Semplicità in 20 visioni. Il design giapponese all’ADI Museum

by Michela Ongaretti
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Mendori, Issey Miyake, 2012

Semplicità come parola d’ordine. Una caratteristica riconoscibile universalmente nella cultura giapponese, che confluisce nel suo design. All’ADI Design Museum di Milano apre una mostra elegante ed eloquente in dialogo con la collezione permanente dell’istituzione.

ORIGIN of SIMPLICITY. 20 Visions of Japanese Design, apre le porte in anticipo sulla design week milanese; farà parte del palinsesto degli eventi espositivi che attivano la città sul mondo del progetto ma sarà visitabile ben oltre, fino al 9 giugno.
SEmplicità del design giapponese. Hanaire, Keisuke Fujiwara, 2015
Hanaire, Keisuke Fujiwara, 2015. Ph. Satoshi Asakawa

Con la curatela di Rossella Menegazzo e attraverso il progetto grafico e di allestimento di Kenya Hara, offre uno sguardo trasversale tra design e artigianato per comprendere la profondità e la continuità del concetto di semplicità, identitario del design giapponese, evidenziando la sua unicità tra tradizione e ricerca. 150 opere, molte delle quali mai presentate in Italia, nate dai progetti di designer di diverse generazioni, dai nomi più rappresentativi che hanno segnato la storia del design giapponese dagli anni Sessanta a giovani meno noti al pubblico internazionale, dialogano tra loro e si confrontano con gli esempi della golden age del design italiano su tematiche che continuano ad interessare entrambi, con un “vicendevole sentimento di ammirazione reciproca”.

In mostra presso ADI Design Museum. Butterfly Stool, Sori Yanagi, 1954
Butterfly Stool, Sori Yanagi, 1954

Dalla visita si esce con una riflessione sulla complementarietà di due approcci, ben espressa dallo studio del percorso espositivo che permette uno sguardo aperto sullo spazio e sull’insieme degli esemplari. Convivono infatti la conoscenza tecnica e imprenditoriale degli artigiani con l’originalità della produzione industriale. Equilibrio che trova un comune terreno di azione nell’attenzione alla funzionalità dei materiali, rinnovata dal grande obiettivo della sostenibilità.

La semplicità pare essere una qualità che quotidianamente e popolarmente viene associata al Giappone, declinata come “essenzialità delle forme, povertà dei materiali, aderenza alle perfezioni della natura e insieme cura dei minimi dettagli”.
Origins of simplicity. Installation view durante la visita
Origins of simplicity. Vista della mostra. Ph. artscore.it

Sommando a quei valori l’originalità individuale in seno ad una continuità della tradizione, coniugando la produzione a una ricerca tecnologica e ingegneristica che sviluppa nuovi materiali e studia il riciclo di quelli di scarto, si riassumono caratteristiche che rendono  il design del Sol Levante un’icona internazionale. Dunque non parliamo solo di estetica: la semplicità che facilmente riconosciamo negli oggetti affonda le sue radici nel pensiero filosofico che si manifesta in diversi ambiti della cultura nipponica, dalla letteratura alle abitudini quotidiane, alle relazioni interpersonali, al cibo. Non si tratta solo di forme o materiali ma anche di un’adesione alla realtà completamente diversa dalla nostra. Ad esempio una caratteristica specifica è la vicinanza spirituale agli organismi naturali senza il bisogno di rappresentarli in maniera scientifica come ha l’occhio occidentale ha sempre fatto.

Semplicità in 150 oggetti. BAIKA SŌSHUN
Semplicità in 150 oggetti. Baika Sōshun, Youna Ichikawa, 2022
Occorre chiamare in causa altri concetti per comprendere più nel profondo ciò che nasce dalla convivenza tra buddhismo zen e pensiero animista shintoista, e che arriva al design contemporaneo.

Si possono tenere in considerazione le espressioni di vuoto (ku), per cui sottrarre diventa importante quanto riempire, spazio o silenzio (ma). Ancora povertà (wabi), che si esprime nel design e nell’artigianato odierno nella valorizzazione di materiali naturali come carta, legno, tessuto e materiali organici, nella loro asimmetria, non definitezza e imperfezione e consunzione, nella patina legata all’uso nel tempo  (sabi).

