Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

 

Un mito letterario italiano, un incubo per alcuni studenti, il poeta italiano più tradotto al mondo. Indimenticabile Dante.

Certo memorabile per le sue parole da parafrasare, detto fuor di  metafora, e per la potenza delle immagini evocate da esse, ha pure avuto un volto umano, visto in poche rare immagini ben più simboliche che descrittive. Pure memorabile la descrizione di Boccaccio, secondo quel clichè che genererà una tradizione iconografica costruita attraverso tratti più psicologici che reali, da cui Raffaello nelle Stanze vaticane elabora il ritratto del sommo poeta torvo e spigoloso.

 

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

 

Il genio esule ha lasciato questa terra mortale dalla città di Ravenna, oggi mobilitata per mostrare quell’immagine attraverso l’opera di 33 più uno artisti come il numero dei canti per cantica della Divina Commedia.

L’esposizione “Il volto di Dante. Per una traduzione contemporanea” presenta opere che ritraggono il viso di Dante nelle diverse discipline e tecniche, le più congeniali agli artisti provenienti per la maggior parte dal contesto della street art milanese, in prevalenza opere grafiche con incursioni nel mondo del fumetto, passando dal mosaico a technogel fino alla tape art e al pane come materiale plastico.Il volto antico e tuttora misterioso celebrato per la sua eredità nel contemporaneo dai protagonisti dell’arte più recente.

 

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

La mostra è inserita nel progetto annuale IDDante, comprensivo di workshop letterari, visite guidate e altre iniziative, ideata e prodotta da Bonobo Labo di Marco Miccoli e curata da Maria Vittoria Baravelli. Ha inaugurato il  18 settembre presso la Biblioteca di Storia Contemporanea Oriani, adiacente alla tomba di Alighieri, e sarà visitabile fino al 23 ottobre.

 

Il dante di No Curves nella cornice storica ravennate

Il Dante di No Curves nella cornice storica ravennate

 

Il volto di Dante secondo la visione di un artista contemporaneo è già presente nelle sale con l’opera di No Curves donata al Comune di Ravenna nel 2014 per il festival di Street Art Subsidenze: a formare l’effigie solenne diverse linee ed angoli retti in nastro adesivo colorato, pop nel materiale ma solenne nella sua costruzione geometrica, come a suggerire la potenza visionaria della poesia incastonata in una struttura metrica precisa.

 

IdDante, l'opera di IRNZ

IdDante, l’opera di IRNZ

 

Per l’occasione di ID Dante è invece osservabile all’interno della mostra la ricostruzione dell’effigie reale del poeta, attraverso il lavoro di ricostruzione facciale coordinata dal Prof. Giorgio Gruppioni del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna), in base allo studio delle ossa del cranio dal calco, operato da Fabio Frassetto nel 1921, ricognizione scientifica resa possibile da un atto di disobbedienza, ora potremmo dire civile,  al veto di Corrado Ricci, allora direttore generale delle antichità e delle belle arti.

 

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

 

Nel giardino le rondini giganti e coloratissime di Cracking Art, messaggere di buone nuove, sono l’anima più gentile della mostra perchè la vendita di piccole sculture degli stessi uccelli in volo supporterà la raccolta fondi per la digitalizzazione di testi danteschi di inizio novecento, favorendo così la difficile consultazione oggi. E’ l’arte che rigenera l’arte”, secondo il progetto dedicato.

 

Le rondini di Cracking Art nel cortile

Le rondini di Cracking Art nel cortile

 

Un secondo intervento di street art, in senso più tradizionale, viene dalla partecipazione del brasiliano Kobra con il suo murale su e per Dante molto vicino alla Tomba con i resti mortali, ma durante l’anno sono in programma altri interventi di questo tipo nella città romagnola, ad opera di Max Petrone e Pixel Pancho.

 

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

 

Gli artisti in mostra sono Ale Giorgini, Alessandro Pautasso, Alessandro Ripane, Alex Angi – Pablo Bermudez, Basik, Camilla Falsini,Carlos Atoche, Carolina Ricciulli, Daniele Tozzi, Diavù, Davide Fabbri, Francesco Poroli, Giovanni Manzoni Piazzalunga, Giuseppe Gep Caserta, Il Pistrice, Kicco Cracking, LRNZ , Luca Barberini, Marco Sodano,Marco Veronese, Max Petrone, Massimo Giacon, Matteo Lucca, Nemo’s, No Curves, Pao, Pixel Pancho,Renzo Nucara, Riccardo Guasco, Rita Petruccioli, Simone Massoni, Stefano Babini, Stefano Perrone, Van Orton design.

 

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

 

Non posso in questa sede soffermarmi su ogni artista, anche se in molti meriterebbero una menzione, ma desidero spendere qualche parola su alcuni lavori interessanti per la tecnica e la visione del tema interpretati con una spiccata personalità artistica.

