Esiste un posto. A Milano ce ne sono tanti, pochi dove vai perchè sai di che Arte si discute.

Poi esistono quei posti che trovi per caso, c’è chi ci crede, o per fortuna, e a questo ha creduto Artscore quando ha scoperto la galleria di Salvatore Lanteri, dove arte e design parlano la stessa lingua. Qui la luce bianchissima ci ha fatto scoprire la ceramica contemporanea con la mostra personale dell’artista Saraï Delfendahl che vi consigliamo di visitare almeno una volta prima della fine di marzo, qui abbiamo saputo che la galleria è specializzata in ceramica d’arte e d’autore, e ora lo vogliamo dire a tutti . Qui abbiamo avuto modo di conoscere la genesi e gli intenti della galleria dalle parole del direttore Salvatore Lanteri, architetto atipico e dedicato a questa avventura in via Venini 85 da un anno.

 

Ritratto di Salvatore Lanteri

Un ritratto di Salvatore Lanteri all’inerno della sua galleria, ph. Sofia Obracaj

 

Varcata la soglia siamo catapultati in un mondo extra terrestre a tratti lunare e a tratti luciferino, impressione data dalla popolazione di numerose figure antropomorfe o zoomorfe. Questi esseri smaltati assumono fattezze tridimensionali nelle sculture appoggiate al centro e sul fondo della grande sala, mentre sulla parete di destra ne troviamo numerosissime schierate in un piccolo esercito, che pare cacciato per eresia da un bassorilievo unitario e ben più apollineo, ed esploso in tanti piccoli individui.

 

Sculture di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri

Saraï Delfendahl in mostra alla galleria Lanteri, particolari della parete di piccole sculture

 

Coloratissimi, mostruosi e beffardi sono questi ad attirare la nostra attenzione, forse perché che rimandano ad un bestiario metafisico, compiuto nella loro installazione unitaria. Sembrano nati per non esser separati e se le altre sculture richiamano una forte dolcezza pur nell’anomalia anatomica, questi ci portano sulla via dello spaventoso con i colori timbrici e le movenze di una dionisiaca danza macabra.

Eppure l’insieme è molto pulito, non c’è veemenza ma un genuino candore nell’uso della ceramica che ha affascinato il gallerista dopo le esposizioni precedenti improntate all’astratto e all’informale: è la dolcezza della fiaba che ha bisogno di immagini riconoscibili per raccontarsi. Allo stesso richiamo risponde la scelta di Lanteri per Delfendhaldi legarsi ad un reale immaginato denso di figurazione, per lui che dichiara ogni selezione essere un fatto personale, questa mostra nutre la sua necessità di uscire per un momento dall’astrazione, per “ripopolare il mio paesaggio visivo”, come ci spiega.

 

La scultura visionaria di Saraï Delfendahl

Galleria Salvatore Lanteri- visita alla mostra di Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

Il gallerista ci illustra che queste creature non sono solo provenienti da altri pianeti, “ supereroi cortocircuiti di ibridi di animali polimorfi”, ma discendono direttamente anche da altre culture, lontane da quella occidentale, francese dell’artista, quelle che l’hanno suggestionata nel suo vissuto infantile, nei viaggi con il padre etnologo. Paiono incarnare specialmente figure religiose sacrali o semplicemente della cultura precolombiana del Messico, nella tradizione per immagini che dai teschi ai luchadores arriva fino ai nostri giorni secondo suggestioni molteplici.

 

Creature extraterrestri come idoli messicani, Saraï Delfendhal

Particolare della ceramica d’arte di Saraï Delfendhal presso la galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

Il padre di Sarai Delfendhal fu un etnologo di grande fama, che rivoluzionò il sistema didattico negli anni settanta e sempre in quegli anni fu reso celebre dalla sua pubblicazione critica ad un “monumento” dell’antropologia francese quale fu “Tropici Tristi “ di Bernard Lévi-Strauss: egli ha esercitato un’influenza notevole sulla figlia stimolandola alla lettura di altre culture durante i viaggi in luoghi remoti come l’Australia tribale dove esisteva un immaginario sacro ricco di figure  descritte come “extraterrestri”, come bestiole presenti in mostra a Milano.  

 

Animali ibridi polimorfi, Saraï Delfendahl

Creature ibride nella ceramica di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

A proposito di Messico Lanteri ricorda l’esistenza di un bel ritratto di André Breton realizzato nei mesi di residenza messicana con Trotsky e Frida Kahlo dove il poeta e teorico del surrealismo viene raffigurato con alle spalle questa questa parete popolata di creature precolombiane esoteriche, ugualmente spaventose e dolci, le stesse che collezionò e portò nel suo studio parigino. Quella parete fotografata partecipa della stessa fascinazione che ha ispirato la realizzazione della prima mostra personale della Delfendhal come ceramista.