Origins of simplicity. Installation view, sezione Aria
Origins of simplicity. La sezione “Aria”. Ph. Yuki Seli

Queste idee si integrano tra loro secondo un equilibrio fluido che cambia a seconda dell’oggetto, con un approccio che spesso porta a produzioni per noi difficilmente definibili arte, design o arte applicata. Forse per questa ragione non si è scelto di utilizzare quei pensieri per costruire la mostra ma di basarsi su 20 visioni che rappresentano altrettanti punti di vista trasversali sul lavoro di diverse generazioni. Oggetti di varia tipologia, da dimensioni minuscole a imponenti con caratteristiche comuni, esposti secondo una logica che non privilegia sempre i nomi dei progettisti o degli artigiani, ma li raggruppa in un discorso che comprende, e mette sullo stesso piano di importanza, risultati identificabili dai marchi storici e dai piccoli laboratori. Alcuni portano avanti una certa tradizione legata allo stesso oggetto, pressoché identico da secoli, ancora oggi di grande ispirazione per altri oggetti, come la teiera scelta per la grafica della mostra.

Semplicità tessile. Giappone all'ADI Design Museum
Semplicità giapponese all’ADI Design Museum di Milano. Ph. Enzo Tessadori
A dare forma di racconto visivo la ricerca inedita ideata da Rossella Menegazzo, esperta di storia dell’arte e cultura giapponese dell’Università degli Studi di Milano, è il progetto grafico e di allestimento del designer e curatore Kenya Hara, che ha concepito il percorso come una passeggiata in una foresta. Sotto ciascuno dei 20 pilastri bianchi come betulle sono raggruppate opere che esprimono una stessa qualità, secondo 20 parole chiave come radici per interpretare le origini del concetto di semplicità.
Semplicità in mostra. Installation view
Tra gli alberi della mostra Origins of simplicity. Ph. Yuki Seli

Non entro nel dettaglio delle 20 sezioni, preferisco che il visitatore le scopra inoltrandosi in questo bosco multiforme e polimaterico, ma desidero soffermarmi sulla quinta, che offre esemplari interessanti su come la ricerca possa contribuire alla sostenibilità ambientale. Sotto l’albero del RICICLATO si affronta il problema dello spreco di cibo, il cui scarto può diventare nuovo materiale resistente ed ecologico, come pure può avvenire con le fibre del riso, terriccio, impasti di carta e legno e carta e resina. Una nuova funzione può generarsi anche da polvere, trucioli, corteccia di legno.  

Origins of simplicity-In mostra Cha-Saji di Soil
In mostra Cha-Saji di Soil, cucchiai bio-compatibili.
Quest’indagine porta in mostra designer giovanissimi, stimolati dalla sfida presente di trovare soluzioni innovative, con sperimentazione artigianale e di prototipi: in un mondo che rilascia sempre troppo rifiuti, saper dare loro una nuova vita trasformandoli in nuovi materiali costitutivi.

E’ il caso dei piccoli Cha-Saji di Soil: cucchiai da te fatti in materiale terroso (farina fossile) che assorbe l’umidità, quindi biodegradabile, utilizzabile ancora per mantenere asciutte le foglie di tè quando si mettono in un barattolo. Un altro giovane designer Kazumi Takigawa ha creato dei sacchetti e delle borse in cui la carta viene trattata con laccatura: la resina la rende resistente per essere riutilizzata il più possibile, ma anche biodegradabile.

Kosuke Araki ha sperimentato il riso scartato, per creare sgabelli o stoviglie unendo al materiale naturale un collante altrettanto naturale. Notiamo anche una sedia realizzata in un composto con corteccia, ramoscelli e fiori di Alcea, un ulteriore esempio di come esistano in Giappone tanti piccoli laboratori di giovani generazioni che lavorano a cavallo tra il design e il fatto a mano, piccole produzioni dove il riciclo di materiali è la chiave fondamentale della ricerca. 

Semplicità di Blue Bubble, Mariko Kusumoto, 2016
Blue Bubble, Mariko Kusumoto, 2016. In mostra al museo ADI
Il progetto espositivo è stato possibile grazie allo speciale supporto della Ishibashi Foundation di Tokyo.