Ricordo Giovanni Manzoni Piazzalunga, per la qualità grafica nel definire i tratti somatici dantiani  secondo l’iconografia tradizionale, che si colora di pochi simbolici toni come il rosso della veste e il verde dell’alloro, la gloria e l’autorevolezza del suo intelletto. Questa visione del profilo di Dante si sdoppia rompendo il guscio nel quale è inscritta: l’effigie speculare custodisce il segreto della teoria della Terra Cava, secondo la quale il poeta si riferisce all’ambiente del Centro della Terra di verniana memoria, quando inventa l’Inferno della Divina Commedia. Mistero che attraversa i secoli fino alla contemporaneità.

 

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

 

Ancora Max Petrone pensa alla prima cantica nella pittura pop dai colori iridescenti che descrive il terribile volto dantiano della scultura di Enrico Pozzi in S. Croce a Firenze, pallido e accigliato pare ergersi dal fondo nero e senza speranza di redenzione dell’Inferno, rivela la sua umanità versando lacrime nello spazio buio.

 

Il Dante metropolitano di Pao

Il Dante metropolitano di Pao

 

Sempre più verso il pop ma uscendo dai binari della bidimensionalità Pao indaga il senso figurativo della “pietra miliare” già dai panettoni delle strade milanesi. L’arredo urbano che diventa tela ad accogliere l’opera che si crea e si fruisce nello spazio pubblico, qui con il volto di Dante dalla dolcezza di un cartoon stupito a cospetto della presenza dei passanti come fossimo anime dannate , trasforma un punto di passaggio in luogo di osservazione.

 

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

 

Dal mondo bizzarro di Massimo Giacon emerge inaspettatamente il volto disegnato di un Dante timido e riflessivo, non solo la Commedia ma l’onirica angelica(ta) filosofia del Dolce Stil Novo nei pensieri trattenuti entro la cortina degli occhi chiusi, alle spalle quel che appare semplicemente il suo Inferno, è con più raffinatezza rappresentato dalla visione cosmica e terrena del poeta attraverso i quattro elementi, l’acqua (dello Stige?), la terrosa struttura turriforme forse del Purgatorio, le lingue del fuoco ( di sicuro infernale), lasciano sognare il nasuto tra le spirali d’aria delle nubi paradisiache.

 

Il Dante di Carolina Ricciulli

Il Dante di Carolina Ricciulli

 

Ricordo infine che la casa Editrice Longo pubblicherà un catalogo con tutte le opere in mostra accompagnate da testi sulla figura intellettuale di dante e la sua influenza sulla nostra cultura.

 

IL VOLTO DI DANTE

PER UNA TRADUZIONE CONTEMPORANEA

18 settembre – 23 ottobre

Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, via Corrado Ricci, 26 Ravenna

 

Dal Lunedì al sabato 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Domenica 15:00/19:00

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito

www.iddante.com

E la pagina www.facebook.com/iddante

 

Serpente di Fuoco, di Nino Alfieri,al buio, scultura da parete in legno scolpito dipinto che genera un’aura luminosa visibile sia con la luce solare che artificiale

Luce4Good. La luce di undici artisti contro il tumore al seno, nell’ex chiesa di San Carpoforo

Luce4Good. La luce di undici artisti contro il tumore al seno, nell’ex chiesa di San Carpoforo

Mostre Milano Brera: Luce4Good La luce di undici artisti contro il tumore al seno, presso l’ex chiesa di San Carpoforo .

Il 2015 è stato proclamato anno della Luce, idea e materia che ha ispirato la mostra Luce4Good Light Art Ensemble 2015, curata da Gisella Gellini, architetto e ricercatrice della cultura della luce, docente del corso Light Art e Design della Luce presso laScuola del Design del Politecnico di Milano, e Domenico Nicolamarino, architetto e docente di Light Design e Illuminotecnica all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Pectus Terra di Nicola Boccini, installazione interattiva di sculture in porcellana con fili di rame

Pectus Terra di Nicola Boccini, installazione interattiva di sculture in porcellana con fili di rame

 

Gli artisti coinvolti hanno realizzato opere site specific sul tema “Luce, Ricerca, Vita, Donna“, sono : Nino Alfieri, Carlo Bernardini, Nicola Boccini, Marco Brianza, Leonilde Carabba, Arthur Duff, Nicola Evangelisti, Maria Cristiana Fioretti, Federica Marangoni, Marco Nereo Rotelli e Donatella Schilirò.

