librocielo (2012).

All’interno di un grande black box si seguirà un percorso e si parteciperà ad un coinvolgimento didattico, che esplora non solo il modo i cui la luce si muove nello spazio per propagazione rettilinea, diffrazione, riflessione e razione, ma anche quei fenomeni naturali, vitali e stupefacenti, come la fotosintesi e l’arcobaleno.

Favilla- render di Piazza S. fedeleRender della struttura in Piazza San Fedele

Si scopriranno in maniera multisensoriale le sue manifestazioni e il modo in cui viene percepita dai nostri occhi, dato che si potranno scegliere suoni associati ad un diverso concetto relativo alla luce, come scoprire una personalità umana con i suoi differenti stati d’animo. Partendo da questa interazione Stocchi intende agire su due leve emotive per far prendere coscienza il visitatore: la Sorpresa e la Scoperta, che portano allo sviluppo di nuove e diverse prospettive sulla Scienza. Sorpresa di fronte al rivelarsi della luce come energia potente e immaginifica, motore del suo stesso manifestarsi, Scoperta della natura fisica e intrinseca della luce, immergendosi osmoticamente nei suoi fenomeni.

Favilla- render dell'internoFuorisalone 2015 – Favilla- render dell’interno

La luce è intesa come rivelazione e meraviglia. Per questo la grande scatola nera dentro alla quale ci si avventura rappresenta un geode, dove la scoperta delle sue misteriose profondità genera stupore progressivo, e nella moltiplicazione degli effetti visivi e dei riflessi ricorda la struttura di un cristallo.

Il percorso da seguire ricalca invece in maniera precisa ilpattern rappresentativo delle tragedie greche, avvalorando l’idea di racconto e rendendolo più coinvolgente. Sarà diviso in prologo, dixit Deus fiat lux et lux facta est, quattro episodi, quattro stasimi e un epilogo. Gli episodi espongono le quattro caratteristiche di movimento della luce: propagazione rettilinea, diffrazione, riflessione e rifrazione, che secondo la teoria di Newton del 1704 (Opticks), dimostrano che la luce è onda e corpuscolo allo stesso tempo. Gli stasimi o intermezzi illustrano invece quelle che Stocchi definisce “declinazioni vitali” di quelle caratteristiche nel mondo naturale: i raggi solari, la fotosintesi clorofilliana e l’arcobaleno.

Favilla. Episodio sulla riflessioneFavilla. Episodio sulla riflessione di Favilla, durante la MDW2015 in piazza S. Fedele

L’evento è sponsorizzato da Ford in collaborazione con il Salone del Mobile 2015. L’azienda automobilistica negli ultimi anni non ha esposto solo nei saloni per l’auto. L’Ovale Blu al Salone aveva già accolto alcuni oggetti lifestyle nelle precedenti edizioni e quest’anno vedremo nuovi prodotti elaborati dal suo team di designer internazionali. Ford considera la propria ricerca sull’innovazione, il connettersi con i consumatori per capire le loro aspirazioni e sorprenderli piacevolmente, accomunabili all’esperienza coinvolgente di Favilla. A tal proposito Moray Callum, Vice Presidente Design di Ford afferma: “Questa installazione conduce i visitatori attraverso un processo d’inaspettata scoperta che rispecchia perfettamente la filosofia di Ford per cui il design è un viaggio emozionale orchestrato intorno al cliente”.

Favilla- render dell'interno 2L’interno di Favilla, con la fruizione da parte del pubblico, in un render

Sempre Ford organizzerà al Salone un panel sul tema della privacy e del ruolo dello spazio, sia esso fisico virtuale o digitale, nella creazione di un ambiente o di un’esperienza appropriati. Attraverso lo studio la privacy si definisce come l’equilibrio tra ciò che i clienti di tutto il mondo sono disposti a condividere, e i benefici che in cambio ne conseguono. Non è esattamente il caso di Favilla ma sappiamo che il fenomeno recente dell’interattività implica anche una “scopertura” della privacy personale: per questo ogni ragionamento critico sulla tecnologia interattiva è utile, perché mette in gioco sempre più la nostra quotidianità, come il design, e l’amata imprescindibile luce sopra ogni cosa.

Favilla. Ogni luce una voce

Chi vi parla si è documentato, ma non ha potuto ancora immergersi nell’installazione Favilla. Ci ricordiamo però bene Cuorebosco, e siamo certi che il concept di Stocchi non lascerà dentro di noi la sensazione di una semplice lezione didattica. Favilla , se manterrà l’intento dell’installazione del 2011, potrebbe far permanere nel nostro animo un sentimento di curiosità amorevole verso la Natura e la sua manifestazione nella Luce, come una fiaba dove si svela un mistero.

Michela Ongaretti