Si tratta di una una delle più importanti istituzioni culturali in Giappone attive a livello internazionale, fondata nel 1956 da Ishibashi Shojiro con lo scopo di dare un forte contributo all’arte e alla cultura. Luciano Galimberti, presidente ADI, ha fatto notare come la fondazione condivida con l’associazione ADI e il premio del Compasso d’Oro, sorti negli stessi anni (1954), l’obiettivo di promuovere e diffondere l’eccellenza del design del proprio paese.  E’ chiaro che l’ospitalità dei pezzi giapponesi all’interno di uno spazio dedicato alla collezione italiana intenda rappresentare una continuità nel dialogo tra culture, confermata dal coinvolgimento con il Padiglione Italia che sarà presente ad Expo 2025 ad Osaka

ORIGIN of SIMPLICITY. 20 Visions of Japanese Design è prodotta da ADI Design Museum con The Museum Box, con SAIB come partner tecnico. Inoltre la mostra si avvale della partnership di  UNIQLO, brand di abbigliamento che riprende il valore della semplicità nel proprio motto “Simple made better”, e della multinazionale giapponese NTT DATA, tra i principali player a livello mondiale nell’ambito della Consulenza e dei Servizi IT.

Semplicità giapponese. Installation view della mostra Origins of Simplicity
Origins of Simplicity a Milano. Ph.artscore.it
I designer della semplicità:

Aiba Kyoto, Kosuke Araki, Asahi Kogyo, Keiji Ashizawa, Shin Azumi, Cini Boeri, Domyo Co. Ltd, DRILL DESIGN, Kenji Ekuan, Kenji Fujimori, Taiji Fujimori, Shigeki Fujishiro, Keisuke Fujiwara, Naoto Fukasawa, Hiroki Furukawa, Gyokusendo, Hakuchikudo, Kenya Hara, Jun Hashimoto, Makio Hasuike, Masayuki Hayashi, HIDA, Keiko Hirano, Honoka, Toshiaki Horio, Isao Hosoe, Youna Ichikawa, Inden’ya , Koichiro Isezaki, Jun Isezaki, Junya Ishigami, Toyo Ito, Setsu Ito, Shinobu Ito, Hisao Iwashimizu, Kaikado, Chie Kanayama, Genta Kanayama, Yuma Kano, Kahori Katano, Tomu Katayanagi, Kawahira Sekishu, Motomi Kawakami, Rei Kawakubo, Kenzo, Toshiyuki Kita, Kiya, Mikiya Kobayashi, Koizumi Studio, Kohchosai Kosuga, Kengo Kuma, Shiro Kuramata, Jin Kuramoto, Kurikyu, Shunji Kurimori, Mariko Kusumoto, Tonbii Kyoto, Reality Lab, Tsukiji Masamoto, Takeo Masui, me Issey Miyake, Haruka Misawa, Ben Ryuki Miyagi, Issey Miyake, Yoshiyuki Miyamae, Miyake Design Studio, Masahiro Mori, Muji.

Shuji Nakagawa, Ryuji Nakamura, Nature Architecs, Yukito Nishinaka, Ryue Nishizawa, Isamu Noguchi, Nomena, Shinichiro Ogata, Ken Okuyama, Ryobian, Katsuhisa Sano, Takeshi Sawada, Kazuyo Sejima, Atsushi Shindo, Soil, Sen no Sotan, Reiko Sudo, Sus inc., Ryo Suzuki, Yasuhiro Suzuki, Syouryu, Hiroki Takada, Hiroko Takahashi, Takeo Paper, Momoko Takeshita, Kazumi Takigawa, Takt project, Nao Tamura, Tanabe Chikuunsai IV, Ikko Tanaka, Keiichi Tanaka, Yuki Tanaka, Tendo Mokko, Norihiko Terayama, Shono Tokuzo, Kei Tominaga, Torafu Architects, Takeshi Tsujino, Masanori Umeda, Shinichi Utsumi, Riki Watanabe, Daisuke Yamamoto, Tatsuo Yamamoto, Sori Yanagi, Shoichi Yokoyama, Satoshi Yonezawa, Tokujin Yoshioka

Per maggiori informazioni adidesignmuseum.org

Michela Ongaretti

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