Skyline di Antonella Schilirò, elemento da parete in alluminio traforato e luci a LED

Skyline di Antonella Schilirò, elemento da parete in alluminio traforato e luci a LED

 

 

E’ possibile visitare la mostra solo fino a domenica venti dicembre 2015, e vi garantisco che varrebbe davvero la pena di interrompere il vostro shopping natalizio per una visita nella suggestiva chiesa sconsacrata di San Carpoforo, nel cuore di Brera.

L’ideazione e l’organizzazione generale è di Chiara Pariani, direttoremarketing & e-commerce di QVC Italia, in collaborazione con l‘Accademia di Brera,e andrà a sostegno del progetto Pink is Good della Fondazione Umberto Veronesi a favore della ricerca e della prevenzione del tumore al seno. Sarà infatti possibile acquistare le opere esposte dal valore di 2000 fino a 10000 euro, e il ricavato sarà interamente devoluto per la causa. Supportano l’iniziativa il presidente Marco Galateri di Genola e il direttore Franco Marroco dell’Accademia.

L'ex chiesa di San Carpoforo, tra i palazzi di Brera

L’ex chiesa di San Carpoforo, tra i palazzi di Brera

 

Luce4 Good continua il discorso iniziato con la prima edizione di Light Art Ensemble un anno fa; oggi non si investe soltanto in qualità artistica ma anche nella finalità di sostegno umanitario e alla scienza.

La luce rappresenta lo strumento per la vita e la conoscenza, come si legge sul sito ufficiale dell’ International Year of Light : “è di fondamentale importanza nello studio dei principi base della vita e dell’ambiente che ci circonda. La fisica e le scienze naturali nel loro complesso oggi si affidano alle tecnologie fotoniche per esplorare e capire meglio il nostro mondo“. Questa funzione è ben esemplificata dalla fruizione diqueste opere: esse permettono una vera e propria esperienza sensoriale, così che la light art simboleggi con il suo offrirsi ad un impulso estetico attivo, l’importanza dell’organo della donna da proteggere, il seno che a sua volta è simbolo della femminilità e della maternità.

Ogni artista ha presentato quindi una sua visione della malattia come tema di ricerca scientifica o della femminilità.Le diverse opere hanno racconti differenti, come lo sono le persone che si trovano a confrontarsi con la malattia del nostro secolo, ma tutte le situazioni elencate elaborano un percorso di lotta e resistenza, verso la guarigione.

Serpente di Fuoco, di Nino Alfieri,al buio, scultura da parete in legno scolpito dipinto che genera un’aura luminosa visibile sia con la luce solare che artificiale

Serpente di Fuoco, di Nino Alfieri,al buio, scultura da parete in legno scolpito dipinto che genera un’aura luminosa visibile sia con la luce solare che artificiale

 

Ho trovato interessanti, e memorabili: Nicola Boccini che raffigura esplicitamente seni in porcellana luminescente che cambia colore a seconda dell’intensità dei suoni ad essi vicini; la collina-seno di Donatella Schilirò che pareirrigata dalla luce, quella del sapere che può salvarla, Federica Marangoni realizza dal calco della sua mano, una mano in vetro di Murano aperta nel gesto di fermare la malattia, davanti ad un’insegna luminosa rossa che recita “NO” rosso. Un no che si trasforma in un “on”fiducioso nella struttura luminosa in sottilissimo tubo neon di Arthur Duff.


Nino Alfieri ha realizzato alcune opere con un serpente in legno dipinto,
collocate in una stanza a formare un’installazione dove il primo riferimento è al Caduceo di Hermes o al Colubro sul bastone di Esculapio, simboli dell’antica arte medicinale. Il serpente qui non è arrotolato ma chiuso a formare un cerchio, l’antico Uroboro simbolo dell’infinito, per alludere alla ciclicità naturale e temporale, e alle sue capacità di rigenerare e rigenerarsi, la luce è coinvolta sia nell’illuminazione dalla parete che nell’alone luminoso in vernice riflettente, visibile sia con la luce solare che artificiale.Nell’opera di Leonilde Carabba ci sono diversi riferimenti esoterici, e la guarigione è anche quella dell’anima.

Ispirato-e-dedicato-a-Raphael-il-grande-guaritore-di-Leonilde-CarabbaColori-acrilici-foglia-d’oro-vera-colori-fluorescenti-e-fosforescenti-su-tela

Ispirato e dedicato a Raphael il grande guaritore di Leonilde Carabba ,Colori acrilici foglia d’oro vera colori fluorescenti e fosforescenti su tela

 

Carlo Bernardini utilizza la metafora dell’ombra per parlarci della luce: la seconda è più forte perché riesce ad attraversare una superficie mentre l’ombra si limita a disegnarsi su di essa. Essa rappresenta il potere della conoscenza, della ricerca scientifica che vince l’oscurità del male.