 

Lo studio di André Breton con le sculture delle civiltà precolombiane

L’atelier di André Breton a Parigi, sulla parete si vedono statuette delle culture precolombiane

 

Quello che ora ci appare come la ricongiunzione nella ceramica tra la matrice culturale di origine dell’artista, con la dimostrazione dell’esistenza di una tradizione nel novecento di studio della cultura tribale sudamericana nei protagonisti della cultura francese, tra cui il padre stesso, arriva in realtà dopo un percorso di altro tipo. La sua esperienza parte dalla formazione da designer, accantonata per la grafica e l’illustrazione, ha lavorato diversi anni come artista con Moleskine, a parte piccole incursioni la sua ricerca con e sulla ceramica è iniziata qui con l’entusiasmo quasi incosciente del cambio di rotta.

 

Particolare della ceramica di Saraï Delfendahl, galleria Lanteri

La ceramica contemporanea di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

Lo stesso moto interiore che pare caratterizzare Salvatore Lanteri quando ci parla della neonata galleria come di una passione che sta rivoluzionando il suo “impianto esistenziale”: attraverso la ricerca e lo sviluppo di progetti con artisti scelti per la loro capacità di dare una visione contemporanea  nella ceramica, materia  che per lui si rivela come archetipo dell’origine del mondo sia per gli elementi che la compongono, fuoco, acqua e terra, sia per la sua presenza dai tempi più remoti nelle culture più lontane e a qualunque latitudine. Non ha mai smesso di esistere e di essere prodotta.

Oggi la ceramica può essere una disciplina che veicola un’idea attraverso un oggetto frutto della mente “ma anche dell’intelligenza della mano” sempre per usare le parole di Lanteri che pensa alle arti applicate dichiarandosi affezionato alla “vecchia idea romantica” del Bauhaus di voler fare incontrare i diversi fare artistici, iter e discipline.

 

Ceramica contemporanea nella galleria Lanteri in via Venini a Milano

La bianchissima sala della galleria di Salvatore Lanteri con le opere in ceramica di Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

Il riferimento è a quel principio secondo cui le arti applicate convivono a pari livello con altre arti come la pittura, la scultura o la musica. Tanti prodotti realizzati manualmente si sono evoluti nella modernità attraverso il design più funzionale, ma ciò che conta qui e ora è l’intento, la volontà di ripensare e ridisegnare secondo criteri artigianali. Anche se ciò può apparire una contraddizione nei confronti di coloro che ruppero le barriere tra le arti per non parlare di basso o di alto, la separazione tra il disegno industriale e la realizzazione di pezzi unici è necessaria e inevitabile.

Lanteri sceglie l’unicità artistica o in limited edition, ma mai due pezzi dello stesso artista ospite in una mostra, eseguito squisitamente con metodo artigianale, per collocarsi al confine tra il fare arte e progetto, design delle idee non dell’industria, secondo una tendenza in forte espansione nel contemporaneo, di contaminazione profonda e reciproca tra le sfere del design e dell’arte, come testimoniato ad esempio da Ambra Medda fondatrice di Design Miami e direttrice del dipartimento dedicato al design di Christie’s Londra, e dalla nascita di un collezionismo dedicato.

 

Arte e design insieme alla galleria Lanteri, Saraï Delfendahl

Una scultura di Saraï Delfendahl presso la galleria Lanteri

 

Basterà vedere la prossima edizione del MIART per rendersene conto, dove ci sarà una sezione denominata Objects, una ventina di gallerie in tutto che presentano questo concetto di Oggetto, arte che non è fatta di dipinti o sculture, design che non è dedicato ai mobili o agli interni. Parliamo di opere che contengono entrambi i valori.

Su questo terreno si inserisce il percorso intrapreso dalla Galleria salvatore lanteri che si trova a suo agio nel “viaggiare su questo doppio binario” per poter godere della libertà che consente di spaziare tra soggetti artistici molto diversi tra loro. Con la forte intenzione futura di indagare un ambito quasi sconosciuto a livello espositivo, quello del tessile nato dalla lavorazione a telaio, lontano dalle visioni di una fashion week milanese per tornare alla globalizzazione democratica del fare secondo il buon vecchio Bauhaus.

 

Le figure ibride di Saraï Delfendahl

Figurazione in ceramica dell’altro mondo, presso la Galleria Lanteri con Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

La mostra di Sarai Delfendahl resterà aperta fino all’ultimo giorno di Marzo, consigliamo la visita prima del sempre atteso Fuorisalone anche alla Galleria Lanteri, di cui vi lasciamo la sorpresa.

Michela Ongaretti

 

Interno della galleria Lanteri con le opere di Saraï Delfendhal

Interno della galleria Lanteri, ora in mostra con la scultura di Saraï Delfendhal, ph. Sofia Obracaj

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