La mostra è in corso appositamente durante il periodo Natalizio per riallacciarsi anche al valore mistico della lucenelle festività, forse ormai svuotate del tradizionale senso religioso ma tutt’ora vicine all’idea laica della famiglia e dell’incontro. Non dimentichiamoci molte altre culture hanno festività invernali centrate sulla simbologia della luce, ad esempio Hanukkah, Kwanzaa ecc. Inoltre esisteva la celebrazione pagana di Yule nel solstizio d’inverno, quando l’asse terrestre si inclina rispetto al sole nell’emisfero settentrionale; il sole raggiunge la massima distanza per iniziare a trovarsi progressivamente sempre più vicino nei mesi successivi, e per millenni si è festeggiata questa possibilità, questo ritorno alla luce che è messaggio di speranza e fede nella prosperità futura.

Codice Spaziale di Carlo Bernardini, Elemento da parete in fibre ottiche, OLF, plexiglas®

Codice Spaziale di Carlo Bernardini, Elemento da parete in fibre ottiche, OLF, plexiglas®

 

Un evento speciale è stata la presentazione del progetto per l’Africa ruraleForoba Yelen, al pubblico e agli studenti del corso “Light Art e Design della Luce” del Politecnico di Milano. Ne ha parlato l’ideatore, l’architetto Matteo Ferroni, che ha stimolato la mia curiosità al punto da volerlo intervistare il giorno dopo. Potete seguire su Artscore la testimonianza del suo racconto emozionante nel design vero , quello davvero utile, nel segno della luce nel continente più povero e ricco allo stesso tempo.

Ci tengo a ricordare che la Fondazione Veronesi è attiva dal 2003 per sostenere la ricerca scientifica attraverso borse di studio ai medici e ricercatori, e per la sua divulgazione, al fine di rendere patrimonio di tutti i risultati acquisiti. Per questoorganizza conferenze e incontri con relatori internazionali, pubblicazioni e campagne di sensibilizzazione, progetti per le scuole. Tra i suoi promotori scienziati ci sono ben undici premi Nobel, parte del Comitato d’Onore, il cui operato è riconosciuto a livello internazionale.

Gisella Gellini presenta gli artisti di Luce4Good

Gisella Gellini presenta gli artisti di Luce4Good

 

Il canale televisivo QVC, è da tempo collaboratore della Fondazione Umberto Veronesi e di Pink is Good. Oltre a Luce4Good, ha sostenuto la fondazione con la vendita del set di due candele rosa del marchio Price’s durante il mese di ottobre, dedicato alla prevenzione contro il tumore al seno. Il prodotto è andato sold-out in poche ore, dimostrando l’attenzione dei suoi utenti a temi sociali così rilevanti; inoltre ha dato grande spazio alla prevenzione attraverso una campagna multicanale che ha avuto la cantante Nina Zilli come protagonista, insieme alle vere “Pink Lady”, donne che hanno dato testimonianza della sconfitta del tumore.

L’ex Chiesa di San Carpoforo si trova in via Formentini 12, Milano

Michela Ongaretti

panca molletta baldessari-lucedicarrara

Paolo e Michela Baldessari. Abitare il progetto, abitare i materiali. Fuorisalone2015

Paolo e Michela Baldessari. Abitare il progetto, abitare i materiali. Fuorisalone2015

Un tiepido sole primaverile ci ha accompagnato in via Pontaccio, dove abbiamo incontrato Paolo e Michela Baldessari, titolari dello studio associato Baldessari e Baldessari: abbiamo piacevolmente discorso del loro lavoro passato e futuro, a partire dalla mostra “Abitare i materiali”, che si terrà presso la galleria EffeArte di via Ausonio 1/A in occasione della Design Week, dal 14 al 19 aprile nel distretto delle 5VIE .

 

Star-Lit design Baldessari e Baldessari per StarpoolStar-Lit design Baldessari e Baldessari per Starpool

 

Paolo e Michela Baldassari sono cresciuti in un ambiente dove tutto parlava di architettura, che ha nel loro caso influenzato positivamente le scelte future. C’è chi si ribella alle proprie origini, chi prende strade diverse e chi, come loro, ha saputo fare buon uso degli esempi quotidiani del padre Giulio e dello zio Luciano, respirando quell’ossigeno creativo che ha portato allo sviluppo di un percorso e una professionalità propria pur nella sua coerenza evolutiva.

Così, dopo la laurea in Architettura allo Iuav di Venezia  per Paolo e presso l‘Istituto Europeo di Design per Michela nel 1980, i fratelli riprendono lo studio fondato da Giulio nel 1950. Nel corso della loro carriera si sono occupati di architettura, interior design, industrial e visual design. Gli allestimenti di mostre in Italia e all’esterosono un fiore all’occhiello dell’attività dello studio, che fa ricerca e partecipa ad esposizioni e concorsi, progetta nel settore pubblico e residenziale e ha collaborato con diverse aziende di design come Riva1920, Pallucco, Adele c, cc-tapis, De Castelli, Atipico , Twils, Starpool e Luce di Carrara.

Lo studio è stato insignito di premi e menzioni di merito. Nel 1984 al concorso “Una sedia italiana per gli Usa”, nel 1991 al “Premio Alcan” per l’uso dell’alluminio nell’ambiente costruito” ed al concorso internazionale Trau per la progettazione di una workstation. Nel 2007 vince il “Concorso di nuove sperimentazioni di arredo per esterno” SunRimini 2007, nel 2013 il premio Pida 2013 nella sezione concept alberghieri, per il restyling dell’Hotel Villabella di Tempesta . Nel 2014 vince il Premio Pida Friends per il contributo nella conduzione del Workshop Design.

Sofa Casablanca design Baldessari e Baldessari per Adele-c

Sofa Casablanca, design Baldessari e Baldessari per Adele-c

L’organizzazione del lavoro si avvale di un ampio network di consulenze esterne, e crea gruppi di lavoro a seconda delle commissioni. Non ci stancheremo mai di meravigliarci di come due menti complementari riescano, se sopravvivono a quel tremendo meccanismo di unanimità obbligata nelle coppie decisionali, ad armonizzarsi nei processi creativi, a unificare le visioni.

Forse perché in questo caso lo spirito che anima il loro lavoro nasce proprio da quel multilinguismo dell’architettura che è parte del loro dna, in ogni caso leggiamo nel loro operato la coerenza di voler miscelare e contaminare gli stili, nel rispetto di un ambiente con una storia, una collocazione territoriale ben esprimibile attraverso l’uso dei materiali e dei rimandi culturali.

Come tutti i protagonisti italiani del design con anni di esperienza alle spalle, il punto di partenza è l’architettura nel suo approccio integrato: in questo modo occuparsi di progettazione per edifici o interni, o allestimenti per esposizioni, significa anche organizzare in maniera logica i pezzi di arredamento contenuti in questi ambienti. Michela ci spiega che le commissioni di interior design hanno un’alta percentuale di mobili a disegno, con qualche elemento che viene dal mercato, ciò che conta è la valorizzazione reciproca e inserita in una visione d’insieme e di “carattere” del luogo.

Così come non esistono confini disciplinari tra architettura e design così pure negli oggetti si trova spesso un richiamo forte all’arte contemporanea e ai suoi meccanismi logici. Rovereto, la loro città natale, è stata un crocevia per le arti nel novecento che ha favorito la vocazione interdisciplinare che collega una forma ad altri mondi, differenti da quello in cui solitamente si trova un arredo, tendenza necessaria negli allestimenti, che amplifica la portata “comunicazionale” dei contenuti del progetto.

Anche quando un pezzo di design è progettato senza un ambiente di destinazione preciso, si attinge ad un immaginario, quello del “caveau della memoria”: sono oggetti che hanno un forte valore iconico, e che spesso gioca con l’ironia e un gusto leggero e pop. Stiamo pensando alla panca “Molletta”, ready made dell’oggetto quotidiano che cambia funzione attraverso l’uso del fuoriscala. Disegnata per Riva 1920, sia per l’outdoor che per ampi interni, la sua presenza scultorea regala importanza all’oggetto originario povero a cui si ispira

panca Molletta design Baldessari e Baldessari per Riva1920La panca Molletta, design Baldessari e Baldessari per Riva1920, al Fuorisalone2015

Rimanda ad esso l’uso del cedro naturale massello, ed è al contempo in linea con la tradizione di Riva1920. Prodotta nel 2012, due anni dopo vengono create versioni in diverse misure. La stessa forma si propone nel fermacarte in marmo Tina, per Luce di Carrara nel 2014, che in collaborazione con Riva 1920, ne produce anche una versione in marmo, nella parte inferiore.

Sempre mettendo in comunicazione mondi diversi ogni anno il fuorisalone vede in esposizione il design dello studio Baldessari e Baldessari in luoghi non convenzionali, l’anno scorso nello showroom di Gucci e quest’anno presso la galleria Effearte, dove dialogheranno con le opere di Franco Cervi. Il titolo illustra la loro ricerca degli ultimi anni sui materiali, in grado di amplificare una sensazione scaturita da un oggetto o connotarlo in senso preciso, donare ad esso confort e innovazione. E’ questo lavoro sui materiali, unito alla costante attenzione per i meccanismi dell’arte e il suo rappresentarsi, il loro plus progettuale.

Saranno in esposizione i tavoli e vassoi della collezione Filo, con la novità di un modello a piano rotondo, per Luce di Carrara, brand di Henraux. Il piano è in cristallo mentre la base in marmo: quest’ultima ricalca la forma del vassoio rovesciata, sono due forme accostate ricavate in modo da non sprecare materiale
.

tavoli Filo design Baldessari e Baldessari per Luce di FerraraTavolo Filo, design Baldessari e Baldessari per Luce di Ferrara

Un grosso blocco di marmo che in questo caso è scavato nella stessa direzione, utile anche per la produzione dei vassoi e centrotavola, come quello che presenta nella lavorazione del marmo un calendario perpetuo nei dodici mesi; si espone anche la versione metà in marmo metà in legno.

In mostra ci saranno anche altri progetti recenti che abbiamo visto in studio, dalla panca Molletta per Riva 1920 ai pouf SEIperSEI per Twils in tessuto e metallo, al tappeto Colossal per C- C Tapis.

Inoltre il divano con il maxi intreccio Casablanca per Adele-c del 2014, che ha rappresentato in un momento di difficoltà ,una svolta risolutiva proprio attraverso l’uso dei materiali. Nel profilo è stato possibile svuotare lo schienale grazie alla lavorazione artigianale, ci ha pensato poi la tecnologia laser per il taglio e la finitura del tessuto. Completa l’insieme il gioco compositivo della creazione di un piano consolle. L’intreccio caratterizza il progetto ma in nome della sua versatilità è pensato in alternativa in velluto semplice.

lampada Arianna design Baldessari e Baldessari per Pallucco Italia
Lampada Arianna, design Baldessari e Baldessari per Pallucco Italia

Arianna, la lampada a sospensione per Pallucco Italia del 2013 è sempre un’integrazione dal “caveau degli oggetti della memoria” con la funzionalità dell’oggetto, ricorda infatti un arcolaio per tessere le lana nella struttura allungabile in ciliegio, mentre le parti centrali sono in alluminio.

Nella collezione di tavolini in ferro Tribù per De Castelli il trattamento del materiale è una capacità espressiva. L’essenzialità del disegno che esprime un gusto sofisticato nel trattamento cromatico.

Star_lit nasce nel 2012 come complemento per l’azienda Starpool che produce saune, da collocare in una zona benessere. La forma semplice, data da semilavorati costituiti da due cilindri intarsiati in compensato curvato, nel traforo ricorda la foglia d’ulivo richiamando la decorazione sul pavimento, mentre la parte imbottita è rivestita di materiale waterproof o ecopelle.

Si tratta di uno dei progetti per cui i designer si accorgono di andare nelle direzione desiderata, nell’ottica di uno sviluppo dei materiali che diano una personalità unica alle diverse realizzazioni dello stesso progetto,: Star lit infatti cambia completamente con il rivestimento in cavallino, materiale di pregio ma anche percettibilmente ironico.

Culla Chicca design Baldessari e Baldessari per Horm

La culla Chicca design Baldessari e Baldessari per Horm

Il compensato curvato era nella mente dei designer già dai tempi di Chicca, la culla per Horm del 1993, citata dai fratelli alla nostra richiesta di parlare di un pezzo storico al quale fossero particolarmente legati.

Il materiale aveva un sapore nordico e caloroso nello stesso tempo ma in questo caso fu l’emblema di come il mercato e il contributo del committente intervengono nelle scelte progettuali per arrivare alla messa in produzione. Allora la riverberazione sui costi era eccessiva quindi la soluzione alternativa fu il midollino, esempio invece di come la tecnologia artigianale possa formare un prodotto modernissimo nella linea.

Ci raccontano un aneddoto sul progetto che fu pensato per la figlia di Michela, Chicca, che davvero utilizzò il prototipo: Horm presentò il modello, ad Abitare il Tempo a Verona, in due versioni in midollino, una con le ruote blu per il maschietto e una con le ruote arancio per la femmina. Ebbe vita breve in fiera, perché molto presto una coppia di arabi in attesa di due gemelli le comprò entrambe.

Michela Ongaretti

 

2015-cloud-designplus

Meneghello e Paolelli Associati: designer come consulenti per l’innovazione

Meneghello Paolelli Associati: designer come consulenti per l’innovazione. Design Week 2015

Cosa sta succedendo nella Milano pre Expo 2015? La primavera è alle porte e così pure il Salone del Mobile 2015, l’evento che mostra la città con una forte vocazione all’innovazione  soprattutto nell’ambito dell’arredamento.
Iniziamo quindi questa indagine effettuando diversi studio visit nel mondo del design. Partiamo dallo studio Meneghello Paolelli Associati – entrambi classe 1979, Sandro Meneghello e Marco Paolelli si sono laureati al Politecnico di Milano nel 2004 – facente parte della nutrita schiera di giovani creativi che contribuiranno al successo della Design Week. Si occupano soprattutto di arredo bagno e più recentemente di outdoor. In questo momento ci si prepara al Salone del Mobile con la collezione di tre letti “Natural”, “Open Air” e “Millecuscini” per Twils, con la loro chiara contaminazione dei concetti di letto e outdoor. Sempre in tema outdoor saranno presentate “’50 Collection” e “V-UP Pot”, prodotte dagli spagnoli Oi Side.

Meneghello e Paolelli hanno collaborato per numerosi marchi italiani ed esteri come Antonio Lupi, Fiam, Horm, Unopiù, Twils, Artceram, Porcellanosa, Glass 1989, Victoria + Albert , Ridea, Bertocci, Fima Carlo Frattini, Hidra, Grantour, Kreaty.

meneghello paolelli-infinityMeneghello Paolelli Associati -Infinity

A riconoscimento di tali meriti i due soci hanno vinto alcuni premi internazionali, come ben quattro Red Dot Design Award, cinque Design Plus, due Good Design Award, un ADI Design Index, e inoltre una speciale menzione per il German Design Award e sei per Young&Design. Per il Good Design Award di Chicago nel 2013, parliamo di “Infinity” per Horm: si tratta di sistema di storage modulare, che sembra illusoriamente composto di semplici piastrelle. Design Plus ha poi recentemente premiato il soffione doccia Cloud per Fima Carlo Frattini, la vasca Sofà ed il sistema sauna/hamman HSH per Glass 1989.

Lo studio nasce nel 2004, quando i due designer si trovano , poco dopo la laurea conseguita al Politecnico, già a lavorare con due aziende che si occupano di arredo bagno. Sandro Meneghello e Marco Paolelli sono al tempo ancora giovani ma l’esperienza estera, a Londra al Central Saint Martins College per il primo e la Norwegian University of Science&Technology di Trondheim per il secondo ( a cui si aggiungono Köln Kisd University e EDF R&B a Parigi), ha già dato un imprinting funzionale e creativo nel modo di concepire il lavoro, e nell’energia giusta per il raggiungimento del risultato, operando in sinergia con il cliente. Inizia così la loro avventura professionale che ha già superato i dieci anni di attività.

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Ridea- Meneghello Paolelli Associati

Gli uffici si trovano in via Pietrasanta, dove le ex strutture industriali sono ora diverse soluzioni indipendenti ognuna con un proprio ingresso e un piccolo giardino prospiciente, perfettamente adatte ad ospitare uno studio con almeno dieci postazioni e una sala riunioni al piano seminterrato. Ci troviamo a nostro agio come se fossimo in una villetta a schiera famigliare e veniamo introdotti all’organigramma. La testa dell’attività, il design di prodotto, è gestita dai due soci mentre una parte dell’ufficio è occupata dallo studio Officemilano che si occupa di grafica e comunicazione.

La loro ricerca parte già dalla tesi sulla ceramica e si rafforza sempre più commercialmente nell’entrare nella rete degli uffici stampa e del commerciale di diverse aziende, così si configura da subito la loro capacità di curare in autonomia la parte di pubbliche relazioni per la propria attività, rendendo la scelta delle persone per cui lavorare una vera e propria scelta strategica, mai casuale. I partners supervisionano i rapporti con le aziende, ma sono sempre presenti nella gestione di due figure che si occupano dello sviluppo del prodotto, il follow up e la presentazione finale. E’ poi presente uno studio manager, e una figura junior a rotazione per collaborazioni legate ad progetti specifici.

meneghello paolelli tazza- nero

Cup, design Meneghello Paolelli Associati nella versione nera

La parte più consistente delle commissioni riguarda l’ambiente bagno. Ci spiega Paolelli che, a partire da questo ambito, si è studiato e riproposto come modello operativo un metodo. Esso si applica a problemi realizzativi e di vendita simili, anche per prodotti molto diversi tra loro. In effetti il secondo orientamento progettuale è del tutto differente: l’outdoor. Da ora la ricerca di nuovi progetti si spinge più all’estero e in ambiti meno battuti dal design:l’arredo urbano, il clubbing, i rivestimenti esterni, e le biciclette elettriche.

In ogni caso il servizio che viene dato ad un’azienda produttrice è specifico perché tiene in considerazione il suo bagaglio produttivo, il target a cui si rivolge tradizionalmente e i valori su cui basa una scelta: tutto questo entra nell’idea preliminare per ogni oggetto.

meneghello-paolelli-associati-les-arcs-Les Arcs, poltrona per Unopiù, particolare

Per dare supporto al fatto che il metodo permette di progettare ogni materiale Meneghello e Paolelli hanno partecipato alla collana di libri insoliti “Le ricette dei designer” per Editrice Compositori, dove viene chiesto di “progettare” una ricetta di cucina. Con gli strumenti e la presentazione tipici del processo industriale si spiega una ricetta. Meneghello precisa: ” è un concept quello realizzato da uno chef, proprio come farebbe un produttore di mobili, che si presenta nel suo atto finale”. Dietro alle realizzazioni dell’uomo moderno c’è sempre il progetto.

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Cup, design Meneghello Paolelli Associati

Per quanto riguarda i prodotti di Meneghello Paolelli Associati, presentiamo una selezione di alcuni pezzi rappresentativi. I designer ne hanno portati esemplari al Fuorisalone praticamente sempre , tranne negli ultimi due anni. Azienda chiave Artceram: “Cup” è un tipico esempio del loro approccio progettuale, caratterizzato dall’inserimento e personalizzazione dello stile e della tradizione del brand: in questo caso innovazione e ricerca legata indissolubilmente al divertimento e all’empatia con l’utilizzatore, in maniera pop e non comune. Il gioco continua, o parte, dal nome stesso che ricalca nella forma l’uso in altro settore merceologico del termine.

Non solo con i nomi si gioca: per Hidra si assiste alla riedizione e inversione, uno “scambio” di valenza proprio tra due settori merceologici differenti ma ben conosciuti dai soci, outdoor e bagno. Si portano valori di uno nell’altro e viceversa. Il plus di Meneghello Paolelli Associati è immedesimare qualunque prodotto in una forma che vediamo quotidianamente, per qualunque funzione essa sia nata. La curiosità è selettiva nel cogliere somiglianze insolite e applicarle al design.

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Carlo frattini-CLOUD, design Meneghello Paolelli Associati

Per la rubinetteria Fima Carlo Frattini è invece più importante esibire la funzionalità che viene prima del design. Si desidera dare autorevolezza quindi non si sceglie una linea troppo accattivante o ironica. L’azienda desidera dare di sé un’immagine tecnica e fredda quindi il prodotto finale presenta questo aspetto di rigidità, permettendosi di fare la differenza attraverso piccoli dettagli.

Per l’outdoor segnaliamo Unopiù, che fa parte di quelle aziende medio-grandi i cui prodotti sono sempre presentati in fiere, non partecipano al Salone del Mobile perché posseggono uno show-room monomarca che organizza eventi ad hoc in autonomia. Nel 2013-2014 lo studio progetta per loro Les Arcs, una gamma che comprende sedute e tavolo allungabile, sempre in linea con l’approccio di adattamento dei valori aziendali, qui identificati nella commistione tra tradizione e modernità. Vediamo quindi una parte più rigida nella struttura associata ad un materiale innovativo nella parte superiore della spalliera. Questo aiuta a comprendere ancor più un modus operandi nel quale l’azienda committente è un editore, e lo studio cerca una soluzione senza imporre violentemente il proprio tratto, ma operando come consulenti.

meneghello-paolelli-associati-les-arcs-tavolo-e-sedia-unopiu--4Les Arcs tavolo e sedia per Unopiù, design Meneghello Paolelli

Un caso diverso rispetto agli altri prodotti è rappresentato dai radiatori. In un mercato per ora poco sfruttato “si può fare la differenza” nel segmento più alto, spiegano i due soci. Ridea è il segmento più alto del marchio Radiatori 2000. Il grosso gruppo industriale ricicla alluminio, e il radiatore è il prodotto che utilizza maggior quantità di alluminio rispetto alla sua marginalità.

Scegliere dei radiatori diversi da quelli predisposti all’acquisto di un’abitazione accade raramente, di solito si opera sul restyling esterno dei radiatori esistenti. Per chi opta per un oggetto esclusivo è stato inventato con Ridea “Schema”: sostituisce le piastre d’arredamento ed è costruito in alluminio in alta percentuale.

meneghello paolelli-Ridea-Schema-CollectionMeneghello Paolelli Associati – Ridea, Schema Collection

Il calore si diffonde grazie a questo materiale molto velocemente su tutta la piastra, e l’acqua in esso contenuta circola solo in due canali collegati al muro attraverso un flessibile. Si tratta di un prodotto quindi funzionalmente molto efficiente, oltre che raro nell’estetica.

Abbiamo visionato altri progetti per prodotti di arredo bagno, come saune, che richiedono un lavoro di architettura d’interni, e vasche per Victoria + Albert.

meneghello-paolelli-associati-amiata-victoria-albert-1--4Amiata per Victoria+Albert, design Meneghello Paolelli Associati

Con l’azienda inglese i designers saranno presenti dal 10 al 14 marzo a Francoforte con il modello Amiata, mentre la piazza di Milano non vedrà quest’anno nulla sull’ambiente.

Michela Ongaretti